Svezia, si testa il farmaco anti-pedofilia
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Un gruppo di ricercatori svedesi ha intrapreso una serie di studi clinici sulla possibilità di sfruttare un farmaco, già utilizzato in alcuni casi di tumore prostatico, come potenziale trattamento preventivo nei confronti di possibili episodi di pedofilia.

Il finanziamento del progetto di ricerca è affidato ad una campagna di crowdfunding appena lanciata su Walacea, un portale inglese dedicato alla raccolta di fondi per progetti di ambito scientifico. L’obiettivo è quello di dimostrare che il farmaco in questione, che riduce i livelli di testosterone nel corpo, possa attenuare gli impulsi che potrebbero portare determinati individui ad abusare di bambini.

 

L’esperimento non coinvolgerà coloro che hanno già commesso abusi

L’esperimento non coinvolgerà coloro che hanno già commesso abusi, ha chiarito il leader del gruppo Christoffer Rahm, psichiatra e ricercatore presso il Karolinska Institute, vicino a Stoccolma; al contrario, il fine ultimo è quello di prevenire gli abusi sessuali in prima istanza, intervenendo sulle persone che hanno richiesto un supporto medico per poter contrastare questa tendenza.

 

 

I partecipanti sono reclutati attraverso Preventell

I partecipanti sono reclutati attraverso Preventell, un portale creato dal Centro di Andrologia e Medicina Sessuale al Karolinska University Hospital nel 2012; da quell’anno sono state ricevute circa 1500 telefonate da parte di uomini in cerca di aiuto e questo prova come “molte delle persone con pensieri di questo tipo vogliano veramente essere aiutati”, ha detto il direttore del centro Stefan Arver.

Purtroppo al momento i ricercatori sono riusciti a reclutare solo “cinque o sei” partecipanti rispetto al target di 60, in parte a causa dell’obbligo per i medici che vengano a conoscenza di infrazioni (come l’aver scaricato materiale pedopornografico) di segnalare i trasgressori alle autorità, fatto che probabilmente frena diversi soggetti potenzialmente interessati.

 

Il farmaco che il team intende testare è il Firmagon, conosciuto anche come Degarelix nella sua forma iniettabile

Il farmaco che il team intende testare è il Firmagon, conosciuto anche come Degarelix nella sua forma iniettabile; appartiene alla classe degli antagonisti del GnRH (Ormone di Rilascio delle Gonadotropine), per cui il farmaco compete con questo ormone nel legame coi recettori a livello cerebrale, bloccando in ultima istanza la produzione di testosterone a livello testicolare. Al momento questo farmaco è approvato solo nell’ambito del trattamento del tumore alla prostata.

 

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Farmaci simili sono gli agonisti del GnRH, con azione opposta agli antagonisti, andando quindi ad incrementare la produzione di testosterone prima di ridurne i livelli in circolo; questi farmaci però richiedono mesi prima di sortire il proprio effetto e il picco ormonale che ne caratterizza la prima fase non è esattamente quanto di più auspicabile nel caso di individui con disturbi come quello in oggetto.

 

Pertanto il Firmagon, in qualità di antagonista del GnRH, non presenta questi due aspetti negativi.

 

Sebbene le commissioni etiche non fossero molto favorevoli a somministrare pillole di zucchero a potenziali pedofili nell’ambito di studi randomizzati controllati (modalità Gold Standard nello studio dei farmaci in cui metà dei soggetti ricevono il placebo invece del farmaco), lo studio è stato approvato. Per valutare gli effetti della terapia (osservabili dopo circa 2 settimane dopo l’iniezione e i cui effetti si dovrebbero protrarre per 3 mesi) saranno valutati tre parametri, considerati come “importanti fattori di rischio del commettere abusi sessuali in modo recidivo”: alti livelli di eccitazione sessuale, autocontrollo ed empatia, tutti e tre influenzati dai livelli di testosterone.

 

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Rahm ha dichiarato di aver optato per il crowdfunding per non correre il rischio di vedersi costretto ad accettare finanziamenti dalla casa produttrice del farmaco, la Ferring Pharmaceuticals. Inoltre, l’esperimento è parte di un progetto più vasto per la ricerca di markers genetici, neurologici ed ormonali correlati al rischio di agire sotto impulsi pedofilici.

Tuttavia è importante sottolineare come eventuali marker riscontrati non saranno utilizzati in protocolli di screening per “potenziali abusatori”, ma solo nel monitoraggio di trattamenti o per eventuali conferme di diagnosi psichiatriche.

 

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lunedì 11 aprile 2016 - 9:46
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