Bao Publishing riunisce in un unico tomo, la trilogia fondamentale di Scott McLoud sulla nona arte. Il saggio che spiega il fumetto e ne svela i segreti è diventato in tutto il mondo una lettura necessaria, sia per chi ama leggere che per chi i fumetti li vuole fare.

Partiamo subito con una dovuta precisazione: questa non è una recensione. Non si può recensire un’opera così importante, già per certi versi diventata leggendaria tra gli appassionati di tutto il mondo.

Inoltre questi 3 libri rappresentano anche un prodotto atipico, una via di mezzo tra un saggio, una guida professionale, un diario di viaggio accorato e passionale e infine – se vogliamo – anche un’opera di intrattenimento.

Un fumetto che spiega il fumetto. E lo fa con così tanto slancio passionale che non si può non rimanere affascinati dalla lettura.

Nel 1993, l’allora trentatreenne Scott McLoud, dopo poco più di una dozzina d’anni nell’industria dei comics (inizia come assistente in DC Comics) e una longeva serie all’attivo (la fantascientifica Zot! serializzata dal 1984 al 1991) decide di mettere a frutto il proprio talento, raccontando una cosa che nessuno aveva fatto prima, quantomeno in questa forma e in questi termini.

Nasce Capire il Fumetto: l’Arte Invisibile, un comic book che, senza presunzione e supponenza da parte dell’autore, vuole spiegare l’origine stessa della nona arte e svelarne alcuni dei segreti profondi.

Ma non come un semplice e freddo manuale pratico o un libro di testo scolastico, bensì con tutto il calore e la delicatezza con la quale ci si rivolge a degli amici.

Vi siete mai chiesti quali siano le vere differenze tra il fumetto occidentale e quello orientale a livello di costruzione?

Avete mai pensato che spesso nello spazio bianco tra le vignette (closure) accadono molte più cose che nelle vignette stesse e che sono proprio le cose che non vediamo a darci il ritmo di lettura?

O che esistano addirittura 6 tipi diversi di transizione tra le vignette e che la combinazione di queste tra di loro è caratteristica di alcuni tipi di fumetto, come ad esempio i comics supereroistici, gli shonen manga o i fumetti autoriali più fantastici?

 

McLoud nel suo primo libro ci accompagna per mano all’interno del suo mondo, insegnandoci e trasmettendoci nozioni ed elevando il concetto di comprensione a valore universale di crescita.

McLoud nel suo primo libro ci accompagna per mano all’interno del suo mondo, insegnandoci e trasmettendoci nozioni ed elevando il concetto di comprensione a valore universale di crescita. E in tutto questo il suo grande amore e la sua conoscenza unica della nona arte, o arte visiva sequenziale come l’ha definita il leggendario Will Eisner, sono poste in primo piano.

 

 

Ogni forma di disegno è valorizzata, così come ogni forma di scrittura, dalla più diretta alle più ermetica, trova una perfetta collocazione nelle lezioni di McLoud.

Anzi, con una naturalezza quasi imbarazzante e che farebbe impallidire molti docenti e comunicatori  professionisti,  ci vengono consegnati gli strumenti per capire anche le forme d’arte che prima rifiutavamo o facevamo fatica ad accettare.

Non ci sono solo Jack Kirby, Osamu Tezuka e Art Spiegelman negli esempi di Scott McLoud; anche il più semplice degli “stickman” o la stilizzazione più estrema è degna di essere spiegata e valorizzata. A dir poco meraviglioso.

Inutile dirvi quanto il primo libro divenne un successo. Fu tradotto in diverse lingue, distribuito in tutto il mondo e diede la possibilità a Scott McLoud di ricevere diversi premi (un Eisner, un Harvey e molto altro).

 

 

E soprattutto diede modo all’autore di pensare a quelli che sarebbero diventati poi i seguiti di Capire il Fumetto, ovvero Reinventare il Fumetto: Immaginazione e Tecnologia rivoluzionano un’arte (2000) e Fare il Fumetto: i segreti della narrazione nei comics, nei manga e nella letteratura disegnata (2006).

Se nel primo libro siamo stati “iniziati” alle radici storiche del medium, alle tecniche e alle dinamiche comunicative più varie, nei successivi due libri l’approccio è leggermente diverso.

In Reinventare il Fumetto la diffusione di massa di internet pone importanti quesiti sul futuro della distribuzione delle nuvole parlanti (il tutto mentre noi chattavamo su C6 e mIRC con i modem 56K), anticipando temi e prospettive che in parte poi si sono anche realizzate e comunque facendo uno studio di marketing incredibilmente lucido e preparato.

Nell’ultimo libro infine, più spiccatamente dedicato a chi vuole diventare un professionista del settore, il nostro Scott McLoud insegna i trucchi del mestiere, unendo in una stretta di mano universale il mondo dei narratori (autori e disegnatori) e quello dei lettori.

 

 

Tutto questo, riunito in un unico volume, prende il nome di The Big Book Of Comics, oggi raccolto qui in Italia da Bao Publishing con una nuova traduzione di Leonardo Favia e un lettering più vicino all’originale.

È un saggio? In parte. È una testimonianza d’esperienza? Sicuramente, ma non solo. È un libro didattico? Perché no? È un fumetto appassionante? Assolutamente.

Studiare non è mai stato così bello e leggero. Scott McLoud dimostra in maniera assoluta e cristallina che il detto “chi sa fare fa e chi non sa fare insegna” non vale proprio un soldo bucato.

Di certo McLoud non è stato uno dei fumettisti più prolifici della storia, ma l’opera monumentale di cui si è reso autore, nonostante gli anni e gli accorsi cambiamenti sociali e tecnologici, rimane indiscutibilmente immortale, vero e proprio esempio di amore votato alla cultura e alla condivisione.

Il fumetto viene descritto come un medium essenziale per l’umanità, una forma di comunicazione elevata e dalle infinite possibilità, per la quale tante culture umane hanno infuso diverse direzioni e propensioni.

Fa sorridere quando si sente ancora parlare di “giornalini a fumetti” o quando ci sono ancora voci isolate che tendono a sottovalutare la potenza comunicativa travolgente del fumetto.

Pensateci: in Giappone i fumetti vengono utilizzati anche per descrivere le più semplici e quotidiane delle pratiche, come lavarsi correttamente le mani o salire sulla metropolitana.

Ma senza scomodare il Sol Levante, quanti bambini hanno imparato a leggere e a compiere ragionamenti complessi grazie all’arte illustrata o alle strisce fumettistiche?

Grazie a questo libro sarete arricchiti di una cultura straordinariamente vasta e riuscirete ad ampliare notevolmente i vostri orizzonti.

 

Quando si ama una cosa è naturale volerne conoscere ogni aspetto. La curiosità umana è propensa a scovare ogni singolo dettaglio di un’arte, specie se così vitale e primordiale come il fumetto.

In fondo geroglifici egizi, bassorilievi precolombiani, le stesse pitture rupestri erano un primo, embrionale tentativo di creare “immagini e altre figure giustapposte in una sequenza intenzionale, con lo scopo  di comunicare informazioni e/o ottenere una reazione estetica nel lettore”.

Ma noi lo chiamiamo semplicemente fumetto. Perché lo amiamo.

E con chi si ama, non servono le formalità.