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Tafofobia e bare di sicurezza

7 anni fa

6 minuti

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Essere sepolti ancora vivi è una delle paure che più ci inquietano quando ne leggiamo o vediamo rappresentata una storia al cinema. Ritrovarsi ancora vivi, ma seppelliti sotto metri di terra senza nessuna possibilità di comunicare con l’esterno o uscire è davvero terrorizzante al solo pensiero.

In particolare durante il diciannovesimo secolo inventori e tafofobici di tutto il mondo si ingegniarono per costruire “bare di sicurezza” (o “bare di sopravvivenza”), bare cioè che mettessero a disposizione del “morto non morto” la possibilità di avvisare la superficie e di uscire da una sepoltura prematura.

La tafofobia (dal greco taphos, sepolcro) è una fobia con possibili relati psicopatologici, derivante dalla paura di essere sepolti vivi, quale risultato dell’errata constatazione della propria morte.

In particolare in Germania sembra che questa paura fosse più radicata visto il numero impressionante di brevetti dedicati all’argomento tra fine settecento e inizio ottocento: oltre 30 sono infatti le invenzioni depositate, quasi tutte, inutile dirlo, assolutamente non funzionanti.

 

La Sindrome di Lazzaro: Timeline dei casi più famosiGuarda l’infografica completa:…

Posted by Lega Nerd on Monday, May 4, 2015

 

Nel 1822 il dottor Adolf Gutsmuth volle vincere la propria paura di essere sepolto vivo rimanendo per svariate ore sotto terra, all’interno di una bara di sicurezza da lui inventata. Durante la piacevole gita sotto terra consumò una zuppa, svariate salsicce e una birra, arrivate alla bara dalla superficie attraverso un comodo condotto di collegamento.

Due chiavi venivano inserite in una apposita tasca del sepolto, una per la bara e un’altra per la tomba.

Attorno al 1790 un altro tedesco fu il primo a pensare qualcosa del genere, il duca Ferdinando di Brunswick creò la prima bara di sicurezza che includeva una comoda finestra verso l’esterno per fare entrare luce e un tubo per respirare. Il coperchio veniva poi chiuso e due chiavi venivano inserite in una apposita tasca del sepolto, una per la bara e un’altra per la tomba.

0014La più conosciuta tra le bare di sicurezza tedesche era quella del Dottor Johann Gottfried Taberger: includeva un sistema di corde collegate alle mani, piedi e testa del sepolto, collegate a loro volta con un sistema di campane all’esterno.

Sebbene molti altri brevetti avessero un funzionamento simile è chiaro che la soluzione non fosse ottimale: i cadaveri hanno il brutto vizio di ritrarsi naturalmente durante la decomposizione, tirando quindi le corde e azionando inutilmente le campane in superficie.

Il risultato è un gran trambusto nel cimitero, con conseguente inutile quanto inevitabile riesumazione del cadavere… non c’è da stupirsi che questo design fosse tra i più famosi e discussi dell’epoca.

Chiaramente non erano solo i tedeschi a preoccuparsi di essere seppelliti vivi.

Famoso è il caso ad esempio di un dottore americano, tale Timothy Clark Smith, tanto spaventato dalla possibilità di essere sepolto vivo da inventare una tomba che ancora oggi spaventa i suoi concittadini quando visitano l’Evergreen Cemetery di New Haven, in Vermont.

Quando il dr. Smith morì (tra l’altro proprio ad Halloween, nel 1893) il suo corpo venne interrato in una cripta a dir poco particolare: la struttura lasciava infatti la testa del morto rivolta verso l’esterno, con il viso posto dietro ad un vetro in modo tale che il sepolto potesse guardare fuori dalla tomba e avvisare i passanti della sua non morte.

 

Timothy Clark Smith

 

I racconti della testa in decomposizione del dottor Smith allietano ancora la cittadina, ma oggi per fortuna l’unica cosa visibile è buio e condensa, come si vede nella foto sopra presa da Panoramio.

 

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In doubtful cases of death.

 

Famoso poi il racconto di Edgar Allen Poe, La sepoltura prematura (Premature Burial), appartenente alla raccolta Racconti del terrore. Fu pubblicato per la prima volta nel 1844 in The Philadelphia Dollar Newspaper e descrive una tomba in cui è presente un sistema di cavi che collegano l’interno della bara con un sistema di campane all’esterno, proprio come nei brevetti del dottor Taberger.

EE7AA7B3-8DEA-41A5-AB30-024A82257F1AUn’altra tomba di sicurezza molto famosa è quella del ciambellano russo Michel de Karnice-Karnicki. A fine ottocento assiste alla sepoltura di una giovane ragazza quando con orrore si accorge che questa comincia ad urlare disperata quando si inizia a buttare terra sulla sua tomba.

Sconvolto dall’episodio inventa e brevetta una “bara di sicurezza”, la “Le Karnice”. Questa bara speciale individua eventuali movimenti all’interno, mettendo a disposizione un tubo collegato con l’esterno per respirare e sollevando una bandiera di segnalazione.

Michel era tanto sicuro della sua invenzione che la sperimentò pubblicamente seppellendo vivo un suo assistente: sfortunatamente niente andò come previsto e il povero assistente rischiò di morire soffocato, venne salvato dopo ore e il progetto della Karnice abbandonato.

 

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Un altro sistema di sicurezza molto famoso è il così detto “Campanario di Bateson” o “Bateson Revival Device”, inventato da George Bateson in Inghilterra e addirittura premiato con l’Onoreficenza dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Vittoria attorno al 1850.

foto3il più economico, geniale, e affidabile meccanismo, superiore a qualsiasi altro metodo, atto a promuovere la pace della mente tra le vittime in tutte le stazioni della vita. Un dispositivo di provata efficacia, in innumerevoli casi di questo paese e all’estero.

Il meccanismo consisteva in una campana montata all’esterno della tomba, collegata attraverso un sistema di cavi alla mano del defunto. Questa prima campana era a sua volta collegata al campanile del cimitero.

morteserenaIronia della sorte, Bateson era talmente ossessionato dalla possibilità di essere seppellito vivo da suicidarsi nel 1886, cospargendosi di olio di lino e dandosi fuoco… certo auto cremarsi evidentemente la soluzione più sicura e definitiva possibile.

E se pensate che queste fobie trovassero sfogo solo durante i secoli scorsi, complice l’ignoranza e le poche conoscenze scientifiche, sappiate che una delle “invenzioni” più recenti a tal proposito è italiana.

Nel 1995 Fabrizio Caselli ha infatti depositato un brevetto di bara di sicurezza, alias “Morte Serena”, equipaggiata di allarme di emergenza, interfono, luce di emergenza e riserva di ossigeno.

 

 

 

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Insomma la paura di essere seppelliti vivi è tutto meno che morta a quanto pare.

Qui sopra e in cima all’articolo: rielaborazioni del poster di Premature Burial, film di Roger Corman del 1962 inspirato all’omonimo racconto di Edgar Allan Poe.

 

 

 

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