Solo: A Star Wars Story

4 anni fa

25 minuti

Continua la nostra tradizione di fare recensioni a più mani per i film ambientati nell’universo di Star Wars: abbiamo visto in anteprima Solo: A Star Wars Story e questo è quello che ne pensano la redazione e diversi ospiti.

Questa multi recensione verrà aggiornata con nuovi contributi fino a dopo l’uscita in Italia del film, il prossimo 23 maggio.

Non preoccupatevi: non ci sono spoiler nella nostra multi review.

 

Una anteprima stampa addirittura una settimana intera prima dell’uscita, caso più unico che raro per i film di Star Wars del corso Disney. Disney che ha fatto la scelta particolare di presentare Solo: A Star Wars Story (da ora in poi solo “Solo”) al Festival di Cannes, dove per consuetudine non ci sono mai embarghi sulla pubblicazione di recensioni dopo la visione dei film. Scelta che connota una certa sicurezza quindi da parte di Disney a presentare alla stampa mondiale un film che non era certo partito col piede giusto.

Sappiamo tutti del cambio alla regia dopo tanti mesi con Ron Howard che accetta di prendere in mano il film e ne rigira addirittura il 70%. Per non parlare dei supposti problemi di recitazione di quello che dovrebbe essere il protagonista assoluto del film, Alden Ehrenreich nel ruolo di Han Solo.

Nonostante tutte queste brutte premesse il film di Ron Howard è una grande avventura che rende omaggio all’anima della saga di Star Wars, ritagliandosi un proprio posto nel Canone  senza cercare di stravolgerlo.

Il merito in gran parte va agli sceneggiatori, Lawrence Kasdan e il figlio Jon che hanno saputo costruire un riuscito incrocio tra western e heist movie, per raccontare il coming of age di Han Solo (e non solo il suo, ma non aggiungo altro per non spoilerare).

Il film non cerca semplicemente di raccontare la storia di Han Solo e di integrarla direttamente nel resto della saga, ma piuttosto mostra una serie di eventi che trasformano un giovane Han in quello che siamo stati abituati a vedere fino ad ora: il contrabbandiere stellare Han Solo.

Il ritmo, il linguaggio, l’estetica, la regia, le musiche e i personaggi ricordano soprattutto i primi film della saga, da A New Hope a The Empire Strikes Back. Non è un caso che Kasdan sia anche lo sceneggiatore proprio di The Empire Strikes Back o di altri classici come Raiders of the Lost Ark.

Nella scrittura di Kasdan c’è una consapevolezza e un rispetto del Canone di Star Wars che farà la gioia di tutti i fan della Saga. Se poi siete andati oltre ai film e avete magari letto i libri o visto le serie animate, allora vi ritroverete a casa, tra una citazione e l’altra, immersi in una serie infinita di dettagli e personaggi che si rifanno a tutto il Canone.

È un film che ci riporta all’origine della Saga, in tutti i sensi.

È un regalo ai vecchi fan che, forse, piacerà anche ai nuovi.

Antonio Moro
leganerd.com

 

 

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Roby Rani

Il film è appena finito, io ho un sorriso enorme, gli occhi lucidi, le mani stanno applaudendo incontrollate e, terminato il sorrisone, dalle mie labbra esce uno spontaneo e incontrollato “bravi”, e ancora clap, clap, clap…

È il primo film della saga (avevo 9 anni quando uscì Il Ritorno dello Jedi per cui non fa testo la trilogia originale) che mi convince subito, all’istante… Sono felice e piacevolmente stupito, non me lo aspettavo veramente.

La sua forza è il ritmo costantemente in crescita, e non parlo di eventi in sé, ma di coesione delle scene stesse.

Nella prima parte, nonostante non ci sia mai un momento morto e nemmeno palesemente “sbagliato”, ci si sente un pelo distanti, non so spiegarlo, forse è il film stesso a fare il passo più lungo della gamba prendendosi una confidenza eccessiva, forse lo spettatore ha bisogno di un pelo di tempo in più, forse…

È un po’ come conoscere una ragazza carina per la prima volta, ci si saluta in imbarazzo, non ci si guarda negli occhi, ci si gira per qualsiasi futile motivo, insomma il cuore va a mille ma la preoccupazione di non piacerle è proporzionata all’intensità dell’emozione del momento, ma poi, ecco che arriva la magia, ci si trova, ci si guarda, l’imbarazzo svanisce improvvisamente, ci si avvicina pericolosamente e sbaaam! Ecco che parte il limone migliore, il primo.

Da li in poi sarà un continuo crescendo di risate, lacrime, esaltazione, sorprese, citazioni e per finire la smascellata a terra con successivo effetto Vuttana!!!.

Potrei parlarne per ore, santodddio!

Roby Rani
leganerd.com

 

 

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Gabriella Giliberti

La prima cosa che penso quando mi trovo di fronte a una pellicola che riesce profondamente a colpirmi come critico e come persona, è sempre la stessa: non vedo l’ora di rivederlo ancora al cinema.

E questo, quando si tratta di Star Wars, accade sempre! Le aspettative per Solo: A Star Wars Story non erano molte; mai totalmente convinta dalla scelta di un’origin story, mai davvero caricata dai trailer e neanche particolarmente colpita dal casting.

un film che per la prima volta per quanto riguarda Star Wars, non mi ha assolutamente lasciato la voglia di rivederlo.

Purtroppo e per fortuna questo ha aiutato non poco nell’approccio alla visione ben più oggettiva e lucida, fondamentale quando sulle spalle si deve “sorreggere” un Festival di dodici giorni, mettendomi di fronte subito a un film che sicuramente mi aveva fatto ricredere dalle mie basse aspettative ma che, per la prima volta per quanto riguarda Star Wars, non mi ha assolutamente lasciato la voglia di rivederlo.

Solo: A Star Wars Story sposa perfettamente il concetto di avventura per la famiglia, che non poco strizza l’occhio ai filoni di Indiana Jones, riprendendo doppiamente la figura di Harrison Ford, storico interprete del personaggio creato da George Lucas.

Un film molto godibile, che sa intrattenere, assolutamente divertire e anche emozionare ed esaltare per i molteplici omaggi, citazioni sparsi lungo tutta la costruzione della pellicola.

Sono proprio gli elementi positivi di Solo: A Star Wars Story, che ci mettono di fronte ai suoi evidenti limiti tecnici.

Una pellicola cambiata in corsa, dove il cambio gioca non poco a sfavore del film, facendosi sentire troppo e dividendolo quasi in due parti. Una prima dall’inizio veloce, elettrizzante ma che perde colpi molto velocemente, lasciando spazio a un mood molto più scuro (a partire dalla fotografia).

Una seconda parte di qualità altamente superiore, che incarna molto meglio lo spirito di tutta la saga di Star Wars.

Una seconda parte di qualità altamente superiore, che incarna molto meglio lo spirito di tutta la saga di Star Wars. Dinamico, in continuo divenire ed evoluzione dove assistiamo alla vera e proprio crescita di Han, dall’essere un semplice “kid”, come lo apostrofa ironicamente Beckett – un meraviglioso Woody Harrelson – al divenire l’Han Solo così come lo abbiamo conosciuto.

Una pellicola più di superficie che di sostanza che trasmette troppo la sensazione del “dobbiamo chiudere in fretta, non abbiamo 6 mesi di più per limare il film”. Eccessivamente grezzo, troppo “semplice”, che manca di ciccia. Assolutamente Star Wars c’è, e forse i conoscitori ben più esperti potranno cogliere molte più citazioni e collegamenti con l’universo espanso, ma sembra limitarsi unicamente a quegli omaggi, quelle citazioni.

Impossibile e insensato un paragone con Rogue One, due film e due storie totalmente differenti, ma in quel caso la storia apportava qualcosa di nuovo alla nostra conoscenza di Star Wars. Un film di guerra si, ma dal risvolto interessante, con elementi che intrigavano, incuriosivano.

Nel caso di Solo: A Star Wars Story sembra che manchi la storia, che i personaggi non siano mai veramente definiti al 100%

Nel caso di Solo: A Star Wars Story sembra che manchi la storia, che i personaggi non siano mai veramente definiti al 100%, a prescindere delle interpretazioni degli attori, tutte ottime, nonostante ci sia un protagonista – Alden Ehrenreich – spesso oscurato dalla presenza di colleghi come Woody Harrelson e Donald Glover (Lando).

Un protagonista che sa confrontarsi bene con il suo personaggio, ma che sparisce nella folla e, inevitabilmente, non regge il paragone con “l’ombra” di Harrison. Buona performance per Emilia Clark (forse la migliore sul grande schermo) ma, purtroppo, nonostante sia un personaggio dall’inaspettata centralità e importanza, la caratterizzazione rasenta l’abbozzo. Per dirlo in modo barbaro, lei e altri personaggi secondari, sembrano essere stati buttanti un po’ nel calderone, non avendo avuto il tempo di definire meglio il loro arco narrativo.

Alti e bassi nel ritmo, ben più mantenuto dall’action e risvolti finali, quelli che davvero mettono “il pepe nella minestra”. Piacevolmente sorpresa per l’armonia all’interno dei dialoghi e, soprattutto, sulla gestione dell’humor, dosato al punto giusto e molto più in linea con il mondo Star Wars rispetto al precedente The Last Jedi.

Nella conclusione, a prescindere dall’errata collocazione di un film così grosso con un Festival del Cinema come Cannes, Solo: A Star Wars Story è un buon film, forse quello più aperto verso un pubblico più massiccio, nonostante abbia un occhio di riserbo molto più profondo e fedele per gli estimatori della saga di Lucas, ma fragile nella struttura, nella resa finale.

Diviso a metà a causa dei problemi di cambio regia e che, da un punto di vista prettamente filmico, non regge assolutamente il confronto con nessun altro dei suoi predecessori.

Tecnicamente il film più debole all’interno dell’universo di Star Wars che, senza lode e senza infamia, si lascia guardare… Ma, per un film e soprattutto per un film di Star Wars, questo non può assolutamente bastare!

Gabriella Giliberti
leganerd.com

 

 

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Giuseppe Grossi

Solo racconta soprattutto di un ragazzo di buon cuore, stanco di essere uno schiavo che vive di scarti e di furti, voglioso di una vita libera tra le stelle.

Occhio al sottotitolo, perché vale come indizio. Una storia di Star Wars. Solo è “una” storia, non “la” Storia. Con la “S” minuscola. Non tanto una la Storia di Ribellioni, non la Storia di Repubbliche, non la Storia di jedi, famiglie, imprese collettive. Solo racconta soprattutto di un ragazzo di buon cuore, stanco di essere uno schiavo che vive di scarti e di furti, voglioso di una vita libera tra le stelle. Una vita di coppia, sia chiaro.

La sua avventura polverosa, sospesa tra deserti e rottami, parte come una storia d’amore e, nonostante le atmosfere da western galattico, il sottofondo romantico batte lungo tutto il film. Ma non c’è rischio di cadere nello smielato, perché quello diretto da Ron Howard è un racconto di pura disillusione.

“Attieniti al piano. E non improvvisare”.

L’ordine conferito al giovane Han Solo durante le sue scorribande da fuggitivo sembra lo stesso dato al celebre regista di Duncan, che inizia il suo film col pilota automatico, con ritmo, mestiere, ma senza buone motivazioni a sostegno di tutta quella foga.

Poi qualcosa cambia, in meglio. Qualcosa prende forma, senza seguire scie altrui, scavando il suo solco dentro un personaggio diverso da quello che abbiamo sempre conosciuto. E amato. Meno guascone, ironico e divertente di quello che era lecito immaginare, Solo è il racconto di formazione di un bravo ragazzo costretto a corazzarsi di disincanto, a fare dell’ironia tagliente la sua migliore arma di difesa contro le delusioni della vita.

Col passare dei minuti capisci che Solo è un film davvero diverso da tutti gli altri, perché non è il racconto di una saga familiare, non è l’impresa di una ribellione collettiva. Non c’è truppa, non c’è squadra, non c’è gruppo. Solo si riconosce nel suo cognome e in un percorso personale imprevedibile, coraggioso e in parte spiazzante.

Solo è l’esperienza che ti porta a cambiare. Solo è un’avventura che parte per tornare indietro, e poi ti costringe a guardare avanti, oltre, dietro alle persone che ami.

Solo è l’evoluzione di un giovane sognatore che ha avuto una sola colpa: ha sperato per primo.

Giuseppe Grossi
movieplayer.it

 

 

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Lorenzo Fantoni

Solo segue la doppia linea produttiva dei film di Star Wars: quelli che portano avanti la storia sono pensati per pescare nel pubblico più giovane, questi spin-off invece per chi da piccolo era curioso di saperne di più, si leggeva i fumetti, i romanzi e si comprava ogni possibile enciclopedia sul tema (non fate quella faccia ci siamo passati tutti, il nozionismo è il miglior amico del nerd).

E se nella saga principale il fan di vecchia data si sente ormai sperduto è negli spin-off che può assaporare l’aria di casa.
Fondamentalmente questo è un film con cui Disney cerca di far pace coi fan di Star Wars dopo Gli Ultimi Jedi dandogli tutto ciò che vogliono: le battute che citano altre battute, i momenti topici, il cameo illustre, la continuity spessa e attenta, persino con le serie animate.

Fondamentalmente questo è un film con cui Disney cerca di far pace coi fan di Star Wars dopo Gli Ultimi Jedi dandogli tutto ciò che vogliono: le battute che citano altre battute, i momenti topici, il cameo illustre, la continuity spessa e attenta, persino con le serie animate.

Avete presente quando del Trivial Pursuit facevano le edizioni dedicate a un solo tema? Ecco, questo è il Ready Player One dei fan di Star Wars che distilla fan service non appena rischia di perderti.

Il risultato finale è forse un po’ anonimo, privo di una vera identità e manca qualcosa, ma se sei un fan di Star Wars, se ti sei letto tutti i fumetti, se ami l’universo espanso non puoi non godere nel collegare tutti i puntini. È la stessa soddisfazione che provi quando un pezzo del puzzle che stai facendo scivola dolcemente al suo posto.

Lorenzo Fantoni
nerdcore.it

 

 

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Antonio Cuomo

Solo senz’anima

Quando un viaggio inizia col piede sbagliato, capita che non si riesca a raddrizzare del tutto. Sappiamo tutti delle disavventure produttive di Solo: A Star Wars Story e dispiace dire che i segni restano in parte visibili anche nel film che arriva in sala: Ron Howard ce l’ha messa tutta per aggiustare il tiro, ma è ovvio che in una produzione di tale portata non abbia potuto avere una libertà di intervento tale da rendere il secondo spin-off di Star Wars un “suo” film e da sfruttare tutte le potenzialità del progetto.

A Solo manca un’anima, una propria personalità ben definita, nella misura in cui l’aveva invece il precedente Rogue One.

A Solo manca infatti un’anima, una propria personalità ben definita, nella misura in cui l’aveva invece il precedente Rogue One, e il risultato è un blockbuster piuttosto ordinario con alcune sequenze riuscite ed altre meno ispirate.

Un blockbuster medio che ha però un importante valore aggiunto: è un film della saga di Star Wars, con tutto ciò che comporta in termini di ambientazione, scenografie, veicoli, costumi e personaggi (su tutti un fantastico Lando Calrissian).

Un aspetto non trascurabile, sul quale Ron Howard e gli autori hanno puntato molto, che da solo lo rende meritevole di interesse a dispetto dei problemi e difetti che si porta dietro.

A queste considerazioni aggiungo un problema di carattere personale: considero la figura di Han Solo unica e inimitabile, un personaggio che solo Harrison Ford può rendere come per tutti i personaggi ai quali ha dato vita.

Non me ne voglia il pur bravo Alden Eherenreich, ma per tutto il film non ho fatto altro che concentrarmi su di lui per scorgere Han Solo nella sua prova. Non ci sono riuscito, non del tutto, ma è probabilmente colpa mia.

Antonio Cuomo
movieplayer.it

 

 

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Francesco Ventrella

Per svariati motivi sono arrivato alla visione di Solo: A Star Wars Story privo di aspettative di sorta, come d’altronde moltissimi altri, fan e non delle Guerre Stellari. E i motivi sono più di uno: in primis il fatto che le Guerre Stellari, appunto, non c’entrano nulla con la storia che Ron Howard ha messo in scena, poi diciamo che Disney non si è sprecata troppo nel voler pubblicizzare questo spin-off che mi è parso molto meno sotto i riflettori di Rogue One e decisamente meno degli episodi della nuova trilogia, e poi – lo pensiamo tutti, non fingete che non sia così – perché Han Solo è Harrison Ford. Punto.

Poi però sono andato a vedere il film e mi sono detto “dai, dagli una possibilità a sto Alden Eherenreich“, e ciò che ho visto è stata una storia scritta e recitata davvero bene, con un ritmo incalzante che ti fionda fin da subito nell’azione e ti mostra tanti nuovi personaggi che sai già non torneranno nella vita di Han, ma sei comunque curioso di scoprire perché abbiano un ruolo nel renderlo quello che abbiamo conosciuto nella trilogia originale.

Priva di pacchianate, visivamente pulita e accattivante, la storia di questo film costruisce sul volto di Alden Eherenreich la maschera di Harrison Ford, crea quel personaggio spaccone ma ci rende partecipi di una verità che solo chi lo ha amato davvero conosce: che in fondo è sempre stato Solo un bravo ragazzo che sognava di volare tra le stelle.

Non si può fare una colpa ad Eherenreich di non essere Ford, e bisogna ammettere che ha saputo interpretare benissimo il suo ruolo, così come magistrali sono le interpretazioni di Woody Harrelson nel ruolo di Beckett e di Donald Glover nel ruolo di Lando Calrissan. Ha il suo perché anche la Kira di Emilia Clarke, ma non apprezzo particolarmente i casting che partono dalla palese intenzioni di sfruttare un volto noto della serie tv del momento. Sono entrato in sala con zero aspettative e ne sono uscito davvero felice di aver speso i soldi del biglietto, andate a vedere questo film e capirete che può accompagnare, Solo.

Francesco Ventrella
leganerd.com

 

 

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Lorenzo Delli

Zero aspettative, Alden Ehrenreich non ci incastra niente con Han Solo, il film è una trovata commerciale, è un’americanata bella e buona. Siete stufi di leggere ‘sta roba? Un po’ anch’io, ma è bene evidenziare sin da subito i punti deboli della nuova pellicola Disney.

Alden Eherenreich si è studiato quasi alla perfezione il personaggio, ma raggiungere il carisma di Harrison Ford (certe persone “bucano lo schermo” anche quando sbadigliano) e lo spessore dell’Han Solo che siamo tutti abituati a conoscere non è banale.

E infatti sono pochi i momenti in cui viene fuori il Solo della trilogia classica, ma c’è anche da dire che il film stesso rappresenta (in parte) quella fase di crescita del personaggio che lo porta ad essere il contrabbandiere che non si vuole schierare né tanto meno avere legami affettivi. Che poi il film sia una “trovata commerciale” penso non ci sia nemmeno bisogno di discuterne: Disney non è una ONLUS.

Solo: A Star Wars Story risulta nel complesso un film divertente.

A prescindere dalla Disney che dovrebbe fare le cose per i fan e non per guadagnare, o dalla prestazione di Ehrenreich, comunque affiancato da un Woody Harrelson in ottima forma e da un Donald Glover che si cala perfettamente nei panni di Lando, Solo: A Star Wars Story risulta nel complesso un film divertente.

È una pellicola che cerca, un po’ come Il Risveglio della Forza, di prendere a braccetto da una parte i vecchi fan e dall’altra le nuove generazioni non troppo affezionate alla trilogia classica.

La rotta di Kessel in meno di 12 parsec, le sfide a Sabacc tra Han e Lando, “Han shot first”, il Millennium Falcon (che dal film ne esce ulteriormente impreziosito): tutti elementi che potrebbero essere interpretati come contentini per la fan base ma che in realtà vengono in certi casi rappresentati concretamente per la prima volta sullo schermo, a fianco di nuovi ed inediti elementi e personaggi che fungono appunto da anello di congiunzione.

In definitiva la pellicola funziona grazie ad una buona dose di scene di azione

In definitiva la pellicola funziona grazie ad una buona dose di scene di azione, mai troppo esagerate e caratterizzate da una giusta dose di computer grafica (di qualità), e ad una storia che scorre praticamente senza intoppi. Non mancano anche un paio di colpi di scena con cui Disney si è voluta lasciare un paio di porte aperte perché, nell’ottica di “uno Star Wars all’anno toglie il medico e gli azionisti rompi-maroni di torno”, un possibile sequel non guasta mai.

Peccato solo per il rapporto tra Han e Chewbacca, un tema che di per sé meriterebbe un approfondimento a parte e che in questo film è solo abbozzato. E per favore, non paragoniamolo a Rogue One: saranno entrambe Star Wars Story, ma si tratta di due prodotti completamente differenti, come saranno differenti le future Star Wars Story che ci aspettano negli anni a venire.

Lorenzo Delli
smartworld.it

 

 

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Mattia Ferrari

Rogue One ci aveva sorpresi in positivo, risultando per molti addirittura superiore ad alcuni capitoli della saga principale e togliendo ogni dubbio sull’utilità degli spin off in live action. Le premesse per Solo: A Star wars Story erano totalmente differenti, d’altro canto: cambio di regia in corsa, Alden Ehrenreich come giovane solo che non convinceva il pubblico e nemmeno la produzione, tanto che voci di corridoio affermano che gli fosse stato affiancato un coach per correggere la sua – pare – pessima recitazione, senza contare il fatto che la Disney stessa sembrava non voler pubblicizzare più di tanto il film, rilasciando il primo trailer quattro mesi prima dell’uscita.

Ora che il film è uscito possiamo ammettere che sì, ha i suoi problemi e i sui grossi difetti. La trama, ad esempio, è interessante ma abbastanza fine a sé stessa e il film termina con un Solo che non è ancora il Solo che conosciamo, troppo eroe e davvero troppo poco antieroe. Ma stiamo parlando anche di un film che, a conti fatti, risulta davvero molto divertente, con un fan service calibrato e personaggi nuovi accattivati.

Dal Tobias Beckett di Woody Harrelson, personaggio fondamentale per l’evoluzione del protagonista, alla Qi’Ra interpretata da Emilia Clarke, perfettamente calata nella parte e che costituisce una romance nemmeno troppo ingombrante e in linea con quelle che di solito troviamo nei film di Star Wars.

Anche il giovane Lando Calrissian di Donald Glover è piuttosto convincente, assolutamente simile al personaggio più invecchiato a cui ci hanno abituato. La sorpresa più grande rimane però proprio quell’Alden Ehrenreich che tanto era stato bistrattato: il suo Solo forse non è ancora diventato il vero Solo, ma è un protagonista simpatico, carismatico quanto basta e con cui empatizzare non è difficile.

Non ho provato simpatia invece per L3, ennesimo androide comprimario, qui in versione femminile, fissata con l’attivismo per la liberazione dei robot.

Non ho provato simpatia invece per L3, ennesimo androide comprimario, qui in versione femminile, fissata con l’attivismo per la liberazione dei robot.  Metafora nemmeno troppo velata del femminismo, tematica a cui la Disney presta notooriamente attenzione, ma che qui risulta decisamente fuori luogo, seppure sia funzionale per il prosegumento della trama. Infine, sono interessanti Dryden Vos, cattivone interpretato egregiamente da Paul Bettany, che per l’occasione ha svestit i panni di Visione, e Enfys Nest, mascherato cazzuto alla Boba Fett, ma con un minimo di background in più. Sicuramente più memorabile di Phasma, comunque.

In sostanza si tratta di un film carino, che intrattiene e non si merita la demolizione che sta subendo.

Altro problema non da poco sono le musiche, che fanno il loro dovere sul momento, ma sono decisamente meno efficaci rispetto a quelle che ci si aspetterebbe da ogni capitolo di star Wars, spin off o meno che sia: se in Rogue One alcuni dei nuovi temi musicali rimanevano bene in testa, qui avviene il contrario e si ricordano quelli già noti, piùclassici e radicati all’interno della saga. Ma, in sostanza, Solo- A Star Wars Story è un film carino, che intrattiene e non si merita la demolizione che sta subendo.

Mattia Ferrari
leganerd.com

 

 

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Giovanni Zaccaria

Il valore aggiunto di un film di Star Wars è da ricercare soprattutto nell’enorme strascico di discussioni, interpretazioni e dibattiti che normalmente lo stesso si porta dietro dopo l’uscita.

Insomma un film di Star Wars dovrebbe sempre emozionarti e farti esultare, oppure farti anche incazzare a bestia, deluderti persino. Non ti dovrebbe mai lasciare indifferente.

 

Solo è il primo film della saga che, una volta uscito dalla sala, non ha suscitato praticamente nessuna voglia di discussione né in me, né nei miei amici.

Solo è il primo film della saga che, una volta uscito dalla sala, non ha suscitato praticamente nessuna voglia di discussione né in me, né nei miei amici. Nessun desiderio di seconda visione, nemmeno in considerazione del grande carico di citazioni presenti.

Non perché si tratti di un film palesemente brutto, ci mancherebbe, ma proprio perché risulta particolarmente fine a sé stesso. Il ritmo incalzante (anzi direi entusiasmate) della prima parte, nel resto del film, si trasforma in una corsa contro il tempo per arrivare a mostrare tutto entro i limiti di durata della pellicola, arrivando in fondo con il fiatone.

I colpi di scena sono piuttosto telefonati (a parte uno dai, sapete a cosa mi riferisco): sappiamo tutti quel che succederà (dalla conquista del Millenium Falcon durante una partita a carte con Lando alla famosa rotta di Kessel compiuta in meno di 12 parsec), eppure contrariamente con quanto accaduto in Rogue One non ci arriviamo col cuore in gola per l’emozione, in un crescendo di occhi lucidi e palpitazioni.

È bello tornare a vedere un Han Solo che si comporta da Han Solo (in questo ammetto di aver apprezzato la recitazione di Alden Ehrenreich, che tutto sommato riesce a trovare una sua direzione definita), è bello anche vedere l’incontro con Chube (anche se il personaggio manca terribilmente di spessore in tutto il film, risultando un enorme pupazzone che fa cose senza vere motivazioni e in un film che racconta le origini dei personaggi questo non è passabile), ma la sensazione che ho avuto lungo tutto il film è che stessi assistendo ad un gigantesco e curatissimo video backstage che mi illustrava i retroscena di una storia e di un personaggio di cui fondamentalmente sappiamo già tutto quel che serve.

Se è vero che la nuova trilogia, da Episodio VII in poi, vuole rivolgersi ad un nuovo pubblico e ad una nuova generazione di potenziali adepti della Forza e che i capitoli spinoff invece siano destinati ad accontentare lo zoccolo duro dei vecchi (ed espertissimi) fedelissimi, Solo – A Star Wars Story esagera proprio in quest’ultima direzione, diventando più un fan service che altro.

Non è propriamente un heist movie alla Ocean Eleven, i piani di rapina non sono mai troppo studiati, non è nemmeno un vero western coi fuorilegge alla frontiera, non è una bellissima love story tra il protagonista e l’amata perduta:

È un film che si pone a metà di tutto, senza eccellere in nessun aspetto particolare.

Nonostante sappia intrattenere e anche divertire e sappia accontentare i tanti esigenti fan in termini di citazioni e rispetto dell’universo starwarsiano, ciò non è sufficiente a rendere Solo A Star Wars Story un capitolo memorabile della saga ed è un peccato perché il più famoso contrabbandiere spaziale della storia meritava di meglio.

Giovanni Zaccaria
leganerd.com

 

 

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Federico Sciortino

Solo. Si dice che uno non deve andare al cinema da Solo. Che il cinema è bello in coppia o in gruppo. Io, che un annetto della mia vita l’ho passato in Inghilterra, ho notato che questa è una cosa tutta italiana. In Inghilterra vanno al cinema da Soli, spessissimo.

Sono andato a vedere Solo da Solo, e quando sono uscito dalla sala mi sono sentito… Solo? Ok basta, con questa terribile cosa, la smetto.

Dicevamo, mi sono sentito solo perché dopo gli Ultimi Jedi, che mi era piaciuto, dopo Rogue One, che mi era piacutissimo, mi trovo a non avere la stessa sensazione di piacevole-emozione-con-annesso-brividino-più-voglia-di-rivedermi-tutta-la-saga, come mi è sempre successo.

Sono rimasto un po’ così, come quando compri un gelato che non è buono né cattivo. È commestibile.

Spento, poi acceso, senza troppe pretese poi con troppe pretese, sì divertente a tratti, ma meno divertente in altri. Qualcuno ha scritto e detto: “Non si sente quel feeling di Star Wars”. È vero, non si sente per niente.

E se non riesci ad emozionare il tuo pubblico più affezionato con il Millennium Falcon, con Han Solo e Chewbecca, allora forse c’è un problema. Sono io che sto crescendo? Sto invecchiando male? A dicembre, quando uscì gli Ultimi Jedi m sentivo ancora giovane, quindi forse non è così.

Insomma, il film non è brutto, ma neanche bello, è normale. Come i bambini appena nati,che sembrano acciaccati. Non puoi dare un giudizio su quei bambini. Devi aspettare qualche mese. Ma un film non è un bambini appena nato, dovrebbe essere qualcosa di più adulto. Io da Star Wars non mi aspetto film normali, voglio di più. Molto di più.

Speriamo in Obi Wan e Boba Fett. E in episodio IX. Che solitudine.

Federico Sciortino
screenweek.it

 

Multi recensione in continuo aggiornamento, tornaci a trovare per leggere i nuovi contributi.

 

Solo: A Star Wars Story arriva al cinema in Italia il 23 maggio.

 

 

 

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Posted by Lega Nerd on Wednesday, May 23, 2018

 

 

Scopri tutto quello che devi sapere prima di vedere il film con la nostra infografica:

 

 

Live dopo l’anteprima italiana con Roby e Itomi:

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Solo, a Star Wars story, commento dopo l’anteprima, NO SPOILER #KesselRunn #solo #starwars

Posted by Lega Nerd on Wednesday, May 16, 2018

 

 

Live da Cannes dopo l’anteprima con Gabriella, Valentina e Eva:

#Cannes71: #RecapLive dal Day 9 del Festival di Cannes

#Cannes2018: #recaplive dal #Day9 del Festival del Cinema di Cannes per parlare di #SoloAStarWarsStory con special guest: Valentina ed Eva

Posted by Lega Nerd on Wednesday, May 16, 2018

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