Intervista a James e Oliver Phelps, I gemelli Weasley di Harry Potter

3 anni fa

6 minuti

In occasione dell’apertura dell’apertura di Harry Potter: The Exhibition a Milano abbiamo partecipato a una round table con due ospiti d’eccezione: James e Oliver Phelps, ovvero gli attori che hanno dato il volto ai gemelli Fred e George Weasley.

A partire da questo week end è ufficialmente partita a Milano, presso la Fabbrica del Vapore,  la mostra Harry Potter: The Exhibition, un’occasione da non perdere se siete fan dei romanzi dedicati al mago più famoso del mondo e dei film che hanno reso quello di Harry Potter un fenomeno di massa noto in tutto il mondo, anche fuori dai confini della pop culture.

Vi abbiamo già parlato con un articolo dedicato negli scorsi giorni della Exhibition e dei suoi contenuti (di seguito il link, qualora ve lo foste perso), oggi invece vi proponiamo l’intervista che abbiamo potuto realizzare partecipando insieme ad altri colleghi a una round table con James e Oliver Phelps, ovvero gli attori che hanno dato il volto ai gemelli Fred e George Weasley negli otto lungometraggi che compongono la saga di Harry Potter.

 

 

 

Qual è la vera forza della saga di Harry Potter? Come mai, secondo voi, dopo tanti anni dalla conclusione dei libri e dei film, continua ad essere un fenomeno così apprezzato?

Difficile rispondere in modo secco a una domanda di questo tipo, diciamo che la storia di Harry Potter contiene tanti elementi e personaggi con cui i fan si identificano: quelli che erano adolescenti quando la saga ha avuto inizio ora magari hanno dei figli a cui vogliono far conoscere i libri e i film di Harry Potter.

Anche se vengono spesso definiti come romanzi per bambini e ragazzi, la vera forza della saga di Harry Potter forse è proprio quella di non avere un target preciso, di riuscire a parlare in modo diverso a fan di tutte le età, di tutte le generazioni.  È un mondo incredibile e quando ti lasci guidare dall’immaginazione, puoi davvero credere che dietro a un muro ci sia l’ingresso per un mondo magico.

Rispetto a setting standard dei prodotti fantasy Harry Potter ha proposto qualcosa di fresco, prendendo la magia e altre dinamiche tipiche del fantasy classico per portarle in un contesto moderno, molto vicino e tangibile per i giovani. Credete che questo sia stato uno dei fattori chiave per il successo della saga?
Di certo ha influito tanto, il fatto che il mondo al di là di Hogwarts fosse bene o male quello dei giorni nostri ha contribuito a creare un legame ancora più forte con le vicende e con i personaggi della saga. Ma non è la chiave fondamentale, lo ha dimostrato il successo di Animali Fantastici e Dove Trovarli che è ambientato nel passato e non nei giorni nostri.
Com’è stato per voi lavorare con mostri sacri del cinema quali Gary Oldman, Maggie Smith, Alan Rickman ecc…?
Lavorare con loro è stato fantastico ed estremamente formativo. Sono sempre stati tutti molto cordiali e alla mano anche con noi più giovani e probabilmente ciò che più ci ha formato è stato il loro comportamento nell’interpretare il personaggio anche quando non si era in scena, e il saper entrare e uscire dal personaggio in ogni momento.
Ad esempio una volta,  mentre Michael Gambon (Albus Silente) stava girando una scena piuttosto importante del Principe Mezzosangue, trattandosi di quella in cui il suo personaggio muore – ops, spoiler! – di colpo si interrompe e, vedendoci, ci venne incontro e chiese cosa avremmo fatto nel week end. Noi eravamo alle prese col copione di “Peter and The Wolf”, ed quella giornata si è conclusa con Gambon che ci ha fatto da insegnante di recitazione per poi tornare a girare quella scena, come se niente fosse.
Pensate che i bambini oggi possano ancora identificarsi facilmente con i personaggi della saga come in passato? Quando i film hanno iniziato ad uscire al cinema il mondo non era ancora invaso da smartphone e social network, forse per un bambino era più facile allora credere che esistesse la magia e di poter ricevere la lettera per Hogwarts?
Sì assolutamente, i bambini possono continuare e continuano ancora oggi a identificarsi con il mondo e i personaggi di Harry Potter. Quello che dici è vero, c’è stato un gran bel cambiamento generazionale ma pur non avendo smartphone e social network anche nei primi anni 2000 c’erano tante altre distrazioni per i bambini, ma nessuna è tanto forte da impedir loro di credere nella magia e di fantasticarci su.
Togliendo dall’equazione Fred e George, quali sono rispettivamente i vostri personaggi preferiti della saga di Harry Potter?
Oliver: Il mio personaggio preferito è senz’altro Gilderoy Allock, soprattutto grazie al modo magistrale in cui lo ha interpretato Kenneth Branagh. Insomma, passi tutto il tempo a pensare che sia un imbecille patentato ma intanto lui riesce a mantenere nascosto il suo segreto!
James: Il mio personaggio preferito è Dobby, non credo serva aggiungere altro!
Vi ricordate ancora della vostra audizione per interpretare Fred e George? Com’è stata?
E chi se lo dimentica! C’erano due audizioni, una a Londra e una a Leeds, dove siamo andati noi. C’era da prendere un numero e mettersi in coda, noi eravamo tipo i numeri 500 o giù di lì e arrivati alla decima coppia ci siamo accorti che tutti i gemelli erano vestiti uguali, tutti tranne noi ovviamente. Così siamo andati di corsa a comprare due t-shirt identiche.
Quando ci siamo messi in fila davanti a noi c’era un’altra coppia di gemelli che poi è stata scelta per essere le nostre controfigure nei primi due film. Loro sono entrati nella stanza a destra e noi in quella a sinistra, dove c’erano i produttori, il cast e J.K. Rowling.
Non v nego che ci siamo chiesti: svariate volte cosa sarebbe successo se fossimo stati noi a entrare nell’altra stanza. Ad ogni modo ci hanno chiamati il giorno dopo per dirci che la parte era nostra e siamo tornati a scuola con i capelli rossi dopo le vacanze estive, suscitando l’ilarità dei nostri amici, ovviamente.
Peggior ricordo degli anni passati sul set di Harry Potter?
James: Questa è facile, doversi tingere le sopracciglia. Non puoi assolutamente muoverti mentre te le tingono, coii capelli ok ormai eravamo abituati a tingerli, ma farlo con le sopracciglia era ogni volta una tortura!
Oliver: Concordo, ricordo che una volta mi hanno lasciato per così tanto tempo il decolorante su un sopracciglio che quasi non si vedeva più e in quel periodo me lo sono dovuto praticamente disegnare e ripassare ogni giorno.
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