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Breve Storia dell’Alchimia

7 anni fa

7 minuti

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Riprendendo in parte il discorso su Ermete iniziato nel mio articolo sul duomo di Siena, mi sono prefissato di riportare di seguito un piccolo riassunto dei concetti base di un sapere “Magico” dei tempi andati: L’alchimia.

Per noi nerd l’alchimia è semplicemente la madre della moderna fisica e qualcuno di noi immagina gli alchimisti come dei personaggi strani che giocando al piccolo chimico cercavano di tramutare il piombo in oro.

Ma cos’era realmente l’alchimia? Dove è nata? Cosa si prefiggeva?

 

 

Alchimia Ermetica o Metallurgica

Come riportano alcuni studiosi: “La stessa origine della parola Alchimia è incerta, si ritiene infatti che l’etimologia venga da Al (il in arabo), e Kimia (la terra del “Kamel”, il cammello), cioè l’odierno Egitto; oppure dal suolo “Kem-it”, che significa “nero”, e che quindi si riferisce all’aspetto scuro della terra fertile dell’Egitto, altri ritengono invece che Alchimia possa derivare dal vocabolo greco “chyma” (che significa: scioglimento, fusione)”.

 

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Quindi la nascita dei concetti alchemici è da ricercare, come spesso accade per questi argomenti, nell’antica civiltà egizia alla quale, secondo le tradizioni mistiche vennero donati dal dio della conoscenza “Thot” ( il dio Romano Ermete).

I saggi egizi, in realtà,avevano capito che a rendere il limo del Fiume Sacro particolarmente adatto all’agricoltura era il residuo organico in fermentazione, composto da resti vegetali e animali, presente al suo interno.

Oltre a ciò per primi capirono l’esistenza di un ciclo alimentare che portava l’energia dalle piante agli erbivori poi ai carnivori e, dopo la morte di quest’ultimi, nuovamente alle piante.

Per impedire questo ciclo e permettere ai defunti di prosperare nell’aldilà, cercarono un modo per impedire il processo di putrefazione, e attraverso lo sviluppo di una Proto-Alchimia riuscirono a mummificare magicamente i cadaveri impedendone la decomposizione.

Per “facilitare” maggiormente l’ascesa al mondo divino i corpi dei reali venivano sepolti “Ermeticamente” (l’etimologia di questa parola dovrebbe essere chiara ma ci torneremo in seguito) al di sotto di una struttura altamente simbolica, la Piramide.

Tale forma racchiude in se profondi significati spirituali, infatti la base quadrata rappresenta i quattro elementi mentre il vertice e la sua perpendicolare rappresenta la “rettificazione” il simbolo della purificazione e della tendenza all’elevazione spirituale.

Più il defunto era importante più imponente era la sua piramide.

L’alchimia è da sempre correlata al concetto di purificazione dei metalli seguendo il principio base “Solve et Coagula” ( dissolvi e solidifica), ma tale concetto era anche alla base della produzione di profumi, coloranti e di medicazioni artigianali sin dai tempi delle antiche popolazioni della Mesopotamia.

La tecnica alchemica sviluppatasi inizialmente con una funzione principalmente pratica, portò in seguito l’uomo a comprendere il suo potere di “Ordinatore” della natura, scoprendo la capacità di modificare gli elementi naturali accelerando e, delle volte, modificando l’evoluzione naturale della materia. Il pensiero alchemico considerava l’oro come evoluzione ultima di tutti i metalli, infatti essi non erano altro che forme impure del nobile metallo e che nel corso di eoni si sarebbero purificate naturalmente.

L’”opus alchemicum” sintetizzato nella frase “pensa agendo ed agisci pensando”, fu infatti considerato come “la levatrice delle trasformazioni vitali della natura” proprio in quanto gli alchimisti ermetici ritennero che qualora venisse scoperto il segreto, detto della “Pietra Filosofale” o principio di purificazione di tutte le qualità, ciò avrebbe permesso di “trasmutare” tutti i metalli in oro puro a partire dallo stato di materia imperfetta.

La Pietra Filosofale è stata quindi considerata il mistero da scoprire, che di fatto è quello della intelligenza della natura, da assecondare per accelerare i ritmi temporali della trasmutazione verso la perfezione. Dal punto di vista simbolico spirituale la pietra filosofale rappresenta l’illuminazione divina capace di avvicinare l’imperfetto essere umano – il metallo – alla perfezione divina – l’oro.

[more]È il concetto dell’acrostico Vitriol ( Visita – Interiora – Terrae – Rettificando – Invenies – Occultum – Lapidem ) che se letto da un punto di vista spirituale ci incita a ricercare dentro di noi “La Pietra Nascosta”[/more]

Si disse pertanto negli scritti Alchemici “nessun uomo all’interno di una barca può ostinarsi a svuotare il mare”, volendo indicare come l’uomo armato di sola ragione è impotente di fronte al mistero occulto della purificazione alchemica, proprio in quanto il pensiero razionale non è in grado di cogliere l’essenza intelligente della propria natura ovvero della “Pietra Filosofale”.

Le trasmutazioni alchemiche erano influenzate da poteri superiori che correlavano i metalli con i corpi celesti in maniera indissolubile; pertanto ogni trasformazione non era causale o caotica ma era la rappresentazione degli influssi (“energheja”) del cielo sulla terra.

Nel “Libro dei sette capitoli”, attribuito ad Ermete le fasi di ciascuna trasformazione sono descritte come fasi di transizione che vennero associate alle influenze del sole, della luna e dei cinque pianeti visibili ad occhio nudo.

La fase iniziale di ogni trasformazione venne considerata protetta da Mercurio (Argento vivo) che fu considerato il solvente per eccellenza.

Infatti si sapeva che il mercurio scioglie anche l’oro e l’argento formando con tali metalli delle amalgame liquide. Si ricorda, infatti, che gli antichi artigiani alchimisti purificavano l’oro e l’argento sciogliendoli con mercurio dalla terra impura: con il fuoco allontanavano poi il mercurio estraendo oro ed argento puri, da impurità ed anche dalle leghe con altri metalli (già nelle prime civiltà europee dell’età del ferro i fabbri erano molto considerati all’interno delle popolazioni in quanto erano i custodi del sapere “Alchemico” della lavorazione dei metalli e spesso erano anche considerati degli sciamani con poteri curativi).

 

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Già nei primi secoli dalla nascita dell’alchimia si sapeva che il Mercurio (principio femminile e passivo in quanto senza forma) è in grado di sciogliere lo Zolfo (principio maschile o fuoco solido) creando in una sorta di Matrimonio Alchemico il Cinabro o sangue Matriarcale di colore rosso.

Alla fase iniziale di ogni trasformazione che serviva a dissolvere la sostanza allo stato embrionale in “materia prima”, succedevano tre fasi dette di “espansione”.

La prima, protetta da Saturno, (pianeta correlato al Piombo), che veniva detta “opera in Nero” o fase di “Nigredo” (Il Corvo), cioè dello scioglimento o della macerazione apparentemente caotica.

La seconda fase detta “opera in Bianco” o “Albedo” (l’Aquila) corrisponde al massimo del calore e della lucentezza del metallo ed aveva la protezione della Luna (associata all’Argento).

La terza fase detta “opera in Rosso” o “Rubedo” (la Fenice) per la temperatura del “calor rosso” raggiunta dai metalli riscaldati dal fuoco nel forno Alchemico è protetta dal pianeta Giove (associato allo Stagno).

Poi succedevano altre tre fasi di “contrazione e raffreddamento”, che furono considerate rispettivamente sotto la protezione di Venere (Rame), di Marte (Ferro) e infine del Sole (Oro e/o solfo).

Si può ritenere che gli alchimisti furono tra i primi fautori del metodo Empirico, infatti attraverso i continui esperimenti e l’osservazione dei risultati arrivarono a formulare la teoria che “la maggiore o minore perfezione della materia dipendeva dallo stato di maturità da essa raggiunto”.

La alchimia fu pertanto considerata l’arte di distruggere i composti che la natura ha formato in modo imperfetto al fine di migliorare la loro natura purificandoli modificandone le proprietà temporanee al fine ultimo di raggiungere la perfezione assoluta.

La fiducia nella creatività umana, la centralità dell’uomo nella cosmologia e la spinta all’introspezione (Temet Nosce) attraverso la quale si può compire il miglioramento dell’Ego, hanno reso la filosofia Alchemica una tra le più longeve e diffuse della storia umana. La si ritrova infatti in moltissime epoche e in civiltà sparse tra oriente e occidente.

 

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Gli alchimisti non si rifacevano alla ragione basata su conoscenze già acquisite e ritennero che i simboli fossero maggiormente significativi in quanto trascendevano la parola scritta e stimolavano l’intuizione, essi infatti prediligevano processi intuitivi come la “Cabala” proprio perché giudicavano maggiormente importante la sperimentazione rispetto all’attività cognitiva dei così detti “Brucia Carboni” saputelli capaci di snocciolare nozioni sperimentalmente inutili.

Come direbbe Sheldon gli alchimisti erano i primi Umpa Lumpa della Scienza.

 

(Questa è la prima puntata di una serie di articoli, seguite il tag #BSAlchimia)

 

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