Bambino 44: da libro a film. O da soggetto a film?

bambino 44

Qualche giorno fa parlando di S.King e delle trasposizioni cinematografiche dei suoi libri mi ero sbilanciato in una considerazione:

“Ma scrivere libri e fare film e sceneggiature non sono lo stesso mestiere”

Ora mi si pone una notevole occasione di confronto potendo parlare dello stesso argomento da un altro punto di vista. Lo spunto è che Ridley Scott, nei panni di produttore, ha dato il via a metà giugno alla realizzazione del film thriller tratto dal romanzo “Bambino 44” di Tom Rob Smith.

Il libro è stato un clamoroso best seller, incensato per aver rilanciato il genere e, acclamato da gran parte della critica, ha vinto svariati premi. Logico pensare ad un adattamento cinematografico, per il quale Ridley Scott ha battuto in volata altri pretendenti.

Ma siamo sicuri che ci sia stata una volata per accaparrarsi i diritti del libro? Vediamo come sono andate le cose….

La fonte, tra le altre consultate, è questo articolo di parecchi anni fa pubblicato sul Wall Street Journal.

In the summer of 2005, Mr. Smith showed a 10-page treatment for a movie version of “Child 44” to his film agent. He said it would be difficult to sell because, as a period piece set in the Soviet Union, it would be expensive to make, recalls Mr. Smith. His agent’s advice: consider writing it as a book.

 

Smith voleva fare un film, aveva preparato un soggetto considerato poco sfruttabile a causa della difficile ambientazione nell’Unione Sovietica degli anni 50, e quindi decise di trasformarlo in un libro. Un pochino a mal partito, a quanto si può evincere da questa sua dichiarazione piuttosto chiara:

His ambition, he says, was to build a career as a film writer. “My career was doing well, in that I was doing interesting work. But I was hungry, and I wanted to break through.

 

E a quanto pare l’idea è che scrivendo libri non si fa il botto. La storia editoriale del romanzo è piuttosto esemplificativa: più di 3000 copie furono messe in circolazione nei posti giusti prima della effettiva pubblicazione e, appunto, Ridley Scott ne acquistò i diritti per la trasposizione cinematografica ancora prima che il rilascio ed il successivo successo avessero luogo.

Nessuna volata quindi, nessuna asta, solo una scommessa. Il grande schermo ci dirà se sarà vinta.

Bingo per Tom Rob Smith dunque: il suo libro diventerà un film, ciò che in testa sua doveva essere fin dall’inizio. E si vede… caspita se si vede!
Bambino 44 è un thriller/poliziesco che racconta la storia di un’indagine su un assassino di bambini nell’Unione Sovietica del dopoguerra.

Bambino 44 è un thriller/poliziesco che racconta la storia di un’indagine su un assassino di bambini nell’Unione Sovietica del dopoguerra.

Il suo principale motivo di appeal per un appassionato del genere risiede nel fatto che le vicende sono ispirate alla storia reale di Andrei Chikatilo, uno dei più efferati e prolifici serial killer della storia alternativamente conosciuto come “Lo squartatore Rosso”, “Il macellaio di Rostov” e più prosaicamente “Il comunista che mangiava i bambini”.

Una belva, uno spietato predatore di giovani, pedofilo, cannibale, pazzo fino al midollo: il peggio del peggio.

E non è certo un caso che questo riferimento sia appiccicato al libro ovunque come una sorta di tagline, l’etichetta apripista per gli amanti del genere.

Il fatto è che questo hype è spaventosamente disatteso. Stai scrivendo di fatti raccapriccianti, non hai limiti, non hai censure e riduci all’osso l’efferatezza dei fatti ?

Caro Smith… non è che hai limitato la tua fantasia e la tua scrittura pensando di scrivere solo cose che potevano essere plausibilmente mostrate al cinema?

Hai per le mani la storia di uno dei serial killer più agghiaccianti di tutti i tempi, una storia dell’orrore che si racconta da sola, e ce ne offri una versione da educande vietata ai minori di 14 anni? Che sia chiaro, non per forza un horror deve essere una cascata di sangue, né ogni omicidio deve essere descritto come in American Psycho… ma renditi anche un po’ conto dei fatti con cui ti stai confrontando.

Tra l’altro… la storia di Chikatilo è già di per se un romanzo, con un colpo di scena clamoroso: una volta arrestato venne rilasciato poiché affetto da una rara anomalia per la quale non era possibile far coincidere gruppo sanguigno e liquido seminale (la faccio breve) e quindi inchiodarlo alla scena del crimine. Cioè… dai…

Ma andiamo oltre… la storia è stata anticipata in una location temporale diversa, siamo nell’Unione Sovietica degli anni ’50. Mirabile il clima di sospetto, di tensione, di controllo, di claustrofobia descritto nella realtà militare di quegli anni; ben tratteggiato ed efficace. La sensazione è che più che di un serial killer Smith volesse parlare di questo. Non suscita però nessuno sgomento, nessuna incredulità che non potrebbe emergere da una qualsiasi trattazione storica del periodo priva di finalità commerciali. La Storia dà i brividi di per sé, lui non aggiunge niente né dice cose che non si sappiano già. Un buono sfondo, niente più.

Sfondo ad una storia ed a personaggi così così: il cattivo è un superbastardo, di quelli che in tre scene e due battute al cinema hai già detto tutto quello che c’è da dire su di lui, il buono è l’eroe tormentato che si ribella al sistema e la bella, forse il personaggio una virgola più complesso, ha le palle quadrate e più che una moglie è una sorta di devota follower, semplificando.

Ecco… semplificando… tutto è semplice, visto dall’alto, reso papabile per lo schermo, tutto rimane nei limiti, tutto, dai dialoghi ai setting è progettato per diventare un film.

Smith scrive le cose come se le è immaginate su pellicola. Noi vediamo sullo schermo della nostra mente quello che ci racconta

Ma attenzione: non è per niente evocativo. Assistiamo in un certo senso ad un racconto immagine per immagine, breve dialogo per breve dialogo, a quello che vedremo sul grande schermo. Questa di per sé potrebbe essere anche una grande dote, ma in realtà non è una scelta stilistica, è un mezzo per un fine. Chiaramente, ineluttabilmente.

Quindi, per concludere, Bambino 44 è un grande libro? Tom Rob Smith è un grande scrittore?

No, nessuna delle due cose. Smith è un autore furbo, e Bambino 44 è un libro furbo. Voglio concentrarmi sul suo senso come prodotto, non su un giudizio di merito bello-brutto. Il libro è modesto, un esempio di letteratura che è molto poco letteratura, un romanzo che più che altro è un lungo soggetto cinematografico, a partire dalla successione dei capitoli che è in realtà un montaggio alternato di eventi, a finire con un finale da Silenzio dei Prosciutti di una circolarità stucchevole.

Un libro che renderà estremamente facile il lavoro degli sceneggiatori

Un libro che renderà estremamente facile il lavoro degli sceneggiatori: non ci sono tagli da fare, non ci sono profondità dei personaggi da esplorare e soprattutto la tensione da elettrocardiogramma piatto non sarà difficile da ricreare e, spero, migliorare. L’articolo da cui ho preso spunto si chiama “Anatomy of a Thriller”, ma in realtà dovrebbe intitolarsi “Building a Thriller”, dal momento che l’opera è progettata minuziosamente, costruita a tavolino, pagina per pagina. Ma non per essere un libro.

È certamente una storia valida (che poteva essere molto molto migliore con un po’ più di coerenza con la fonte di ispirazione) che funzionerà bene per un buon film.

S.King scrive bene libri e si è dimostrato non all’altezza per il cinema, T.Smith scrive bene per il grande schermo e a mio parere non è un grande scrittore.

Per dirne una, Io che sono uno scrittore amatoriale posso permettermi la circolarità piatta piatta di questa conclusione, da un professionista scrittore di best seller mi aspetto molto di più del compitino.

 

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lunedì 6 ottobre 2014 - 12:14
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