I migliori documentari disponibili su Netflix

5 anni fa

15 minuti

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Netflix da sempre ha una finestra aperta su un mondo inesplorato dai più: quello della non-fiction. Stiamo parlando dei documentari, e attenzione, con il termine documentario non si fa riferimento esclusivamente a quelli naturalistici.

Il genere documentaristico sta attraversando una vera e propria età dell’oro.

In questa nuova era, dove il digitale ha reso possibile grandi cose e la tecnologia ha sviluppato apparecchiature sempre più potenti e leggere, il genere documentaristico sta attraversando una vera e propria età dell’oro.

Lavori di altissima qualità, fatti con piccoli budget, acclamati dalla critica ma anche molto ben voluti dallo spettatore. Abituati all’uso massiccio di programmi televisivi dove l’effetto da voyeur è quanto mai amplificato, il documentario diventa un genere molto più di facile accesso rispetto a quanto non sia mai stato in passato.

Dalle storie vere alle tematiche politiche o sociali, da personaggi storici raccontati da chi li ha vissuti o storie di piccoli grandi uomini comuni raccontati dalle loro stesse opere, il documentario può davvero definirsi una finestra sul mondo reale.

Netflix dedica una sezione intera all’interno del suo catalogo, raccogliendo un gran numero di documentari di diverso genere, appunto dal biografico allo sportivo, dal sociale allo scientifico.

In questo articolo raccogliamo alcuni dei migliori documentari che potete trovare sul catalogo italiano di Netflix!

 

 

 

Bowling for Columbine

Iniziamo con un grande autore del documentario, ovvero Micheal Moore. Moore, prima di Fahrenheit 9/11, ha portato sul grande schermo un documentario ancora più tagliente e molto impegnato sia dal punto di vista politico che dal punto di vista sociale, sottolineando gli aspetti negativi e paradossali che non fanno dell’America un esempio da seguire.

Bowling for Columbine, premio Oscar nel 2003, parte dalla vera e propria mattanza del Columbine High School, ad opera di due adolescenti, per poi sfociare in un’indagine molto più cruda e feroce nei confronti del facile accesso americano alle armi.

La conclusione della tesi di Moore porta ad una verità ancora più atroce, ovvero che il vero problema non è tanto la “cultura” dell’arma in America, quanto la paranoia instaurata, soprattutto politicamente, che legittima qualsiasi essere umano a diffidare del prossimo e, quindi, essere munito d’arma da fuoco e andarsene liberamente a passeggio.

Controverso e in perfetto stile Moore, è sicuramente uno di quei documentari che non possono essere non visti.

 

 

 

 

Anonymous: l’esercito degli hacktivisti

Continuiamo sul filone del socioculturale e politico, stavolta però analizzando più da vicino l’era digitale e lo facciamo con Anonymous: l’esercito degli hacktivisti, il famoso collettivo di hacker  che ha ridefinito totalmente i termini di disobbedienza nei nostri giorni.

Brian Knappenberg, autore e regista del documentario, indaga sul fenomeno, nato nel 2003, che si ispira alla pratica della pubblicazioni di immagini, documenti e video, in forma anonima, sul web, ripercorrendo la storia dalle prime “riunioni” in rete fino alle azioni di disturbo divenute celebri, da Scientology al Vaticano, dall’Expo alla recente propaganda terrorista dell’ISIS.

Molti hanno definito questo documentario come la vera storia di WikiLeaks, organizzazione internazionale fondata da Julian Assange che riceve, in forma anonima, documenti protetti da segreto per poi renderli pubblici in nome della verità e dell’informazione, diritto fondamentale di ogni essere umano.

In realtà gli Anonymous, durante lo scandalo del 2010 di WikiLeaks in merito alla divulgazione di una massiccia quantità di documenti segreti riguardanti gli USA, è entrato in sostegno del sito e del suo fondatore, creando disordini e attacchi a tutti i siti web in opposizione a WikiLeaks.

 

 

 

 

The Internet’s own boy: The story of Aaron Swartz

Si collega subito dopo le vicende di Anonymous e WikiLeaks anche Aaron Swartz, programmatore, attivista e cofondatore della prima specifica RSS, accusato di frode informatica nel 2011 e che gli sarebbe costata fino a 35 anni di carcere, ma Swartz si suicidò nel gennaio del 2013 nel proprio appartamento.

Anche per The Internet’s own boy: The story of Aaron Swartz la scrittura, regia e produzione è affidata alle mani di Brian Knappenberger. Il documentario è stato presentato al Sundance Film Festival nel 2014.

Knappenberger traccia fedelmente la storia, la vita e le idee politiche di Aaron Swartz, con uno stile molto giornalistico e una modalità di racconto scientifica-empirica che quasi ricalca le orme del metodo lavorativo di Swartz stesso, e fa una profonda critica nei confronti dei “padroni” della Silicon Valley e dello stato delle libertà civili negli Stati Uniti.

Il documentario di Knappenberger ha una valenza non solo biografica, ma soprattutto giornalistica, collocandosi in quella categoria d’inchiesta volta a far riflettere il suo spettatore, a farlo incuriosire senza aver paura di domandare, senza aver paura della conoscenza.

 

 

 

 

Going Clear – Scientology e la prigione della fede

Fondata nel 1954 negli Stati Uniti da L. Ron Hubbard, scrittore per lo più di fantascienza negli anni ’30,  la Chiesta di Scientology è un’organizzazione che diffonde idee, credenze e pratiche basate sul sistema di auto aiuto, ovvero “un sistema per l’analisi, controllo e sviluppo del pensiero umano, che fornisce anche tecniche per ottenere maggiori capacità, razionalità e libertà dalla scoperta della singola fonte delle aberrazioni che sono la causa delle malattie psicosomatiche”.

Non passa troppo tempo prima che questa nuova religione passi sotto l’occhio dei media, identificandosi non come una chiesa ma come una vera e propria setta. Alex Gibney indaga, con questo recente documentario, attraverso filmati d’archivio ed ex testimonianze cosa sia realmente Scientology, cosa i suoi adepti siano disposti a fare e come quasi impossibile sia uscirne se non pagando a carissimo prezzo le conseguenze.

Gibney tocca moltissime tematiche della chiesa, dalla sua origine al ruolo delle star che ne fanno parte, dai metodi di reclutamento, pratiche giornaliere, altissimi livelli di persecuzione fino ad abusi veri e propri. Un documentario del reale scioccante e molto controverso, che fa luce su uno dei casi più mediatici della storia contemporanea.

 

 

 

 

CowSpiracy

Restando sempre nel sociale e nel politico, altro documentario volto ad aprire la mente della società di questo XXI secolo è CowSpiracy, diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn. Intenzione di Andersen e Kuhn non è quella di prendere una posizione totale sull’essere vegetariani/vegani o mangiare carne. Andersen e Kuhn indagano sui potenziali aspetti distruttivi sull’ambiente della zootecnia, investigando in particolar modo sulle politiche delle organizzazioni ambientaliste riguardanti l’allevamento.

Ciò che più sorprende di questo documentario, oltre alla sua straordinaria tecnica che rendono la visione davvero piacevole e anche stimolante, è la reazione delle persone intervistate e chiamate ad esprimersi sull’argomento che reagiscono all’occhio della telecamera con paura o con minaccia nei confronti della stessa incolumità personale dei registi.

CowSpiracy tocca delle corde che in questo periodo vengono spesso sfiorate ma mai approfondite. Al di fuori del luogo comune e dello stereotipo, il documentario di Andersen è un ottimo spunto di riflessione, che può andare tranquillamente al di fuori della proprie abitudini alimentari.

 

 

 

 

The Cove

Altro vincitore all’Oscar, questa volta nel 2010, e altro documentario di profondo spessore e scalpore, probabilmente indicato agli appassionati “dell’horror”, è The Cove di Louie Psihoyos. “The cove” è il nome con cui è stata ribattezzata una laguna in un parco nazionale del Giappone a Taiji dove, da settembre ad aprile, sport comune è la caccia al delfino. Un parco naturale paradisiaco, dove ci si vorrebbe immerge nell’acqua, giocando con i delfini, ma le acque di questa laguna non sono azzurre ma tinte di rosso.

Uno spettacolo agghiacciante quello filmato da Louie Psihoyos, registrato in segreto per ben cinque anni. Sequenze di puro orrore che vanno dai metodi di caccia a quelli di uccisione, fino alla vendita della carne, la quale contiene un elevatissimo contenuto di mercurio che viene abitualmente consumato dalla popolazione di Tiji. Una crudele mattanza a fini del solo denaro sporco, rigirato quasi sempre dalla mafia giapponese. Un documentario sconvolgente che ha scioccato centinaia di schermi nel mondo, ottenendo ovviamente la censura in tutto il Giappone.

Il documentario di Psihoyos è un reportage illuminante e ben girato, emozionante e coinvolgente quasi come se fosse un film, ma la consapevolezza della realtà e dell’illegalità di queste atrocità rende la visione ancora più cruenta e intensa. Difficilmente riuscirete a restare impassibili di fronte a queste immagini.

 

 

 

 

Pianeta Terra

E passiamo da chi massacra il nostro pianete, a chi invece ne esalta forma e colori, dalla flora alla fauna. Con Pianeta Terra, celebre documentario in chiave seriale della BBC, entriamo nella forma primordiale del documentario, andando a esplorare le viscere della terra.

Creato nel 2006 da Alastair Fothergill, vincitore di quattro Emmy, Piante Terra è un prodotto di altissima qualità, rivolto per gli appassionati del genere scientifico naturale ma non solo. Immagini in altissima definizione, fotografia emozionante e una cura nei dettagli degni della più importante pellicola cinematografica che trasportano lo spettatore da un polo all’altro nel mondo, regalando l’illusione di arrivare fino alle vette più alte, o gli abissi più profondi, del nostro pianeta.

 

 

 

 

Il Capitale C

Alcuni di questi documentari sopracitati, sono stati realizzati attraverso un grande strumento che sta cambiando, radicalmente, il modo di realizzare i propri progetti nell’era digitale: il crowfunding. Eppure per molti questo strumento, ovvero il processo di collaborazione di più persone che mettono a disposizione il proprio denaro per finanziare un’organizzazione o un progetto di terzi, non è ancora ben conosciuto.

Timon Birkhofer e Jorg M. Kundinger realizzano il primo documentario al mondo sul crowfunding, seguendo costantemente la vita di tre inventori che utilizzando il crowfunding per dare vita ai propri progetti e, quindi, ai propri sogni. Il Capitale C è un documentario al limite del visionario che però riesce a fare più luce sulla questione del crowfunding e di come, nella pratica, possa essere concretamente utilizzato per la realizzazione dei propri progetti.

Un documentario interessante per tutti ma sicuramente molto illuminante per chi ha un sogno nel cassetto e non ha trovato ancora qualcuno disposto a finanziarglielo.

 

 

 

 

Print the Legend

Altro strumento di assoluta evoluzione dell’era digitale che marcia sempre più verso un cambiamento radicale della produzione di vari elementi, dall’oggettistica al cibo, dalle armi agli organi umani, puntando sempre di più verso l’eliminazione totale dell’infrastruttura industriale, è la stampante 3D.

Il documentario di Luis Lopez e J. Clay Tweel dipinge la corsa per la leadership nel mercato della nuova evoluzione tecnologica della stampa 3D, analizzando non tanto lo sviluppo della stampa 3D in sé per sé quanto della sua sempre più crescente evoluzione e la concorrenza tra aziende e multinazionali. All’interno del documentario viene anche ben raccontato il ruolo, o meglio il punto di vista, delle start up, andando dietro le quinte di questo nuovo mondo in continua evoluzione. Il documentario è stato premiato con il premio speciale giuria per l’editing e la narrazione al South by Southwest.

 

 

 

 

Slingshot

E sempre sulla linea dell’evoluzione e dei miglioramenti tecnologici che porterebbe ad un radicale cambiamento del mondo è Slingshot, il documentario su Dean Kamen, inventore del Segway, il famoso dispositivo di trasporto a due ruote che sfrutta un’innovativa combinazione tra informatica, elettronica e meccanica, e mago della tecnologia.

Il documentario segue passo passo l’inventore alle prese con un ambizioso progetto che punta a risolvere definitivamente la carenza di acqua nel Terzo Mondo. Il documentario sfrutta moltissimo l’eccentricità di Kamen stesso, rendendo il tutto ancora più interessante e accattivante al tempo stesso.

Illustra senza mai annoiare, rendendo frizzantina la narrazione e ispirando moltissimo chi lo guarda, dando quella speranza in più nei confronti dell’evoluzione e del cambiamento.

 

 

 

 

Atari: Game Over

Entriamo nel vivo dello spirito nerd inside parlando dell’ascesa e discesa di uno dei più grandi giganti dell’industria dei videogiochi (e non solo) con il documentario ATARI: Game Over. Il documentario di Zack Penn parte da quella che era stata spacciata per molto tempo come leggenda metropolitana, ovvero il sotterramento di moltissime copie di E.T. – flop che ha segnato il declino dell’Atari –  e altri videogiochi.

Penn non solo smentisce la leggenda, ma mostra con reali documentazioni i vari retroscena degli scavi in Nex Mexico e le copie di cartucce invendute dopo lo storico declino della casa di produzione che furono realmente sotterrate. Da questo punto in poi, si parte alla ricostruzione della software house dalle sue origini come primo fenomeno videoludico fino al suo tragico declino.

Un percorso storico appassionante, e per chi l’ha vissuto anche molto emozionante, che passa dalla passione al capitalismo più puro. Un racconto puramente storiografico sia dell’Atari, ma anche di una delle sue figure centrali, Howard Warshaw, padre di molte celebrità dei videogiochi ma anche dei più grandi fallimenti, appunto come E.T., che hanno portato l’Atari alla sua discesa.

Il documentario è composto da documentazioni dell’epoca, tra cui spot e interviste, reportage fotografici, ma anche la collaborazione con alcune personalità molto in vista sia all’epoca che oggi, come George R. Martin o Ernest Cline. Un documentario che fa luce su uno dei simboli del mondo video ludico, facendo breccia, e anche un po’ leva, sul fattore emotivo di tutta la questione, pur non tradendo il suo stile documentaristico.

 

https://www.youtube.com/watch?v=rIaWAyHIqok

 

 

 

Back In Time

E dall’industria dei videogiochi passiamo a quella cinematografica, con un altro dei grandi capolavori della storia del cinema fantascientifico, la saga di Ritorno al futuro.

Back in Time è un documentario, di James Aron finanziato da Kickstarter per i trent’anni della trilogia, che narra la storia della creazione e del fenomeno dell’incredibile saga, un evergreen per molte generazioni che continua a far sentire la sua influenza ancora oggi, attraverso le reali testimonianze dei suoi protagonisti, da Micheal J. Fox a Christopher Lloyd fino a Robert Zemeckis e Steven Spielberg.

Back In Time sazia la curiosità di tutti gli appassionati, e non solo, sui retroscena della storica trilogia, tra interviste ricchissime, clip e backstage del film dalla sua creazione fino alla sua realizzazione, indagando il fenomeno che lo ha reso il blockbuster che è adesso.

Un documentario perfetto e curato nei minimi dettagli, impossibile da non amare così come impossibile è non amare Ritorno al Futuro. Un progetto validissimo, sicuramente molto più utile, interessante e suggestivo di qualsiasi sequel, reboot o remake che si possa vociferare.

 

 

 

 

Jiro e l’arte del sushi

E concludiamo con qualcosa che indubbiamente vi metterà l’appetito (infatti si consiglia la visione solo a stomaco pieno) e vi farà venire voglia di un bel viaggio in Giappone ad assaggiare il vero sushi fatto con passione e dedizione.

Il documentario in questione è Jiro e l’arte del sushi, le riprese passo passo che seguono quello che viene definito il re del sushi, ovvero l’ottantacinquenne Jiro Ono, chef e proprietario del più leggendario ristorante di sushi a Tokyo, che conta solamente dieci sedute e dei prezzi da capogiro.

I trecento dollari a piatto, per quanto possano sembrare surreali, a giudicare dalle immagini mostrate dal documentario di David Gelb, valgono davvero la candela. Un documentario molto interessante e appassionate, di quelli che riescono davvero a incuriosire chi li sta guardando e non si avrebbe voglia di smettere mai.

L’intento di Jiro è proprio quello di far capire e comprende cosa di nasconde veramente dietro a un semplicissimo filetto di salmone e una manciata di riso. Vedere le piccole mani dell’uomo affettare, cucinare e preparare ogni suo piatto, da la sensazione di leggere una lunga poesia, un’ode al cibo e all’amore che si può nascondere dietro un piccolissimo chicco di riso.

Jiro è un uomo con moltissima esperienza ma un’infinita umiltà, che non si ritiene il migliore del mondo, anzi dall’alto dei suoi ottantacinque anni è alla perenne ricerca del miglioramento e del modo diverso e nuovo di preparazione del sushi. Un viaggio tra arte e passione che non vi lascerà indifferenti, ma sicuramente vi lascerà molto affamati.

 

 

 

 

Questo è un articolo in aggiornamento: Aggiungeremo man mano altri documentari, fateci sapere nei commenti i vostri preferiti!

 

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