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La Cina dei Tre Regni

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2 anni fa

17 minuti

La Cina dei Tre Regni

I Tre Regni sono quanto di più famoso si possa trovare nelle cronache della storia cinese e tale fama è strettamente legata all’intricato e sanguinoso racconto che parla di uomini pronti a tutto pur di raggiungere la supremazia assoluta.

Grazie ai testi storici del III secolo a.C abbiamo scoperto i fatti che hanno visto partecipi i più grandi Signori della Guerra del periodo, ma grazie al Romanzo dei Tre Regni, in cui sangue e lance si sono trasformate in arte, ne abbiamo potuto cogliere i sentimenti e le audacie.

L’enorme mole di volumi scritti dallo storico Chén Shòu, coprono tutto il periodo dei Tre Regni (220 d.C – 280 d.C) e rappresentano la documentazione dei grandi personaggi che hanno preso parte al gioco per il dominio della Cina.

[amazon_textlink asin=’1517191270′ text=’Luo Guanzhongs’ template=’ProductAd-right’ store=’lnwow-21′ marketplace=’IT’ link_id=’a8b1bb79-feff-4953-8ab7-49aae17c6971′]Mentre i romanzi di Guanzhong Luo del XIV secolo, sulla base dei testi storici, ci raccontano gli intrighi, le astuzie e le gesta temerarie che hanno cambiato la Cina e la sua storia.

Le vicende narrate sono ben note in tutto il continente asiatico e i protagonisti di tali storie ancora oggi ricordati, come i miti greci della cultura ellenistica. Idolatrati al tal punto da essere presenti tutt’oggi nella cultura cinese, in diversi modi: dai monumenti ai proverbi.

L’importanza di questo lasso storico viene anche fornita dall’unicità dello stesso. Infatti, la Cina non è mai rimasta cosi a lungo, come in questo caso, sprovvista di un vero e proprio leader, in balia delle guerre civili e della totale anarchia.

Tornando al romanzo, la narrazione comincia con gli avvenimenti che causarono il declino della dinastia Han, ovvero dal 184 d.C in poi. Rimasta solida per lungo tempo, ma resa debole dalla Ribellione dei Turbanti Gialli, gli Han non furono in grado di reagire ai tradimenti degli ufficiali che sovvertirono il governo.

Ecco il mantra di questa storia.

Ciò che è diviso dovrà trovare l’unità e ciò che è unito dovrà essere diviso.

 

 

Dinastia Han

La dinastia Han è per la storia la seconda dinastia imperiale cinese, salita al potere dopo la dinastia Qin, spodestata con l’avvento del Periodo dei Tre Regni. Attualmente gli Han rappresentano un’etnia, e non più una famiglia, nella quale si identificano i cittadini quali veri cinesi.

Il loro regno ha inizio nel 206 a.C ed è ricordato soprattutto per l’introduzione di importanti soluzioni ed evoluzioni tecnologiche come: lo studio dell’astronomia mediante la Sfera Armillare, il raffinamento nella produzione della carta e l’uso dei numeri negativi nella matematica.

La durata complessiva del regno sfiora i quattro secoli, interrotto solo da un breve periodo di usurpazione da parte della dinastia Xin. Termina nel 220 d.C con l’abdicazione forzata dell’ultimo erede. Le cause di ciò sono individuabili tra diversi fattori che pian piano ne hanno indebolito l’autorità, lasciando spazio ad una vasta espansione militare da parte degli ufficiali, amministratori delle province per conto dell’imperatore.

Tutti in Cina pensavano che il Mandato del Cielo fosse ormai giunto al termine per la dinastia Han

Colpito sicuramente dalla sfortuna, l’ultimo periodo della dinastia Han è segnato dalla carestia, e da diversi disastri naturali. Questi avvenimenti, oltre ad aver danneggiato l’economia interna del paese e il morale, instillarono nel pensiero comune di tutti, ufficiali, sottoposti e popolo, che il Mandato del Cielo fosse ormai giunto al termine per la dinastia Han.

Gli inizi degli squilibri arrivarono con le morti premature degli imperatori che ad essi ne seguivano altri, giovanissimi e inesperti. Ben otto imperatori bambini salirono al potere dall’89 d.C fino alla fine della dinastia.

Questo richiedeva l’affiancamento del giovane imperatore da parte della madre, in qualità di reggente, lasciando di fatto il potere alla famiglie della regina. Tuttavia non sempre l’obiettivo erano quello di accompagnare l’imperatore nella crescita. Infatti, non si è verificato poche volte che le famiglie delle mogli degli imperatori provassero ad imporre la propria dinastia.

 

Eunuchi nella corte cinese

 

Ma a servire l’imperatore non era solo la madre e i generali. Alla corte cinese avevano un loro posto anche I Dieci Custodi, un gruppo di eunuchi al servizio dell’imperatore

Gli Eunuchi erano coloro che da bambini venivano castrati, per questo privi di peli e con la pelle liscia. Venivano modellati allo scopo di ottenere, più in la con gli anni, servitori indifferenti al potere, impossibilitati nella procreazione e per questo ipoteticamente ligi al dovere nello svolgimento di compiti importanti.

Ma tra quelli a corte nessuno nutriva altro sentimento che se non il riserbo nei confronti della famiglia imperiale. Per ottenere il loro risarcimento marciarono sull’ingenuità dei giovani regnanti al fine di manipolarli.

In poco tempo riuscirono a controllare l’organo amministrativo imperiale, grazie ad un’accurata applicazione di persone fidate e parenti nelle cariche dell’impero; utilizzavano questo potere per benefici personali e per nulla altro e presi dai loro giochi non si accorsero che il popolo già disperato e in difficoltà non reggeva una pressione fiscale così elevata, imposta esclusivamente per il loro arricchimento.

Il popolo incapace di adempiere alle imposte decise di aggrapparsi alla speranza che solo un leader poteva concretizzare
È noto che molti eunuchi vennero impiegati nella realizzazione del famoso Esercito di Terracotta, opera voluta da parte del primo imperatore della Cina Qin Shi Huang. Meritevole anche della fortificazione dei confini, immaginando l’attuale Muraglia Cinese, in principio realizzata allo scopo di protezione dalle tribù nomadi del nord, come i Xiongnu, grazie alla quale si dava protezione per ai mercanti che percorrevano la diramazione a nord della famosa Via della Seta. 

 

 

 

I Turbanti Gialli

La ribellione, che minacciò e compromise il regno della dinastia Han, venne portata avanti dai sostenitori di Zhang Jue e dai suoi fratelli Bao e Liang. Insieme crearono una setta taoista, promulgandosi come guaritori ed espiatori dei peccati. Riuscirono ad ottenere il favore della popolazione tramite il sostegno offerto ai più poveri, resi tali dalla pressione fiscale e dalla carestia, inducendo il popolo ad additare come responsabile di tali ingiustizie l’impero.

Predicavano che il cielo sarebbe divenuto giallo e sotto di esso la dinastia Han sarebbe caduta. In pratica, il movimento ribelle invocava l’avvento di una nuova era di pace, uguaglianza, priva di futili ricchezze. In pratica, individuava nel governo l’ostacolo al compimento di questo destino.

Il loro motto era:

Il cielo azzurro è morto, il cielo giallo sorgerà presto.

Turbanti Gialli

 

Man mano che le file dei turbanti si infittivano, con sempre più seguaci, l’impero sembrava più facile da affrontare. Zhang Jue, iniziò a preparare gli attacchi. Il primo venne fissato nel 184, ma non si concretizzò mai a causa degli eunuchi, perché riuscirono ad individuare alcuni seguaci dei turbanti nella capitale e da questi carpirono informazioni riguardo l’attacco. Proprio un lavoro da eunuchi.

Appresa la notizia, l’impero chiamò all’adunata molti degli ufficiali delle province per organizzare la difesa dalla ribellione.

La ribellione non poteva essere fermata, il cambiamento sarebbe avvenuto in ogni caso.

I Turbanti Gialli appresero la notizia e non si tirarono indietro. La ribellione non poteva essere fermata, il cambiamento sarebbe avvenuto in ogni caso, sosteneva Zhang Jua, che diffuse il messaggio per radunare quanti più seguaci possibili da tutte le province.

Questi si riunirono. Su di ogni capo era ben visibile un turbante di colore giallo, il loro simbolo. Si contavano 360.000 turbanti. Un numero di gran lunga superiore alle forze organizzate dall’impero, i quali arrivavano a circa 40.000.

Iniziarono così a colpire i villaggi e le comanderie, saccheggiando e distruggendo tutto quello che trovavano sul loro cammino. I turbanti attaccarono simultaneamente in ogni provincia in cui risiedevano, ma le più importanti, dove si tennero gli scontri decisivi tra i ribelli e le forze dell’impero furono le provincie di Ji, Jing, You e Yu.

I ribelli, anche se in grande numero, subirono sonore sconfitte. Dopo la morte del loro condottiero, Zhang Jua nel 184, il comando passò ai fratelli che uno dopo l’altro vennero battuti sul campo, semplificando il conflitto. Oltre 100.000 ribelli nella sola provincia di Ji si arresero senza combattere, mentre gli altri iniziarono a dileguarsi.

La minaccia sembrava essere stata contenuta e repressa, ma negli anni successivi i turbanti gialli continuarono, ma in un numero ridotto, a radunarsi e colpire le comanderie delle province, agendo più da banditi che da ribelli. Queste azioni non davano respiro all’impero. Tutte le province erano nel disordine più totale.

Nel 188 l’imperatore Ling di Han fece l’errore più grande nel tentativo di trovare una soluzione efficace ai diffusi disordini. Diede ascolto a Liu Yan, suo consigliere a corte, il quale gli suggerì di riorganizzare l’amministrazione dell’impero. Decentrare il potere, concedere più autonomia, anche militare, alle province e ai suoi ufficiali, allo scopo di aumentare il controllo esercitato sulle province lontane dalla capitale.

Nel momento di maggiore debolezza, gli ufficiali ottennero quello di cui avevano bisogno per insorgere contro l’impero

L’indipendenza era ad un passo, ma alcuni ostacoli rimanevano ancora. Chiunque pensava di spodestare la famiglia che di diritto sedeva sul trono doveva aspettarsi importanti conseguenze da parte dei governatori delle province. I presupposti non erano certo quelli di pace e non a caso vennero intitolati Signori della Guerra. Si preannunciava solo quello che di li a poco sarebbe successo.

 

 

 

I Signori della Guerra

All’alba della decisione dell’imperatore Ling, il futuro appariva mutevole e tumultuoso.

Chi avrebbe fatto la prima mossa? Chi avrebbe agito in anticipo e chi di conseguenza?

 

 

Nel 189 muore l’imperatore Ling e a lui succede Liu Bian, con il nome di imperatore Shao.

Nel 189 muore l’imperatore Ling e a lui succede Liu Bian, con il nome di imperatore Shao, per qualche ragione scomodo agli eunuchi. Infatti, questi avrebbero preferito il fratello minore Xie. Da qui il piano per sostituirlo, ma per poter agire indisturbati bisognava eliminare il generale che lo assisteva: He Jin.

L’assassinio fallisce. He Jin scopre di essere sotto mirino e chiede il sostegno dei suoi compagni. Ordina a Yuan Shao di far fuori i Dieci Custodi, mentre a Dong Zhuo chiede di rafforzare la sua posizione nella capitale, portando il suo esercito. Gli eunuchi scoprono il piano di He Jin e pianificano nuovamente il suo assassinio. Questa volta con successo.

Yuan Shao una volta giunto nella capitale trova davanti a se gli eunuchi e una stretta guarnigione a loro protezione. Finirono tutti trucidati; all’arrivo di Dong Zhuo la città era immersa nel caos generale. Sfruttando la situazione, si fece strada a palazzo e prese il controllo della città insieme al suo fidato Lu Bu, descritto nei romanzi come il più abile dei guerrieri. Molto famosa è la Battaglia di Hulao dove da solo tenne testa ai tre fratello giurati Guan Yu, Liu Bei e Zhang Fei.

A sorpresa Dong Zhuo, spodesta l’imperatore Shao in favore del fratello Xie e si auto proclama cancelliere. L’ignobile atto commesso da Dong Zhuo viene reputato come tradimento, per questo disonorevole e disprezzato in tutta la Cina; ecco che insorge nuovamente il clima di guerra, di rabbia e di oppressione, superato solo da poco e per poco.

Presto viene formata una poderosa coalizione, alla quale partecipano i “fedeli” alla dinastia Han come: Yuan Shao leader dell’alleanza, Yuan Shu, Sun Jian e Cao Cao. L’obiettivo della Campagna di Dong Zhuo è quello di liberare l’imperatore dalla prigionia.

Al muoversi della coalizione verso la capitale Luoyang, Dong Zhuo pensava bene di trovare un riparo più sicuro verso Chang’an, quindi il piano era di abbandonare la capitale, ma non poteva certo lasciarla così com’era. Una sua eventuale sconfitta nella capitale avrebbe letteralmente regalato il titolo di legittimario al prossimo Dong Zhuo di turno che voleva fare dell’imperatore un burattino.

Per questo il 9 aprile del 190 ordina di arraffare gli oggetti di valore nel palazzo e nelle case dei facoltosi, di rovistare persino nelle tombe e di uccidere chiunque si fosse rifiutato di seguirlo verso la nuova meta. Una volta abbandonata la città Dong Zhuo diede l’ordine di appiccare il fuoco. Il devastante incendio non lasciò altro che cenere.

 

Dong Zhuo brucia Luoyang

Dong Zhuo brucia Luoyang

 

Nonostante i grossi numeri della coalizione questa risultò poco efficace. Diversi problemi di comunicazione non permisero la sincronia di attacchi, movimenti e strategie. Inoltre,  a nessuno era noto se l’imperatore Xian fosse ancora vivo.

Dopo un primo momento di coesione, i Warlords concretizzarono le idee di supremazia e rivalsa nei confronti degli altri

Di fatti, dopo un primo momento di coesione, la coalizione si rivelò molto debole dal punto di vista dei legami. Proprio in questo breve periodo i Warlords concretizzarono le idee di supremazia e rivalsa nei confronti degli altri. Rinvigorirono i propri eserciti e imbastirono i propri confini.

Devono passare due anni affinché Dong Zhuo venga ucciso e non per mano della coalizione. Morì per mano di Lu Bu, persuaso dagli ufficiali ormai stanchi della folle cattiveria a cui erano soggetti. È noto anche che Lu Bu vedeva Dong Zhuo come un rivale per il matrimonio di una donna, che di proposito venne promessa ad entrambi;

Dopo la morte del nemico, la coalizione non aveva più motivo di esistere. Pian piano ne uscirono un po’ tutti, tra disguidi e incompatibilità, con gli eserciti, ancora una volta, pronti alla guerra.

 

 

 

I Tre Regni

Provate ad immaginare la situazione attuale.

La Cina alla superficie appare ancora unita e l’imperatore regna su tutto l’impero, ma la sua istituzione non è che un titolo, a conti fatti uno strumento con cui legittimare e giustificare le ambizioni di potere di chi desiderava effettivamente prendere le redini del governo.

Ogni pretesto è buono per iniziare la propria campagna verso il potere.

In questo contesto le guerre tra gli ufficiali scoppiano all’ordine del giorno da nord a sud, da est ad ovest.

 

 

 

 

 

Nord della Cina

Cao CaoNel nord della Cina lo scontro principale si può individuare tra due abili condottieri: Yuan Shao e Cao Cao.

Il primo amministrava la provincia Ji, scelto come leader della grande coalizione contro Dong Zhuo. Il secondo invece prese in custodia l’ultimo imperatore della dinastia Han, palesando le ambizioni di fronte a tutti gli altri warlords.

Yuan Shao fece la prima mossa; innanzitutto consolidò la sua posizione nella provincia, in modo che nessuno contestasse il suo potere e poi con le sue abilità diplomatiche stabili temporanee alleanze con Liu Biao per contenere Yuan Shu a sud e con Cao Cao per combattere Gongsun Zan a nord.

Dal 191 al 199 Yuan Shao conquistò tutta la parte a nord del fiume Giallo, mentre le terre a sud restavano a Cao Cao. Entrambi si vedevano come un ovvio impedimento verso la conquista della Cina.

Lo scontro più importante è ricordato nella Battaglia di Guandu (200). Cao Cao prevalse, annettendo al suo dominio una porzione immensa della Cina: le piane centrali ed i territori ad est sottratti a Liu Bei, alleato di Yuan Shao, ed i territori del nord, sottratti a quest’ultimo.

 

 

Ovest della Cina

Liu BeiUna volta che Cao Cao riunificò tutto il nord, intorno al 208, pose lo sguardo sui territori più lontani, vedendo Liu Biao come una minaccia per i suoi piani di conquista. Infatti, egli era l’unico abbastanza forte da poterlo fronteggiare.

Quando Cao Cao iniziò la sua offensiva, mirando alla provincia di Jing, Liu Biao cadde in malattia e poco dopo morì. Con la sua morte un nuovo erede doveva essere designato.

La sua linea di successione non fu’ così fortunata; il suo figlio più giovane Liu Cong decise di non combattere e quindi arrendersi al conquistatore, mentre il maggiore Liu Qi unì le forze con Liu Bei e Sun Quan nell’estremo tentativo frenare il conquistatore Cao Cao nella fondamentale Battaglia delle Scogliere Rosse.

Nello scontro, Sun Quan e Liu Bei risultarono decisivi e Cao Cao dovette battere in ritirata. Sfortunatamente per lui non riuscì ad avere mai più un’altra occasione come questa, con l’intera riunificazione mancata per un soffio.

Dopo la vittoria, Liu Bei ottenne sempre più consensi nella provincia di Jing e negli anni successivi, senza la pressione di Cao Cao, conquistò la provincia di Yi, definendo i confini del futuro regno Han-Shu.

 

 

Sud della Cina

Sun QuanA sud non ci furono grosse rivalità. Dopo la sconfitta di Cao Cao nella battaglia delle Scogliere Rosse, Sun Quan decise di intraprendere una campagna di espansione. Gli ottimi risultati portarono ad irritare l’alleato Liu Bei e nel 215 venne interrotta.

Ma di li a poco il conflitto si accese. Gli scontri tra il 219 e il 220, in cui le due forze si equipararono, definirono i confini di quelli che sarebbero stati due dei tre regni.

Alla morte di Cao Cao nel 220, il suo successore, Cao Pi obbligò l’imperatore Xian ad abdicare in suo favore.

Cao Pi proclama il regno Cao Wei e ne diviene imperatore, deponendo definitivamente la dinastia Han

Appena appresa la notizia, Liu Bei non accettò la sua posizionesostenendo di essere l’unico erede della dinastia Han e per questo il legittimo sovrano della Cina. Per questo si proclama imperatore del regno Shu-Han.

Sun Quan a sud, non prese subito una contromisura, ma temendo l’invasione di Liu Bei si mise al servizio di Cao Pi. Dopo alcune vittorie e conquiste da parte di Sun Quan, Pi temeva  che potesse diventare troppo forte lasciandolo crescere sotto la sua protezione e quindi cospirò alle sue spalle per eliminarlo.

Quando Sun Quan si accorse che Pi cercava di trarlo in inganno egli lo disconobbe come suo imperatore e anche lui si proclamò imperatore di Wu.

E’ risaputo che la storia si ripete e forse non c’è prova più evidente nei racconti delle Cronache dei Tre Regni. La Cina unificata sotto la dinastia Han, divisa dall’insorgere dei Warlords, è la stessa, che dopo la riunificazione nei tre stati di Wu, Shu e Wei, si divide ancora una volta per essere poi riunificata dalla dinastia Jin.

 

 

 

Total War: Three Kingdoms

Total War Three Kingdoms Cover

 

Creative Assembly ci ha forse regalato il titolo più appagante dal punto di vista grafico fino ad ora mai realizzato, ma non per questo amato da tutti. Credo che il periodo storico trattato abbia ispirato particolarmente i designer a realizzare un concept veramente suggestivo e incantevole.

Al momento il titolo è tra i più venduti, ma non è un caso. Anche se la serie fatica ad evolversi tecnicamente, le aggiunte di dettagli sempre più ricercati come nella diplomazia permettono di regalare, nel complesso, qualcosa di nuovo nonostante il core rimanga sempre il solito.

La componente principale del gioco e che ha fatto più discutere i fedeli ai Total War sono senz’altro gli eroi. Questi sono i generali e personaggi di spicco che hanno ricoperto un ruolo importante nella storia dei tre regni. La loro influenza in battaglia è sentita. Capaci di spostare gli equilibri di battaglie che nei vecchi capitoli consideravamo già vinte.

Le polemiche riguardano per l’appunto lo sbilanciamento causato dalla grande forza dei Warlords. Ma fortunatamente è possibile giocare in due differenti modalità: storia e romanzo. Nel primo caso il gioco si evolverà e sarà fedele alla storia descritta da Chen Shou, mentre nel secondo caso i fantasiosi romanzi di Luo Guanzhongs daranno vita a battaglie spettacolari.

Potete acquistarlo su Steam o su Humble al prezzo di 59,99.

 

 

 

Fonti principali

 

 

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La Storia in Breve è una rubrica di carattere storico che cerca di raccontare – in breve – popoli, grandi personaggi, battaglie e curiosità del mondo antico e moderno. Non dimentichiamo ciò che merita di essere conservato, ricordando salviamo il nostro passato.

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