Pokémon Spada e Scudo: la recensione della nuova avventura a Galar

11
1 anno fa

14 minuti

Ancora una volta siamo chiamati a diventare i campioni indiscussi di Pokémon, in una nuova avventura, in un nuovo continente, stavolta con Pokémon Spada e Scudo.

L’attesa per Pokémon Spada e Scudo era alta: lo era perché ci si aspettava un capitolo in grado di cambiare una delle saghe dal merchandising più vasto e imponente nel mondo dell’entertainment moderno.

Dopo quello che si può definire quasi un passo falso di Let’s Go Pikachu (e la versione Evee), una sorta di aratro che ha preparato il terreno per il nuovo capitolo, Spada e Scudo dovevano segnare il definitivo passo in avanti generazionale, con il vero esordio su Switch.

Il titolo di Game Freak, però, continua a soffrire tantissimo, soprattutto di una formula che evidentemente non è in grado di innovarsi come ci si aspetterebbe dopo oltre venti anni di videogiochi distribuiti sul mercato.

 

 

Pokémon contro l’innovazione

Il concept narrativo non ha bisogno di presentazioni: impersoneremo il classico allenatore muto del quale scegliere l’aspetto, il sesso e il nome, oltre ovviamente allo starter tra i tre classici tipi a disposizione.

Una volta pronti e conosciuto il nostro acerbo e vacuo rivale, un eterno vinto che per qualche assurdo motivo riesce però a essere sempre un passo esattamente dietro di noi, saremo pronti per partire alla conquista delle otto medaglie che ci permetteranno di accedere alla battaglia finale: quella contro il campione della regione di Galar, che fa da palcoscenico alla nuova avventura targata Pokémon.

 

 

Nulla di nuovo o di innovativo nel plot di Pokémon Spada e Scudo, che ripropone per l’ennesima volta gli stessi binari entro i quali muoversi.

Nel corso dell’esperienza e dell’esplorazione avremo a disposizione gli stessi comprimari che ogni capitolo della saga ha saputo offrire in questi anni: la controparte del Professor Oak, in questo caso una simpatica nonnina accompagnata dalla nipote, entrambe alla ricerca di novità riguardanti uno strano fenomeno legato ai Pokémon, e un gruppo di facinorosi mascherati da tifosi di un’allenatrice desiderosa di trionfare nello stesso percorso del vostro alter ego.

Nulla di nuovo o di innovativo nel plot di Pokémon Spada e Scudo, che ripropone per l’ennesima volta gli stessi binari entro i quali muoversi senza nemmeno provarci a inserire qualche elemento innovativo o a modificare la natura dei dialoghi stessi. Accanirsi però su un aspetto che è oramai esclusivamente un pretesto per lanciarvi in un’avventura alla ricerca di tutti i Pokémon non avrebbe senso, non all’ennesima iterazione di un prodotto che, con rassegnazione affermiamo, non ha proprio voglia di mostrare qualcosa di diverso.

L’unico aspetto narrativo che sembra aver subito un leggero rinforzo è legato ai Leggendari, stavolta soltanto due: Zacian e Zamazenta. Citati per tutto il gioco e protagonisti di una ricerca infinita da parte di tutti gli abitanti di Galar, daranno vita a una serie di discorsi filosofici, mantenuti sempre con una vena puerile e mai fortemente approfonditi, tanto da regalare un climax sicuramente inaspettato nelle ore finali di gioco, in completa antitesi con l’aspetto sempre eccessivamente naif del resto dell’avventura, ma comunque inficiato da una ripetitività di fondo che vi porterà ad ancora annose sfide con altri allenatori.

 

 

 

 

Addio scontri casuali, di nuovo

Dal punto di vista del gameplay, Pokémon Spada e Scudo ha ereditato da Let’s Go tutte le innovazioni che sono riuscite a ben figurare nell’evoluzione del brand. Innanzitutto partiamo con la presenza delle creature selvatiche ben visibili nell’overworld, eliminando quindi i tanto annosi e faticosi scontri casuali: in ogni singolo percorso del gioco, a dividere una città dall’altra, avrete la possibilità di decidere quindi chi aggirare, chi combattere, evitando anche di dover tentare di catturare Pokémon che avete già inserito nel vostro Pokedex.

Capiterà, ovviamente, di ritrovarsi saltuariamente attaccati da qualche mostriciattolo nell’attraversare l’erba alta, ma fa parte dell’esplorazione che il titolo vi offre: in aggiunta, però, avrete modo di apprezzare la visibilità dei Pokémon soprattutto nelle Terre Selvagge, quest’enorme piana nella quale si annidano le sfide più complesse, che nelle prime ore di gioco vi metteranno a rischio KO e che poco prima della battaglia finale diventerà, invece, territorio di grandi conquiste e di appassionanti sfide.

Poter assistere al movimento di tutti i Pokémon sull’overworld esalta anche il lavoro di caratterizzazione che Game Freak ha saputo fare per tutte le nuove creature.

Poter assistere al movimento di tutti i Pokémon sull’overworld esalta anche il lavoro di caratterizzazione che GameFreak ha saputo fare per tutte le nuove creature: al di là di quelle confermate sin dalla prima generazione (i classici Gastly, Magikarp, Machamp, Onyx e Snorlax), avrete modo di apprezzare tutte le nuove creature muoversi seguendo quelle che sono le proprie caratteristiche.

Se quindi Snorlax camminerà per la prima volta nella sua storia, Baltoy girerà su se stesso come una trottola, Mantine salterà in acqua come quasi un delfino e così via, così come a seconda della natura del Pokémon stesso ci ritroveremo magari incornati oppure dovremo inseguire quelli più timidi, come per esempio Vulpix.

 

 

 

 

Altra importante aggiunta a quello che è l’obiettivo finale del gioco, ossia catturarli tutti e non vincere tutte le medaglie – sfatiamo questo mito – è la feature riguardante il Pokedex che ci consiglierà quali Pokémon catturare: aperto il menù apposito, infatti, avremo una lista di catture suggerite, così da ricordarci anche cosa manca alla nostra collezione, e soprattutto la posizione delle creature che ancora dobbiamo mettere nella nostra squadra.

Ciò che manca a tale sistema è la presenza di un premio consegnato una volta soddisfatte le mini-liste dei consigli: il Pokedex si limiterà soltanto a suggerirvi chi catturare e nulla più, sostituendo la lista appena completata con un’altra, nuova. Ciò che migliora tale struttura è anche la possibilità di arrivare immediatamente al Box dove depositare tutti i Pokémon oltre il sesto, limite massimo della vostra squadra.

Diversamente dagli altri capitoli, però, stavolta i Box non cureranno le vostre creature, pertanto se catturerete un Pokémon con pochissimi PS e lo invierete in “panchina”, lo ritroverete con lo stesso livello di salute quando lo andrete a recuperare, così come verranno conservati i suoi stati alterati, che si tratti di una scottatura o una paralisi.

Piccoli passi in avanti, ma anche dei passi indietro che probabilmente provano a strizzare l’occhio a una maggior difficoltà, ma che viene immediatamente annullata dall’ingente quantità di valuta in game che potremo raccogliere, per acquistare poi tutti gli oggetti necessari per ricaricare quasi all’infinito i nostri Pokémon.

 

 

 

 

Il mercato delle bacche e degli aromi

Tra un percorso e l’altro ci ritroveremo all’interno delle città, lasciando per un attimo l’immersione nella natura per cedere il passo alle colate di cemento che caratterizzano la maggior parte delle piccole metropoli: sin da Sole e Luna, d’altronde, le città hanno saputo acquisire questa nuova forma in 3D, che in Spada e Scudo si esaltano ancora di più.

La possibilità di inserire nelle case abitate, così come i vari ristoranti a disposizione, vi permetterà di godervi le strutture che variano di luogo in luogo: Steamington è una città piena di negozi, votata al commercio, mentre Keelford sposerà le più classiche ambientazioni marine, offrendovi anche diversi mercatini.

Dal punto di vista contenutistico, però, non ci sono grandissime novità, dato che le attività da fare in città restano legate all’acquisto di strumenti e Pokéball o a un sosta al Pokémon Center, dove curare i propri mostriciattoli. Ovviamente tutto porta all’inevitabile sfida con il Capopalestra di turno, che diversamente dai capitoli precedenti offre delle meccaniche nuove per approcciare la sfida finale per l’ottenimento della medaglia.

 

 

Ogni palestra, infatti, ha delle sfide da superare che non si limitano ai banali scontri con gli allenatori che precedono il campione della città: nella prima palestra dovrete riunire dei Wooloo in un recinto, come se fossero delle pecore, successivamente vi ritroverete a dover rispondere a delle domande, pena l’abbassamento delle statistiche del vostro Pokémon, e così via: flebili tentativi pensati per smorzare la monotonia dei combattimenti che precedono l’ennesima sfida a turni, che mantiene, anche in questo caso, le stesse caratteristiche dei combattimenti degli anni precedenti, sin dall’alba dei tempi.

Nell’andare a esaltare l’aspetto esplorativo e quell’avventura che avremmo sempre voluto vivere almeno una volta nella nostra vita, la grande novità di Spada e Scudo è ovviamente rappresentata dalle già citate Terre Selvagge: talmente grandi da essere divise in diverse regioni, il vostro trascorrere del tempo al loro interno sarà anche condizionato dall’alternarsi del giorno e della notte oltre che delle condizioni climatiche.

Sapendo, quindi, che alcuni Pokémon si palesano soltanto in determinati momenti e non in altri, saprete benissimo quando recarvi nelle Terre Selvagge per soddisfare la richiesta del vostro Pokedex, o ancora meglio in quale parte della vasta landa andare a cercare quell’Anomasnow che vive di grandine e neve.

 

 

 

 

 

Una nuova Piana della Bonaccia

Come anticipato, nelle Terre Selvagge ci sarà la possibilità di confrontarsi anche con Pokémon molto più forti di voi, inizialmente, giustificando anche la loro dimensione decisamente più grande di quanto vi aspettereste, a partire dall’Onyx di turno, seguito dalla sua evoluzione Steelix. Un aspetto hardcore che non può che far piacere, soprattutto per chi vorrà applicare la strategia giusta per affrontare una di queste battaglie, senza ridursi al classico spam del tasto azione come capiterà nelle fasi più avanzate del gioco, a patto di avere già i Pokémon sopra il livello 60.

Dall’altro lato, però, c’è da dire che le Terre Selvagge non offrono nulla più di una vasta landa senza particolari caratterizzazioni: diversamente dai vari percorsi che collegano le varie città, che riescono a offrire dei dislivelli, delle strade secondarie, delle piccole grotte, la landa che è posta al centro di Galar si limita solo a darvi una sensazione di vastità, ma allo stesso tempo molto vuota, emulando una sorta di zona Safari, all’interno della quale catturare le più disparate creature delle 400 disponibili nel Pokedex di Galar.

 

 

Accanto agli scontri più epici troveremo anche i Raid, proprio come sono stati pensati in Pokémon Go

Accanto agli scontri più epici troveremo anche i Raid, proprio come sono stati pensati in Pokémon Go in tutti questi anni di attività della controparte mobile: non otterrete esperienza nel vincere queste battaglie, ma potrete portare a casa delle caramelle rare che riusciranno a far aumentare di livello i vostri Pokémon a prescindere dalla battaglia o meno.

Tutti i Raid vi metteranno dinanzi alle versioni Dynamax degli avversari, in dimensioni decisamente grosse e in grado di mettervi in difficoltà, tanto da doverle affrontare in un numero maggiore di due allenatori: potrete scegliere se trovare altri compagni di battaglia online o se affidarvi a delle controfigure gestite interamente dall’IA. Ovviamente una volta battuto il Pokémon sarà possibile catturarlo, così da continuare a costruire la propria squadra nel miglior modo possibile.

Le Terre Selvagge, insomma, diventano un vero e proprio territorio di grinding, che ci permetterà di expare in maniera forsennata e contemporaneamente catturare Pokémon altrimenti introvabili e guadagnare Caramelle Rare da utilizzare su chi vorremo noi, così da modellare la nostra squadra nel miglior modo possibile. Un’aggiunta interessante che porterà via tantissime ore di gioco oltre quelle che già di base deciderete di dedicare a Spada e Scudo.

 

 

Con il “Condividi Esperienza” di default attivo in tutta la squadra, il che conferma quanto accaduto nei capitoli più recenti e annulla la meccanica di level up dedicata solo a chi scendeva in campo tra i vostri Pokémon, capirete da voi che arrivare alle battaglie con i Capipalestra con un livello molto più alto del loro è un rischio facile da correre: per questo le battaglie finiranno per essere abbastanza semplici e immediate, annullando il senso di sfida.

Poter modulare la difficoltà degli avversari e i loro livelli avrebbe avuto sicuramente più senso e non si capisce per quale motivo Game Freak non ci abbia ancora pensato

Poter modulare la difficoltà degli avversari e i loro livelli avrebbe avuto sicuramente più senso e non si capisce per quale motivo Game Freak non ci abbia ancora pensato, offrendo così un senso di sfida decisamente più alto e meno fanciullesco.

La complessità delle sfide è accennata soltanto dalle trasformazioni Dynamax, che però, come un copione ben preciso, avverrà soltanto con l’ultimo Pokémon che il capopalestra manderà in campo, non sempre il più forte a sua disposizione: allo stesso tempo anche noi potremo rispondere con la nostra evoluzione Dynamax, combattendo ad armi pari e finendo per avere la meglio anche in tal caso in maniera molto semplice e immediata.

L’aspetto che più sorprende, nell’affrontare i detentori delle medaglie, è che nei percorsi immediatamente successivi alla città della battaglia appena conclusa ci ritroveremo dei Pokémon di livello superiore a quelli allenati dal capopalestra di turno: un controsenso che stride e che se da un lato ammorbidisce di molto la campagna e la rincorsa alle medaglie, dall’altro lato incrementa la difficoltà dell’esplorazione, creando un dislivello tra le due situazioni che potrebbe disorientare i giocatori alle prime armi.

 

 

 

Un salto di dieci anni indietro

Se quindi dal punto di vista dei contenuti Pokémon Spada e Scudo è un saliscendi di emozioni, tra conferme che sorprendono e altre che invece risultano oramai sature, non possiamo non notare quanto poco impegno si sia stato profuso nella realizzazione tecnica del titolo. I modelli sono poco curati, i dettagli sono impalpabili: i fondali sono sempre spigolosi e mai omogenei a ciò che sta succedendo, così come durante l’esplorazione troveremo una disparità inattesa tra l’erba alta e il resto dell’ambientazione.

Tra pop-up esageratamente visivi nei vari ambienti e le Terre Selvagge che risultano spoglie come non mai, la resa grafica di Spada e Scudo è davvero sotto gli standard che Switch ha offerto dalla sua release a oggi. Se quindi abbiamo parlato in maniera positiva delle animazioni dei Pokémon nell’overworld, altrettanto non si può fare commentando il palcoscenico sul quale le creature ondeggiano. Il titolo in ogni caso riesce a girare a 1080p in modalità TV e in 720p in versione portatile, mantenendo i 30fps stabili, senza eccessivi cali o rallentamenti.

 

 

 

 

Pokémon Spada e Scudo rappresenta un capitolo dalle tante incertezze

Tirando le somme Pokémon Spada e Scudo rappresenta un capitolo dalle tante incertezze: da un lato ha dovuto subire una fortissima critica legata all’assenza di un Pokedex nazionale, penuria che sicuramente colpisce in pieno il nostro sentimento di nostalgia, ma che dall’altro lato è giustificabile per il voler offrire alle nuove generazioni un sussidiario di Pokémon nuovo e scevro da quella che è stata la generazione con la quale siamo cresciuti noi trentenni (o quasi).

Dall’altro lato, Pokémon Spada e Scudo ha delle carenze tecniche inaspettate, soprattutto nel momento in cui doveva rappresentare il capitolo della svolta, quello arrivato sulla nuova console Switch introducendovi a un nuovo tipo di concepire l’avventura Pokémon: invece anche dal punto di vista dei contenuti, al di là dell’aggiunta dei raid e delle Terre Selvagge, le meccaniche restano sempre le stesse, dalle lotte – che è giusto mantenere così, a nostro modo di vedere – fino all’esplorazione dei vari percorsi, di città in città.

Uno svecchiamento, dopo due decadi di videogiochi, è più che mai opportuno in questo momento, facendo una tabula rasa di tutto ciò che fino a ora abbiamo potuto provare a tentare di proporre qualcosa di nuovo e che possa effettivamente svecchiare un brand che Game Freak sembra non avere voglia di innovare.

Ciò detto, Pokémon continua comunque a divertire, perché catturarli tutti è sempre un’esperienza appagante e che vi terrà impegnati per le trenta ore di campagna principale e tantissime altre di endgame, alla scoperta dei segreti di Galar e del rintracciamento dei 400 Pokémon a vostra disposizione.

Gotta catch’em all è sempre un mantra, per tutti quanti i videogiocatori.

 

 

74
ME GUSTA
  • Le Terre Selvagge offrono degli spunti interessanti
  • Ottima la novità dei raid
  • Le animazioni dei Pokémon sono di buon livello
  • Alcuni aspetti farraginosi sono stati migliorati
FAIL
  • Tecnicamente è disarmante e inaspettatamente arretrato
  • La meccanica di base è sempre la stessa
  • Narrativamente si sveglia soltanto nelle fasi finali
  • Quasi del tutto azzerata la presenza dei dungeon
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