Intelligenza Artificiale traduce l’attività cerebrale in testo: potrebbe aiutare i muti a “parlare”

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31 Marzo

Un gruppo di scienziati dell’Università della California sta elaborando un sistema di Intelligenza Artificiale grazie al quale – in futuro – sarà possibile aiutare nella comunicazione le persone mute o con difficoltà nel parlare traducendo l’attività cerebrale in testo.

L’attuale tecnologia funziona sulla base di schemi neurali generati mentre qualcuno parla ad alta voce, ma secondo gli scienziati americani il sistema di Intelligenza Artificiale potrebbe aiutare a “parlare” i pazienti che non sono in grado di parlare o scrivere, come spiega Joseph Makin, coautore della ricerca dell’Università della California.

Non ci siamo ancora arrivati, ma pensiamo che questa potrebbe essere la base di una ‘protesi del linguaggio’.

Come riportato nella ricerca pubblicata sulla rivista Nature Neoscience, Makin e i colleghi rivelano di aver messo a punto il sistema reclutando quattro volontari a cui sono stati impiantati degli elettrodi che si usano solitamente per monitorare le crisi epilettiche. A loro è stato chiesto di leggere ad alta voce oltre 50 frasi più volte, tra cui “Tina Turner è una cantante pop” e “Quei ladri hanno rubato 30 gioielli”. Il team di scienziati della California ha quindi monitorato le attività neurali durante la lettura.

I dati sono poi stati inseriti in un algoritmo di machine-learning, un tipo di intelligenza artificiale che ha convertito i dati dell’attività cerebrale derivante dalla lettura in una serie di numeri. Successivamente la stringa di numeri è stata poi tradotta in testo. Ma non è filato tutto liscio: inizialmente il sistema ha infatti registrato frasi senza senso. Ma quando sono state confrontate le sequenze di parole con le frasi che sono state effettivamente lette ad alta voce, il sistema è migliorato ed ha imparato come la stringa di numeri si relaziona alle parole.

Siamo però ancora lontani da una tecnologia affidabile e realmente utilizzabile per aiutare persone con difficoltà nella comunicazione. Al momento, infatti, la tecnologia è ancora poco raffinata: in media, solo il 3% di ogni frase è stata restituita in maniera corretta, inoltre il sistema al momento si basa solo su un set di 50 specifiche frasi. Tuttavia l’interfaccia della macchina è in grado di identificare singole parole, non solo frasi. In linea di principio, ciò significa che potrebbe essere possibile decodificare frasi mai incontrate prima. Ma la strada evidentemente è ancora molto lunga.

 

 

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martedì 31 marzo 2020 - 10:32
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