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Il Demogorgone esiste davvero?

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2 anni fa

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Il Demogorgone: tra le misteriose e altalenanti comparse di questa creatura in miti, leggende, giochi di ruolo e serie televisive, è passato un po’ inosservato il fatto che è davvero esistita una creatura con tale nome e, sebbene non affatto comune, la si può incontrare ancora oggi vicino a casa.

Per rispondere alla domanda se il Demogorgone esista oppure no, dobbiamo prima capire chi è.

Se fino a pochi anni orsono questa creatura mostruosa, oggi ben nota a livello mediatico grazie alla serie televisiva Stranger Things, era una figura mitologica conosciuta solo da pochi, oggi la situazione si è complicata.

L’origine stessa del suo nome è molto incerta e discussa: assente nella mitologia classica viene riportato con una certa frequenza solo a partire dalle opere del Boccaccio (De genealogiis deorum gentilium, 1350-1375), che cita a sua volta fonti non ben chiare, sebbene in modo indubbiamente suggestivo:

Con grandissima maestà di tenebre, poscia ch’io hebbi descritto l’albero, quel antichissimo proavo di tutti i Dei Gentili, Demogorgone accompagnato da ogni parte di nuvoli, & di nebbie, a me, che trascorreva per le viscere della Terra apparve; il quale per tal nome horribile, vestito d’una certa pallidezza affumicata, et d’una humidità sprezzata, mandando fuori da sé un odore di terra oscuro, et fetido, confessando piu tosto per parole altrui, che per propria bocca se essere Padre dell’infelice principato, dinanzi a me artefice di nova fatica fermossi.

 

Il Demogorgone, sgusciato fuori che sia da qualche leggenda antica pagana, translitterato da demiurghi e gorgoni, o magari inventato ad hoc dalla prosa rinascimentale, incontra subito il successo letterario.

Diviene infatti, giusto per citare qualche esempio, il Padre degli Dèi nelle le opere di Milton, sinonimo del diavolo Mefistofele nel dottor Faust di Marlowe, lo dello stesso Signore degli Inferi nei poemi di Spenser e perfino un epiteto della mostruosa balena bianca Moby Dick nel romanzo di Melville.

 

 

 

 

Appannaggio tuttavia di dotti letterati e storici della letteratura, il Demogorgone entra a far parte della cultura popolare solo in epoca recente con il più noto gioco di ruolo al mondo: Dungeons & Dragons.

Qui compare nel Manuale dei Mostri come uno dei Principi dei Demoni dall’aspetto decisamente mostruoso: un’enorme creatura con due teste di babbuino, lunghe braccia tentacolate, gambe da rettile e crudeltà da vendere.

 

Ma anche i riflettori accesi su D&D e gli altri giochi di ruolo tradizionali, dopo l’epoca d’oro degli anni ottanta e novanta, si offuscano gradualmente con l’inizio del ventunesimo secolo e il Demogorgone ritorna ad essere una leggenda perduta.

Dobbiamo aspettare la serie televisiva Stranger Things per vederlo ricomparire come un abitatore del Sottosopra, una terribile nemesi contro cui i ragazzini protagonisti della serie devono confrontarsi.

Sono proprio loro a dare il nome alla creatura: da giocatori di ruolo incalliti, assegnano a questo mostro indefinibile, dall’aspetto umanoide e dalla testa mostruosa, il ruolo del mostro più terribile che conoscono: il Demogorgone.

Tra queste origini misteriose e altalenanti comparse tra miti, leggende e mediaticità, è passato un po’ inosservato il fatto che è davvero esistita una creatura con tale nome e, sebbene non affatto comune, la si può incontrare ancora oggi vicino a casa nostra.

Nel lontano 1891 usciva sul prestigioso Zoological Journal of the Linnean Society una grande opera dell’entomologo britannico William Kirby: A revision of the Forficulidae, with descriptions of new species in the British Museum, che conteneva la descrizione di un nuovo genere di dermatteri: il Demogorgon.

 

Estratto originale del volume 23° dello Zoological Journal of the Linnean Society del 1891

I dermatteri sono quegli insetti dotati di appendici caudali a forma di tenaglia che comunemente chiamiamo forbicine.

Kirby nomina la prima specie di questo nuovo genere rinvenuto in Portogallo come Demogorgon batesi, in onore del celebre naturalista Henry Walter Bates (quello del “mimetismo batesiano”, per intenderci).

 

 

Il Demogorgone viene quindi scoperto anche nel mondo reale (il Soprasopra!) nelle vesti di una creatura sì piccola ma dall’aspetto agguerrito: dotato di appendici caudali a foggia di una terribile tenaglia, brandite senza ritegno verso i suoi avversari e, se vogliamo, anche di quell’aspetto terricolo, pallido e umidiccio descritto dal Boccaccio.

Il mondo inizia così a popolarsi di demogorgoni: viene quindi scoperto il Demogorgon adelphus, il bicolour, il brasiliensis, il longipennis, il patagonicum e lo xanthopus.

 

Tavole raffiguranti le diverse specie di Demogorgon dallo Zoological Journal of the Linnean Society del 1891

 

Il loro dominio tuttavia scompare verso la fine del secolo scorso quando, dopo il 1970, questo genere viene messo in sinonimia con la Labidura, nome più antico e, per le regole internazionali di nomenclatura zoologica, l’unico da reputare valido.

La Labidura, nota in tutto il mondo con la specie cosmopolita Labidura riparia (Pallas 1773) è una forbicina di discrete dimensioni (fino a quasi 4 cm da adulta), che vive negli ambienti retrodunali vicino alle spiagge e ai corsi d’acqua.

 

Labidura riparia

Come tutti i dermatteri non è pericolosa per l’uomo: non punge e non morde e le sue terrificanti tenaglie riescono a malapena a pizzicarci un po’ la pelle, ma senza riuscire a farci male.

Le leggende secondo cui si infila nelle orecchie e mastica il cervello dei malcapitati che la incontrano (il nome inglese è infatti earwig) sono vere quanto quelle dei pipistrelli che si attaccano ai capelli o del succiacapre che vampirizza le manze: fake-news d’altri tempi. Nonostante la sua millantata mostruosità è in realtà proprio quest’insetto ad essere minacciato dalla scomparsa delle spiagge naturali e dal degrado degli ambienti fluviali.

Oggi è noto anche che il temibile Demogorgone nasconde pure un cuore tenero ed è infatti uno dei pochi insetti a prodigarsi in cure parentali. La femmina, dopo una complessa parata nuziale, costruisce una tana sotto la sabbia, nei cui cunicoli depone le uova che cura e custodisce amorevolmente fin dopo la schiusa. La sua biologia rimane comunque per lo più sconosciuta e la tassonomia di labidure e demogoroni è tutt’altro che risolta dagli entomologi che le studiano.

 

Labidura Vs Demogorgon: realtà e mito a confronto

 

Il Demogorgone sarà quindi anche un abitatore delle viscere della terra, vestito d’una certa pallidezza affumicata, e di un’umidità sprezzata, ma rimane ancora un affascinante mistero del nostro mondo, meritevole del rispetto che si può dare ad una creatura di livello xp “Demon Lord”.

Nonostante abbia cambiato nome più volte, essersi mascherato dietro miti e leggende il Demogorgone è ancora là, nei meandri del sottosopra, in attesa di rinascere.

Con grandissima maestà di tenebre.

 

 

 

 

 

 

 

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