T2: Trainspotting, la scelta di non cambiare

4 anni fa

9 minuti

T2 Trainspotting

Dopo vent’anni di rimpianti e conti in sospeso Renton, Sick Boy, Spud e Begbie ritornano in T2: Trainspotting, una miscela di nostalgia e atmosfere acide anni novanta, sotto il cielo di un’Edimburgo cambiata. Il 23 Febbraio Danny Boyle porta gli spettatori in un nuovo trip. Ma quanto cambia il mondo e le persone in vent’anni?

Era il 1996 quando tra i banchi di scuola, negli zaini e nei luoghi appartati, una VHS circolava tra le mani di adolescenti che si apprestavano a vedere la fine di un secolo e l’inizio di un nuovo millennio.

Su quella cassetta era registrato un film che avrebbe cambiato le regole del cinema di genere, del cinema sulla droga, fino a quel momento per lo più conosciuto con Christiana F. – Noi I Ragazzi dello Zoo di Berlino.

Un film nudo e crudo, ritratto di una generazione priva di ideali e abbandonati a se stessi.

Un film nudo e crudo, ritratto di una generazione priva di ideali, abbandonati a se stessi e all’uso facile della più famosa delle sostanze di quel periodo: l’eroina. Un film, nella sua satira e ironia, che scendeva nei panni della dipendenza sotto una nuova ottica, trovando in se delle “valide” ragioni.

Una pellicola che faceva leva sulla cultura di quel periodo, sulle influenze musicali, riempiendo lo schermo di personaggi nettamente differenti tra di loro, ma tutti dipendenti.

Non importa da cosa, ma la dipendenza è il fulcro centrale di questo film che tenta, riuscendoci, di spiegartela in parole semplice e concrete.

Danny Boyle mise davanti il mondo all’eroina inquadrata sotto un altro punto di vista; il punto di vista di chi lo fa per scelta, per noia, perché non ha molto altro da fare, e ti spiega le sue non ragioni con paradossale risolutezza da sembrare altamente credibile e ragionevole.

 

T2 Trainspotting

Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

 

Trainspotting è diventato il manifesto scandalo di un’intera generazione di giovani senza ragioni, raffigurando il degrado di una città capace di tirare sul fondo di una tazza del gabinetto la sua stessa società.

Ponte tra due generazioni, Danny Boyle aveva già iniziato a parlare del passaggio, della mutazione della società attraverso lo stesso confronto tra Mark Renton, adepto fedele e misurato all’eroina, e la giovanissima Diane, mente più saggia e posata di chiunque altro.

Non è che ringiovanisci Mark. Il mondo sta cambiando. La musica cambia, anche le droghe cambiano. Non puoi startene qui tutto il giorno a pensare all’eroina e a Ziggy Pop.

Le mode cambiano. Il mondo si evolve. La società diventa più frenetica. Ma quanto cambiano, realmente, le persone? Quando si accetta il passaggio del tempo?

A distanza di vent’anni, dalla pellicola e dalla realtà filmica, T2: Trainspotting – adattamento e rielaborazione di Porno, seguito di Trainspotting dello scrittore Irvine Welsh –  è un’operazione che si fonda sulla nostalgia di quel periodo, ma è un confronto, una resa dei conti inevitabile, lasciata in sospeso per troppi anni.

Apparentemente il nostro Rent Boy (Ewan McGregor) sembra aver davvero scelto la vita, la moglie, il televisore, incanalano la sua dipendenza verso qualcos’altro: la fuga. Vent’anni prima con 16.000 sterline in mano, Renton ha un’opportunità, seguita inevitabilmente da un tradimento. Renton sceglie di tradire i suoi amici e ricominciare da capo, lontano da Edimburgo, lontano dall’eroina.

Eppure basta così poco, come l’inevitabile scorrere del tempo, per capire quanto si è lasciato alle spalle e per cosa. Il viaggio di Mark comincia proprio da qua, da una riflessione interiore che lo porta a viaggiare nel tempo, a scegliere nuovamente tra la vita e la dipendenza.

Questa volta però niente droga, o meglio non tanta quanta nel primo Trainspotting. In T2 Trainspotting la vera dipendenza è la vita stessa. La nostalgia di una vita sempre al limite, del lavoro più sporco, di amici immutati.

 

T2 Trainspotting

T2: Trainspotting nasce da una riflessione sul passaggio del tempo.

Il film si apre con delle carrellate all’interno di una palestra. Corpi allineati e sudati sui tappeti. Cuffie alle orecchie, cellulari ben in vista. Tutti corrono come se stessero perseguendo davvero un obiettivo, ma la strada davanti a loro è vuota. Tutto quello che c’è è il solito tappetino rullante. Questo veloce inizio mostra già la chiave critica di lettura nei confronti della società attuale, ieri come oggi.

Cambia la musica, si. Cambia la droga. Cambiano le dipendenze. Eppure sembra quasi impossibile per l’essere umano, nella sua evoluzione, non restare schiavo di qualcosa.

Dall’eroina ai social, dall’eterna giovinezza all’ideale fittizio filtrato dai media; l’evoluzione del mondo è solo apparente, eppure i quattro di Edimburgo sembrano ancora voler cercare un briciolo di purezza, di speranza, in un mondo messo a nuova dall’esterno ma marcio fin dentro le sue fondamenta.

Ed è alla ricerca di questa purezza che Danny Boyle con T2 Trainspotting compie il suo primo atto di nostalgia nei confronti della prima pellicola, attraverso i titoli di testa che ritraggono dei bambini giocare a calcio. Un’immagine ancora attuale ma leggermente sbiadita dal tempo, che non può non ricordare l’apertura dello stesso film del 1996 con i nostri protagonisti intenti a giocare.

 

T2 Trainspotting

 

Ciò che ci viene mostrato dopo ci mette di fronte alla prova che vent’anni possono anche passare, ma come rifletterà Franco (Robert Carlyle) sul finale, le persone non cambiano ma possono portare a far cambiare gli altri.

Quello di Mark inizia come un cammino di discolpa, un’inevitabile resa dei conti che si respira dall’inizio alla fine. Un confronto con il passato, con se stesso, con quegli amici traditi che non sono riusciti ad uscire fuori dalle loro dipendenze e ossessioni, invecchiando esteriormente ma restando pur sempre i ventenni di una volta.

Sotto questo punto di vista la pellicola si sviluppa attraverso flashback e la ricostruzione di alcuni dei momenti storici dei quattro. Ognuno di loro sembra dover affrontare dei fantasmi del passato, fare i conti con le conseguenze di ogni loro scelta. Eppure, T2 Trainspotting sembra non voler abbandonare l’idea di una normalità sopravvalutata. Dell’inutilità di una vita priva di sgarri.

Posso sopportare 3 o 4 anni.
Cosa me ne faccio di altri 30 anni di vita?

 

L’ironia del cambiamento e della purezza corrotta ci viene espressa in diversi modi. Non solo attraverso l’arrivo di nuovi personaggi, come Veronika (Anjela Nedyalkova), una ragazza bulgara mascherata da cerbiatta ma troppo furba e scaltra per farsi incastrare nel mondo nostalgico di Mark e Simon (Jonny Lee Miller); ma anche nella quotidianità delle piccole cose, come la contaminazione culturale, l’esuberanza giovanile ma sempre più affossata in un mondo di schermi e stereotipi.

Una società annoiata perfino dalle droghe stesse, entrate nell’ordinario collettivo. La trasgressione all’ordine del giorno. La costruzione di una vita perfetta e virale. La maschera indossata ogni giorno. Non è anche questo essere dei drogati? Non è anche questo scegliere di non scegliere la vita?

 

 

T2 Trainspotting

 

 

Sospesi in una bolla si muovono per lo più Mark e Simon, omaggiando il passato come se non fosse mai finito.

Sospesi in una bolla si muovono per lo più Mark e Simon, omaggiando il passato come se non fosse mai finito. E forse in questo si perde T2 Trainspotting. La visione del film risulta piacevole, in diversi punti adrenalinica e divertente, eppure il plot ristagna sempre su se stesso.

Non c’è una vera storia da seguire. Quello a cui noi assistiamo è un revival, indubbiamente ben riuscito, e che punta per lo più a sottolineare il passaggio dei tempi e la scelta di non cambiare di alcune persone, di restare incastrati in quel passato marcio ma amato.

Quella di Boyle è una regia nostalgica, la quale fa sicuramente affidamento sulle tecnologie attuali e la maturità appresa dal regista negli ultimi vent’anni, ma che strizza l’occhio a un’immagine molto più anni novanta e che decide di omaggiare quel periodo storico attraverso inquadrature, montaggi sincopati, una fotografia acida e psichedelica, ma pur sempre patinata da quel velo di stantio, di vecchio.

Così come Spud (Ewen Bremner) costruisce vent’anni passati attraverso fotografie e storie da raccontare, così Boyle costuisce sequenze nostalgiche, capace comunque di coinvolgere lo spettatore in un’operazione apparentemente banale ma convincente.

Abbiamo voluto fare un film che creasse un raccordo tra ieri e oggi. Un film molto più intimo che mostrasse cosa hanno fatto loro, come sono cambiato.

Un film che, però, raccontasse anche di noi; come siamo cambiati noi, come abbiamo affrontato il passaggio del tempo.

 

T2 Trainspotting

 

Ed è proprio in questo modo che prende forma anche la colonna sonora. Una colonna sonora che risente dell’influenza del primo film, usando alcune delle canzoni più storiche remixate, come per esempio Born Slippy degli Underworld e Lust for Life di Iggy Pop, usate come innesto per l’evocazione dei brevissimi flashback che fungono da traccia per i quattro protagonisti.

A queste si aggiungono contaminazioni musicali degli ottanta.

A queste si aggiungono contaminazioni musicali degli ottanta, come Blondie e The Queen, ma anche sonorità molto più attuali della techno. Nuovamente la musica sembra essere un ulteriore personaggio che si insinua nella vita dei protagonisti, anticipando azioni e rappresentando sentimenti.

A volte aiutando a ricostruire sequenze simili al primo Trainspotting ma riadattate alle situazioni di adesso. Un continuo portare avanti una vita che, in reatà, non è mai andata avanti.

T2: Trainspotting è una lunga scena di chiusura dopo i titoli di coda del primo film, quando lo spettatore curioso vorrebbe sapere cosa hanno fatto e cosa faranno i personaggi.

Al tempo stesso, T2: Trainspotting è lo specchio di una generazione. La riflessione profonda del terrificante scorrere del tempo che ci mette di fronte alle scelte sbagliate, ai rimpianti, a tutto ciò che non abbiamo fatto, a tutto ciò che non abbiamo avuto.

Una storia che, per forza di cose, è destinata a ripetersi. Renton, Sick Boy, Spud e Begbie scelgono di non cambiare. Scelgono di vivere in un loop surreale. Ed anche quando arriva il momento del confronto, delle conseguenze delle proprie scelte, la ruota è pronta a ricominciare da capo.

E nella rabbia e nella frustrazione è sempre Mark Renton a portare avanti il discorso più importante, questa volta privo dell’ironia, della spavalderia di vent’anni prima. Semplice e coinciso Renton traduce perfettamente la chiave di lettura dell’interno film, e questa volta non si tratta più di scegliere la vita ma…

Scegli di non vedere la storia ripetersi.

 

T2: Trainspotting sarà nelle sale cinematografiche dal 23 Febbraio.

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