Darknet: è davvero possibile assoldare un killer sul black market? Un’indagine

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6 Marzo 2020

Il darknet è accompagnato da sempre da leggende metropolitane di ogni tipo, una delle più comuni è che usando TOR sia possibile accedere a decine di agenzie che offrono sicari in cambio di bitcoin: ma è veramente così?

Se lo è chiesto il New York Times, che ha realizzato un’indagine che risolve il dubbio una volta per tutte. È pieno di articoli più o meno cospirazionisti, copypasta, video sensazionalistici su youtube, film e telefilm che suggeriscono che sul darknet sia possibile assoldare un sicario dietro compenso (ovviamente in criptovalute). Eppure le pagine di cronaca non abbondano di omicidi che coinvolgono killer su commissioni assoldati online.

Non fraintendeteci, sul deepweb è pieno di siti che sostengono (o millantano) di offrire questo servizio. Probabilmente vi è capitato di esservi imbattuti in qualche screen di portali di questo tipo, o magari li avete visitati voi stessi giochicchiando con Tor.

 

Uno dei siti scovati dal New York Times.

 

Lo stesso New York Times ha scovato diversi siti, a partire da Azerbaijani Eagles, un portale accessibile solo usando Tor che promette di eliminare “un bersaglio” per 5.000$. Se siete clementi e volete che venga soltanto massacrato di botte i sicari azerbaigiani vi chiedono 2.000$. Se siete particolarmente sadici e volete che la vittima subisca le peggiori torture prima di essere uccisa il prezzo schizza a 50.000$.

Impressionante, no? Non fosse che ovviamente è una grandissima baggianata. Gli esperti del cosiddetto “darknet”, così come le forze dell’ordine, hanno studiato a lungo questo tipo di siti, arrivando all’unanime conclusione che si tratta perlopiù di truffe.

Non esiste un solo omicidio che sia stato ricondotto ad un sicario assoldato con queste modalità.

La buona, ottima, notizia è che questo genere di portali sono diventati un’ottima esca per gonzi malintenzionati. Se non abbiamo nessuna conferma di un omicidio commesso con queste modalità, esistono diversi casi di persone finite in prigione per aver tentato di assoldare un killer nel deepweb.

 

 

In alcuni casi i siti erano gestiti direttamente dalle forze dell’ordine, in altri ancora sono gli stessi truffatori a segnalare ogni richiesta alle autorità — dopo essersi intascati i soldi, ovviamente.

Peraltro, uno dei capi d’accusa più controversi tra quelli mossi al leggendario fondatore di Silkroad Ross Ulbricht era proprio quello di aver tentato di assoldare un sicario per eliminare un suo rivale — accusa che è sempre stata contestata dal diretto interessato, dalla sua famiglia, e da parte dei giornalisti che hanno seguito il suo caso.

 

 

Un altro episodio particolarmente eloquente riguarda un’infermiera dell’Illinois che avrebbe pagato 12.000 dollari in Bitcoin un sito chiamato “Sicilian Hitmen International Network” (LOL). Voleva uccidere la moglie di un uomo con cui aveva una relazione extraconiugale.

Una ricerca dell’Università del Michigan ha monitorato 24 diversi siti che offrivano “omicidi a pagamento”, scoprendo alcuni trend interessanti

Una ricerca dell’Università del Michigan ha monitorato 24 diversi siti che offrivano “omicidi a pagamento“, scoprendo alcuni trend interessanti, a partire dal lavoro svolto da questi siti per sembrare legittimi, o dal fatto che i prezzi offerti sono in linea con i listini attribuiti al reale mercato dei sicari di alcune nazioni, come l’Australia o l’Inghilterra.

In alcuni casi i portali linkano alcuni casi di cronaca, ma negli articoli non viene mai menzionato il darknet.

Il New York Times ha anche intervistato alcuni presunti sicari del deepweb

Il New York Times ha anche intervistato i gestori di alcuni di questi siti. Ad esempio i proprietari di “Darkmamba” sostengono che provare l’autenticità del loro servizio è per loro piuttosto complesso perché «operano in modo da non lasciare tracce”, soprattutto usando la ricina: il veleno reso popolare dalla serie TV Breaking Bad.

Uno dei principali collaboratori del paper dell’Università del Michigan si chiama Chris Monteiro, un amministratore di sistemi di Londra. Monteiro è riuscito a violare uno dei siti più noti di questo ambiente: “Besa Mafia”. Il ricercatore ha quindi messo le mani su un messaggio che rivela in maniera piuttosto eloquente la vera natura di questi siti. Ve lo riportiamo in originale:

I need you to help me do some videos to prove the Besa Mafia legit, but WITHOUT killing anyone. I am not a murderer and I don’t want anyone be murdered.

Questa email è stata scritta dal gestore del sito ad alcuni collaboratori nel tentativo di ottenere dei video che potessero rendere verosimile l’affidabilità del suo servizio.

Direi che ci possiamo fermare qui.

 

 

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venerdì 6 Marzo 2020 - 16:52
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