Borg McEnroe è la storia della finale di Wimbledon del 1980, partita passata alla storia come una delle più belle del tennis. Il film, vincitore del premio del pubblico alla Festa del Cinema di Roma 2017, sarà nelle sale dal 9 novembre.

Il torneo di Wimbledon è il più antico e prestigioso evento del mondo del tennis.

Il Torneo di Wimbledon è il più antico e prestigioso evento nel mondo del tennis. Il torneo Grande Slam è il terzo in ordine cronologico (si gioca dopo Australian Open e Open di Francia) è l’unico che si gioca sull’erba. Quello di Wimbledon è uno degli eventi sportivi più famosi al mondo, noto anche a coloro che non sono appassionati di Tennis.

Wimbledon è uno di quegli eventi che ogni tennista vorrebbe vincere. Un evento che richiama il pubblico delle grandi occasioni e che negli anni ha visto avvicendarsi grandi campioni e grandi incontri. Tra questi è passato alla storia la finale del 1980 tra lo svedese Bjorn Borg e l’americano John McEnroe. Una partita mozzafiato che ha visto i due tennisti contendersi il trofeo punto a punto.

La finale del 1980 tra Bjon Borg e John McEnroe è passata alla storia come una delle più belle di sempre.

Una partita così avvincente che è passata agli annali, anche perché ha consentito a Borg di realizzare l’incredibile record di cinque vittorie consecutive, avvenute tra il 1976 e il 1980. Record eguagliato da Roger Federer nel 2007. Era solo questione di tempo prima che l’avvincente partita tra due dei più grandi tennisti di tutti i tempi arrivasse al cinema. A fare da arbitro troviamo il regista danese Janus Metz Pedersen, mentre ai due lati del campo in erba troviamo Sverrir Gudnason e Shia LaBeuf.

 

Borg McEnroe Wimbledon 1980

 

Il film porta sul grande schermo lo stile e il modo di vivere il tennis dei due protagonisti.

Borg McEnroe porta sul grande schermo molto più della rivalità tra due talenti assoluti del tennis. Mette in mostra senza riserve lo stile e il modo di vivere lo sport dei due protagonisti. Da una parte l’apparente freddezza dello svedese, dall’altra l’esuberanza e l’irascibilità dell’americano. Da un lato una super star del tennis, amato da tutti. Dall’alto il bad boy in ascesa. Borg gioca dalla linea di fondo mentre Mcenroe sotto rete. Sono i due lati della stessa medaglia.

Pedersen ci mostra prima di tutto come il tennis sia uno sport tutt’altro che semplice. Una disciplina che oltre al talento, richiede un costante allenamento e soprattutto la giusta concentrazione. Perché il tennis è uno sport dove più di tutto conta la testa. Non è un caso che il si apre con una frase dall’autobiografia Andre Agassi: Ogni match è una vita in miniatura.

Borg McEnroe entra nella psiche e nella vita dei due atleti.

Borg McEnroe non si limita a mostrare l’epica partita, entra nella psiche e nella vita dei due atleti. Così tramite immancabili flashback veniamo portati nell’infanzia dei due campioni, scoprendo le loro personalità e cosa significa per loro il tennis.

Veniamo così portati nell’infanzia di Borg e del suo rivale, dove tramite la ricostruzione dal vivo dei filmati di archivio vediamo lo svedese giocare da solo contro la porta del garage e lo statunitense allenarsi da solo sul campo.

 

 

Borg McEnroe Sverrir Gudnason

 

 

Un film che mostra come per Borg il tennis fosse una questione di vita o di morte e di come non fosse l’impassibile macchina senza sentimenti che tutti credevano. Viene messo in evidenza la rabbia e la foga di un giovane tennista che sa essere migliore degli altri ed incapace di accettare la sconfitta.

Un uomo che si è sempre sentito solo e incompreso, egoista incapace di smettere di pensare. Talento puro che diverrà una macchina da vittoria per non perdere tutto.

I due tennisti sono accomunati dal grande talento e dal carattere difficile.

Aspetti che ritroviamo anche in John McEnroe. L’atleta statunitense è divenuto noto anche per la sua irascibilità e comportamenti al limite sul campo. E proprio con una serie di insulti, imprecazioni e battibecchi nei confronti di arbitro e pubblico viene presentato. Un ragazzo, che come il suo più grande rivale, ha grande talento e un’immensa solitudine.

Essere il migliore spesso vuol dire essere solo.

Due tennisti così lontani e diversi per il gioco espresso, ma accomunati da un carattere difficile e un talento immenso. Due atleti rispettosi uno dell’altro, e capaci di comprendersi appieno. Due rivali accomunati da una grande passione e da una rabbia feroce, solitudine ed un’inquietudine difficilmente colmabili. Perché essere il miglior spesso vuol dire essere solo.

 

Borg McEnroe Shia LaBeouf

 

Viene raccontata l’infanzia dei due tennisti.

Borg McEnroe dopo l’incipit in cui si intravede l’inizio della finale, prima ci porta nell’infanzia dei due tennisti, dove scopriamo un Borg dal carattere irascibile tenuto a freno a stento e sempre sul punto di esplodere e un McEnroe genio e cresciuto con il mito dello svedese. Una storia che ripercorre i giorni precedenti la finale. Assistiamo così agli incontri sostenuti dai due campioni e alle sensazioni che li hanno accompagni prima e dopo le varie partite. Fino a giungere al tanto atteso confronto. Una delle partite più belle della storia del tennis, conclusasi al 5° set e con un tie break infinito (18-16).

Il racconto ci porta dentro la testa dei due atleti.

Un racconto che ci porta dentro la testa di due ragazzi pieni di ansie e paure, che tentano di concentrarsi sulla vittoria delle partite giocate e di non farsi sopraffare dalla rabbia e dallo stress. Non sempre con i risultati sperati. Un film che mostra Borg e McEnroe prima di tutto come uomini con delle debolezze, e solo poi come formidabili atleti. Capace di ricreare e restituire l’attenzione mediatica attorno ai due e il ruolo dei media, abili nello sfruttare il loro essere 8apparentemente) agli antipodi e creare così ad arte una grande rivalità sportiva.

La storia è avvincente ed interessante.

Una storia avvincente ed interessante, che porta sul grande schermo la complessa personalità di due grandi sportivi e un’emozionante partita giocata punto a punto. Pederson racconta con minuzia di particolari ogni servizio, ogni dritto e rovescio. La fatica, gli umori, la concentrazione e la tensione non solo dei due atleti, ma del mondo intero.

 

 

Borg McEnroe Shia LaBeouf Sverrir Gudnason

 

 

Se il film funziona è grazie all’interpretazione degli attori protagonisti. Sverrir Gudnason e Shia LaBeuf riesco a restituire al meglio la personalità di due tennisti complessi. I due attori si sono calati perfettamente nella parte della superstar sotto pressione che non riesce a gestire la sua fama ed il teppista dal talento cristallino. Aiutati dalla loro somiglianza anche fisica con i reali personaggi.

Ottima l’interpretazione di Sverrir Gudnason e Shia LaBeuf.

Non delude la regia di Janus Metz Pedersen. Il regista, noto documentarista, decide di restare accanto agli atleti, seguendoli da vicino senza lasciarli mai. In questo modo riesce a portare lo spettatore nel pieno della vita di Borg e McEnroe. Ecco quindi che ci si ritrova ad essere loro compagni di stanza in albergo, allenarsi con loro o ad essere sugli spalti di Wimbledon, soffrendo ed emozionandosi con il resto del pubblico.

La storia raccontata è troppo romanzata e si ha un ritratto di McEnroe non veritiero.

Borg McEnroe però non è esente da difetti. La storia raccontata è fin troppo romanzata ed ha il difetto non solo di soffermarsi quasi esclusivamente su Borg, quasi tralasciando il rivale, ma fornisce un ritratto di McEnroe non veritiero. Nonostante l’americano avesse già molta esperienza (aveva già vinto due Coppe Davis ed uno Us Open), viene ritratto come un talento alle prime armi. Inoltre nonostante i due si fosse già incontrati altre volte, viene posta l’enfasi su come la partita sia il loro primo confronto. Un espediente per dare più enfasi alla rivalità tra i due. Nonostante ciò il film riesce a catturare l’attenzione dello spettatore e a portarlo sul campo centrale di una partita storica.

 

 

Borg McEnroe arriva al cinema dal 9 novembre.

 

 

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