Terminator, l’incubo cyberpunk di culto

6 anni fa

8 minuti

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Il Terminator è l’incubo cyberpunk finale, la macchina che si sostituisce all’uomo, lo ritiene inutile e lo annienta, proiettando l’ombra di un futuro freddo e probabilmente senza senso sullo scenario del pianeta Terra.

Quale sarebbe lo scopo di un mondo popolato solo di robot?

Quale sarebbe lo scopo di un mondo popolato solo di robot? Non lo sappiamo, con un po’ di fortuna non dovremo mai saperlo, possiamo solo immaginarlo… e di certo non appare entusiasmante né roseo.

Come disse una volta un mio caro amico con la buona abitudine di riassumere i film con un paio di parole, il primo Terminator è un film “da orgasmo”. Certo, devi essere un appassionato di film d’azione. Di film d’azione fantascientifici. Di film d’azione fantascientifici molto violenti. Ma francamente non saprei trovare parole migliori per definire un’opera che ha rappresentato uno degli ultimi tasselli – assieme all’amico di latta RoboCop – di un cinema che non si sarebbe più visto: senza compromessi, incurante della correttezza e dei compromessi commerciali, sporco, diretto, cattivo e sottilmente inquietante, e dunque ancor più entusiasmante.

Terminator1984movieposterThe Terminator, arrivato dopo il B-movie Piraña paura (aka Piranha II: The Spawning) rimane il primo grande lavoro e di sicuro il più violento film del tecnocrate James Cameron, che si sarebbe ammorbidito sempre più con gli anni fino ad arrivare a girare il filmino della recita scolastica dei watussi di Pandora che scimmiottano Pocahontas.

Terminator nasce come opera che guarda al futuro, che rilancia con potenza l’idea dei pericoli dello sviluppo incontrollato e poco etico della tecnologia, eppure, come spesso accade alle opere che “superano” per concezione e realizzazione i propri tempi, ha le radici ben piantate nel passato. Cameron, cresciuto divorando ogni genere di rivista pulp e spettacolo televisivo, ammise candidamente di aver attinto da uno degli episodi di una celebre serie tv: The Outer Limits.

The Outer Limits è stata una serie interessantissima, speculare a The Twilight Zone ma decisamente più fantascientifica e weird, andata in onda sulla rete ABC per sole due stagioni, dal 1963 al 1965, per un totale di 49 episodi. James Cameron rimase colpito e fu ispirato da una delle puntate più celebri, che si intitola The Soldier ed è stata scritta da quel prolifico e geniale scrittore che risponde al nome di Harlan Ellison. Ellison, vincitore dei premi Nebula e Hugo e autore di molti script per serie tv (tipo Star Trek), aveva adattato un suo racconto del 1957, “Soldier from Tomorrow”.

La storia? Un soldato del futuro, lottando contro un individuo nemico, si ritrova proiettato da un vortice temporale sulla Terra dei nostri giorni, poco prima che arrivi anche il suo avversario… Oggi riconosciamo a lui il soggetto di Terminator, ma all’epoca dell’uscita del film Ellison minacciò una causa legale per il “plagio” evidente. Le parti arrivarono ad un accordo senza sbarcare in tribunale e il nome dello scrittore fu inserito nei credits.

 

 

L’elemento decisivo alla riuscita del film è la presenza del mitico Arnold Schwarzenegger.

L’elemento decisivo alla riuscita del film, e al suo successo, è la presenza del mitico Arnold Schwarzenegger. Un uomo destinato a legare la sua faccia a quella, spesso devastata e con il metallo ben esposto, del T-800, macchina di morte e distruzione.

Ma pensi forse che Arnold sia stata la prima scelta? Niente affatto. Abbiamo rischiato di vedere nei panni del cyborg letale l’ex campione di football O.J. Simpson. “Ma neanche per idea – esclamò Cameron non appena la produzione fece la proposta – Simpson ha la faccia troppo simpatica, nessuno lo troverebbe credibile nei panni di un assassino a sangue freddo”. Dieci anni dopo, O.J. Simpson ha subito uno dei processi più noti della storia d’America, accusato di aver ammazzato la ex moglie e un suo amico.

 

 

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Comunque si narra che Mel Gibson abbia rifiutato la parte del Terminator

Comunque si narra che Mel Gibson abbia rifiutato la parte del Terminator e che anche Lance Henricksen (poi altro cyborg in Aliens: Scontro Finale, sempre di Cameron) fosse stato preso in considerazione per il ruolo. Soltanto alla fine il regista e la produzione si resero conto che Arnie era lì dietro che saltellava e si sbracciava ulrando con il suo caratteristico accento teutonico, all’epoca spiccatimo: “Lo faccio io! Lo faccio io!”

Adesso, col senno di poi, è facile dar ragione alle insistenze di Schwarzy, ma comunque dimmi: sapresti davvero immaginare qualcun altro nei panni del T-800? Vedresti davvero bene un altro attore nella scena inquietante e iconica del robot che gira in auto guardando lentamente da una parte all’altra della strada, con la testa si muove minacciosa assieme agli occhi, in modo davvero perfettamente inumano?

Ma ti dicevo del lato sporco e cattivo del primo film, rimasto ineguagliato: le “operazioni” alle ferite che il Terminator è solito auto-eseguire hanno un altissimo tasso di componente shock e orrorifica. Anche solo per questo, Terminator merita di essere inserito non soltanto tra i capisaldi della sci-fi, ma anche in quegli esponenti del New Horror (e perché no, anche del body horror) che hanno portato gli anni ’80 ad essere un decennio fatto di pellicole di culto e molto esplicite.

 

 

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Effetti speciali che, al di là della stop-motion riservata alla scheletro di titanio finale, ovviamente invecchiata, mantengono saldo il loro fascino proprio nel reparto del make-up. Per il trucco era stato contattato inizialmente l’immenso Dick Smith (scomparso nel 2014), che però non si rese disponibile, suggerendo il nome di un giovanotto molto promettente dal nome Stan Winston… un tizio che poi ha vinto svariati Oscar, primo della serie con Aliens di Cameron, e poi ha lavorato su La Cosa, Predator, Jurassic Park, Edward Mani di Forbice (per dirne solo alcuni).

A Terminator va riconosciuto il primato di aver messo in scena in modo potente, inquietante e credibile il corpo-macchina proprio della letteratura cyberpunk.

Non androidi senzienti, bensì robot metallici con pelle sintetica che ambiscono solo alla nostra estinzione. L’umano superato dalla fredda lamiera che annienta, ma soprattutto mette in discussione il nostro predominio sul pianeta. E ogni volta che pensi verso qualcuno “Caspita, ma questo qua è un automa”, sotto sotto non puoi che pensare alle macchine da guerra di Skynet…

La proverbiale espressione del T-800, “I’ll be back” che da noi suona malissimo con quel “Tornerò” (in ginocchio da teee), era una delle cose che più preoccupava l’Arnold del 1984, che aveva ancora diverse incertezze nella pronuncia inglese. Chiese addirittura a James Cameron di togliere la battuta dal copione. Il regista fece finta di acconsentire, poi davanti a tutti lo costrinse a recitarla, e Arnie diede il meglio di sé, poverino, risultando solo un po’ meno austriaco del dovuto. Se vogliamo dirla tutta, I’ll be back sono 4 delle poco meno di 60 parole che il Terminator pronuncia nel film.

“Hasta la vista, baby” è costato 84 mila dollari.

Considerato che Schwarzy fu pagato per il sequel ben 15 milioni di dollari, e che aveva nello script qualche parola in più, circa 700, possiamo affermare facendo due calcoli che ogni parola è costata circa 21 mila dollari. “Hasta la vista, baby” è costato 84 mila dollari. Mica male per un modello vecchio come il T-800 far scucire a Hollywood certe cifre!

 

 

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Cameron aveva a disposizione un “misero” assegno di 6 milioni di dollari.

Ma, tornando al primo e inimitabile film, devo ricordare che non era assolutamente nato come blockbuster, tutt’altro: Cameron, che non dimentichiamo era ancora un pivello, aveva a disposizione un “misero”, anche per una major del 1984, assegno di 6 milioni di dollari. Alla sua uscita, sebbene etichettato come B-movie di fantascienza, il richiamo del carisma di Arnie e l’allora voglia delle platee mondiali di storie per palati forti portarono nelle casse della produzione 40 milioni di dollari nei solo Stati Uniti e ben 80 in giro per il mondo. Ci vollero sette anni e la (discutibile ma efficace) scelta di rendere il T-800 “uno dei buoni” per convincere Schwarzy a dire sì a Terminator 2.

L’indimenticabile Giorno del Giudizio arrivò ad un budget di 100 milioni e ne guadagnò in tutto circa 500.

Non possiamo dire altrettanto delle prestazioni al botteghino dei sequel successivi, orfani di Cameron e poi anche di Arnold. Terminator 3: Rise of the Machines (o Le Macchine Ribelli) ha incassato in patria meno di quanto è costato, 150 milioni contro 200, sebbene abbia recuperato l’investimento con gli incassi esteri.

Idem con patate per Terminator Salvation, che orfano dell’attore-principe non è riuscito a dare soddisfazioni economiche nonostante la presenza di un lanciatissimo Christian Bale.

 

 

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Terminator Genisys dirà con esattezza quale sarà il futuro del recentemente travagliato franchise.

Adesso, l’arrivo del sequel/reboot/sidequel Terminator Genisys, a oltre trent’anni dalla memorabile pellicola originale, dirà con esattezza quale sarà il futuro del recentemente travagliato franchise delle macchine assassine e della resistenza umana.

Una cosa è certa: se James Cameron non avesse scritto e diretto il primo Terminator, a quest’ora qualcuno dalla Hollywood del futuro avrebbe mandato indietro un regista (robotico o meno) per rimediare…
I’ll be back
, alla prossima!

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