Su Netflix USA è disponibile ormai da qualche giorno la nuova stagione di House of Cards, il quarto capitolo del thriller politico ambientato nella Casa Bianca e interpretato dagli straordinari Kevin Spacey e Robin Wright nei panni di Presidente degli Stati Uniti Frank Underwood e First Lady, Claire. Il nuovo capitolo è già interamente disponibile su Netflix US e sta andando in onda a puntata singola su Sky Atlantic e Sky Go.

Attenzione:
Possibili Spoiler.

Abbiamo lasciato i nostri due anti-eroi alle prese col mantenimento del loro potere, acquisito a colpi di tradimenti, ricatti e perfino omicidi. Un duo compatto e inarrestabile che si è spinto oltre qualsiasi paletto morale per arrivare, finalmente, alla carica più potente di tutte, la presidenza degli Stati Uniti.

Frank tuttavia ha dovuto fare presto i conti col suo nuovo incarico; sotto i riflettori di tutto il mondo è stato difficile per lui agire con l’autonomia che si concedeva come Vicepresidente e Portavoce del Partito Democratico.

Il Presidente Underwood, come abbiamo potuto abbondantemente notare nelle stagioni precedenti, è un uomo senza alcuno scrupolo e particolarmente irriconoscente nei confronti di chi lo ha sempre supportato.

L’errore che non avrebbe dovuto commettere è stato quello di mettersi al centro, in termini di rilevanza e importanza, del potentissimo duo che da trent’anni comprende anche Claire, non solo moglie ma soprattutto partner di ogni raccapriccianti segreto.

La terza stagione si chiude proprio con la rottura di questo binomio che, se dapprima sembrava indivisibile, ora assume tutti i contorni di un’esplosione che potrebbe sfociare presto in un divorzio.

 

La quarta stagione di House of Cards racconta l’epico e spaventoso scontro di Claire contro Frank.

Nel nuovo capitolo di House of Cards le carte in tavola vengono rimescolate, e ogni partnership che si pensava consolidata nel tempo e nell’amore (per il potere) viene sciolta. La quarta stagione racconta l’epico e spaventoso scontro di Claire e Frank, che lavorano uno contro l’altra quasi come fossero nemesi, in un gioco perverso di affetto e disprezzo.

Guardare la quarta stagione è come assistere ad una lenta danza a colpi di coltello, che trapassa metaforicamente i corpi intrisi d’odio, mescolandosi ad un leitmotiv che malgrado tutto ancora persiste: i due restano davvero indivisibili.

 

 

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Claire, la nuova protagonista

Non v’è dubbio alcuno che il personaggio di Claire Underwood, fin d’ora lasciata come supporto, sebbene di primo rilievo, del Presidente, ora assume contorni più marcati e profondamente radicati della trama orizzontale della stagione.

La sua scalata al potere, le sue vendette personali, il suo passato che ritorna, la piazzano al centro del nuovo capitolo, rappresentandola in tutta la sua elegante magnificenza.

Dopo la richiesta di divorzio, Claire si allontana per un periodo da Frank, cercando di proseguire la sua carriera non direttamente in associazione con il marito, cercando con le unghie e coi denti di ritagliarsi i suoi spazi.
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Scopriamo molte sfaccettature del suo passato, conosciamo la madre e la grande casa dove ha vissuto. Percepiamo la sua solitudine e contemporaneamente la sua forza di volontà mentre, col classico gusto per i tramacci sottobanco, cerca in tutti i modi di diventare Senatrice.

Porta inoltre del cast la sua personale scagnozza, la versione femminile di Doug, ovvero LeAnn, interpretata da Neve Campbell, una donna spietata esattamente come serve a lei, che la aiuterà a intavolare la perversa vendetta nei confronti di Frank.

Claire diventa ancora più asettica, più tagliente, incapace di provare dolore o amore, una donna con il chiodo fisso, che asfalterà qualsiasi problema o persona le si piazzerà davanti. Una scalata a suon di capi firmati, di mezzi sorrisi letali e di quella spettacolare austerità che creano la sagoma di un personaggio così straordinariamente complesso.

La disgrazia che capiterà a Frank porterà tuttavia i due a riavvicinarsi, dopo la presa di coscienza del Presidente degli Stati Uniti sull’effettiva forza di volontà della moglie, nella persecuzione dei suoi progetti personali. Francis si cospargerà il capo di cenere nella certezza che a tutti gli effetti si è scelto la miglior partner che uno psicopatico come lui potrebbe mai desiderare.

 

 

 

Il gioco delle simmetrie

Da un punto di vista tecnico, House of Cards ha una delle regie più eleganti e interessanti che possiamo trovare sul piccolo schermo. Una cura maniacale per il dettaglio, per le luci, la postura e le inquadrature che, quasi in ogni momento, tendono a ricordarci il tema del binomio, ma anche quello dello specchio: Frank Vs. Claire, le due nemesi indissolubili a confronto, che si osservano e si studiano in un bilanciato gioco delle parti.

 

 

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La tecnica cinematografica sottolinea la componente contenutistica della trama orizzontale, donandoci inquadrature che sembrano quadri, composte da movimenti lenti che ne accentuano gli spazi e le ombre, i pieni e i vuoti. Un minuzioso lavoro portato in atto anche dalla stessa Robin Wright, direttrice di molti degli episodi della quarta stagione (nonchè già produttrice esecutiva assieme a Kevin Spacey e David Fincher).

gallery-1457434859-tv-house-of-cards-s4-dominique-mcelligottLo stesso gioco di simmetrie è rintracciabile macroscopicamente: i diretti avversari degli Underwood, che ora vivono finalmente in un originale binomio istituzionale che non potranno più scogliere, sono una coppia di Repubblicani molto più alla mano. Una vita agli opposti della loro: marito, moglie, due figli, una carriera e una vita familiare registrate e diffuse via Twitter e Instagram in ogni momento.

I Conway, una coppia newyorkese giovane, sorridente e fresca. La regia insiste sulle diversità delle due coppie, lanciandosi in un montaggio che evidenzia la quotidianità dei due nuclei familiari. Un walzer che accentua le differenze, ma che subito dopo ne svela le simmetrie: è la fame di potere che accomuna tutti loro. Tra bugie, inganni, sorrisi e strette di mano di facciata, entrambi i pretendenti al titolo di Presidente degli Stati Uniti portano con sè un fardello di orribili pretese immorali.

 

 

 

Rallentare, per guardare l’incidente

C’è da dire che House of Cards ci costringe a parteggiare per persone davvero orribili. Di cui, ad ogni modo, non riusciamo a farne a meno. A prescindere dal team per cui teniamo, ogni personaggio, compresi i mille satelliti attorno ai due protagonisti, non ci dà evidentemente la possibilità di generare una sorta di riscatto morale o di punizione del cattivo.

Guardare questa serie assomiglia sempre di più a rallentare per osservare l’incidente stradale, quella curiosità verso il raccapriccio che crea una dipendenza. Dove sono disposti ad arrivare pur di sgranocchiare qualche altra briciola di potere? In tutto questo gioco verso il burrone finale non esiste riscatto. Più volte mi sono chiesta: come vorrei che finisse House of Cards? Vorrei davvero che i due venissero puniti?

 

 

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La trama ci offre qualche spunto di riflessione, come a volerci ricordare che dopotutto stiamo parteggiando per personaggi orrende, e che in questo marasma di disgusto morale c’è forse una speranza per la giustizia.

Il giornalista Tom Hammerschmidt e la sua ricerca per la verità creano un gioco di equilibrio perfetto.

La sottotrama legata all’omicidio/suicidio di Lucas Goodwin riporta alla luce le nefandezze compiute da Frank. Zoe, Rachel, Peter Russo, una costellazione di verità che potrebbero finalmente distruggere la sua autorità e mandarlo per sempre in galera, a braccetto con l’adorata moglie.

E il pubblico rallenta ancora, scende dalla giostra dell’inesauribile cavalcata della follia di Claire e Frank; la pulce nell’orecchio, la minaccia alle porte. Uno straordinario incrocio di volontà compone la trama di House of Cards e non ci fa mancare niente, nemmeno la percezione della giustizia.

 

 

Io ti vedo

L’ultimo dettaglio da sottolineare, che è anche la novità della serie che mi ha fatto maggiormente rabbrividire di piacere, è legata a quelle parentesi di intimità che Frank si concede con il pubblico. Molto spesso, soprattutto nelle prime stagioni, capitava che l’attore si voltasse verso la macchina da presa e parlasse direttamente con il pubblico a casa. Come fossimo i suoi migliori amici, dei confidenti.

La rottura della quarta parete ci avvicina sempre più all’anti-eroe, confabulando con lui ad un livello così intimo che Doug ci sgozzerebbe per gelosia in pochi secondi, se lo venisse a scoprire. Questo gioco di rottura delle regole fondamentali è stato il piccolo segreto che abbiamo condiviso con Frank… fino ad ora.

In base a ciò che ha significato per Claire la quarta stagione, avremmo già dovuto intuire un altro colpo di scena. E vi dirò, non appena succederà, tremerete sulle vostre sedie. Perchè uno sguardo forse riesci a gestirlo. Due, no.

 

 

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La quarta stagione di House of Cards è imperdibile, forse la migliore della serie, ricca di colpi di scena e di cambiamenti di rotta. Un capitolo che ti tiene incollato allo schermo; te ne devi nutrire, come un tossico.

Ne vuoi di più e lo vuoi adesso.

Un enorme chapeau a Kevin Spacey e a Robin Wright, e allo stesso Netflix nel proporre al pubblico un progetto così ambizioso, rigoroso e vincente.