Intervista a Dario Argento: “non chiamatemi Re dell’Horror”

4 anni fa

7 minuti

Il 30, 31 Gennaio e il 1 Febbraio, torna al cinema uno dei classici dell’horror di Dario ArgentoSuspiria restaurato in 4k. In occasione del restauro del film e dell’anniversario dei 45 anni di 4 Mosche di Velluto Grigio, abbiamo incontrato il regista e parlato del suo cinema e del cinema di genere da ieri a oggi.

Classe 1940, Dario Argento è un regista, sceneggiatore e produttore italiano che ha lasciato un segno molto importante negli anni settanta e ottanta nel cinema di genere, confezionando alcune delle pellicole più amate e prese d’ispirazione, come per l’appunto Suspiria che verrà nuovamente distribuito per tre giorni sul grande schermo il 30 ,31 Gennaio e 1 Febbraio, in versione restaurata 4k, da Videa e QMI/Stardust.

Appartenente alla trilogia de Le Tre Madri, Suspiria è il primo di tre film, Inferno e La Terza Madre gli altri due. Uscito nel 1977, ci presenta la prima e più anziana delle tre madri, Mater Suspiriorum.

La trilogia si fonda sulla storia di tre perfide sorelle, fondatrici dell’arte oscura della stregoneria.

La trilogia, infatti, si fonda sulla storia di tre perfide sorelle, fondatrici dell’arte oscura della stregoneria sulle coste del mar nero. Le tre donne, Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum, incarnano i semi del male più pericolosi, lasciando una scia di morte e disperazione dietro il loro passaggio.

Nel XIX secolo, le tre donne commissionarono a un architetto italiano di progettare tre dimore in tre luoghi differenti, creando così un pericoloso triangolo di malvagità e dolore che colpisse l’intero mondo.

Le dimore vennero edificate a Friburgo, Roma e New York. Suspiria viene ambientato a Friburgo, all’interno dell’Accademia di Danza Classica dove la nuova arrivata, Susy Benner (Jessica Harper), si troverà di fronte alla perfida Mater Suspiriorum.

 

 

Durante il Noir In Festival, svoltosi lo scorso Dicembre tra Como e Milano, abbiamo incontrato il regista in occasione della presentazione dell’anniversario di 4 Mosche di Velluto Grigio. Nonostante gli alti e bassi dell’attuale carriera cinematografica di Dario Argento, il regista sembra essere ancora molto legato alla sua esperienza passata, ma anche piuttosto affascinato dalle tendenze future, sebbene l’uso smodato della CGI spesso non permetta ai nuovi autori di focalizzarsi interamente sulla storia.

Ciò nonostante pensa che si debba comunque dare spazio ai giovani talenti e trova nei nuovi registi dell’horror incipit molto interessanti, non a caso lo stesso Suspiria sarà oggetto di un remake americano.

Se c’è qualcosa che però Dario Argento non capisce è la continua “etichetta” che spesso gli viene associata, ovvero Re dell’Horror.

Io ho fatto moltissimi film di generi diversi. Ho fatto più thriller che horror. Di horror veri e propri ne ho fatti pochissimi, quindi perché chiamarmi in questo modo?

Abbiamo avuto modo di chiacchiere con il maestro non solo della sua cinematografia e dei suoi film più importanti, ma anche della cinematografia attuale di genere e di come si sta evolvendo nel tempo.

 

Maestro, questo per lei è un periodo di forti emozioni perché ben due dei suoi film più amati ritornano sullo schermo e in versione rimasterizzata. Parlando di 4 Mosche di Velluto Grigio, c’è un episodio, un momento del set o della fase di produzione, al quale è particolarmente legato?

Io sono legato a questo film perché è un film che viene dopo due gialli che avevo fatto. È il terzo a concludere la trilogia degli animali. Prima di farlo ho detto: adesso devo fare una cosa un po’ diversa. Il film è pieno di umorismo, di battute e di personaggi bizzarri.

Questo qui è un film che mi è molto piaciuto fare e divertito. Però devo dire che non c’è davvero un film al quale sono legato più di un altro. Nella mia carriera da regista ho fatto moltissimi film, tutti diversi tra di loro, non solo come storia ma anche come genere.

Trovo assurdo essere definito “Re dell’Horror” in quanto non ho fatto solo film horror, anzi. Ognuno dei miei film, per me, è un piccolo capolavoro e ognuno ha la sua gestazione più o meno complessa.

 

All’interno dei suoi film la doppia personalità è un elemento predominante. Ci troviamo di fronte a personaggi che analizziamo quasi da un punto di vista scientifico. Come ha fatto a rapportare all’interno del suo cinema la psicanalisi?

La psicanalisi è entrata nella vita di tutti. Dalla letteratura alla pittura, l’architettura, nel cinema. Basta anche solo pensare alla cinematografia di Alfred Hitchcock e come sono i suoi film impregnati di psicanalisi. Freud quando ha scoperto la sessualità e il subconscio praticamente è come se avesse scoperto la vera essenza vitale dell’essere umano.

E chi fa cinema deve per forza di cose rifarsi a lui, altrimenti senza la sua psicologia avremmo dei film vuoti, falsi, ridicoli.

 

Dario Argento

 

Il suo cinema indaga sull’oscurità presente nell’animo umano. Di fronte a un suo film non siamo più semplici vittime, siamo anche carnefici. Proviamo una sorta di piacere in quell’immagine violenta, come se ci stessimo togliendo, detto volgarmente, uno sfizio. Perché, secondo lei, l’uomo ha paura ma al tempo stesso è talmente affascinato dal male da non poterne fare a meno?

Non credo che lo spettatore sia davvero il male. Assiste ad una messa in scena e ne trae delle conclusioni. Poi è impossibile non essere affascinati dal male, in quanto il male è il nostro compagno di viaggio. Io, facendo un discorso più intimo e personale, racconto la mia parte oscura, i miei pensieri, più brutali e nascosti.

Tutta una parte psicologica che il cinema di oggi, troppo impegnato a spettacolarizzare ogni azione, ogni avvenimento e storia, non fa più.

 

All’interno della cinematografia attuale si può notare come si sia perso quello stile horror e thriller che ha caratterizzato moltissime delle sue pellicole. L’autenticità dello spaventare con la stessa realtà, senza bisogno di chissà quale artificio. Era la stessa rappresentazione umana a spaventare. Adesso si è talmente tanto abituati a questo genere che la maggior parte delle menti ristagnano sulle stesse idee e più che concentrarsi sulla storia è una continua corsa all’effetto più spettacolare. Secondo lei, questa nuova attitudine è dovuta a un cambio generazionale degli spettatori o un’evoluzione del genere?

Secondo me c’è un sovraccumulo di scene splatter, in quanto adesso si ha la possibilità con il digitale di farne tante e di farle benissimo e bellissime. Per questo motivo i registi hanno perso la psicologia dei personaggi e si buttano a fare scene una più atroce dell’altra, senza pensare che l’accumulo porta alla saturazione.

 

Dario Argento

 

Il suo cinema ha influenzato una generazione di registi. Lei, a sua volta, è stato influenzato da qualcuno?

Certo. Io ho fatto anche il critico, quindi conosco molto bene il cinema. Ho conosciuto moltissimi autori che nella mia mente si sono stratificati in differenti suggestioni che ho rimesso nel mio cinema.

Penso all’espressionismo tedesco, a quello danese. Penso a registi come Ingmar Bergman o Orson Wells. Ne potrei dire tanti altri, ma credo che poi non finiremmo più.

 

I colori sono un elemento costante e ricorrente, molto ricercato, all’interno dei suoi film. Penso, appunto, a Suspiria che è un film fortemente caratterizzato dall’uso del colore che ci riporta a una suggestione continua dell’atmosfera e dei sentimenti, delle sensazioni, della protagonista. Stessa cosa per quanto riguarda Inferno e Profondo Rosso. Il colore, quindi, è un qualcosa che le viene suggestionato dal film in corso d’opera oppure lo studia fin dalle origini dell’idea?

C’è uno studio precedente a seconda del tipo di film, di genere e dei luoghi dove andrò successivamente a girare e che immagino già nella mia mente. Il colore è parte fondamentale del mio cinema. Lo studio delle luci e di come catturare quell’evanescenza rendendola in un’emozione concreta.

 

 

Suspiria 4K di Dario Argento sarà nelle sale il 30, 31 Gennaio e 1 Febbraio

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