Cellule staminali create da una donna ultracentenaria

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23 Marzo 2020

Per la prima volta sono state riprogrammate le cellule di una supercentenaria in cellule staminali pluripotenti indotte: serviranno forse per scoprire qualcosa in più sull’invecchiamento.

Gli ultracentenari sono le persone che vivono più di 100 anni, e sono già straordinari, ma poi ci sono addirittura i supercentenari, ossia coloro che superano la veneranda età di 110 anni.

Quest’ultime sono straordinarie non solo per la loro età, ma anche per la loro incredibile salute: sembrano infatti essere particolarmente resistenti a malattie come l’Alzheimer, le malattie cardiache e il cancro che colpiscono ancora anche i centenari.

Non sappiamo perché alcune persone diventino supercentenari e altre no.

Ora, per la prima volta, un gruppo di scienziati di Sanford Burnham Prebys e AgeX Therapeutics, un’azienda di biotecnologie, è stato in grado di riprogrammare le cellule di una donna di 114 anni in cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC).

L’obiettivo è quello di scoprire perché i supercentenari vivono una vita così lunga e sana, ma una prima domanda a cui i ricercatori volevano rispondere era anche se fosse possibile riprogrammare cellule così vecchie.

Ora abbiamo dimostrato che la riprogrammazione da cellule così vecchi è possibile e abbiamo uno strumento prezioso per trovare geni e altri fattori che rallentano il processo di invecchiamento.

Come ha dichiarato Evan Y. Snyder, M.D., Ph.D., professore e direttore del Center for Stem Cells and Regenerative Medicine di Sanford Burnham Prebys e uno degli autori dello studio.

Sono state riprogrammate in staminali le cellule di tre persone differenti: la ultracentenaria, un individuo sano di 43 anni e un bambino affetto da progeria

Nello studio, gli scienziati hanno riprogrammato in iPSCs le cellule del sangue di tre persone diverse: la suddetta donna supercentenaria di 114 anni, un individuo di 43 anni in buona salute e un bambino di 8 anni con progeria, una condizione che provoca un rapido invecchiamento.

Tali cellule sono state quindi trasformate in cellule staminali mesenchimali, un tipo di cellula che aiuta a mantenere e riparare i tessuti strutturali del corpo, inclusi ossa, cartilagine e grasso.

I ricercatori hanno scoperto che le cellule supercentenarie si trasformavano facilmente come le cellule sia dell’individuo sano sia del bambino affetto da progeria.

Come previsto, anche i telomeri – cappucci protettivi di DNA che si restringono con l’età – sono stati ripristinati.

Sorprendentemente, anche i telomeri degli iPSC supercentenari sono stati riportati a livelli giovanili, come se fossero passati da 114 a zero anni in un batter d’occhio.

Tuttavia, il ripristino dei telomeri negli iPSC supercentenari si è verificato meno frequentemente rispetto agli altri campioni, indicando che un invecchiamento estremo può avere alcuni effetti duraturi che devono essere superati.

Un primo passo è stato fatto, ora bisogna studiare in profondità le caratteristiche uniche degli ultracentenari

Ora che gli scienziati hanno superato un ostacolo tecnologico chiave, possono iniziare studi che determinano “l’ingrediente segreto” che permette ai supercentenari di essere tali.

La strada è ovviamente ancora lunga, ma per esempio, il confronto tra cellule muscolari derivate da iPSC sani, iPSC supercentenari e iPSC progeria rivelerebbe geni o processi molecolari che sono unici per i supercentenari. Potrebbero quindi essere sviluppati farmaci che contrastano questi processi unici o emulano i modelli osservati nelle cellule supercentenarie.

Abbiamo risposto quindi alla domanda del perché i supercentenari invecchino più lentamente degli altri? No, ma come dice Snyder “ora siamo pronti a rispondere in un modo in cui nessuno è mai stato in grado di fare prima.”

 

 

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lunedì 23 Marzo 2020 - 14:02
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