Edward Mani di Forbice di Tim Burton

5 anni fa

8 minuti

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Il Natale è quasi alle porte. Meno di due settimane ci separano dagli infiniti pranzi e cene tra parenti e amici. Le strade si sono già riempite di luci e nell’aria si respirare quella meravigliosa atmosfera di… isterismo da regalo dell’ultimo momento. Anche i palinsesti televisivi iniziano a prepararsi per l’occasione, e noi non vogliamo essere da meno.

Il MustSee di questa settimana non poteva, per forza di cose, che essere dedicato a uno dei classici che, da venticinque anni a questa parte, colora di atmosfere dark e sentimenti malinconici i nostri schermi televisivi: Edward Mani di Forbice di Tim Burton.

La pellicola del 1990 è uno dei progetti che più ha consolidato Tim Burton come genio visionario

La pellicola del 1990 è uno dei progetti che più ha consolidato Tim Burton come genio visionario di un mondo deforme e grottesco dove, generalmente, gli aspetti più oscuri della vita riguardano sempre i “normali”, lasciando al freak di turno il compito più arduo di portare un po’ di positività e genuinità nel mondo.

Ma è anche l’affermazione, quella che Burton ha quasi del tutto perso col tempo, di andare contro corrente e, quindi, contro le obbligazioni e le grandi strategie dei giganti della produzione cinematografica che, in quel periodo, pressavano parecchio Burton per un sequel sia di Batman – arrivato poi l’anno dopo – che di Beetlejuice.

Ma Burton è follemente innamorato della sua idea e non ha alcuna intenzione di rinunciarvi, andando contro tutto e contro tutti, pagando di tasca sua la sceneggiatura commissionata alla scrittrice di favole per bambini Caroline Thompson e bussando di porta in porta alla ricerca di una produzione interessata a finanziare la sua storia così com’è.

Un progetto nato molti anni prima che il regista facesse il suo primo esordio,

quando ancora un giovane Burton navigava da una costrizione all’altra nel suo mondo dominato dagli horror di Mario Bava e la magistrale figura dell’attore Vincent Price, cameo all’interno del film stesso.

Edward si colloca in quell’immaginario burtoniano dove i reietti sono l’escamotage per disegnare il lato più marcio dell’umanità, e in questo film Burton ci riesce particolarmente bene.

 

 

 

 

Ma chi è Edward?

Una volta, tanti e tanti anni fa, viveva in quel castello un inventore, e tra le tante cose che faceva, si racconta che diede vita ad un uomo.

Un uomo con tutti gli organi: un cuore, un cervello, tutto. Be’, quasi tutto. Perché, vedi, l’inventore era molto vecchio, e morì prima di finire l’uomo da lui stesso creato.

Da allora, l’uomo fu abbandonato, senza un papà, incompleto e tutto solo.

È una mattina tranquilla, contaminata dai colori pastello delle villette a schiera, quando Penny Boggs (Dianne Wiest), nel suo perfetto completo da rappresentate Avon, decide di inoltrarsi verso la villa abbandonata in cima alla collina della città.

 

Edward Mani di Forbice

 

Tra ragnatele, arnesi di vario genere e piccole invenzioni strambe, Penny trova un ragazzo abbandonato nel tempo e nello spazio: Edward (Johnny Depp). Pallido, dai capelli spettinati e con delle forbici al posto delle mani, Penny nota subita una sconfinata tristezza negli occhi spauriti di Edward.

Da quel momento in poi Edward entra a far parte della famiglia Boggs, composta dal padre Bill (Alan Arkin), il figlio più piccolo Kevin e la maggiore bellissima Kim (Winona Ryder).

 

 

Edward Mani di Forbice

 

 

La cittadina, incuriosita dall’aspetto strambo di Edward, inizia a volergli bene come un figlio, ed Edward, per ricambiare dell’apparente gentilezza che tutti gli offrono, diventa giardiniere e parrucchiere di tutto il vicinato.

Le sue siepi sono tanto incredibili quanto i tagli strampalati delle signore. Ma si sa, non tutto ciò che luccica è oro, ed Edward si renderà prestissimo conto che basta un solo passo falso per passare da santo a mostro.

L’unica a mostrargli dolcezza autentica è Kim.

L’unica a mostrargli dolcezza autentica è Kim. L’unica che lo ha sempre trattato, nel bene e nel male, come un essere umano e non come uno scherzo della natura. Quello tra Edward e Kim è uno di quegli amori, al limite tra il platonico e romantico, intensi ma impossibili, di quelli che fanno talmente tanto male da essere puri e sinceri.

Ad un primo occhio Edward Mani di Forbice sembra una versione burtoniana di Frankenstein di Mary Shelley, ma in questo caso la creatura non si ribella al suo padre e creatore.

Edward  viene lasciato incompleto dal suo creatore, abbandonato da quello che è suo padre, semplicemente per colpa della fatalità della vita. Non è ancora pronto a scoprire le gioie dell’esistenza, che Edward viene confinato in una spirale di dolore e sofferenza, circondato dalla sola solitudine.

Si ritrova a dover combattere per il suo posto nel mondo, a dover combattere contro la diffidenza delle persone e la discriminazione che, oggi come ieri, è uno dei peggiori mali del mondo.

 

 

Edward Mani di Forbice

 

 

Tim Burton porta avanti il tema dell’immagine e della percezione attraverso la figura di Edward.

Tim Burton porta avanti il tema dell’immagine e della percezione attraverso la figura di Edward Mani di Forbice, e quindi quello di essere visti all’opposto di ciò che si è, perfettamente in linea – tra l’altro – con l’attore scelto per interpretare il ruolo di Edward.

Johnny Depp è sempre stato caratterizzato da uno stile di vita molto anticonformista, ribelle. Un’esistenza costellata di alti e bassi, tra alcool e droga. Un attore dalle incredibili doti ma, proprio per la sua immagine da eterno poeta maledetto, è sempre stato additato come uno difficile, scontroso, non aperto al dialogo.

Uno stereotipo – smentito dallo stesso Burton – che Depp ha ben sfruttato a suo favore all’interno dei suoi personaggi, e soprattutto con Edward, caratterizzandolo molto più di quanto Burton non avesse già fatto. Probabilmente Edward senza quel Johnny Depp sarebbe stato tutt’altra cosa.

 

 

Edward Mani di Forbice

 

 

Kim è bella, perfetta, popolare.

Altro personaggio che, a modo suo, porta avanti questa stessa tematica è proprio Kim, seconda protagonista del film messa in contrasto con Edward. Kim è bella, perfetta, popolare.

Ha bei voti a scuola, è una cheerleader ed è anche fidanzata con il quarterback più cool dell’istituto. Una serie di particolari che farebbero di Kim la classica ragazza bella e impossibile, ma soprattutto velenosa come una vipera. Invece Kim si mostra essere l’esatto opposto.

Si ribella all’etichette imposte da quella società fatta di sola apparenza e facciata. Aiuta “il mostro”,  lo comprende e lo tratta da essere umano, esattamente ciò che è realmente. E anche se l’amore di Kim è sincero, sa bene che per amore sia lei che Edward devono essere pronti a compiere il sacrificio più grande: la rinuncia.

La scelta di usare Winona Ryder non è certo dettata dal caso. La contrapposizione tra attrice e personaggio è lampante. Vedere la Ryder bionda, danzare sotto la neve, come un angelo caduto dal cielo, è estraniante tanto quanto la neve nel mezzo della Florida – scelta sempre non dettata dal caso -, eppure non fa altro che rafforzare ancora di più la tematica principale del film, oltre a rappresentare il punto di vista romantico e innocente di Edward.

Edward è proprio l’innocenza, quella che viene additata e punita per essere così reale, brillante e autentica.

Edward Mani di Forbice

 

 

Infondo, ciò che denuncia Burton con Edward Mani di Forbice è proprio l’incomprensione umana nei confronti dell’unicità delle persone. Il limite tra normale e strano è talmente effimero da risultare quasi ridicolo.

Il finale non fa altro che dimostrare quanto quella che viene definita “normalità” non è altro che un velo sbiadito di insicurezza, mascherato da moralismo ed etichette inesistenti. A perderci, infondo, non è Edward, ma proprio quella città che solo sul finale, comprende, quanto mostruosa possa essere la faccia “più normale” dell’uomo.

Menzione d’onore vanno alle splendide e fiabesche musiche dello straordinario Danny Elfaman

Menzione d’onore vanno alle splendide e fiabesche musiche dello straordinario Danny Elfaman, compagno di avventure di Tim Burton, oltre a essere uno dei maggiori compositori di musiche cinematografiche, che accompagna per mano lo spettatore in questo viaggio incantato, malinconico e intenso.

 

La contaminazione di generi e citazioni, da quelle letterarie a quelle cinematografiche, fanno di Edward Mani di Forbice una favola unica e senza tempo; una storia d’amicizia e d’amore, ma anche un racconto sull’umanità e sui suoi difetti. Il MustSee perfetto per iniziare queste vacanze in compagnia del plaid, una tazza di cioccolata calda e qualche fazzoletto per le lacrime.

 

 

 

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#MustSee vi consiglia un film da guardare ogni weekend.

 

In testa: Edward by Fruzsina

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