Il 2 Marzo è arrivato nelle sale Omicidio all’italiana, secondo lungometraggio di Maccio Capatonda accompagnato, ancora una volta, dal fidato collega e amico Herbert Ballerina. Tra paradossi, cinismo e black humor, abbiamo intervistato Maccio e Herbert per l’uscita del film.

Dopo aver messo alla berlina gli italiani e la loro ossessione per i social in Italiano Medio, Marcello Macchia – alias Maccio Capatonda – torna nuovamente sul grande schermo con una commedia scritta, diretta e interpretata da lui. Omicidio all’italiana porta sullo schermo un fenomeno mediatico che ormai da anni ci rende ancora più cinici nei confronti della realtà.

Efferati delitti avvenuti in piccoli centri urbani sconosciuti, come per esempio Cogne e Avetrana, negli anni sono diventati dei veri e propri “sceneggiati” seguiti con passione. Circhi dove la giustizia non conta più nulla.

Non è più sapere chi abbia ucciso chi e perché, quanto invece costruire un vero teatrino degli orrori discusso nei talk show da conduttori, esperti, opinionisti, criminologi.

 

Il fattore ancora più allarmante di tutto ciò è il tipo di risposta che si ha dal pubblico. Uno spettatore incapace di empatizzare ma che si pone nei confronti della vicenda come se stesse vedendo una serie tv.

Il cinema è un modo per raccontare quello che mi circonda. Raccontare le brutture di quello che siamo. Raccontare anche me stesso. Tuttavia non è detto che sia un modo per cambiare.

Maccio Capatonda sembra essere molto convinto di quello che il cinema rappresenti per lui, al tempo stesso non è convinto del modo di percezione dello spettatore.

Omicidio all’italiana è sicuramente una commedia che fa molto affidamento su un apparato costruito in base alle gag, ai personaggi tipici della carriera di Marcello Macchia; al tempo stesso, è una commedia capace di far ritrovare subito lo spettatore in quel tipo di situazioni estremizzate – o quasi – all’interno dello schermo.

 

Omicidio all'italiana

 

In alcune scene credevo di esagerare, di aver scritto un qualcosa di totalmente folle, poi mi rendevo conto che era tutto vero. La realtà supera la fantasia.

Capatonda porta avanti una riflessione, la quale avviene nel corso della scena stessa e che poi accompagna anche al di fuori del cinema.

Non ci si dimentica però il fine primo del film, ovvero quello di far ridere. E la risata avviene sempre e comunque attraverso il paradosso. Scegliere di parlare di un tipo di società ossessionato a tal punto dalla notorietà da essere estremamente povera dentro. E la fama dei due attori, risiede proprio in questi personaggi, come i protagonisti fratelli Peluria – noti nel repertorio delle macchiette di Herbert e Maccio -, assolutamente privi di senno.

È proprio il paradosso che ci ha spinto a intraprendere questa strada. Noi non mandiamo un messaggio sugli altri; noi mandiamo un messaggio su noi stessi.

Afferma Luigi Luciano, in arte conosciuto come Herbert Ballerina, e prosegue Maccio con:

Il problema è negli intenti delle persone. Non ho mai voluto diventare noto, ma di far ridere attraverso le idee assurde che avevo dentro.

L’obiettivo di Maccio Capatonda è stato centrato da molto tempo! Omicidio all’italiana segna una profonda crescita da parte dell’attore, capace di andare ben oltre la mera risata. Un percorso che si traduce in una sceneggiatura semplice ma originale; una regia pulita ma efficace; un lavoro che si estende ben oltre la semplice superficie, andando in profondità.

Qui per il video dell’intervista a Maccio Capatonda e Herbert Ballerina:

Omicidio All’italiana vi aspetta al cinema dal 2 Marzo