Re Artù un supereroe? Forse non ci avete mai pensato e vi garantisco che nemmeno io avevo mai considerato un’ipotesi simile, quantomeno prima di aver visto King Arthur, Il Potere della Spada di Guy Ritchie, con protagonista Charlie Hunnam, direttamente dalle strade impolverate di Son Of Anarchy o dalla cabina di Gipsy Danger.

Eppure dopo la visione della pellicola dell’anno scorso ho provato un senso di déjà-vu decisamente familiare, come se la storia raccontata dal famoso regista inglese in qualche modo mi ricordasse i fumetti Marvel e DC Comics che tanto adoro e anche qualche recente cinecomic.

Ho ripreso in mano il film quindi, l’ho riguardato e rianalizzato con attenzione e mi sono letteralmente sorpreso di quante analogie il King Arthur più bad ass della storia abbia in comune con tanti supereroi pop, mai alla ribalta come in questo periodo.

 

 

 

Si comincia sempre con un Origin Movie

È chiaro a chiunque abbia visto il film in questione che King Arthur segue lo schema narrativo tipico degli origin movie di supereroi moderni.

La regola è piuttosto semplice: prendi un personaggio estremamente conosciuto e poi raccontane col linguaggio cinematografico la sua formazione, la sua crescita; meglio ancora racconta il momento esatto in cui avviene la sua trasformazione che lo consacra come eroe.

L’ottenimento di un super potere, come ci ha sempre insegnato Spider-Man,  comporta anche l’assunzione di grandi responsabilità.

L’ottenimento di un super potere, come ci ha sempre insegnato Spider-Man, comporta anche l’assunzione di grandi responsabilità. Quindi più il personaggio sembrerà provenire dal basso e più il suo cambiamento e la sua maturazione otterranno l’effetto meraviglia nello spettatore.

E il film di Guy Ritchie fa esattamente questo.

Introduce un personaggio epico e senza macchia come Uther Pendragon, padre di Artù, lo colloca in un mondo fantasy fatto di spade e magia, lo innalza a eroe dotato di super poteri o in questo caso di una super arma magica, e poi lo abbatte per mano del grande villain di turno, il fratello Vortigern. Il figlio si salva solo grazie al gesto eroico del padre ma cresce del tutto inconsapevole del suo importante lignaggio e del destino in serbo per lui.

Le analogie con Superman ci sono tutte;  il figlio di Jor-El crescerà privo dei suoi veri genitori, in una realtà completamente diversa dalla sua, con una famiglia adottiva che gli trasmetterà  valori ed insegnamenti fino alla sua maturazione (o chiamatelo più semplicemente risveglio) in chiave eroica. Solo che la “famiglia adottiva” di King Arthur è meno esemplare rispetto alla famiglia Kent e il nostro Artù risulta decisamente più pragmatico e meno idealista del caro azzurrone.

Ma spostiamoci in casa Marvel e pensiamo anche a Thor.

Il figlio di Odino, durante la sua giovinezza, era tutto tranne che un esempio. Scavezzacollo, arrogante, presuntuoso, circondato dai suoi amici quasi a formare una banda (in particolare Volstagg) e da Loki, in un eterno mettersi alla prova solo per appagare il suo ego. La spada magica in questo caso è rappresentata da Mjolnir, il celebre martello di metallo uru, ma Thor non può brandirlo anche se suo per diritto di nascita, perché non ne è ancora degno.

Servirà la sua crescita e maturazione prima che il martello lo riconosca come legittimo proprietario analogamente con quanto accade nel film King Arthur con Excalibur.

In questo caso il nostro Arthur è un personaggio diametralmente opposto rispetto il giovane Thor, eppure simile, perché non crede di essere degno della spada che gli è destinata, forse proprio a causa del suo forma mentis. Ma quando si risveglierà “il tuono” in lui le due figure diventeranno decisamente sovrapponibili per fierezza, sprezzo del pericolo, aura di comando.

 

 

Pensate al potere di Mjolnir scatenato sui nemici o ancora di più al Dio del Tuono quando brandisce la mitica Stormbreaker in Avengers Infinity War.

Visto da questo punto di vista il nostro King Arthur sembra un moderno supereroe fatto e finito.

 

 

 

 

I Guardiani di Camelot e i Vendicatori di Londinium

Assistiamo alle gesta del nostro Arthur assieme ad una squadra di individui poco raccomandabili.

Per la maggior parte del film assistiamo alle gesta del nostro Arthur assieme ad una squadra di individui poco raccomandabili facenti parte di quella che rappresenta la Resistenza contro il regno dell’usurpatore Vortigern: gli amici e compagni del bordello Tristan “Stecchino” e Mangiagalli e poi Bediver, Bill “Grasso D’Oca” Wilson, la Maga, Parsifal & company.

 

 

I rapporti tra i compagni di Londinium e gli uomini di Bediver non saranno inizialmente facili,  ognuno vorrà mantenere la propria autonomia di comando e le cose sembreranno non funzionare particolarmente bene, ma si arriverà ad una perfetta intesa e ad una grande lealtà che daranno origine ad una squadra decisamente ben oliata.

Vi viene in mente qualcuno in particolare? Esatto, parlo proprio della squadra più sgangherata del MCU (eppure così perfettamente funzionante), ovvero i Guardiani della Galassia.

 

 

Arthur può ricordare uno Star Lord più squadrato e serio ma di certo non meno irriverente, i vecchi amici  Stecchino e Mangiagalli inizialmente ricordano i due “banditi” Rocket Racoon e Groot, Bediver non fa ridere come Drax ma sicuramente è il “rigido” del gruppo e la Maga sembra aver ingoiato un manico di scopa proprio come la nostra cara Gamora nelle sue prime battute.

Le squadre del genere funzionano sempre (vedi Star Wars).

Personaggi molto distanti tra loro che, dopo aver appianato le divergenze (o aver trovato un nemico comune sufficientemente grosso e potente), mostrano una così perfetta alchimia, fanno letteralmente impazzire il pubblico e i lettori, oltre ad essere perfetti per lo stile narrativo di Guy Ritchie.

Ma se volete allargare il campo delle analogie pensiamo anche alle tante formazioni dei Vendicatori del mondo Marvel e molti altri supereroi conosciuti. Troverete un corrispettivo per ognuno dei personaggi della pellicola di King Arthur.

 

 

Le analogie con Thor e il suo Mjolnir già le abbiamo citate, potremmo allargare il concetto di spada magica a quello di armatura magica di Iron Man, che può anche finire nelle mani sbagliate di un villain come Norman Osborn dopo Secret Invasion, ma consideriamo anche quelle tra Grasso D’Oca e Occhio di Falco, tra la Maga e Scarlet, tra il fedele Mangiagalli e l’altrettanto fedele Sam Wilson, tra il poco sfruttato Kung Fu George e personaggi come Danny “Iron Fist” Rand (per via delle arti marziali) o Luke Cage (per avere il proprio ceto sociale dalla propria parte) e così via arrivando al Super Serpente Gigante che distruggerà la sala del trono di Vortigern, che se fosse verde e umanoide avrebbe già un suo corrispettivo.

La costruzione archetipa di questi personaggi si replica perfettamente anche in contesti diversi rispetto i comics, anzi la creazione degli stessi personaggi nel mondo dei fumetti deriva appunto dalla cultura letteraria precedente di cui anche i cicli arturiani fanno parte.

Anche in questo caso i connotati tipici del fumetto/film supereroistico sono tanti e marcati.

 

 

Serve un grande villain per generare un grande eroe

Vortigern, interpretato da Jude Law, è un perfetto villain fumettistico.

Estremamente intelligente e calcolatore, freddo e distaccato nei sentimenti, mi ha ricordato due grandi figure del mondo Marvel: il Dottor Destino e il titano folle Thanos.

 

 

Come Victor Von Doom egli brama il potere, affidandosi alle forze oscure e alla magia nera pur consapevole del pericolo che le stesse rappresentano e del prezzo che sarà costretto a pagare. E il sovrano di Latveria ha sempre abusato della magia oscura.

Victor Von Doom per ottenere il potere rimane sfigurato, mentre Vortigern perde la propria anima quando fa il primo patto con Mordred e le Streghe del Mare. Un villain del genere non si affronta senza un piano perfettamente congegnato perché saprà  sconvolgere gli equilibri all’ultimo e prevedere le trappole, proprio come accade nel film nella scena dell’agguato al fiume.  Quante volte abbiamo visto Dr. Doom arrivare ad un passo dalla vittoria salvo poi essere sconfitto dall’eroe che non ha più nulla da perdere?

 

 

Se invece guardiamo al più recente super villain del MCU, Thanos, le analogie con Vortigern sono ancora più dirette.

Thanos brama a tutti i costi le gemme dell’infinito per ottenere l’arma perfetta, quel Guanto dell’Infinito capace di incredibili prodigi e soprattutto in grado di affermare la sua indiscussa sovranità sull’universo.

 

 

Per ottenere quest’arma accetterà di fare un gesto spaventoso, seppur col cuore sanguinante: sacrificare la propria stessa figlia, Gamora, esattamente  come ha fatto Vortigern, prima con la moglie e poi con la figlia nella fase finale del film.

Anche in questo caso i tratti caratteristici del villain fumettistico emergono in maniera decisa, confermando le analogie e il carattere da cinecomic di King Arthur il Potere della Spada.

 

 

 

Un nuovo universo espanso

King Arthur Il Potere Della Spada, nei progetti iniziali, sarebbe dovuto essere il primo capitolo di una serie di ben 6 film dedicati alla Tavola Rotonda e al mito di Excalibur.

L’insuccesso commerciale ha purtroppo decretato la chiusura del progetto ma sottolineo quanto fosse nell’intenzione dei produttori e di Guy Ritchie creare un universo narrativo ben preciso e molto simile a quello creato da Kevin Fiege per il MCU.

Pensate a quante porte il regista di The Snatch e Lock & Stock si è lasciato aperte nel realizzare il suo film su Re Artù.

Si parte con un origin movie che oltre a consacrare l’eroe ce ne mostra la storia, delinea il suo carattere e il mood un po’ gangsta.

Nel finale si fa quello che normalmente i film Marvel fanno con i famosi codini: viene rivelata la Tavola Rotonda e siamo partecipi dell’investitura a cavalieri dei compagni di Re Artù, come a darci indizi sui prossimi capitoli.

Un personaggio chiave della saga, la Maga interpretata da Àstrid Bergès-Frisbey, rimane volutamente senza nome e senza una storia, proprio per permettere un secondo eventuale origin movie su di lei (vista anche la totale assenza del pur citato Merlino nella pellicola) o per svelare il suo ruolo nel grande disegno. Addirittura i presupposti avrebbero potuto trasformarla nella strega Morgana rendendola il grande villain oscuro della saga.

 

 

L’intero ordine dei maghi, intravisto nella prima pellicola, avrebbe potuto vantare un ruolo di primaria importanza nel ciclo di pellicole che si voleva creare.

Con un mondo fantasy così ben delineato a disposizione e un utilizzo sapiente di “sword and sorcery” l’universo espanso sarebbe stato molto facile da creare, replicando il modello Marvel di coerenza e continuity, anche con film aventi protagonisti diversi.

 

 

Un’occasione sprecata

King Arthur, Il Potere della Spada è un film che ho gradito sotto molteplici aspetti. Lo stile registico di Guy Ritchie, la caratterizzazione dei personaggi, il palese richiamo ai comics sono tutti aspetti che mi hanno decisamente  convinto nella complessità del film, al netto di qualche momento un po’ videogame che poteva anche essere risparmiato.

 

 

Per questo l’insuccesso commerciale e la conseguente chiusura del progetto la considero decisamente un’occasione sprecata.

Sono certo che l’abilità e lo stile inconfondibile di Guy Ritchie avrebbero potuto regalarci notevoli soddisfazioni, creando una sorta di Guardiani della Galassia bis, in ambientazione fantasy spinta e con il tipico caos che solo le bande di protagonisti scapestrati di film come The Snatch possono creare.

 

 

Perché se è vero che certi miti sono così radicati nell’immaginario comune da risultare quasi intoccabili, è altrettanto vero che poterne disporre ai fini di modifica, reinterpretazione, decostruzione e successivo riadattamento, se fatto con criterio e abilità, regala il quadruplo delle soddisfazioni. Di quelle che ottieni con un sorrisetto diabolico stampato in faccia.

Ora che ci penso, non vedreste bene Guy Ritchie all’interno del Marvel Cinematic Universe?