Il 16 febbraio arriva nei cinema Resident Evil:The Final Chapter, capitolo conclusivo del franchise cinematografico ispirato all’omonimo videogame della Capcom. Alice torna a Raccoon City, lì dove tutto è iniziato, per tentare di salvare l’umanità dall’estinzione.

Nel 1996 la Capcom pubblica il primo capitolo di Resident Evil, survival horror che in breve tempo divenne un grande successo.

Era il 1996 quando la Capcom mise in commercio Resident Evil (noto in Giappone come Biohazard), videogioco survival horror creato da Shinji Mikami e Tokuro Fujiwara.

Uscito inizialmente solo su Playstation il gioco fu un grande successo a cui negli anni sono seguiti molti sequel – il più recente è Resident Evil 7 – e prequel che hanno portato i video giocatori a svelare i segreti che si celano dietro la diffusione dei virus che hanno trasformato la popolazione in zombie.

Il primo capitolo di Resident Evil è ambientato nel 1998 e vede la squadra S.T.A.R.S. formata da Chris Redfield, Jill Valentine, Albert Wesker, Barry Burton, Joseph Frost e Brad Vicker investigare su misteriosi omicidi e la scomparsa della Squadra Bravo avvenuti nei pressi di una villa tra le montagne Arklay di Raccoon City. La villa è in realtà l’accesso ad un centro di ricerca della Umbrella Corporation, società di biotecnologia che svolge esperimenti illegali su armi biologiche da poter utilizzare in battaglia.

I virus sviluppati dalla Umbrella hanno dato vita a nuove specie mutanti assetate di sangue ed hanno trasformato l’intera equipe medica in non-morti, infatti i virus sono in grado di modificare la struttura cellulare degli esseri viventi. Impersonando Jill Valentine o Chris Redfield il giocatore dovrà indagare su quanto successo, sugli esperimenti e naturalmente sopravvivere e fuggire dalla villa.

Nel 2002 il regista Paul W. S. Anderson portò sul grande schermo il primo film ispirato al videogame con protagonista Milla Jovovich.

Visto il grande successo del videogame, Resident Evil divenne ben presto un media franchise che diede vita a fumetti, libri e film animati e live action. Era il 2002 quando il regista Paul W. S. Anderson portò sul grande schermo il primo film ispirato al videogame. Nonostante la pellicola con protagonista Milla Jovovich si discosti molto dal videogame cui si ispira, ne riprende le caratteristiche base, ovvero la diffusione di un terribile virus che trasforma le persone in zombie. E a tirare le fila di tutto c’è la Umbrella Corporation.

 

 

Resident Evil: The Final Chapter alice milla jovovich

 

 

A distanza di 14 anni e dopo ben cinque sequel in cui in maniera confusionaria e con un filo logico molto debole veniamo messi a conoscenza dei vari esperimenti portati avanti dalla Umbrella, la saga cinematografica giunge a conclusione con Resident Evil: The Final Chapter.

La trama vede Alice tornare a Raccoon City per tentare di salvare l’umanità in una disperata corsa contro il tempo.

Sono passati dieci anni da quando il Virus-T venne liberato a Raccoon City trasformando gli uomini in non morti. Dopo gli eventi accaduti in Resident Evil: Retribution l’umanità è ormai ai minimi termini a seguito del tradimento di Wesker a Washington D.C.. Alice, unica sopravvissuta del gruppo che avrebbe dovuto combattere le orde di non morti, deve tornare dove tutto è iniziato per poter salvare l’umanità. In una folle corsa contro il tempo Alice ritroverà gli alleati di un tempo e grazie ad un’improbabile alleanza affronterà orde di non morti, nuovi mostri mutanti e vecchi nemici.

Per poter salvare le ultime colonie di uomini rimaste sulla Terra, Alice dovrà attaccare la Umbrella Corporation all’Alveare, laboratorio dove è stato creato il virus che ha decimato la popolazione. Senza i suoi poteri sovrumani dovrà affrontare il temibile Albert Wesker e un nemico che credeva morto da tempo. Riuscirà Alice a salvare il genere umano?

 

Resident Evil: The Final Chapter

 

Tramite un incipit in cui tramite flashback ci viene mostrato il reale motivo della nascita del Virus-T, della nascita della Regina Rossa e di come il Dr. Isaacs si sia impadronito della Umbrella Corporation, ci viene mostrato tramite una un collage di immagini – che andranno a formare il viso di Alice – tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti nei cinque film precedenti, il tutto raccontato dalla voce della protagonista.

Dopo un incipit riassuntivo si entra subito nel vivo dell’azione.

Dopo l’intro si viene catapultati nel presente dove troviamo Alice vagabondare in un mondo più devastato che mai e dove proliferano oltre ai classici zombie una miriade di temibili mostri mutanti. Così neanche il tempo di metabolizzare la nuova rivelazione sul virus che ha quasi sterminato l’umanità che si entra nel vivo dell’azione con la nostra eroina che inizia sin da subito a combattere contro mostri molto più impegnativi, grandi e cattivi dei soliti zombie, e ovviamente la Umbrella Corporation.

Resident Evil The Final Chapter ingrana subito la quarta e non accenna a diminuire la velocità

Rispetto ai precedenti film della saga Resident Evil: The Final Chapter ingrana subito la quarta e non accenna a diminuire la velocità, se non il tempo necessario per far riprendere fiato allo spettatore, ma aumentando sempre di più grazie a continui colpi di scena, azione e rivelazioni. Paul W. S. Anderson da vita ad un film che riprende tutti gli elementi presenti nei film precedenti – Alice che vagabonda per il mondo, l’incontro con vecchi amici, lo scontro con zombie e nuovi mostri, colpi di scena, il duello finale con il nemico numero uno, e così via – ed alza il tiro mettendo sul piatto più zombie, più mostri, più intrighi e più colpi di scena creando un capitolo conclusivo degno dei suoi predecessori.

 

 

Resident Evil: The Final Chapter film

 

 

La pellicola ha una storia adrenalinica, piena di azione, combattimenti, colpi di scena ed esplosioni.

Unendo più generi cinematografici, in particolare quello horror con la fantascienza, il regista riesce a dare vita a l’ennesimo film che ripropone tutti gli elementi tipici che contraddistinguono il franchise per dare vita ad una storia adrenalinica, piena di azione, combattimenti, colpi di scena ed esplosioni. Non mancano così duelli corpo a corpo, orde di zombie, scene al buio e in inquietanti obitori abbandonati, piani alla MacGyver e chi più ne ha più ne metta.

Partendo subito in maniera molto decisa, Resident Evil: The Final Chapter si dimostra fin dall’inizio una vera e propria corsa contro il tempo. Come nei videogame in cui si deve completare la missione in un tempo prestabilito, allo stesso modo Alice avrà le ore contate per poter salvare il mondo.

Più dei suoi predecessori il capitolo conclusivo della saga assomiglia alla creatura della Capcom, infatti la storia è strutturata come un videogame in cui il giocatore dovrà superare delle prove per poter finire il gioco, allo stesso modo Alice dovrà superare vari ostacoli per poter salvare il genere umano. E come ogni videogame che si rispetti i vari livelli saranno collegati da intermezzi in cui verranno rivelati nuovi dettagli sulla trama.

 

 

Senza dubbio l’ultimo capitolo della saga cinematografica di Resident Evil è superiore ai suoi predecessori per quanto riguarda l’azione e l’adrenalina – eccezion fatta per il primo Resident Evil che resta il migliore della serie – ma come gli altri è un guilty pleasure più che godibile e capace di tenere lo spettatore con gli occhi fissi sullo schermo grazie alla costante tensione.

Certo non mancano i punti in cui ci si chieda il perché di determinate scelte, a partire dall’inspiegabile assenza della battaglia tra uomini e non-morti che promette la conclusione di Resident Evil: Afterlife.

Un guilty pleasure più che godibile e capace di tenere lo spettatore con gli occhi fissi sullo schermo grazie alla costante tensione.

 

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L’Alveare della Umbrella diventa il luogo di inizio e fine di ogni cosa.

Decidendo di far concludere la saga a Raccoon City, Anderson crea un franchise circolare in cui le rivelazioni sono sempre più shockanti e dallo spirito western, non tanto per lo scambio di sguardi in cagnesco tra i personaggi presenti in scena o per i duelli, ma perché la storia non poteva che concludersi lì dove tutto era iniziato. L’Alveare della Umbrella diviene così il luogo di inizio e fine di ogni cosa, in particolare della vita di Alice.

Nonostante le sceneggiature non esaltanti dei capitoli cinematografici, il motivo per cui il franchise di Resident Evil si è composto di ben sei film lo si deve solo ed esclusivamente alla sua protagonista. Milla Jovovich è l’unica ad aver creduto realmente al progetto, ovviamente oltre al marito Paul W. S. Anderson. L’ex modella ucraina piano piano si è immedesimata in Alice fino a diventarlo completamente.

Alice è uno dei personaggi femminili più badass del cinema action degli ultimi anni e la Jovovich restituisce al meglio tutta la confusione, l’umanità e la frustrazione di una donna smarrita e grazie alle sue doti fisiche è riuscita a dare vita ad un personaggio dinamico ed esplosivo.

Alice è uno dei personaggi femminili più badass del cinema action degli ultimi anni.

Senza dubbio Resident Evil è un franchise di serie B dove non mancano buchi di sceneggiatura o battute al limite del comico, ma grazie all’azione e alla tensione che contraddistinguono i suoi film e senza tradire la sua spina dorsale – ovvero zombie, mistero ed esplosioni – è riuscito a divenire un franchise divenuto cult. Nonostante vi siano eccessi di scene al rallenty od acrobazie impossibili. Resident Evil: The Final Chapter piacerà ai fan della saga, lascerà indifferenti tutti gli altri.

Non alzatevi dalla poltrona prima della fine dei titoli di coda, c’è una piccola inquietante sorpresa per gli spettatori.

 

 

Resident Evil:The Final Chapter arriva al cinema il 16 febbraio.