X-Men: Dark Phoenix

33
2 anni fa

5 minuti

Quando ha saputo che sarei andato a Roma per vedere nella prima sala IMAX della Capitale “X-Men: Dark Phoenix”, qualche ora prima dell’uscita ufficiale, un amico lettore storico della Marvel mi ha scritto quanto segue.

La saga della fenice nera mi strappò il cuore da adolescente. Questo film dovrà essere all’altezza per forza. Tenendo in conto le dovute proporzioni con il MCU…

 

Questo commento social è un po’ il riassunto di tutto quello che potremmo dire del film, tra aspettative e resa finale. Ma ci arriviamo per gradi.

Questo è un canto del cigno, anzi direi della Fenice, di una fenice che non risorgerà dalla proprie ceneri.

 

La prossima volta i mutanti compariranno sotto l’egida Disney, e sarà letteralmente un’altra storia.

O perlomeno non lo farà come la conosciamo, dato che l’addio a questi X-Men della Fox è simbolicamente uno spartiacque.

La prossima volta i mutanti compariranno sotto l’egida Disney, e sarà letteralmente un’altra storia: quella del MCU, appunto il Marvel Cinematic Universe che ci ha abituato a certi standard e che ormai è una potenza cosmica che tutto ingloba e ficca in continuity.

Al timone dell’operazione di addio alla seconda pelle degli X-Men della Fox (la First Class) c’è Simon Kinberg, che dai temi dello “Scontro Finale” firmato da Brett Ratner figura come scrittore e produttore delle pellicole dedicate alle donne e agli uomini X.

Stavolta anche regista, prova a tradurre per la seconda volta il mito di Fenice, entità cosmica che si unisce/possiede la telepate Jean Grey, con conseguenze devastanti per il gruppo dei mutanti e per l’universo intero.

 

x-men-dark-phoenix-simon-kinberg-jessica-chastain

 

 

L’impresa è riuscita?
La risposta è…

Sì. Se consideriamo che stavolta Fenice ha delle origini chiare e abbastanza rispettose dell’originale, che la battaglia interna tra Jean e i blocchi psicologici imposti dal Professor X in tenera età costituiscono un cuore tematico interessante, che l’azione è ben orchestrata e visivamente il film è compatto e riuscito.

Ma anche no. Preso come film conclusivo di una saga importante, come trasposizione di una serie di eventi cruciali per gli X-Men, come storia dove le relazioni tra i personaggi determinano gran parte degli eventi e delle conclusioni… non ci siamo.

Ma questo probabilmente non è colpa di Kinberg né della Fox in particolare.

 

In un’epoca che ci ha abituato e anche viziato ad una serialità ad ampio respiro, è inevitabile provare  la sensazione di “compressione” di troppi eventi che finiscono per schiacciare in modo inevitabile lo spessore dei personaggi.

In un’epoca che ci ha abituato e anche viziato ad una serialità ad ampio respiro, è inevitabile provare  la sensazione di “compressione” di troppi eventi che finiscono per schiacciare in modo inevitabile lo spessore dei personaggi e il necessario spazio dei loro sentimenti.

Per questo abbiamo una serie di faccia a faccia molto scolastici e anche abbastanza ripetitivi, che non fanno altro che ribadire gli stessi concetti che conosciamo a memoria per ogni personaggio, da anni.

Che Charles Xavier sia un concentrato di chiaroscuri e incapace di autocritica, Magneto/Eric tormentato e rabbioso (ma come fa presto a cambiare idea!), Bestia/Hank razionale ma pronto ad esplodere in preda alle emozioni, Raven/Mystica la “saggia” che però freme per liberarsi dai compromessi di Charles…

Ciò detto, vedere il cast di attori e personaggi è sempre un piacere e tutti sembrano comunque convinti e convincenti nella loro ultima apparizione nei panni dei personaggi che vestono dal 2011.

Nota di merito a Sophie Turner che conquista la scena e mette in riga tutti i colleghi, in un personaggio come questa Jean Grey rivista e corretta e più terra-terra che potenza universale.

Rischiava di rimanere schiacciata da un personaggio in preda a repentini cambiamenti, invece se la cava tutto sommato in modo egregio, dimostrando una certa maturità che traspare dai pochi spazi espressivi che ha a disposizione.

 

x men dark phoenix jessica chastain sophie turner

 

La vera delusione è il reparto villain, dove la scrittura di Kinberg si fa veramente di maniera, infilando la classica “minaccia che deve starci perché sì”, altrimenti non capiamo chi è davvero il cattivo, non possiamo far menare davvero le mani, non diamo ai buoni che devono redimersi la possibilità di farlo e bla bla bla.

Una Jessica Chastain sprecata ancorché perfetta nella sua gelida presenza inquietante non salva la sciatteria del meccanismo già visto mille volte di “power, corruption and lies”.

 

 

Dark Phoenix è un film da vedere?

Sì, senza dubbio, se siete appassionati degli X-Men e li avete seguiti in questi anni, la visione risulta quasi scontata.

Per chi invece fosse un “hardcore fumettaro”, o storico lettore delle saghe di Chris Claremont anni 70-80, meglio tornare a leggere i comics o farsi una ragione dei pesanti adattamenti/tagli/rimaneggiamenti della storia.

 

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È comunque la pietra tombale di un franchise che è stato importantissimo per la storia del cinema di supereroi e che in qualche modo ha sempre cambiato pelle e tentato strade diverse

Da appassionati di cinema di grandi dimensioni, è comunque la pietra tombale di un franchise che è stato importantissimo per la storia del cinema di supereroi e che in qualche modo ha sempre cambiato pelle e tentato strade diverse, sia tematiche che di approccio, con alti e bassi, ma da apprezzare.

Come film stand-alone ci può stare, anche se non è niente di memorabile o sorprendente: lo spettacolo è assicurato, solido, comunque ben diretto e ritmato, con sequenze d’impatto.

Adesso attendiamo la (ennesima) resurrezione della Fenice, passando il tempo a giocare a scacchi come due “vecchi amici” che hanno forse imparato a fare i conti con loro stessi.

 

 

 

 

X-Men: Dark Phoenix arriva dal 6 giugno nei cinema italiani.

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