Alla scoperta della Transiberiana d’Italia, una linea ferroviaria più unica che rara che attraversa i parchi nazionali in Abruzzo e in Molise per un viaggio in treno indimenticabile.

La più grande scrittrice di gialli di sempre, la britannica Agatha Christie, in più occasioni ha dimostrato il suo amore per il mezzo di trasporto su rotaie, sfruttandolo anche per uno dei casi più famosi del suo investigatore per eccellenza Hercule Poirot.

Un grande mostro sbuffante che si avventa per valli e per gole, oltrepassando cascate, montagne nevose e strade campestri percorse dai carri dei contadini. I treni sono un’invenzione meravigliosa. Il mio amore di sempre. Viaggiare in treno significa vedere la natura, gli uomini, le città, le chiese e i fiumi, insomma, la vita.

Il viaggio in treno è un’esperienza totalitaria, una piccola Babele mobile dove c’è chi legge, chi lavora, chi litiga, chi fa proposte di matrimonio, chi dorme, insomma un micro mondo che viaggia su due semplici rotaie.

A causa o grazie alla ferrovia, dipende da come si legge la storia, l’America con la sua costruzione ha segnato uno spartiacque fondamentale nella propria era moderna.

 

L’Europa non è da meno ovviamente, quando nel 1900, durante l’Esposizione Universale di Parigi, presenta la ferrovia più lunga del mondo che attraversa l’Europa orientale e l’Asia settentrionale in territorio russo, collegando le regioni industriali e la capitale russa Mosca, con le regioni centrali della Siberia e quelle dell’estremo oriente russo.

Con il nome di Train Transiberian, ed i suoi 9288 km, diventa l’icona del viaggio su rotaia, tutt’ora uno dei percorsi in treno più ambiti e sognati con le sue tappe intermedie, la possibilità di conoscere usi e tradizioni delle città toccate e con quei paesaggi innevati che fanno da sfondo ad un percorso magico.

Proprio partendo dall’idea della grande Transiberiana Mosca-Pechino, la Fondazione FS dello Stato Italiano, nel settembre del 2013 decide di iniziare a valorizzare e consegnare integro, a vantaggio delle generazioni future, tutto quel Patrimonio di storia e di tecnica che è stato simbolo del processo di sviluppo industriale che ha contribuito all’unità ed alla crescita dell’Italia.

Tra i vari progetti della Fondazione quello dedicato ai “binari senza tempo”, con la riapertura di circa 600 km di linee ferroviarie dedicate ai soli treni storici-turistici appositamente fuori dai grandi nodi ad intenso traffico, è senza dubbio quella più intrigante.

Cinque linee sparse per tutta Italia: Ferrovia del Lago, Ferrovia della Val d’Orcia, Ferrovia dei Templi, Ferrovia della Valsesia e Ferrovia del Parco, percorso che dal 2015 ha cambiato nome in Transiberiana d’Italia.

Il paragone con la sorella maggiore è fin troppo azzardato? Direi di no, perché il tragitto che dalla stazione di Sulmona arriva fino a Roccaraso è quanto di più spettacolare si possa chiedere da un viaggio in treno nell’entroterra italiano.

La partenza è alle ore 9:00, da Sulmona, con il macchinista che si occupa di controllare ogni minimo dettaglio e i collaboratori dei vagoni a lucidare i pomelli delle porte e il legno delle sedute.

Un lungo treno, con cinque carrozze “Centoporte” del 1920 color cioccolato, è pronto per il suo viaggio all’interno delle bellezze del parco della Majella. Famiglie, coppie, amici sono tutti uniti e trepidanti vicino al convoglio finché il fischio inimitabile del locomotore diesel D445.1145 dà il segnale ai passeggeri di salire in carrozza.

Le carrozze sono quelle originali del 1926 con ogni dettaglio restaurato, dalle cappelliere ai porta lampada dell’epoca.

Gli odori sono forti, le tende appena stirate e rimesse a nuovo per l’occasione sono uno dei tanti dettagli che rendono queste carrozze così magiche. I posti a sedere sono nei classici sedili in legno uniti senza divisorio, con la cappelliera in ferro battuto con impresso il logo delle FS.

Lo spazio è limitato, i passeggeri sono molto vicini uno con l’altro e l’interazione è pressoché scontata, consuetudine per i treni del passato, vera rarità per i viaggiatori moderni. Il capo treno passa nei vari convogli a ricordare che a differenza dei treni attuali ogni vagone ha le porte anche ad altezza finestrino, quindi si deve fare attenzione durante il tragitto.

 

 

Gli interni dei vagoni della Transiberiana Italiana (foto ©Alessio Vissani)

 

 

Il treno inizia a sbuffare partendo piano piano dalla stazione abruzzese, i turisti rimasti a terra non possono fare a meno di salutare un carico di persone che vanno all’avventura attraverso i luoghi nascosti della montagna e come si faceva cento anni prima, il passeggero da parte sua contraccambiava il saluto.

L’Alta Velocità dei treni degli anni 2000 è un solo ricordo, all’interno della Transiberiana d’Italia si sentono i rumori del dislivello, ci troviamo sul secondo tragitto più alto d’Italia dopo il Brennero, c’è il chiacchiericcio delle persone e i volti estasiati dei bambini attaccati ai finestrini ad ammirare le bellezze del paesaggio circostante che scorre lento.

Boschi, suggestive e vecchie gallerie di mattoni e pietra, il più delle volte neve nelle faggete del parco della Majella tutto sempre contornato dal rumore della locomotiva costante e lenta e dai click delle macchine fotografiche prese ad immortalare i momenti salienti del percorso.

C’è anche della buona musica all’interno dei vagoni, ma dimentichiamoci le casse in stereofonia, si tratta di un trittico di musicisti in costume d’epoca con tamburo, tromba e trombone che passeggiano se e giù per il treno suonando dalle ballate più dinamiche fino a pezzi classici.

Campo di Giove è la prima tappa, tutti scendono per una pausa di circa un’ora dove è possibile passeggiare in libertà nel borgo di montagna. La Transiberiana d’Italia ha dato la possibilità a piccoli borghi isolati dal resto del mondo, vivi solo grazie alla transumanza e alla pastorizia, di riprendere contatto con il turismo ormai vago ricordo prima della riapertura di questi binari.

Dopo poco il fischio del locomotore richiama i passeggeri, la partenza dalla stazione di Campo di Giove è di quelle con il brivido, in salita e in curva ma la destrezza dei macchinisti di queste tratte è proverbiale.

 

La banda che suona all’interno del vagone della Transiberiana (foto ©Alessio Vissani)

Guidare treni di questo tipo è come guidare un pezzo di storia, nei treni moderni imposti l’itinerario – racconta il macchinista – e il computer di bordo può anche andar da sè, qui senti il treno in ogni suo centimetro che percorre. Con dei locomotori di questo tipo l’errore non è concesso e senza dubbio l’emozione nel manovrarli non ha eguali.

Per esempio il congegno antislittamento, una sorta di imbuto che rilascia la sabbia di fronte alle ruote del treno, viene gestito tutto manualmente, dalla pressione della sabbia alla quantità e soprattutto a quando deve essere attivato.

Conoscere i binari e le difficoltà che si hanno di fronte su un locomotore di questo tipo è la base di una corretta guida.

Dopo un ponte stile Harry Potter e una fermata di fronte alla piana del parco della Majella, dove è possibile notare impronte di orsi marsicani o volpi, la Transiberiana si ferma nella stazione di Polena dove i prodotti tipici, soprattutto culinari, la fanno da padrone.

 

 

Le carrozze del treno d’epoca della Transiberiana Italiana (foto ©Alessio Vissani)

 

Le famiglie si riscoprono divertite anche dal solo fatto di giocare con la neve insieme ai propri figli o amici ma c’è anche chi rimane in carrozza approfittando del silenzio e di queste magiche atmosfere per leggere un buon libro.

Pescocostanzo e Roccaraso sono le due ultime tappe a disposizione dei viaggiatori, d’estate inoltre è possibile ammirare proprio in questa ultima tappa la benedizione di mandrie e greggi, sul ritmo delle note della Spallata il ballo tipico della transumanza.

 

Le gallerie dell’antico percorso Sulmona-Roccaraso (foto ©Alessio Vissani)

 

L’esperienza che ti dona un treno del 1920 con le sue scomodità, rispetto a quelli odierni, con la sua “lentezza”, la sua imprevedibilità di fronte a climi avversi è il vero punto di forza di questa Transiberiana d’Italia e la memoria storica di una nazione si mantiene, anche attraverso le emozioni e sensazioni di viaggi di questo tipo.

 

 

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