Attacco al Potere 2: il propaganda movie senza impatto

5 anni fa

10 minuti

london has fallen

Torna Gerard Butler al cinema, nei panni dell’agente dei servizi segreti Mike Banning, in Attacco al Potere 2 – London Has Fallen, sequel di Attacco al Potere – Olympus Has Fallen. Il sequel è diretto da Babak Najafi, ed è nuovamente con Aaron Eckhart, Morgan Freeman e Angela Bassett.

Due anni dopo il successo di incassi di Attacco al Potere, tornano al cinema i suoi personaggi in un sequel che vede protagonista non più la Casa Bianca ma una delle capitali più belle d’Europa: Londra.

Attacco al Potere 2 segue l’evoluzione dei personaggi lasciati alle spalle nel precedente capitolo, aprendosi con un piccolo prologo che spiega chi sarà il nemico di questa volta, ovvero uno dei più potenti e ricercati trafficanti di armi, il pakistano Aamir Barkawi (Alon Moni Aboutboul).

E mentre l’esercito americano si fa giurare guerra da Barkawi, per colpa di uno dei soliti bombardamenti americani in zone “prive di civili”, in America Mike Banning, prossimo a diventare papà, continua il suo rapporto lavorativo e d’amicizia con il Presidente degli Stati Uniti, Benjamin Asher (Aaron Eckhart).

A smuovere la pacifica routine del Presidente è l’accidentale morte del Primo Ministro inglese, che richiama all’attenzione, per i funerali, di tutti i capi di Stato. A far parte della scorta del Presidente ovviamente ci sarà il fidato Benning, che guarda caso aveva deciso invece di prendersi un periodo di ferie da dedicare alla sua dolce metà ormai prossima al parto, e il capo dei servizi segreti Lynne Jacobs (Angela Bassett).

A sostituire il Presidente dai suoi soliti dovere c’è l’ormai vicepresidente Allan Trumbull (Morgan Freeman).

La Cattedrale di Sant Paul, in occasione della triste celebrazione, sarà luogo di un evento più unico che raro, il quale vedrà riuniti sotto lo stesso tetto tra gli uomini più potenti al mondo. Come pensare che tutto, ovviamente, possa andare liscio?

 

Attacco Al Potere 2

 

Attacco al Potere 2 è una pellicola che si spiega da subito. Tralasciando i soliti preamboli sentimentali iniziali per poter giocare con il ricatto empatico dello spettatore e rendere ancora più estremo il momento di pericolo maggiore, la pellicola si fa guardare ma senza assomigliare, né per trama – e non che ci voglia chissà quale mago della sceneggiatura per un film d’azione del genere – e né per azione, neanche lontanamente al suo prequel.

Il paradosso di questi film è che nessuno riesce mai per davvero a prevedere le dimensioni disastrose di un ipotetico attacco

Il paradosso di questi film è che, ammesso e concesso di un’ipotetica situazione in cui tutti i capi maggiori di Stato sono riuniti in un unico posto, smuovendo ogni tipo di sicurezza possibile e immaginabile, da quella privata e personale a quella del luogo ospitante, più le dovute precauzioni di sicurezza più elevante e intelligenti, ricerche su eventuali pericoli, agenti segreti allertati e un’altra serie di bla bla, nessuno riesce mai per davvero a prevedere le dimensioni disastrose di un ipotetico attacco, terroristico o meno che sia. In fondo, la situazione è davvero ghiotta.

Molti piccioni con un’unica fava. Più che non prevedere, perché indubbiamente il pericolo terrorista sarebbe il primo a finire sulla lista degli eventuali incidenti di percorso, non si è in grado di  prendere delle reali contro misure, facendosi trovare puntualmente impreparati o, peggio ancora, con la difesa totalmente bassa.

Ora, stiamo continuando a parlare per vie ipotetiche, e non dimentichiamoci che è un film volutamente incentrato sul disastro mondiale, eppure tutto questo, pensandoci un po’, non è molto diverso da ciò che è successo quasi quattro mesi fa a Parigi. E, in realtà, tutta la pellicola continua a muoversi su questa linea.

Perché tiro fuori questo discorso? Perché la pellicola ondeggia per tutto il tempo tra lo scatenarsi di azioni di una prevedibilità imbarazzante e il giocare su avvenimenti, minacce, luoghi comuni e no, non troppo lontani dallo sconvolgimento politico e sociale di quello che sta succedendo in questo momento nel mondo. Tutto ciò lascia, ovviamente per via di una mancata drammatizzazione e intrattenimento della pellicola, un senso di amarezza e cattivo gusto nello spettatore che esce dalla sala quasi infastidito.

 

Attacco al Potere 2

 

Tornando alla trama del film, passiamo dopo venti minuti di calma piatta – veramente troppi – al caos privo di senso più totale. Esplosioni, attacchi, sparatorie, infiltrati e cellule terroristiche ovunque. Ovunque! E nessuno si accorge di nulla, se non all’ultimo minuto.

Fin qui ci troviamo di fronte a quelli che, in linea di massima, sono un po’ tutti gli step del film di genere. I veri problemi iniziano dopo, in quanto la pellicola segue una direzione allo spettatore sconosciuta. Prendono vita sullo schermo una sequela di avvenimenti, potenzialmente realistici, ma girati davvero male che non trasmettono un minimo di ansia o adrenalina, quasi annoiano se non fosse che il film duri veramente il giusto, ovvero 100 minuti.

Cosa fa di un film d’azione un film d’azione? Senza ombra di dubbio l’azione! Peccato che in Attacco al Potere 2 l’azione sia qualcosa di molto ridotto.

Purtroppo, da dopo il primo midpoint – e anche ultimo, se i miei studi di sceneggiatura non mi ingannano – si continua sbagliando, colpo dopo colpo, con una serie di esplosioni concentrate – nonché scontate – e di azioni veramente fine a se stesse e molto poco credibili. Panico. Si legge solo panico anche tra chi dovrebbe essere ipoteticamente addestrato per situazione di tale portata, e invece quasi tutti i personaggi sono guidati da uno snervante no sense che porta ad un’allarmante banalità dell’azione e della scena. Anche i dialoghi, retorici e didascalici, soffrono della stessa mancanza di spessore.

 

Attacco al Potere 2

Tu mandi a fanculo a me? No, vaffanculo tu!

La macchina del climax e della suspense è totalmente inesistente. Lo spettatore non prova neanche per un secondo un minimo di coinvolgimento o empatia o, ancora, emozioni nei confronti di quello che sta vedendo. Non si respira la paura della morte, il pericolo e l’imprevisto di quella che è stata una buona occasione mal sfruttata, perché la maggior parte dell’impianto è situato all’interno della città di Londra che diventa un po’ una gabbia.

Questo ricorda moltissimo il sequel di The Purge, ovvero Anarchy.

Questo ricorda moltissimo il sequel di The Purge, ovvero Anarchy, ma senza essere riusciti a trovare quello stesso fattore accattivante e di reale gabbia claustrofobica che invece si riesce a respirare in quel film (nonostante sia molto inferiore rispetto al suo primissimo ambientato solo in una casa) e anche nel primo Attacco al Potere.

Non mancano di infarcire scene, dialoghi e personaggi di luoghi comuni. E in quella che è la fiera dello stereotipo, sebbene non così lontana dalla realtà, non poteva di certo mancare il rappresentante politico italiano, intento in un bel giro turistico privato sulla cattedrale di Westminster per il trentesimo compleanno della sua giovanissima conquista. E mentre Londra rischia di essere rasa al suolo, il nostro caro presidente del consiglio afferma:

Mamma mia, che macello!

E a quel punto non vedi l’ora che anche Westminster venga presa di mira dai terroristi.

 

Attacco al Potere 2

‘anvedi quanto sso figo!

 

Il film è indubbiamente incentrato tutto su Gerard Butler, che si distingue nuovamente col suo personaggio particolarmente rigido, dedito soprattutto al lavoro e, quindi, alla difesa del Presidente.

Patriottismo e dovere, molto sviolinato soprattutto verso il finale, ma che già si ostenta per tutto il film e lo si è ostentato anche nel precedente capitolo – sebbene non così marcatamente e senza usare tematiche che molto più riguardano le questioni politiche, legate soprattutto agli Stati Uniti, di adesso -, nei confronti della propria Nazione.

Gerard Butler ha indubbiamente fatto di questo tipo di ruoli una vera e propria vocazione, e si deve riconoscere che allo scozzese non gli riescano per nulla male.

I lineamenti piuttosto rigidi, lo sguardo profondo e il massiccio corpo dell’attore, oltre al tipo di recitazione all’interno della quale spicca sempre molto bene, indubbiamente fanno preferire interpretazioni come questa, o come i passati 300 di Zack Snider e Giustizia Privata di F. Gary Gray, a parti più sdolcinate come in P.S. I Love You di Richard LaGravanese.

Dobbiamo riconoscere che questa “vocazione” fa più parte degli ultimi anni; in fondo, Gerry Butler (attore che ammetto mi ha sempre molto affascinato fin da prematura età, “sorbendomi” qualsiasi tipo di sua interpretazione) si è sempre saputo destreggiare tra parti differenti, mostrandosi più o meno versatile, passando dal re degli Unni al “re” sfigurato de l’Operà populaire de Paris, fino ad arrivare a queste parti più da eroe patriottico.

 

Attacco al Potere 2

 

Il personaggio si muove tra quella che è una linearità quasi maniacale, leggermente più sentimentale verso l’inizio, a differenza della prima pellicola, che lo fa sembrare decisamente più attaccato alla sua famiglia e più restio dal rischiare, per l’ennesima volta (manco fosse Superman), la vita e il cinismo militare che lo porta a perseguire il suo unico obiettivo, ovvero quello per il quale è stato addestrato, a discapito di qualsiasi scia di sangue e distruzione che si possa lasciare alle spalle.

Ciò che un po’ disturba, come accennato prima, è il risvolto molto più fanatico che prende il personaggio, così come lo prende anche il film stesso. Tra l’altro Gerard Butler è anche produttore della pellicola e, portando avanti una riflessione che va al di là del giudizio sul film, non si comprende benissimo quelli che sono i fattori ad aver spinto l’attore a investire su un progetto di una spudorata propaganda nei confronti del rigore e della perfezione del cittadino americano che deve salvaguardarsi e abbattere il nemico, soprattutto se è un nemico islamico.

Non sono poche le frasi piuttosto pesanti che vengono adoperate, e spesso dette dallo stesso Butler, come se fossero dei veri e propri slogan politici e bellici. Si va un po’ oltre quello che è il film d’azione, anche perché davvero su questo fronte la pellicola è molto deludente, soprattutto se messa a confronto con il suo predecessore.

 

 

 

Attacco Al Potere 2

 

Tirando un po’ le somme.

Tirando un po’ le somme, la delusione con Attacco al Potere 2 è dietro l’angolo. La pellicola non convince, non intrattiene e Butler manco si spoglia (non picchiatemi). Si poteva fare molto di più con il minimo sforzo e, invece, così non è stato. Si è preferito giocare molto di più sull’affezione che, evidentemente, lo spettatore del primo Attacco al Potere, ha sviluppato nei confronti dei personaggi, piuttosto che sulla drammaticità e adrenalina delle azioni.

Un film non necessario e che in più non arriva neanche a svolgere la sua funzione di intrattenimento. Non lascia nemmeno nulla dietro di sé, correndo sicuramente il rischio di cadere nel dimenticatoio dopo poche settimana dalla sua uscita.

 

Attacco al Potere 2 è da oggi, 3 marzo, nei cinema italiani.

 

 

Potenziale spoiler:

Una delle domande che mi ha assillato durante tutta la proiezione – unico stimolo che mi ha portata avanti fino alla fine –  è sempre stata solo una: ma la regina? Siamo a Londra. È il funerale del Primo Ministro. Ci sono tutti i capi di Stato. E la regina non compare manco una volta, e non viene nemmeno nominata.

Perché? Questa cosa non ha senso. Nessuno fa riferimento a lei, neanche quando Londra sta veramente per essere totalmente rasa al suolo. La regina, dove sta? Datemi la regina!

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