Eli Roth, il Bastardo con Gloria dell’Horror Moderno

6 anni fa

7 minuti

Eli-Roth

Part time psychopath, fully functioning tyrant. Su instagram questa è la rassicurante descrizione che Eli Roth dà di sé, ma è molto, molto di più di questo: classe ’76, figlio di ebrei austriaci, è regista, attore, sceneggiatore e produttore di film e serie di successo.

La leggenda vuole che rimase folgorato a otto anni dalla visione di Alien. Come sappiamo, un film di fantascienza capitale ma… un vero e proprio horror nello spazio, fatto di budella, bava, mostri e body count.

Cresciuto a pane, super8 e film del terrore soprattutto italiani e di sere B, torna nelle sale del nostro Belpaese il prossimo 24 settembre con The Green Inferno. 

Un omaggio personalissimo del regista a “Cannibal Holocaust“, celebre pellicola del nostro Ruggero Deodato.

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival nel 2013, la nuovissima creatura di Roth non ha avuto vita facile, ma finalmente è tra noi.

Di cosa si tratta?

La trama, intuibile anche dal trailer, è molto simile al quella del suo predecessore: un gruppo di giovani ambientalisti si reca nel cuore verde d’Amazzonia nel disperato tentativo di salvare e tutelare una tribú impedire il disboscamento della preziosa foresta pluviale da parte delle multinazionali arriviste.

 

The Green Inferno – Trailer UfficialeThe Green Inferno – Trailer UfficialeJustine decide di entrare a far parte di un gruppo di attivisti che hanno in progetto di andare nella foresta amazzonica e incatenarsi a degli alberi che stanno per essere abbattuti. Il loro scopo e filmare il tutto e grazie a Social Network mostrare a tutti la distruzione perpetrata dall’uomo. Il progetto ha successo, e felici i ragazzi si apprestano a tornare a casa. Ma durante il volo di ritorno l’aereo precipita nel bel mezzo della foresta amazzonica. Ad accogliergli vi sarà una tribù di cannibali che odiano i bianchi.The Green Inferno su Lega Nerd: https://leganerd.com/thegreeninfernoSito Ufficiale: http://www.midnightfactory.it/blog/the-green-inferno The Green Inferno – Il film #TheGreenInferno

Posted by Lega Nerd on Tuesday, September 8, 2015

 

Dopo aver documentato e caricato online il frutto delle loro ricerche, i ragazzi fanno ritorno a casa.

Troppo bello per essere vero? Infatti.

L’aereo su cui stanno viaggiando precipita e il gruppo di superstiti si trova disperso in mezzo all’impenetrabile giungla popolata da una tribù sconosciuta. Sconosciuta e cannibale.

Solo al suo quarto titolo, è già uno dei giovani registi più gettonati e controversi grazie anche al suo stile grezzo, crudo e diretto.

La fama arriva nel 2002 con Cabin Fever, scritto, diretto e prodotto dallo stesso Roth.

Un gruppo di giovani di belle speranze, una casa nel bosco, un paziente zero affetto da una terribile malattia e una serie di sfortunati eventi che trascinerà tutti i protagonisti una spirale devastante di sesso, droga, violenza e morte. Ma soprattutto contagio.

Cabin Fever ha tutti gli elementi del tipico B movie

Un B-movie destinato a diventare, per alcuni da subito, per altri con il tempo, un cult: un budget raccolto tra amici parenti di poco piú di 100.000 dollari, poco successo a trovare una distribuzione,linguaggio politcamente corretto, gore a palate.

Una delle scene memorabili? Pancakes!

 

 

Se “Cabin Fever” ha contribuito a rendere famoso Roth, la saga di “Hostel” è il prodotto che ha contribuito a consacrarlo come regista di genere.

Di un suo genere: il Torture Porn.

In effetti è proprio ciò che troviamo in questo primo episodio del 2002: sesso e violenza.

Due amici americani in viaggio per l’Europa si danno ad uno sfrenato turismo sessuale.
Un tripudio di urla, inquadrature morbose, squallore e degrado il tutto condito da un sottofondo martellante di musica e inquietanti suoni di attrezzi e di membra recise.

Hostel è casereccio come se fosse tagliato con un’accetta.

Ma piace, eccome se piace.
A tal punto da diventare una saga composta da tre episodi: il primo, diretto nel 2007 dallo stesso Roth, il secondo nel 2011 con Scott Spiegel alla regia.

 

 

Ironico, pacchiano e irriverente è “Thanksgiving“, il fake trailer girato nel 2007 per il film Grindhouse di Rodriguez/Tarantino.

Talmente trash da sembrare davvero un’infima produzione proveniente direttamente dagli anni ’70.

 

 

Scene paradossali e al limite del ridicolo si alternano sullo schermo inframmezzate da un ipnotica voce fuori campo che ripete il titolo del film.

Il regista ha più volte confermato di voler trasformare “Thanksgiving” in un lungometraggio e di stare lavorando alla sceneggiatura.

Che sia destinato a seguire il destino del fortunatissimo Machete?

È suo anche “Stolz der Nation” (Orgoglio della Nazione), il film nel film, proiettato durante la leggendaria premiere nazista in Bastardi Senza Gloria (2009) del suo mentore Quentin Tarantino.

 

 

Nella versione integrale del corto, osserviamo Zoller (Daniel Bruhl), incarnazione del superuomo ariano nazista e cecchino infallibile, sparare orde di americani che si agitano come pupazzi sulla scena e che muoiono come mosche senza speranza di salvezza.

Roth riesce a prendersi gioco dei nazisti sia come regista che come attore.

Come visto sopra, prima porta sullo schermo con grande intelligenza e autoironia, l’intera collezione di luoghi comuni e distorsioni e falsi miti che la propaganda di Hitler e Goebbles, purtroppo, diffondeva per davvero.

Ma, sempre in Bastardi Senza Gloria, lo troviamo in veste di interprete e con 35 chili di muscoli in più, proprio nel ruolo di uno dei Bastardi piú amati: Donny Donowitz, l’Orso ebreo.

 

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Tamarrissima e indimenticabile è la sua entrata in scena, accompagnata dalla musica di Morricone.

Sembra quasi di vedere un wrestler della WWE catapultato negli anni ’40.

 

 

“You got that for killing jews?”
“Bravery”

L’Orso Ebreo, fomentato dai compagni, fracassa la testa del nazista sotto lo sguardo terrorizzato degli altri soldati parodiando una telecronaca di baseball.

Immancabile splatter sguaiatissimo, marchio indelebile.

E ancora, nella scena più esilarante del film ha scelto lo pseudonimo di “Antonio Margheriti“, noto regista italiano di cui Roth è grande fan.

 

 

“E lei come si chiama?”
“Aaantonio Margariti”
“… Ancora?”
“Margareeeeiti”
“Un’altra volta! Ma adesso voglio sentire la MUSICA delle parole!”
“Margheeeeeeeeeeeriti”
“Margheriti?”

 

Ma il suo amore per il cinema italiano non si ferma qui: lo accompagnano fin dall’infanzia le influenze dei nostri Fellini, De Sica, Deodato e Dario Argento.

In un spassosissimo intervento, il ragazzaccio ebreo vanta una grandissima cultura in fatto di commedia sexy italiana, sciorinando nomi del calibro di Alvaro Vitali, Lino Banfi, Lando Buzzanca, Lori del Santo e Gloria Guida e BOMBOLO come se fossero autori latini.

 

 

Tra un film e l’altro, sia in veste di regista che di attore, Roth è anche un produttore di note pellicole e serie televisive, tra cui:

“L’ultimo esorcismo” di Daniel Stamm
“L’uomo con i pugni di ferro” di RZA
“Corpus Christi” di Richard Kelly (sì, quello di Donnie Darko!)
“Hemlock Grove”, serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Brian McGreevy.
“Clown” diretto da Jon Watts

 

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Clown nasce da una storia particolare.

I creatori della pellicola, Jon Watts e Chris Ford, rispettivamente regista e sceneggiatore, avevano in mente da tempo di creare un horror che avesse come protagonista un demone clown.

Quasi per gioco, i due creano un finto trailer nella notte di Halloween del 2010, lo caricano su YouTube un finto trailer accreditato proprio ad Eli Roth…

Diventato subito virale il video scatena i fan del genere Horror che chiedono a gran voce notizie sull’imminente uscita del film.

La voce fa presto a giungere alle orecchie dello stesso Eli Roth che coglie la palla al balzo e contatta Watts.

Ridendo e scherzando, i due si sono guadagnati un produttore (e attore).

Mentre in rete impazzano i “Reaction video” al trailer di The Green inferno, a noi italiani non resta che aspettare il 24 settembre, un giorno in anticipo dell’uscita nei cinema statunitensi, per scoprire se il buon Eli a sarà riuscito a farci divorare dalla paura.

Viva Bombolo!

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