Murder Falcon di Daniel Warren Johnson è uno di quei fumetti che restano profondamente nel cuore. Un piccolo gioiello, puro e genuino, che sa essere tanto esaltante nelle sua attitudine metal, con le mille citazioni e tributi, quanto emozionante nei sentimenti e nella storia raccontata. Quando capitano queste occasioni bisognerebbe non farsele sfuggire. Metal, spiriti guerrieri, kung-fu e un cuore grande così, questo è Murder Falcon.

Succede qualche volta all’anno. Non tante a dire il vero. Nell’oceano delle mie infinite letture arriva un titolo che per qualche motivo mi cattura, mi sorprende e finisce per farmi innamorare. E di solito l’innamoramento di cui sopra è qualcosa di così istintivo e intenso che faccio anche fatica a motivarlo, quasi fosse una di quelle passioni adolescenziali impetuose e irresistibili.

Mi sono innamorato di Murder Falcon. Della serie di Daniel Warren Johnson ne ho sentito parlare questa estate per la prima volta. Conoscevo già il suo autore (sono un grande fan di Extremity, tanto da averlo inserito in una top ten di Lega Nerd) e senza troppi indugi ho deciso di procurarmi gli 8 albetti autocopertinati editi da Image.

 

 

Ne ero profondamente attratto, c’erano troppi elementi assolutamente magnetici: il metal, un protagonista intento a risalire l’abisso del proprio dolore e delle creature incredibili alimentate dalla forza della musica che combattono mostri lovecraftiani extradimensionali.

Per me era già tutto più che sufficiente.

Adoro i disegni di Daniel (e adoro lui da quando ci siamo conosciuti a Lucca Comics, qui potete trovare la mia intervista speciale in cui ci parla anche del nuovo progetto dedicato a Wonder Woman per DC Black Label) e sapevo che l’acquisto non mi avrebbe deluso.

Quello che non potevo immaginare è che avrei chiuso l’ultimo albo in lacrime.

Che dopo avermi fatto innamorare Murder Falcon mi avrebbe spezzato il cuore con uno sviluppo davvero emozionante e un finale… beh… perfetto. Forse vi sto riversando troppe emozioni personali, senza contestualizzarle adeguatamente. Provo a fare un po’ d’ordine.

 

 

 

 

La storia ha per protagonista Jake, il chitarrista della band metal Brooticus. Lo conosciamo nelle primissime pagine mentre affronta un tremendo mostro evocando un guerriero dalla testa di Falco e con un braccio bionico. Peccato che solo due settimane prima la situazione fosse completamente diversa. Jake sta attraversando una delle fasi più tristi e difficili della sua vita.

Ha sciolto la band, tagliato i ponti praticamente con tutti, fino all’incontro con Murder Falcon, una sorta di spirito custode guerriero (qualcuno ha detto per caso Stand o JoJo?), proveniente dalla dimensione del’Heavy. Il suo potere combattivo nasce dalla musica che il proprio evocatore riesce a suonare e dal vigore della stessa. Come per magia sembra essere scaturito dalla vecchia e rotta chitarra elettrica durante l’attacco di un mostro in città.

 

 

Più la chitarra di Jake emetterà assoli e distorsioni e più le tecniche di kung-fu di Murder Falcon saranno potenti.

Più la chitarra di Jake emetterà assoli e distorsioni e più le tecniche di kung-fu di Murder Falcon saranno potenti. Il nemico è Magnun Khaos, signore del dolore e della paura, lovecraftianio abitante di una dimensione esterna alla nostra ma intenzionato a conquistare tutto il creato. E già qui la metafora comincia a farsi abbastanza chiara.

Jake finirà per riunirsi a tutta la sua band, i Brooticus, con Johann (il bassista) e Jimi (la batterista). Entrambi conquisteranno degli strumenti leggendari con i quali potranno evocare altre potentissime creature dall’Heavy, tornando a formare una squadra, anzi una famiglia. Una famiglia che si completerà con Anne, moglie di Jake e con la rivelazione del motivo di tanto dolore e tristezza nella vita di Jake e dei suoi amici.

A quel punto l’energia del metal e la frenesia dell’azione lasceranno posto alla più pura epicità, in un crescendo unico di emozioni e, lo ammetto, parecchi singhiozzi.

L’obiettivo dei Brooticus è sconfiggere il dolore e la paura, assieme, superando tutto e il viaggio sarà veramente puro.

Conoscerete Hjelmdar e i Whisperwood, l’orchestra filarmonica di Tokyo e molte altre creature e personaggi. Perché solo un legame forte, fortissimo può sconfiggere un male tanto tremendo.

 

 

Avete capito? Vi è chiaro a cosa sto facendo riferimento?

Arrivo da una situazione personale molto difficile e Murder Falcon ha colpito proprio nel segno, al momento giusto. E io che pensavo di aver comprato un fumetto super zarro pieno di citazioni da metal head.

Daniel Warren Johnson riesce a coniugare una sceneggiatura semplice ed efficace, caratterizzata da una genuinità, una passione e un sentimento unici, con un comparto grafico a dir poco micidiale.

I suoi disegni si muovono, corrono, cadono e si rialzano bucando la pagina, valorizzati dai colori di un come sempre molto ispirato Mike Spicer.

 

 

Se non ci fossero i colori, caratteristica fondamentale della maggior parte dei comics americani, il suo stile di disegno potrebbe addirittura far sembrare Murder Falcon un manga. E ci sono tantissimi elementi tipici degli shonen e dei seinen manga, a testimonianza di quanto Daniel Warren Johnson sia un nerd a tutti gli effetti.

Un chitarrista metal, flippato con anime e manga giapponesi tanto quanto con i supereroi, dannatamente bravo a disegnare a scrivere storie. Non a caso DC Comics gli ha detto apertamente “vogliamo un tuo fumetto per Black Label, scegli quello che vuoi, hai carta bianca”. E la sua versione post apocalypse di Wonder Woman sembra essere dannatamente promettente.

 

 

La cosa incredibile di Murder Falcon è come riesca a mantenere un perfetto equilibrio da puri momenti di esaltazione nerd (quanto arriverete a Tokyo capirete) a momenti di dolcezza e sensibilità autoriali davvero puri e cristallini.

Tutto il lungo capitolo finale vi emozionerà sinceramente e quando non sarete rapiti dai disegni personalissimi, sarete immersi in un vortice di emozioni dovute al susseguirsi degli eventi. Daniel non è Jonathan Hickman o Mark Millar, non aspettatevi trame complicate, intrecci o quant’altro. Lui è diretto, essenziale, ma sincero e genuino nella scrittura come pochi altri.

Probabilmente avete smesso di leggere già parecchie righe fa e siete corsi a comprare Murder Falcon ma lasciatemi spendere due parole anche sull’incredibile lavoro svolto dagli amici di saldaPress nella produzione di questo volume.

Lamima metallizzata in cover, vernice spessorata, soft touch, 256 pagine con sketchbook, tutte le otto variant cover ispirate ad altrettanti leggendari dischi metal (da Malmsteen a Holy Diver di Dio, passando per Judas Priest, Megadeth, Pantera ecc.) e un lavoro di impaginazione encomiabile. Un vero gioiello.

Murder Falcon mi ha fatto innamorare. È stata una delle sorprese più belle di questo 2019 ed è certamente un titolo che brilla di luce propria nel catalogo Skybound del caro buon vecchio Robert Kirkman.

Ho trascorso parecchio tempo con Daniel nel corso di questa Lucca Comics e si è dimostrato una persona fantastica. Gli auguro il meglio per la sua carriera, consapevole che il suo nome potrebbe diventare uno dei più caldi nel comicdom americano entro breve.

Se avete il metal nel sangue questo sarà il vostro fumetto preferito per molto tempo. Se amate leggere bellissime storie semplici ma emozionanti questo potrebbe diventare il vostro fumetto preferito per molto tempo.

Ora basta. It’s time for shredding!

 

 

 

86
Murder Falcon, il metal che sconfigge la paura
Recensione di Giovanni Zaccaria
ME GUSTA
  • Murder Falcon è un gioiello di rara bellezza
  • Tutta l'attitude metal e un cuore grande così
  • I disegni di Daniel Warren Johnson sono potenti e personalissimi
  • Il libro prodotto da saldaPress è magnifico: un ottimo lavoro sulla cover, pagine extra, cartonato assolutamente pazzesco
  • Il fumetto alterna momenti di esaltazione metal a istanti di pura e sincera emozione. Lo ammetto: mi sono commosso alla fine.
FAIL
  • Potete pure provare a cercare qualche difetto. Buona fortuna.