COOLSTORYBRO

La stirpe di Menok – 2

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30 Settembre 2014

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Il sedile di stoffa nera del taxxi era stranamente confortevole, poco logoro e con rade macchie di non so cosa sparse qua e la. La Nova Prima ci scorre sopra velocemente mentre il tetto trasparente mi lascia intravedere gli alti edifici illuminati stagliarsi sulle nostre teste.

La vettura procede spedita lungo la dorsale sotto-coperta, la “Invisible Road”, un anello che percorre tutta la circonferenza del toro della Nova, trecento chilometri orari senza pilota fanno un pò paura, ma solo all’inizio, in realtà  da quando il sistema SDS (safe drive system) era entrato in attività, gli unici incidenti sono stati quelli causati da tizi con una fantasiosa, smodata, propensione per il suicidio ad alta velocità.

Ivone siede davanti a me favolosa come sempre, gambe incrociate e capelli sciolti, adagiati sulla spalla sinistra, una dannata tutina nera ultra-aderente da far girare la testa e stivali comodi per tirare calci in culo a chiunque provi a sfiorarla. Come vorrei essere quella spalla per sentire ancora il profumo di quei capelli dorati. L’interno della macchina è buio, solo le luci esterne danno colore alla sua pelle chiara come latte, scoperta per l’intero collo. Io mi sforzo di sembrare indifferente, dopo l’ultima volta che ci siamo visti non sarei sorpreso se cercasse di ammazzarmi, ma lei sa che non lo sono. Tira fuori il rossetto e un piccolo specchietto rotondo e nero, come se servisse mettere in risalto qualcosa su quel bel viso e si sistema le labbra.«Ti si slogherà  la mandibola se continui a sbavarmi dietro così». Esordisce rompendo quel silenzio imbarazzante, con una frase altrettanto imbarazzante. Io non le rispondo e guardo il finestrino sinistro dell’auto per controllare il tragitto mancante all’arrivo, due minuti.

«Chi pensi contenga la Reliquia?» Schivo la sua frecciatina riguardo la mia mandibola con malcelata indifferenza e guardandola di sbieco sposto il discorso sul lavoro. «Probabilmente qualcuno di importante, immagino un qualche obeso, sudaticcio e codardo leader politico o militare che non è stato neanche in grado di accettare la propria fine durante “Las Noche”…» Mi risponde lei, guardando fuori dal finestrino. I suoi occhi blu brillano illuminati dai bagliori esterni, e io odio me stesso per aver mandato tutto a puttane, poi torno sul finestrino: “tempo stimato all’arrivo dieci secondi.

Il taxi rallenta dolcemente, scala di corsia e entra nel sotto-livello del “Einstein Park”, poco prima di arrivare al parcheggio la IA del veicolo ci domanda se vogliamo che ci aspetti, Ivone dice di no e il tassinaro virtuale risponde con un felice “come desiderate”, fermandosi nell’area per la sosta limitata. Prendiamo la scala mobile e saliamo al livello del basamento. Le luci dell’agglomerato urbano sono lontane diversi chilometri, noi siamo nel bel mezzo del parco più grande della Nova, esteso per venti chilometri quadrati e contenente piccoli fiumi e laghi artificiali, colline, flora e fauna terrestre riprodotta in vitro. Un paradiso nel bel mezzo del vuoto dello spazio.

«Pensavo vedessimo X, perchè siamo nel parco?» dico guardando nell’ombra che ci circonda.
Le luci più vicine ora, sono un gruppetto di lucciole svolazzanti a qualche metro da noi, tra gli alberi, Ivone neanche mi risponde, si limita a restarmi di fianco. «Non prendermi per il culo Marcus».

Uno sfarfallio iniziale appena percettibile nello spettro della luce visibile si palesa davanti a me, diventando un onda, sempre più consistente, sempre più definita, che gradualmente comincia a mostrare la figura occultata da cui proviene la voce. «Conosco bene le tue “abiltà”, una semplice shadow suite non può nasconderti proprio nulla».
Fingo di ignorare le sue parole, X mi conosce bene e poi non amo contraddirlo, gli devo molto. «Questo posto non è il massimo come luogo per conservare una Reliquia, ma questo tu lo sai, quindi perché siamo qui?»

X fa un mezzo ghigno e mi risponde divertito «Conosco bene il tuo interesse per le Reliquie, non oso immaginare per una Time Machine poi… Ma non temere comunque sia, è nell’orbita di Encelado in questo momento, su un cargo sicuro.» Serro i pugni istintivamente, la notizia non mi piace e il sangue mi affluisce alla testa per la rabbia scaldandomi la faccia. «Vuoi portarla a Izuna?? Sei forse impazzito?».

Il mercato di Izuna è uno spazio-porto fuori legge, errante nell’orbita di Nettuno, il quale a sua volta, vista la posizione esterna nel Sistema, si mantiene come pianeta neutrale, estraneo alle leggi della Federazione e ospita di conseguenza la peggior feccia di tutte le Otto Orbite.
Lì si “scambia” ogni genere di articolo, armi, droghe, reperti rari e in alcuni casi esseri umani stessi, indifferentemente dalla razza o dal sotto-sistema di provenienza. Per una Time Machine, se della giusta “Classe”, uccidere una persona o distruggere una flotta, sarebbe sullo stesso piano in quel posto.

«Almeno dimmi a quale Classe appartiene!» gli urlo contro e appena mi trattengo, lui in risposta si accovaccia calmo, portandosi vicino a un fiore blu. Non lo coglie, ne accarezza solamente i petali come a tastarne la consistenza. La sua shadow suite nera lucida riflette quel poco di luce emessa dalle lucciole e mostra un corpo magro, ma forte, ricoperto dalla testa ai piedi «è una Judge, Marcus. Proprio come lo eri tu».
Cado in ginocchio cercando Ivone con lo sguardo, lei mi guarda freddamente, poi il buio.

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martedì 30 Settembre 2014 - 12:14
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