Il Libro della Giungla: dall’animazione alla maturità

5 anni fa

9 minuti

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Arriva al cinema il 19esimo classico Disney, Il Libro della Giungla, in chiave live action, diretto dal regista Jon Favreau. Uno spettacolare lungometraggio che fa immergere direttamente nei meandri più oscuri della giungla. Una pellicola rivolta a tutti quei bambini che con il classico del 1967 ci sono cresciuti.

La storia del cucciolo d’uomo chiamato Mowgli, interpretato dal giovanissimo Neel Sethi, la conosciamo un po’ tutti. L’abbiamo da sempre visto nel formato animato della Walt Disney, assieme ai colori sgargianti della giungla e alle canzoni divertenti e immortali come Lo stretto indispensabile.

La versione che ci presenta Jon Favreau è un’evoluzione molto più matura della storia che, seppur mantenendo una certa fedeltà all’originale classico della Disney, riesce a trovare una propria vita e originalità, ponendosi come prodotto dalla vita a se stante.

È la stessa storia ma sono due mondi differenti

Afferma l’attrice Giovanna Mezzogiorno, doppiatrice del serprente Kaa, durante la conferenza stampa tenutasi a Roma lo scorso 12 Aprile.

I bambini oggi sono diversi. Loro si annoiano a vedere i vecchi classici Disney, quelli della mia infanzia. Adesso è tutto così raffinato, dinamico e veloce che hanno un approccio completamente differente.

Continua l’attrice, mentre spiega come il live action de Il Libro della Giungla voglia avvicinarsi molto di più al mondo cinematografico che siamo abituati a percepire adesso, anche con le favole, e non quello di trenta o quaranta anni fa.

 

Il Libro della Giungla

 

Per poter raccontare questa storia, infatti, i filmmaker hanno utilizzato una tecnologia estremamente avanzata in modo avvincente e contemporaneo, mescolando performance in live action con ambientazioni digitali e straordinari animali, frutto di un’animazione fotorealistica. Un vero e proprio documentario che lascia senza parole, nel quale ci si immerge per poi perdersi. Un realismo davvero unico, frutto dell’animation supervisor, il Premio Oscar Andrew R. Jones.

Sono state scattate oltre 100.000 le foto alla giungla indiana.

Oltre 100.000 le foto che sono state scattate alla giungla indiana per poter riprodurre tutto alla perfezione, riuscendo a dare l’illusione allo spettatore di trovarsi di fronte a qualcosa di reale e non fittizio, come può essere l’animazione digitale. Il tutto è aiutato dal 3D che non risulta mai essere invasivo, ma piuttosto accompagna meglio verso un’immersione totale.

La particolarità di questo live action, sicuramente il primo realmente riuscito alla Disney, dopo i poco convincenti Maleficent (2014) e Cinderella (2016), risiede nel suo essere così incredibilmente reale e attuale, anche in quelle che sono state le tematiche affrontante nella versione precedente degli anni sessanta.

Il Libro della Giungla si pone come racconto di formazione ma anche morale, già presente nel film d’animazione, che evidenzia i limiti dell’essere umano, il quale dal mondo animale ha solo da imparare.

 

 

Il Libro della Giungla

In questa giungla si raccontano tante strane storie. Ma nessuna è così strana come quella del piccolo cucciolo chiamato Mowgli…

 

Mowgli, il cucciolo d’uomo cresciuto dal branco dei lupi di Akela (Giancarlo Esposito / Luca Biagini ) e Raksha (Lupita Nyong’o / Violante Placido) è costretto a essere ricondotto al villaggio dell’uomo perché la territoriale tigre Sher Khan (Idris Elba/ Alessandro Rossi) non accetta la sua presenza nella giungla.

Dopo il ritorno delle piogge, e quindi la fine della tregua dell’acqua, la quale vedeva una fitta collaborazione tra tutti gli animali, carnivori e no, la pantera Baghera (Ben Kingsley / Toni Servillo), saggio mentore di Mowgli, accompagna il cucciolo d’uomo verso quello che è il suo popolo.

Il viaggio intrapreso tra i due è lastricato da differenti eventi, da quelli più pericolosi a quelli più spensierati. Sul suo cammino Mowgli farà la conoscenza di nuovi amici, come lo sfaticato orso Baloo (Bill Murray / Neri Marcorè), e di potenziali nemici, il serpente Kaa (Scarlett Johansson / Giovanna Mezzogiorno) e l’orangutan King Louie (Christopher Walken / Giancarlo Magalli).

Dall’inizio alla fine del film, Mowgli affronta un vero percorso di crescita e maturazione.

Dall’inizio alla fine del film, Mowgli affronta un vero percorso di crescita e maturazione, che lo vede diventare uomo, nel bene e nel male. Lo spettatore compie quel percorso assieme al bambino, e la narrazione costringe a soffermarsi su quelli che sono i terribili difetti dell’uomo, come la smania di potere e di distruzione, ma anche la vendetta.

 

Il Libro della Giungla

 

La collaborazione e lo spirito di sacrificio caratterizza, invece, il mondo animale, unito anche nel momento più estremo e difficile. La legge della giungla, imparziale e giusta, ben più superiore rispetto alle legge dell’uomo, capace di distruggere tutto ciò che tocca.

In tutto questo possiamo trovare quasi dei filoni politici, alimentati dagli stessi animali. Si passa dal rigore dello spirito del lupo al menefreghismo ed egoismo dell’orso, fino alla territorialità e dittatura di Sher Khan.

Il film vuole porsi allo spettatore con una lettura maggiore e più profonda.

Il film vuole porsi allo spettatore con una lettura maggiore e più profonda, rispetto all’originale Disney, ma senza appesantire la narrazione. Gli stessi colori e la fotografia della pellicola, opera dell’esperta mano di Bill Pope, sono molto più tenebrosi, oscuri e suggestivi.

 

 

 

Il Libro della Giungla, come già detto prima, non vuole essere una pellicola per bambini, ma bensì per adulti. Vuole risvegliare il bambino interiore di quell’adulto ma, al tempo stesso, farlo riflettere sulla propria vita d’uomo. Sui suoi limiti, sulle regole, sul sistema politico e quello sociale.

Akela, Baghera e Sher Khan sono  i personaggi più seriosi e più politicamente attivi di questa pellicola. Il loro modo di agire, totalmente differente, rispecchia quelle che sono delle linee di pensiero molto precise. Baghera, in particolar modo, è colui che ha il compito più importante: indicare la strada a Mowgli.

 

Il Libro della Giungla

Un personaggio che rappresenta la parte più formativa della pellicola. Il maestro che ognuno di noi vorrebbe avere.

Afferma Toni Servillo, dimostrandosi un degno doppiatore, soprattutto se paragonato con la voce originale appartenente a Ben Kingsley.

 

Baghera è l’aspetto più difficile e serioso della vita. Quello noioso ma essenziale per la crescita, per porsi dei limiti e delle regole.

 

L’altra faccia della medaglia viene, invece, rappresentata da Baloo. L’amicizia di Mowgli e Baloo è un’amicizia nata per caso. Inizialmente frutto di un mero egoismo, ma successivamente diventa naturale e genuina. Del resto come si fa a non venir invogliati a ballare e canticchiare sotto le note de Lo stretto indispensabile, dondolandosi su di un’amaca?

Il testo della canzone, dal tema musicale rimasto invariato, è stato leggermente modificato nella sua parte centrale in fase di doppiaggio italiano. Il suggerimento è partito proprio da Neri Marcorè, convinto che le nuove parole si sposassero meglio con il labiale dell’orso. Vero o meno, l’operazione è comunque riuscita perfettamente.

 

Il Libro della Giungla

 

Il doppiaggio dell’attore è davvero perfetto e convincente. Baloo si conferma ancora una volta essere un personaggio davvero unico, il più simpatico e quello che, ancora una volta, conquisterà l’intero pubblico.

L’aspetto più torbido della giungla.

L’aspetto più torbido della giungla viene, invece, rappresentato dal maestoso e seducente serpente Kaa. A differenza della versione originale, Kaa rappresenta in tutto e per tutto la sensualità femminile, ammaliatrice e divoratrice al tempo stesso. Voce italiana è Giovanna Mezzogiorno che, in linea di massima, adempie senza lode e senza infamia al sua volere. Sicuramente avrei preferito di gran lunga sentire una Scarlett Johansson.

Kaa sembra essere protettiva come una madre, ma in realtà è letale come un’amante gelosa. La sua vera natura viene perfettamente alterata dal suo lato più carismatico e incantatore.

 

Il Libro della Giungla

 

A King Louie viene affidato il compito, come nel cartone, di rappresentare la faccia più smaniosa dell’uomo. L’unico obiettivo di Louie è impadronirsi del potere del fiore rosso, ovvero il fuoco, per poterlo sfruttare e usare esattamente come fanno gli esseri umani.

Rispetto al film d’animazione.

Rispetto al film d’animazione, ma questo vale per tutti i personaggi, il lato più giocoso di Louie, come per Kaa, viene totalmente a mancare. Nonostante il doppiaggio di Magalli sia davvero molto riuscito, questi sono animali maestosi e temibili.

Favreau rinuncia a un po’ alla comicità del  cartone per dare al 100% la sua visione di tenebre e luce, portando Mowgli su un cammino assai difficile da superare. Si parte, infatti, dalla separazione della madre, in questo caso surrogata per lupo, fino all’assumersi delle responsabilità maggiori e pesanti.

In questo senso, il film è sempre più suggestivo e particolare. Questo lato quasi spaventoso de Il Libro della Giungla, dà quel tocco di originalità e svecchiamento che rende il film libero e non ancorato al suo predecessore.

 

Il Libro della Giungla

 

Ovviamente non solo le immagini giocano un ruolo fondamentale, sebbene primario, ma anche i dialoghi, perfettamente studiati, complessi e articolati.

Il giovanissimo Neel Sethi mostra avere una grande maturazione, non solo per la non facile prova di recitare da solo su di un set immenso e dominato dal green screen, ma soprattutto per l’approccio ai discorsi, alla crescita, alla maturazione che avviene durante la narrazione.

In bilico tra l’ironico e il serioso, i dialoghi fanno riflettere e divertono lo spettatore, senza permettergli mai di abbassare l’attenzione.

Il Libro della Giungla

 

La struttura della sceneggiatura è solita. Un lavoro di scrittura complesso, capace di mantenere altissima la suspense in ogni momento della pellicola, pur sapendo benissimo che gran parte del pubblico sa già quali saranno le sorti di ogni personaggio.

La sequenza finale è magia cinematografica vera e propria. Un rito di iniziazione, dall’adolescenza all’età adulta. Una fase difficile e spinosa. Per tutti, anche per Mowgli, arriva il momento di affrontare la realtà e combattere la propria tigre. La riuscita della missione sta solo nella nostra volontà e determinazione.

Ho visto un bambino senza popolo riunire tutta la giungla.

Il Libro della Giungla

 

Il Libro della Giungla è un film che merita di essere visto. La prima vera apertura a questo mondo del live action che, sebbene non necessario vista l’immortalità dei classici Disney, ci sta facendo scoprire un lato più maturo e profondo di quelle che sono state le storie della nostra infanzia, pronte ad accompagnarci, in questa nuova fase, nell’età adulta.

 

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Il Libro della Giungla sarà disponibile in tutte le sale dal 14 Aprile

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