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Dragon Ball: la metafora della divina umanità

5 anni fa

16 minuti

dragon ball

In questo approfondimento ci occuperemo dell’analisi di luci ed ombre di uno dei manga più amati di sempre: Dragon Ball.

Dal 1984 al 1995 la rivista giapponese Weekly Shōnen Jump pubblicava sulle proprie pagine un’opera scritta e illustrata dal mangaka Akira Toriyama destinata a cambiare per sempre la percezione dei manga in tutto il mondo: Dragon Ball.

Il manga è stato raccolto in 42 volumi tankōbon, pubblicati dal 1985 al 1995 dalla Shūeisha in Giappone, mentre in Italia è stato pubblicato per la prima volta da Star Comics tra il 1995 e il 1997, in un’edizione che contava 62 volumi. Molti però hanno conosciuto per la prima volta le avventure di Goku grazie all’adattamento animato realizzato tra il 1986 e il 1996 da Toei Animation, che coinvolge l’intero arco narrativo del manga in due serie.

Dopo la seconda, nota come Dragon Ball Z, sono state realizzate altre due serie animate le cui storie però non fanno parte dell’opera originale. La prima è Dragon Ball GT (realizzata su una storia originale scritta da Izumi Tōdō tra il 1996 e il 1997), mentre l’altra è la più recente Dragon Ball Super (sequel ufficiale del manga, scritta direttamente da Toriyama, la cui produzione è iniziata nel 2015 ed è tuttora in corso).

Ma perché Dragon Ball ha avuto così tanto successo da arrivare a produrre ancora un sequel dopo trent’anni?

 

 

Le ragioni sono molteplici, e in questo approfondimento non si intende tanto fare un elogio o una critica alle produzioni più recenti, quanto ricercare le ragioni della loro esistenza e del successo che quest’opera ha da sempre riscontrato in un pubblico enorme.

Partiremo proprio dal pubblico invero, quello a cui originariamente Dragon Ball si rivolge in quanto shōnen manga. La cultura giapponese ha suddiviso le proprie opere fumettistiche con etichette che noi occidentali utilizziamo per identificare generi, ma che in realtà attengono a target di età e, talvolta, di ceto.

La parola shōnen significa letteralmente ragazzo adolescente.

La parola shōnen significa letteralmente ragazzo adolescente. E il target dei manga che rientrano in questa categoria sono proprio i ragazzi (principalmente di sesso maschile) da età scolare fino alla maggiore età. Le storie un po’ più “mature” che si rivolgono invece ad un pubblico che va dalla maggiore età in su sono i cosiddetti seinen (Death Note di Obha/Obata o Monster di Urasawa, per fare due esempi) che trattano principalmente tematiche più cupe, con ambientazioni quali università o luoghi di lavoro, riconducibili appunto alle realtà dei loro target.

Dragon Ball invece (così come Saint Seiya, One PieceNaruto, ecc…) racconta una storia di crescita e di formazione in un mondo fantastico colmo di allegorie alla realtà, attraverso l’azione e il superamento di prove che portano i protagonisti a diventare sempre più forti e pronti ad affrontare sfide più ardue, ad evolversi. Un concetto, quello dell’evoluzione, molto caro alla cultura nipponica, che ne permea da sempre l’arte e anche la filosofia.

Quello che forse in molti ignorano è che, per quanto la storia di Dragon Ball sia in effetti del tutto originale ed attribuibile alla mente di Akira Toriyama, l’ispirazione da cui parte affonda le proprie radici in uno dei quattro grandi romanzi della letteratura tradizionale cinese, noto con il nome di Il viaggio in Occidente, e attribuito all’erudito Wú Chéng’ēn.

 

 

I primi capitoli del romanzo sono incentrati sulle vicende di Sun Wukong, in giapponese Son Gokū (…suona familiare?) scimmiotto nato una roccia, frutto della terra ingravidata dal vento, che si distingue per il suo coraggio portando il popolo delle scimmie nella Caverna del Sipario d’Acqua della Montagna dei Fiori e dei Frutti, e diventandone così il re.

Preoccupato dalla possibilità che la felicità conquistata un giorno finisca, viaggia a lungo fino ad arrivare presso l’abitazione di un saggio, il Patriarca Subhodi, che gli insegna il Tao grazia al quale combattere le Tre Calamità e lo rende un guerriero potentissimo, capace di innumerevoli trasformazioni e di volare su una nuvola. Se ci aggiungete che la sua arma è un bastone che si allunga, ecco trovata l’originale ispirazione da cui nasce il nostro Goku.

Ovviamente si tratta solo di una fonte d’ispirazione il cui eco si sente in modo più forte nel primo ciclo del manga (adattato nella prima serie animata), ovvero quello in cui Goku è ancora un bambino e affronta il percorso che lo renderà un giovane guerriero, ignaro sia di quali siano le sue vero origini, come di cosa il futuro abbia in serbo per lui.

 

 

 

 

L’originale ciclo narrativo

Dalla ricerca delle sette sfere alla saga di Namek

 

L’attuale struttura di Dragon Ball può essere suddivisa in diversi cicli narrativi, quello su cui ci soffermeremo maggiormente (ovvero quello in cui risiede il grande fascino e potere del manga) è il primo, che ho volutamente chiamato originale in quanto ad una mente attenta non sfuggirà che l’intenzione di Akira Toriyama era quella di chiudere tutto con la saga che vede lo scontro tra Goku e Frieza, e l”avvento del Super Sayan.

Ma procediamo con ordine e seguiamo la storia così come ci viene narrata.

 

In una casetta isolata dal mondo moderno, immersa tra alte montagne e corsi d’acqua, a contatto con la natura più selvaggia, vive un buffo bambino di nome Son Goku che caccia belve feroci grosse dieci volte più di lui grazie alle sue spettacolari doti di combattimento. Egli è solo, ma non lo è sempre stato. Prima viveva con il vecchio nonno Son Gohan, un eremita esperto di arti marziali che lo ha accolto e accudito rinvenendolo nella foresta.

Presto la strada del piccolo Goku si incrocerà con quella di Bulma, l’affascinante figlia di un magnate della scienza e dell’industria moderna, nonché presidente della Capsule Corp., che cerca le misteriose sette sfere del drago per invocare il Drago Shenlong che, stando a ciò che dicono le leggende, esprimerà il desiderio di chiunque lo invochi.

Goku possiede la sfera dalle quattro stelle, lasciatagli dal suo defunto nonno, nella quale ormai lo identifica.

Goku possiede la sfera dalle quattro stelle, lasciatagli dal suo defunto nonno, nella quale ormai lo identifica e dalla quale non intende separarsi. Così si lascerà convincere dall’astuta Bulma (che ha intuito di trovarsi di fronte ad un guerriero formidabile la cui forza potrà tornarle utile) a intraprendere un viaggio per trovare tutte le sfere. Tutto nasce da qui, da un incipit quasi banale.

Così come banali e al limite del comico sono molte vicende che fanno parte di questo ciclo narrativo, da Bulma che desidera le sfere per chiedere a Shenlong di trovare un fidanzato, al primo desiderio che verrà poi espresso dal maialino Olong, ovvero un paio di mutandine da donna, alla caratterizzazione di fondamentali personaggi primari per la crescita di Goku quale l’eccentrico eremita delle tartarughe, il Maestro Muten.

A controbilanciare le atmosfere leggere e simpatiche delle vicende del piccolo Goku, della smaliziata Bulma e degli altri personaggi che si uniranno a loro come Crilin, Yamcha e Paul,  le macchinazioni di diversi nemici che rappresenteranno i primi ostacoli da affrontare per diventare più forti e crescere. L’esercito del Red Ribbon prima, Tao Bai Bai e soprattutto il Grande Mago Piccolo, un potentissimo e malvagio essere che non appare umano e che si scoprirà essere la parte malvagia del Supremo della Terra.

 

 

La narrazione tende a porre tantissimi quesiti nel lettore in questa prima parte del manga, piena di misteri.

Chi è costui è perché mai è verde? Perché Goku ha una coda e nelle notti di luna piena si può trasformare in un incontrollabile primate gigante che agisce con violenza e perde il lume della ragione? Chi ha creato le sette sfere del drago e perché? La narrazione tende a porre tantissimi quesiti nel lettore in questa prima parte del manga, piena di misteri. Quesiti che si amalgamano perfettamente nelle simpatiche gag dei vari personaggi e nella continua corsa di Goku per diventare sempre più forte. Azione pura e spensieratezza sono in questa fase i due capisaldi che tengono su tutto.

Allenandosi per trionfare ai vari Tornei Tenkaichi, Goku diventa sempre più forte e cresce, e insieme a lui siamo cresciuti anche noi. Questa è l’enorme forza di Dragon Ball e dei manga shōnen in generale, quella di creare un effetto catartico nel lettore mediante un moto di immedesimazione che va man mano crescendo. Ad ogni modo, proprio nel Torneo Tenkaichi di arti marziali (il ventiduesimo per l’esattezza) Goku riesce a sconfiggere il Grande Mago Piccolo che prima di morire da vita a un erede, Piccolo, affidandogli il compito di vendicare la sua morte uccidendo Goku.

Nella finale del 23º Torneo Tenkaichi, dopo essersi allenato per tre anni al cospetto del Dio Supremo della Terra, un Goku più alto e robusto, cresciuto e maturato sia nella mente che nel corpo, affronta e sconfigge Piccolo, salvando così ancora una volta la Terra dal male e alla fine del torneo parte insieme a Chichi, figlia dello Stregone del Toro e sua futura moglie.

 

 

Quando tutto sembra andar bene…

Qui avviene il primo di una serie di salti temporali, che tutti noi lettori amiamo particolarmente.

Si conclude così il primo arco, che vede la crescita di Goku da ingenuo bambino a giovane uomo su cui ora tutti possono fare affidamento. Avviene così il primo di una serie di salti temporali, che tutti noi lettori amiamo particolarmente. Un escamotage narrativo funzionale su più livelli: trascorre del tempo in cui i nostri eroi vivono un’esistenza pacifica, non ci sono crisi o scontri da raccontare per cui questo tempo non ci viene mostrato, e ci ritroviamo ad avere personaggi cambiati, più grandi e maturi, e nuovi arrivi (come in questo caso il figlio di Goku, che egli ha chiamato Gohan proprio come il suo defunto nonno).

 

 

Da questo punto in avanti però (coincidente nella serie animata con l’inizio di Dragon Ball Z, per intenderci) abbiamo un plot-twist che stravolge totalmente l’opera, tanto che le sfere del drago restano praticamente solo nel nome e assumono un rilievo marginale. Si scoprono in breve tempo le origini nascoste di molti dei protagonisti, e il buon Toriyama fornisce tutte le risposte alle domande poste fino a poco prima.

Veniamo a conoscenza del fatto che Goku non è un umano, bensì un Sayan, razza aliena di guerrafondai sterminata da quello che viene presentato come l’essere più potente e malvagio dell’universo, ovvero Frieza. Il nostro eroe è uno dei pochi sopravvissuti allo sterminio ed ha sviluppato un’indole pacifica per aver sbattuto la testa una volta precipitato sulla Terra e per aver vissuto con i terrestri. Di indole tutt’altro che pacifica sono invece tutti gli altri Sayan che incontreremo di lì a poco, primo fra tutti Radish (fratello di Goku) e poi Nappa e il potentissimo e spietato principe dei Sayan, Vegeta.

Goku muore, e finisce in un intricato aldilà dove grazie agli allenamenti con il sommo Re Kaioh diventerà ancora più forte di prima.

Nelle prime battute di questa Saga dei Sayan, Goku muore e finisce in un intricato aldilà dove grazie agli allenamenti con il sommo Re Kaioh diventerà ancora più forte di prima e potrà risolvere la situazione, una volta tornato in vita grazie alle sfere del drago (ormai quasi un escamotage per resuscitare personaggi).

Scongiurata la minaccia degli ultimi Sayan però, inizia il momento più amato e delicato dell’intera opera. Il momento di svolta che originariamente (ed è chiaro per svariati aspetti) avrebbe dovuto concludere il manga, e che è stato invece spremuto fino all’ultima goccia portandoci dove ci troviamo adesso. Quel momento è la Saga di Namek.

 

 

 

 

Come se non bastasse l’aver scoperto che Goku è un Sayan e che oltre a lui ce ne sono altri ancora in vita, ora ci viene detto che anche Piccolo appartiene ad una razza aliena che ha origine nel Pianeta Namek. Vien da se che tanto il Grande Mago Piccolo quanto la sua parte buona, il Supremo Dio della Terra, sono dunque alieni Namecciani e da lì provengono dunque anche le sfere del drago e il loro magico potere.

Se state leggendo questo articolo e siete arrivati fin qui, sicuramente sapete già tutto sullo svolgimento della Saga di Namek ed è inutile che ve lo riassuma. Analizziamo invece dove sta la sua forza, e perché come dicevo all’inizio Dragon Ball era pensato per finire qui. Nella narrazione di questo arco troviamo davvero tutto: un lungo viaggio, l’attesa e la meditazione. I nostri eroi diventano più forti sia nel fisico che nello spirito. Scopriamo misteri che ci hanno accompagnato sin dall’inizio del manga, colleghiamo tutti i punti di un domino che cade con la spinta del dito di un villain perfetto: Frieza.

Egli è spietato, fortissimo, mette in difficoltà tutti i personaggi e porta persino alla redenzione e alla collaborazione l’antieroe per eccellenza, Vegeta. Ogni volta che i nostri si avvicinano a sconfiggerlo, lui si evolve cambiando forma (il leitmotiv dell’evoluzione che ritorna sempre) e li riporta al punto di partenza.

Ma poi la svolta, la rivelazione. La trasformazione di Goku nel Super Sayan, un guerriero prescelto che si manifesta una volta ogni mille anni.

 

Chi non ricorda la prima trasformazione di Goku in Super Sayan? Con questa trovata a dir poco incredibile, Akira Toriyama crea un deus ex machina che capovolge una situazione di svantaggio totale per i nostri eroi, trasformando proprio Goku in modo spettacolare.

Il Super Sayan, un guerriero leggendario e invincibile.

Una trovata geniale che ha fatto letteralmente impazzire i lettori prima, gli spettatori poi, dell’opera. Talmente tanto da costringere il mangaka ad inventarsi qualcosa in breve tempo per mandare avanti la storia, senza però scontentare un pubblico che era ormai in estasi da muscoli definiti e capelli d’oro.

Ma ci arriveremo a breve. La cosa più importante da analizzare è il messaggio che tutta la Saga di Namek veicola ed anche il motivo per cui tutti la apprezzano così tanto. Ciò che ci viene mostrato altro non è che l’allegoria stessa del riscatto e della forza di volontà. Goku viene deriso e disprezzato dai suoi nemici e rivali in questa saga, come non era mai successo prima.

 

 

Tra i terrestri egli era trattato con rispetto in virtù della sua forza, ma da Frieza subisce lo scherno di appartenere ad una razza da lui ritenuta indegna, e per questo motivo sterminata totalmente.

Da Vegeta invece subisce le continue accuse di appartenere ad un basso lignaggio dei Sayan, a differenza sua. Vegeta sa di essere il principe dei Sayan e di appartenere ad una razza superiore, che ha tutte le carte in regola per essere migliore di Goku, che invece appartiene ad una stirpe di infimo livello combattivo.

Una metafora molto forte quella del razzismo interno ai Sayan, della loro suddivisione in caste a seconda della forza combattiva alla nascita.

Eppure Goku ce la fa. Si impegna con tutto se stesso e supera ogni limite, sforzando il proprio corpo e il proprio spirito più che può. Goku diventa più forte di ogni rivale, riesce ad ottenere il leggendario potere della sua razza e a trasformarsi nel Super Sayan perché la sua capacità più grande è non arrendersi mai. Un’incrollabile fede nelle proprie capacità e nel voler salvare le persone a lui care. Una metafora di riscatto per la quale è impossibile non provare empatia e coinvolgimento, al di là di tutte le trasformazioni e le mazzate.

 

 

 

Dal secondo ciclo ai giorni nostri

Le saghe di Cell e Majin Bu, Dragon Ball GT e Super

 

Ricordate cosa dicevamo all’inizio? Del giusto bilanciamento tra misteri, azione, scene da gag comiche e drammatiche? Dimenticatevi tutto.

Non proprio tutto, ma gran parte. Soprattutto la spensieratezza di tutta la prima parte del manga viene rilegata a tristi intermezzi di Reunion a casa di Bulma, che fanno da pausa tra una crisi e l’altra, ove viene ripetuta sempre la stessa formula.

Goku e compagni si trovano al centro di una minaccia per la Terra o l’Universo intero, il nemico è fortissimo per cui tutti le prendono di santa ragione. Si allenano e gliele danno, ma il nemico si evolve diventando nuovamente più forte e le prendono ancora. Si allenano di nuovo e gliele danno.

 

 

Una continua corsa all’evoluzione più estrema, all’onda più grossa. Frieza che era il nemico più temibile e potente dell’Universo risulta essere nulla in confronto alla straordinaria forza di ogni nuovo nemico, persino di un cyborg creato dai rimasugli del Red Ribbon (che era già stato smantellato da Goku quando era ancora un bambino). Il leggendario guerriero che si manifesta una volta ogni mille anni, il Super Sayan, una volta sdoganato da Goku diventa una trasformazione accessibile a tutti con sempre più facilità e perde tutta la valenza mistica e ancestrale che aveva assunto durante la Saga di Namek.

Poi – sia chiaro – gli scontri sono sempre spettacolari sia nel manga che nella serie animata e di trovate geniali ce ne sono state tante, dai livelli più alti di Super Sayan alla fusione, alla Stanza dello Spirito e del Tempo e la Spada Z. Insomma, non è tutto da buttare, ovvio, ma è innegabile che il progetto iniziale, quale che fosse, si è perso in un mare di fan service e nel bisogno (umano e sacrosanto) di guadagnare quanto più possibile con merchandising vari e prodotti legati al brand Dragon Ball (dai videogiochi alla action figures ecc…).

Paradossalmente chi vi scrive ricorda ancora con affetto la serie animata Dragon Ball GT (di cui la fanbase sembra aver operato ormai una damnatio memoriae) proprio perché per un numero rilevante di aspetti si rifà ai capisaldi originali del manga. Torna il mistero, torna il viaggio, le sfere del drago tornano ad avere un ruolo centrale. Quella metafora delle divina umanità di cui parlo nel titolo, ovvero di chi alla fine riesce sempre a salvare chi ama non in quanto investito di un potere divino, ma proprio in quanto pregno di umanità, compassione e di uno spirito puro. Goku, pur essendo un Sayan, è più umano di tanti terrestri.

Per quanto visto finora, la nuova serie Dragon Ball Super continua invece sulla falsariga dei continui power-up e degli scontri con nemici sempre più forti che richiedono allenamenti sempre più inverosimili per poter fare onde sempre più grandi e, insomma, ci siamo capiti.

 

 

Ma forse va bene così, perché in fondo è ciò che i ragazzi d’oggi vogliono e molti di loro non hanno mai letto, né mai leggeranno, il manga di Dragon Ball e le originali avventure del piccolo Goku.

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere con un commento qui sotto.

 

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