È il 1981 quando un acerbo regista e un suo giovane amico attore, portano al cinema un horror sgangherato dai sapori della commedia. Evil Dead arriva lasciando il pubblico perplesso, stregando i maestri del genere e portando Sam Raimi verso l’onda di un successo che gli permetterà di realizzare altri due capitoli, La Casa 2 e L’Armata delle Tenebre, e riscrivere la definizione di cinema horror.

Sono passati trentacinque anni da quando Evil Dead, conosciuto da noi come La Casa, ha fatto il suo ingresso sul grande schermo, e continua a essere tutt’oggi un classico che ha cambiato totalmente la concezione di horror.

Suspense, presenze inquietanti, sangue, morte. Si, nei film di Sam Raimi c’è tutto questo ma anche qualcosa di più: il divertimento.

Quando Raimi arrivò al cinema, non credeva minimamente che il suo film avrebbe avuto quel tipo di impatto. Benché mai avrebbe immaginato che, un re dell’horror come Stephen King, si innamorasse dell’idea di mescolare la commedia e l’horror per generare un prodotto senza precedenti, in cui l’orrore non doveva solo far spaventare ma anche divertire.

Evil Dead inizia, leggermente in sordina, nel 1981 la sua scalata verso il divenire un classico immortale, destinato ad essere non solo una saga, ma anche un franchising di uso proprio e improprio.
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Sam Raimi ha solo ventidue anni quando presenta il suo film a Venezia. Una produzione fondata con l’amico, e protagonista della saga, Bruce Campbell e con il compagno di stanza al college e futuro produttore Rob Tapert, che vanta di pochi spicci. Un film estremo, diverso e che sembra finto. Un horror che non spaventa ma che diverte, funzionando nel suo paradosso alla perfezione. Raimi non ha molto, eppure sembra essere subito chiaro a tutti di trovarsi di fronte a un genio stravagante dall’inventiva sfrontata e sfrenata, che non ha nulla da perdere ma tutto da guadagnare.

Sebbene ancora inesperto, Sam Raimi dimostra subito a tutti di quello che è capace di fare.

Sebbene ancora inesperto, Sam Raimi dimostra subito a tutti di quello che è capace di fare con la macchina da presa. Del resto, viene da anni e anni di filmini in Super 8 assieme all’amico Bruce e i fratelli Ivan e Ted, i quali parteciperanno ai suoi film come sceneggiatore, il primo, e attore, il secondo.

Il cinema è l’unica vera passione che smuove il regista fin dagli inizi. Appassionato di commedia slapstick, Sam Raimi vuole creare qualcosa di nuovo, di diverso, qualcosa che possa impressionare e funzionare nel medesimo tempo. E vuole farlo con l’horror, sebbene a lui l’horror manco piaccia, perché genere più seguito e che più lega le persone tra loro.

Non ho mai visto un pubblico così dedito e fedele come quello dei film dell’orrore. Sono le persone più gentili e piene di calore che esistono.

Ed è proprio questo pubblico a diventare il grande pubblico di Raimi. Quello che dopo un saga come Evil Dead, non ha mai smesso di vedere e rivedere i capitoli da cui è composta, amandola per pregi ma, soprattutto, difetti. Quello che è riuscito a trovare gli elementi tipici di Evil Dead anche in altre pellicole o che ha continuato ad amare il progetto nelle sue nuove forme, dai fumetti al remake, ritrovandosi a provare le stesse emozioni nella serie spin-off Ash vs Evil Dead di Starz.

Evil Dead è l’inizio di un vero e proprio fenomeno. Un caso di franchising che va ben oltre l’intenzione dello stesso regista. Ma facciamo un passo indietro e vediamo dove tutto ha origine.

 

 

 

 

Evil Dead: l’inizio

Evil Dead, in realtà, è frutto di un lavoro portato a termine tre anni prima:  Within the woods. Within the woods è un cortometraggio girato in 8mm con protagonisti Bruce Campbell, Ellen Sandweiss e Scott Spiegel.

Il cortometraggio serviva per riuscire ad ottenere un finanziamento e riuscire a girare un vero e proprio lungometraggio. La storia, infatti, viene narrata proprio come se fosse una sorta di pilot per tutta la saga successiva di Evil Dead.

Si vocifera che l’idea venne a Raimi ispirato da un compito di letteratura che fece durante il college. Per il compito Raimi studiò il libro dei morti egiziano, rimanendone a tal punto affascinato da voler scrivere una storia che girasse attorno a un proprio libro dei morti.

 

 

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I testi contengono antichi riti, formule e profezie per poter evocare i demoni.

Ed è in questa occasione che nasce il Necronomicon Ex Mortis, uno pseudobiblium che a sua volta si ispira a un altro pseudobiblium, il Necronomicon di Howard Phillips Lovecraft.

I testi contengono antichi riti, formule e profezie per poter evocare i demoni, la differenza risiede nella loro origine. Il Necronomicon di Lovecraft risale al VIII secolo ed è stato scritto dallo stregone yemenita Abdul Allhazred, a differenza di quello di Raimi che ha origini ben più lontane, infatti discende dai sumeri.

Fin dal suo aspetto esteriore, il Necronomicon lascia presagire la sua natura maligna: rilegato in pelle umana, la sua copertina rappresenta un volto orribilmente sfigurato, e le sue iscrizioni sono fatte col sangue nella lingua degli antichi sumeri.

Il testo venne ritrovato nel XX secolo dal professore Raymond Knowby, così come viene spiegato nel secondo capitolo di Evil Dead, all’interno delle rovine del castello di Kandahar.

Il professore lo portò con sé nel Michigan, in un piccolo chalet in montagna dove iniziò a studiarlo. Ma prima di capire la reale natura malvagia del libro, e aver risvegliato il demone del libro, Knowby si trova a fare i conti con le forze senza pietà del male, condannando l’umanità a una sofferenza immortale.

 

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Il libro verrà ritrovato, successivamente, da Ash e dai suoi amici per un incubo senza fine.

Dopo la prima stesura, Raimi si rese conto che già solo le prime scene gli avrebbero richiesto un budget e delle risorse che non possedeva. Per questo motivo, assieme a Campbell e Tapert, decise di realizzare un corto in 8mm dove dare una versione molto più riassuntiva della sua idea.

La base è sempre quella: quattro amici, una casa sperduta, delle forze oscure. In Within the Woods ad essere ritrovato da Bruce (e non ancora Ash) e dalla sua compagna Ellen (che nel 1981 interpreta la sorella di Ash, Cheryl), non è un libro ma un vecchio coltello sacrificale.

Ciò che avverrà successivamente è una scia di sangue che, ovviamente, ritornerà come leitmotiv in tutti i film della saga.

 

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Con 1600 dollari di budget, la fattoria di famiglia di Tapert e gli effetti speciali di Tom SullivanWithin the Woods prese vita e venne presentato nel 1979 a Detroit.

Con 1600 dollari di budget, la fattoria di famiglia di Tapert e gli effetti speciali di Tom Sullivan, il quale diede un assaggio delle ore di trucco a cui Campbell si sarebbe sottoposto negli anni, Within the Woods prese vita e venne presentato nel 1979 a Detroit in un cinema chiamato The Punch and Judy, precedendo la proiezione in 8mm di The Rocky Horror Pictures Show.

Il corto ottenne il successo sperato e diede la possibilità a Raimi & Co. di poter lavorare sul lungometraggio Book of the dead che, successivamente, si sarebbe chiamato Evil Dead.

Within the Woods, sebbene fu un corto molto grezzo e fatto con pochi soldi, riuscì fin da subito a definire quello che sarebbe stato lo stile di Sam Raimi. Nonostante una regia molto acerba, Raimi seppe far focalizzare i suoi investitori sui punti forti, riprendendoli al meglio nel primo capitolo, Evil Dead.

Evil Dead è sicuramente la versione estesa di Within the Woods, così come Evil Dead II è la versione migliorata, sebbene non sia mai stato detto ufficialmente, di Evil Dead.

Poco meno di 400.000 dollari, tre mesi di riprese (divisi in week end nel corso di un anno e mezzo) e i mezzi di fortuna più assurdi per gli effetti speciali, “bastarono” a Sam Raimi per il suo film.

 

 

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La trama verte  su cinque  personaggi, Ash, Scott, Cheryl, Linda e Shelly, i quali si recano in uno chalet in montagna per trascorrere un week-end tranquillo.

La trama verte  su cinque  personaggi, Ash, Scott, Cheryl, Linda e Shelly, i quali si recano in uno chalet in montagna per trascorrere un week-end tranquillo. Il ritrovamento di uno strano libro, il famoso Necronomicon, e di un registratore, sconvolgeranno i piani dei ragazzi.

Senza saperlo, i cinque risvegliano forze oscure e maligne, le quali si divertiranno a torturare i cinque protagonisti, animando il bosco circostante e la casa e, successivamente, impossessando gli stessi protagonisti.

Evil Dead si trovò in un periodo molto fortunato per l’horror – i magnifici anni ’80 – ma al tempo stesso dovette confrontarsi con pellicole sacre, e molto più originali, come Friday The 13th di Sean S. CunninghamThe Texas Chain Saw Massacre di Tobe Hopper.

Eppure ciò che incantò della pellicola era il suo essere così canzonatoria verso il genere stesso. Con i suoi mostri posticci e i suoi personaggi strampalati, Evil Dead fu un successo esilarante che mescolava il gore con la comedy americana.

Raimi intuì subito il potenziale di questa trovata, prefiggendosi l’obiettivo di migliorarsi ancora di più all’interno delle pellicole successive.

Ci troviamo di fronte la nascita di un mito. Evil Dead non è solo l’inizio di una nuova interpretazione e concezione dell’horror, ma segna anche la nascita di un personaggio senza precedenti, Ash Williams.

Ash è il tipico eroe, che prenderà la sua massima caratterizzazione nell’ultimo capitolo della saga, Army of the Darkness, che potrebbe essere tutto, meno ché un eroe. Un ragazzotto semplice, un imbecille con una grande passione per le donne.

Eppure sembrerebbe che il Necronomicon non può proprio fare a meno della sua “bella” faccia da americano con il mentone.

 

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Sam Raimi concentra il tutto e per tutto sulle sue abilità. Riprende alcune delle sequenze di Within the Woods, come la corsa disperata di Ellen inseguita dai demoni, e cerca di usare l’inventiva tecnica per rendere alcune inquadrature ancora più avvincenti, come per esempio una sorta di steadycam che permetteva l’effetto tremolante dell’immagine, ottima per riprodurre la soggettiva dei demoni.

Quello di Raimi non vuole essere un vero e proprio horror, ma più una parodia dell’horror che finge di prendersi sul serio, prendendo come spunto registi che avevano fatto di quel genere la loro stessa firma come Romero, Friedkin e Craven.

I mezzi di realizzazione utilizzati per la creazione di Evil Dead, permettono di accentuare questo aspetto.

Sam Raimi crea sequenze vorticanti. Spiazza e confonde lo spettatore. Lo mescola con i suoi personaggi e fa percepire l’ansia della corsa, dell’affanno. Parte da inquadrature lontane e poi si avvicina vertiginosamente, a tal punto da aver realmente paura, nonostante si sappia quanto poco spaventino realmente i suoi mostri.

 

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Si, perché come disse Stephen King nella sua recensione del film sulla rivista Twilight Zone Magazine,

Ciò che funziona è soprattutto Raimi. È talmente bravo che un altro meno dotato di lui non riuscirebbe a fare altrettanto bene, anche a costo di “mangiarsi” un pezzo di Raimi.

 

 

 

 

L’arrivo di un remake vestito da sequel

Evil Dead costò appena 400.000 dollari ma ne incassò 77.000.000 (senza contare gli introiti continui di home-video e merchandising), e questo fece si che Raimi e Tapert riuscirono a incontrare Dino de Laurentiis e farsi produrre il sequel di Evil Dead, Evil Dead II, con un budget di 3.600.000 di dollari.

Il budget inizialmente proposto dalla coppia era di 4 milioni di dollari, ma il ridimensionamento della produzione costrinse i due a rivedere alcune situazioni della sceneggiatura.

Evil Dead II appare a tutti come un perfezionamento della prima pellicola, a tal punto che più di qualcuno interpretò il film come un remake piuttosto che un sequel.

La pellicola, in effetti, si apre con il ritrovamento del Necronomicon e delle registrazioni del professor Knowby da parte di Ash e della sua ragazza mentre sono in vacanza per un tranquillo week end in una baita isolata.

 

 

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La registrazione dei rituali, risveglia le forze maligne presenti nel libro, possedendo Linda e costringendo Ash e decapitarla.

La registrazione dei rituali, risveglia le forze maligne presenti nel libro, possedendo Linda e costringendo Ash e decapitarla. Si sa, quando si tratta del Necronomicon, nessun morto è mai troppo morto. Ash si ritrova, quindi, a combattere nuovamente contro il corpo impossessato della ragazza, finendo per essere scambiato per un serial killer da una giovane coppia, i quali si riveleranno essere Annie Knowby, la figlia del professore, e il suo partner di lavoro Ed Getley.

Da qui in poi la pellicola inizia il corso tutto suo, facendo capire che Raimi volesse fin da subito legare le due pellicole. Come? Un indizio ce lo da Ash stesso che, una volta essersi chiuso dentro l’abitazione, va alla ricerca della motosega vista nel primo film, elemento che diventerà caratterizzante per il personaggio.

Sam Raimi perfeziona alcune tecniche messe a punto fin dall’inizio  e conferma, nuovamente, le sue abilità di trasformare un horror in una commedia demenziale.

Sicuramente ciò su cui si sofferma più l’attenzione su questo secondo capitolo è Ash, il quale inizia a diventare eroe a tutti gli effetti, e la conferma verrà data proprio sul finale. Il personaggio acquisisce una sua rotondità, agendo a seconda di una caratterizzazione ben specifica.

 

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Ash Williams diventa il fulcro della saga, è egli stesso Evil Dead, e il confronto con la sua parte malvagia, la quale lo porterà a tagliarsi una mano per potersi liberare dal demone, è una vera e propria chicca.

Un eroe per caso, grottesco, tragicomico che darà il meglio di sé, con un canovaccio studiato nel terzo e ultimo capitolo, Army of Darkness, e nell’attuale serie spin-off, Ash vs Evil Dead.

 

 

 

 

E poi arriva l’armata

Army of Darkness è il perfezionamento della tecnica di Raimi, che più si avvicina all’amato slapstick, lasciandosi alle spalle lo splatter-gore della prima pellicola e lo splatter-trash della seconda, ma andando più incontro verso la fantascienza più che all’horror.

Riallacciandosi alla fine di Evil Dead II, in cui vediamo Ash venir risucchiato da un buco spazio-temporale creato da Annie per sconfiggere l’ultima terribile incarnazione della presenza malefica, Ash si ritrova nel medioevo.

Inizialmente creduto una spia, Ash viene condotto alla corte di Lord Arthur per poter essere giustiziato. La pena prevista è l’essere buttato in un pozzo con dentro un posseduto. Qui verrà salvato da un mago (Ian Abercrombie), il quale darà ad Ash le sue fidate armi da battaglia – motosega e fucile – con le quali uccidere il mostro.

 

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Da questo momento in poi Ash viene considerato un eroe, ma per tornare indietro nel suo tempo deve trovare il Necronomicon.

Da questo momento in poi Ash viene considerato un eroe, ma per tornare indietro nel suo tempo deve trovare il Necronomicon. Maghi, streghe, scheletri e demoni, e chi più ne ha più ne metta. Sono molte le creature che prendono vita all’interno di questo terzo e ultimo capitolo, ufficiale, della saga.

Sam Raimi decide di puntare a un registro molto più ampio che spazia dalla commedia horror al fantasy, concedendosi anche un po’ di epic, senza farsi mancare mai una buona dose di azione. Ash è un personaggio a tutto tondo, ormai. Un eroe imperfetto, quasi sempre protagonista di situazioni assurde e grottesche. Un eroe tragicomico, capace di sventrare il se stesso malvagio e, al tempo stesso, urlare dalla paura; prendere per i fondelli un demone tentando di inventarsi le formule del Necronomicon, ed essere un vero e proprio “principe azzurro”.

Battute pronte animano la scena, accompagnando battaglie epiche e gag indimenticabili. Come dimenticare la pizzicata di forcone sul fondo schiena di Ash?

Gli undici milioni di dollari adoperati per il budget si fanno sentire, e vedere, tutti. Una scenografia molto più consistente. L’uso di molti più attori e tecnica ancora più sopraffina, sebbene gli effetti speciali rasentino sempre di quell’inconfondibile posticcio.

 

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Army of Darkness è il massimo dell’espressione di Evil Dead. In sé riesce a riunire tutta la poetica di Raimi, dalle idee alla tecnica, soddisfacendo lo spettatore e conquistando così un posto ad honorem nella scala dei cult.

Sebbene il film tecnicamente più apprezzabile e anche amato dalla critica sia Evil Dead II, conquistando, secondo Empire, il 49esimo posto tra i 500 film più belli di tutti i tempi, Army of Darkness resta un piccolo gioiello del genere.

 

 

 

 

Tra remake e serie apocrifa

Sam Raimi, così come Bruce Campbell e Robert Tapert, ritorneranno nuovamente su Evil Dead solo nel 2013, cioè ventiquattro anni dopo Army of Darkness, ma in veste di produttori.

Il giovane Fede Alvarez, alla sua prima prova in un lungometraggio, porta al cinema il remake di Evil Dead.

Il remake/sequel di Alvarez è sicuramente un omaggio a La Casa di Raimi, presentando moltissimi omaggi sia per quanto riguarda alcune scene, come lo stupro di Mia/Cheryl da parte degli alberi o le battute finali di Mia che ricordano quelle di Ash quando combatte la presenza finale, che nei props, come il fucile usato dai ragazzi o il ciondolo che David regala a sua sorella Mia simile a quello che Ash regala a Linda.

Non poche sono però le incongruenze che non combaciano alla perfezione con la trilogia di Raimi, a partire dallo stesso ritrovamento del libro. Inoltre, Alvarez, punta a uno splatter molto più simile a quello contemporaneo in stile Eli Roth, decisamente più disgustoso, rispetto all’aspetto ironico e grottesco dei film di Raimi.

Fede Alvarez porta la versione “realistica” di Evil Dead. Film oggettivamente godibile e ben confezionato, ma che manca dell’anima e originalità della trilogia di Sam Raimi, confinandosi come uno dei tanti horror splatter usciti negli ultimi anni.

 

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Prima dell’uscita di Army of Darkness, una casa di produzione italiana, Filmirage, diretta da Joe D’Amato, produsse tre pellicole che seguirono la falsa riga de La Casa di Raimi.

I film, infatti, vennero chiamati La Casa 3 – Ghosthouse, La Casa 4 – Witchcraft e La Casa 5. Inutile dire che il gioco del titolo puntava a replicare lo stesso successo ottenuto dai primi due capitoli della saga, ma non solo i film non hanno nulla in comune con l’Evil Dead di Raimi, ma gli stessi titoli non sono accomunati tra di loro, venendo da registi e cast differenti.

I film vennero distribuiti, rispettivamente, nelle sale cinematografiche italiane nel 1988, 1989 e 1990.

Anche in America iniziò la “moda” della serie House, portate in Italia come il continuo della serie La Casa. Il tutto iniziò nel 1987 con tre pellicole: House II – The Second Story (La Casa 6), The Horror Show (La Casa 7), House IV (La Casa 8 – Presenze impalpabili). Si aggiunge poi Dream Demon, intitolato La casa al n. 13 in Horror Street e I, madman intitolato Sola… in quella casa.

 

 

 

 

L’universo di Evil Dead nei fumetti

Il franchising di Evil Dead continua anche con il mondo del fumetto, questa volta però propriamente legati alla saga di Raimi.

Nel 1992 la Dark Horse Comics cura una trasposizione a fumetti, per mano di John Bolton, di Army of Darkness. I diritti vengono, però, successivamente acquistati dalla Dynamite Entertainment. A causa di questo motivo, la stessa serie Ash vs. Evil Dead, non può fare riferimento in modo esplicito ad Army of Darkness.

La Dynamite lancia così una miniserie chiamata Vampirella/Army of Darkness, prodotto nato dall’unione del personaggio di Ash con quello di Vampirella, figura iconica della fine degli anni settanta creata da Forrest J. Ackerman e Trina Robbins per la Warren Publishing.

 

 

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Nel 2015 la Space Goat Productions comincia delle serie di fumetti sotto l’etichetta Space Goat Publishing.

Nel 2015 la Space Goat Productions comincia delle serie di fumetti sotto l’etichetta Space Goat Publishing. Di questi fanno parte The Game Hunters e Mage, INC..

Avendo la Space Goat acquistato i diritti dei primi due Evil Dead, quindi La Casa e La Casa 2, presenta in appendice ai due fumetti di prima, una storia divisa in due parti. La storia vuole essere un prequel per Evil Dead 2. Nel giugno dello stesso anno uscirà, ufficialmente, una miniserie chiamata Evil Dead 2: Beyond Dead by Dawn, sequel ufficiale di Evil Dead II.

La serie è scritta da Frank Hannah e disengata da Barnabay Bagenda e Oscar Bazulda, e segue la vita di Annie, la quale non muore, come invece ci viene rivelato nel finale del secondo film, ma sopravvive grazie a un incantesimo.

Annie stessa, però, si ritrova come Ash in un’altra dimensione, ma che non coincide con quella dove è stata catapultato Ash.

Nell’agosto di quell’anno, sempre la Space Goat, distribuisce un albo antologico, Evil Dead 2: Tales of Ex-Mortis, raccogliendo storie di diversi autori, sempre collegate alla saga Evil Dead.

 

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Nonostante impossibilitati a far riferimento ad Army of Darkness, la Space Goat continua la sua serie su Evil Dead 2, cercando di essere  il più fedele possibile alla continuity che si è venuta a creare tra film e fumetti.

 

 

 

 

Ash vs Evil Dead: il ritorno di un mito

Arriviamo all’ultimo step per il nostro viaggio nel mondo di Evil Dead, la serie televisiva.

La serialità è ormai un elemento entrato nella vita di chiunque. La serie arriva lì dove il cinema non è mai arrivato e spesso è in grado di sorprendere per la qualità e originalità dei suoi prodotti.

Sebbene questa non possa sostituire i sequel da sempre annunciati da Sam Raimi per Army of Darkness, Ash vs Evil Dead è il giusto compromesso per poter portare avanti un personaggio e una storia che, in quasi quarantanni, ha riunito sotto di sé generazioni di fan.

Ash vs Evil Dead nasce dalla collaborazione di Sam e il fratello Ivan Raimi con Tom Spezialy per conto della rete Starz.

 

 

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La serie fa riferimento ai primi due capitoli della saga, ignorando il viaggio temporale compiuto da Ash all’interno di Army of Darkness.

La serie fa riferimento ai primi due capitoli della saga, ignorando il viaggio temporale compiuto da Ash all’interno di Army of Darkness.

Immancabile è la presenza di Bruce Campbell nei panni del nostro amato eroe sgangherato Ash Williams, ma che veste anche i panni del produttore assieme allo stesso Raimi e Rob Tapert.

Il trio si riunisce e con lui è la rinascita, purtroppo per Ash, del Necronomicon.

La serie parte dopo un lasso temporale di ben 30 dagli ultimi avvenimenti. Nonostante tutto questo tempo, Ash non ha perso la sua indole da donnaiolo e immatura, lavorando ancora come commesso in un centro commerciale.

Il suo amore spassionato per il genere femminile, tanto per cambiare, sarà la sua rovina. Perché è proprio a causa di una ragazza, tra i fumi dell’alcool e dell’ormone, che risvegliare la terribile forza del Necronomicon.

Da qui iniziano i serissimi problemi sia per Ash che per due nuovi compagni d’avventura, l’imbranato e timido Pablo (Ray Santiago), il quale venera Ash definendo El Jefe, ovvero il prescelto, e la caparbia e sensuale Kelly (Dana Delorenzo).

La prima stagione è volta tutta verso la distruzione del Necronomicon, ripartendo però dalle origini: dalla casa. Il viaggio dei tre si concentra su tappe ben mirate, dove ogni episodio è soprattutto costruito su un singolo luogo, spesso inondato da sangue e smembramenti.

 

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Ad unirsi al gruppo c’è Ruby Knowby (Lucy Lawless) sorella di Annie Knowby, nonché figlia del professor Raymond e di Henrietta,la quale ritiene responsabile Ash della morte della sua famiglia, ma la seducente Lucy conserva in sé un tremendo segreto.

Ed è proprio con Lucy che si apre la seconda stagione, in onda dal 3 ottobre su Infinity, in contemporanea con gli Stati Uniti.

Tornano tutti gli elementi amati da Sam Raimi, dalla commedia horror agli effetti speciali posticci, passando per sequenze costruiti su un’altissima tensione e capaci di far spaventare ancora.

Tra bagni di sangue e demoni infuriati, Sam Raimi non manca di intrattenere e divertire il suo pubblico affezionato, confezionando un prodotto che sa essere fedele alle sue origini ma che, al tempo stesso, si sa svecchiare e declinare alle nuove regole di mercato.

Un risultato ottimale quello della prima stagione di Ash vs Evil Dead, che porta alla rinascita di un grande eroe, armato di motosega e battuta pronta. Un cult che torna a vivere in una nuova forma e che forse, finalmente, riuscirà a dare la spinta per il tanto atteso sequel di Army of Darkness.

E poi, come si fa a vivere senza il sorrisetto sghembo di Ash Williams?

 

 

Ash Vs. Evil Dead torna con la seconda stagione dal 3 ottobre su Infinity, in contemporanea con gli Stati Uniti. Scoprite tutto su questa serie nel nostro hub dedicato: leganerd.com/ashvsevildead

 

In testa all’articolo e in cover oggi, l’illustrazione di Federico Gastaldi, trovate il suo portfolio e tutte le info del caso sul suo sito ufficiale, federicogastaldi.com