Presentato come film di pre-apertura della XI Festa del Cinema di Roma, American Pastoral è l’esordio alla regia di Ewan McGregor basato sull’omonimo romanzo Premio Pulitzer di Philip Roth. A far parte del casto, oltre al già citato McGregor, Jennifer Connelly e Dakota Fanning.

Romanzo introspettivo e ritratto del decadimento di un periodo storico e sociale, American Pastoral di Philip Roth è una storia dalle molteplici sfumature. Una sovrapposizione narrativa che conduce il lettore nella spirale di angoscia del protagonista, Seymour Levov, soprannominato da tutti “Lo Svedese”.

Ewan McGregor prova a dare vita alle evocative suggestioni presenti all’interno del romanzo di Roth, concentrandosi per lo più sul conflitto generazionale che anima tutto il film.

American Pastoral si snocciola a cavallo di due generazioni differenti, quella del sogno americano e quella dei figli insoddisfatti, repressi e rivoluzionari.

American Pastoral si snocciola a cavallo di due generazioni differenti, quella del sogno americano e quella dei figli insoddisfatti, repressi e rivoluzionari. Uno scenario storico, e in parte attuale, che incornicia le figure dei due, o meglio tre, protagonisti: un padre, una figlia e una moglie.

La storia di Seymour Levov ci viene introdotta da un personaggio che, per chi è appasionato dei romanzi di Roth, conosce benissimo: Nathan Zuckerman (David Stratharin).

 

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Nathan è un ex compagno di scuola di Jerry Levov (Rupert Evans), fratello di Seymour. I due si reicontrano durante l’anniversario di incontro degli ex studenti della scuola. Nathan passeggia tra le aule, le vetrine, dove l’aurea di Seymour aleggia possente. Una leggenda in tutta la scuola. Seymour rappresenta la perfezione del ragazzo americano: bello, intelligente e dal grande talento sportivo.

Un ragazzo del genere non può non aver al suo fianco una donna della stessa portata, cioè una reginetta di bellezza, Dawn Dwyer (Jennifer Connely). I due sono destinati a sposarsi e a mettere al mondo una figlia degna dei suoi genitori, la piccola Merry.

Nathan inizia a raccontare la storia di Seymour, tessendone lodi su lodi. Ma a questo quadro di idilliaco perfezione, si aggiungono le parole tristi di Jerry, che racconta a Nathan come tutto questo sia cambiato per Seymour.

Merry è una bambina riservarta e che soffre di balbuzia, ma dalla grande intelligenza e sensibilità, vogliasa di scoprire il mondo fino in fondo il mondo. La balbuzia della bambina sembra quasi uno scudo nei confronti della perfezione, soprattutto quella di Dawn, dei genitori. Col tempo questo diventerà una vera e propria arma di difesa, creando contrasti sempre più difficoltosi con i genitori.

Interpretata da Dakota Fanning, Merry è una ragazza dalle idee molto forti ed estreme. Le forti turbolenza dell’America degli anni sessanta, coinvolgono Merry nel giro dei giovani terrori, degli scontri a fuoco. La sua è una ribellione giovanile che si abbatterrà sulla vita di Seymour e Dawn creando dei danni irreversibili.

 

 

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American Pastoral si muove sulla difficile linea dei rapporti familiari, soprattutto di quello padre e figlia, esaltando in un primo momenti i valori della famiglia vecchia scuola.

American Pastoral si muove sulla difficile linea dei rapporti familiari, soprattutto di quello padre e figlia, esaltando in un primo momenti i valori della famiglia vecchia scuola, per poi far crollare tutto come uno specchio in frantumi. La vita di Seymour e Dawn prende la forma di una grande bugia. La crepa creata da Merry tenderà a ingrandirsi sempre di più, portando entrambi i coniugi, in modo differente, ad arrivare oltre il limite, vittime delle nevrosi, incomprensioni e fragilità.

American Pastoral prende varie forme, dal dramma al thriller, passando per il racconto storico. Al centro di tutto c’è sempre lo scambio generazionale, che si vede sia tra i personaggi della vecchia guardia, quelli che la guerra l’hanno combattuta, che nei figli di quella vecchia generazione, incapaci di trasmettere lo stesso sentimento di rivalsa e rivincita ai propri figli.

Spettatori impassibili di uno scenario drammatico e grottesco. Il quadro tracciato da Roth, e ripreso in suggestive immagini da Ewan McGregor, rappresentano il perfetto ritratto di un’America piegata su se stessa.

Il film esplora un periodo specifico della storia: quello della generazione americana del dopo guerra, quella del sogno americano, che entra in collisione con la generazione successiva, quella dei loro figli.

Afferma il regista e protagonista Ewan McGregor, durante l’incontro con i giornalisti durante la presentazione del film a Roma.

Se volete sapere cosa ci ha raccontanto assieme all’attrice Jennifer Connely, potete leggere l’articolo della nostra conferenza stampa:

 

 

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American Pastoral è un continuo mettersi a confrontro tra realtà differenti, tra passanto e presenza, con un continuo senso di ansia e apprensione verso il futuro. Più i personaggi affrontano i se stessi nei propri occhi e negli occhi degli altri, più vengono inghiottito in un oblio senza fine.

Il grande pregio di Ewan McGregor come regista è il riuscire a interpretare il pensiero complesso, soprattutto del flusso di coscienza, del romanzo di Philip Roth, riuscendo a ottenere il raro consenso e compiacimento dello scrittore.

American Pastoral parla soprattutto per le sue suggestioni e per la profondità dei personaggi, ma pecca nel suo svolgimento. Alla sua prima prova come regista, Ewan McGregor punta a una storia forte, ma attraverso una narrazione piuttosto lineare, che non si lascia andare.

Una struttura molto classica, chiusa su se stessa e bloccata in una sorte di ansia che non permette alla pellicola di spiccare, di brillare veramente.

Un ritmo rallentato caratterizza la narrazione di American Pastoral che, con un tema del genere, avrebbe avuto bisogno di una scansione più serrata, molto più accativante. Nella sua parte centrale, quella più complessa per ogni film, il film perde la sua intensità, spesso conducendo lo spettatore verso l’estraniamento.

 

 

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Ewan McGregor si mostra essere molto abile con la macchina da presa, riuscendo anche a dare un’ottima interpretazione del personaggio.

Comprensibile la paura di un regista alla sua prima prova di osare troppo, rischiando di sovraccaricare il racconto. Ewan McGregor, nonostante questo, si mostra essere molto abile con la macchina da presa, riuscendo anche a dare un’ottima interpretazione del personaggio.

Viscerale, intenso e ingenuo. Seymour è il personaggio più ferito, quello annientato dalle scelte degli altri e che si ritrova blocca in sé stesso, impossibilitato dal poter fare qualsiasi altra cosa, finendo per essere consumato da se stesso.

Dawn è un personaggio molto freddo. Una donna incapace di accettare il passaggio dell’età. Schiava di un passato glorioso, piena di rimorsi e di tormenti. Merry diventa il suo punto di rottura, quello di non ritorno. Probabilmente un personaggio fin troppo distaccato dalla narrazione e che non rende del tutto giustizia a una grande attrice come Jennifer Connely. Forzata e poco naturale, Dawn non convince fino in fondo, portando lo spettatore a un senso di ostilità nei confronti del personaggio.

Senza lode e senza infamia Dakota Fanning, alla quale sicuramente è spettato un personaggio non facile. Un’interpretazione discreta, per un’attrice che però non conquista come, invece, sapeva fare da bambina.

 

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American Pastoral è un dramma sull’America di ieri, ma che sa rispecchiare perfino l’America di oggi. Un ritratto attuale, che porta al cinema la storia di un grandissimo autore. Una narrazione visiva suggestiva, sebbene dalla stuttura con poco mordente.

Una buona prova per la prima regia di McGregor che, speriamo, saprà stupirci nel futuro.

 

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American Pastoral sarà nelle sala cinematografiche italiane dal 20 Ottobre.

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