Il Vulcano Bardarbunga: aspetti scientifici

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12 Settembre 2014

Bardarbunga_gjalp_eruption

Nei giorni scorsi si è molto parlato sul web e in TV del vulcano islandese Bardarbunga. Questo articolo vuole ricostruire dal punto di vista scientifico gli avvenimenti e quali sono i possibili scenari che si prospettano per lo strato-vulcano sub-glaciale islandese.

Con un certo orgoglio patriottico è doveroso anche menzionare il ruolo svolto in questa vicenda dal nostro Paese che tutti i media italiani spesso dimenticano.

Ma partiamo dall’origine. Bardarbunga è uno strato vulcano sub-glaciale alto 200 metri circa che a partire dal 16 Agosto 2014 ha registrato un aumento della sismicità.

Sciami sismici hanno caratterizzato la zona  negli scorsi 20 anni per cessare nel 2011 in occasione dell’eruzione di Grímsvötn e poi riprendere gradualmente.

 

Sismicità Vulcano Bardarbuna Sismicità registrata al vulcano Bardarbunga a partire dall’inizio degli anni novanta Fonte : Icelandic Met Office

 

Le autorità islandesi sfruttano strumentazioni scientifiche quali GPS, radar, sismometri, camere termiche per monitorare la zona.

Fino al 27 agosto 1300 terremoti si allineano fino 12 km  a nord del vulcano in quella che si rivelerà una intrusione magmatica.

Terremoti di magnitudo fino a 5.0 sono stati registrati il 28 agosto con epicentro il vulcano Bardarbunga.

A partire dal 27 Agosto la costellazione di satelliti Radar ad Apertura Sintetica (SAR) Italiana COSMO-SkyMed ha acquisito sull’area producendo Interferogrammi che mostrano deformazioni relative del suolo di diversi metri.
Interferogramma differenziale elaborato dall’Università Isclandese che mostra deformazioni del suolo relative alla sequenza sismica che ha caratterizzato il vulcano Bardarbunga a partire dal 17 agosto 2014

 

Grazie a questi dati uniti alle osservazioni GPS gli scienziati hanno potuto elaborare i primi modelli che mostrano un’apertura del sottosuolo pari a 4.5 metri localizzata al di sotto delle zone caratterizzate da emissione di lava.

Le principali domande che si pongono gli scienziati sono relative al:

  • Volume totale di lava che interessa il processo di deformazione.
  • Tipo di sorgente che caratterizza la camera magmatica
  • Percorso che segue l’acqua liquefatta a contatto con la lava

L’opinione pubblica viene invece tranquillizzata dal geologo Andy Hooper sulla possibilità che questa serie di avvenimenti possano tradursi nella situazione di disagio che milioni di viaggiatori hanno sperimentato nel 2010 a causa di un altro vulcano Islandese dal nome impronunciabile (Eyjafjallajokull).

Al 30 agosto modelli geofisici calcolano a partire da dati GPS una espansione del dicco a nord di Bardarbunga pari a 0.65 km cubici.

A supporto della costellazione COSMO-SkyMed viene l’analisi fatta a partire da modelli di elevazione digitale LIDAR che mostra uno sprofondamento dell’edificio vulcanico fino a 20 metri.
Subsidenza al vulcano Bardarbunga prodotta confrontando un dato attuale con un DEM LIDAR acquisito nel 2011. Fonte : Institute of the Earth Sciences, University of Iceland.

 

Per caratterizzare il tipo di sorgente che deforma il vulcano gli scienziati si chiedono se il meccanismo principale può essere assimilabile a quello che nel 1990 è stato studiato da Nettles e Ekström in occasione di terremoti anomali vicino Bardarbunga. 

Si tratta di una “ring fault” che circonda il vulcano e che spiegherebbe con un certo margine di errore le osservazioni sperimentali.

La protezione civile islandese assieme all Icelandic Met Office e all’Institute of Earth Sciences hanno calcolato un cambiamento di volume di 0.25 km cubici relativo al cratere vulcanico Bardarbunga ed hanno monitorato possibili segni di eruzioni sub-glaciali che caratterizzerebbero il ghiacciaio Dyngujökull.

Ci sono quattro possibili scenario secondo lo scientific advisory board islandese:
  • La migrazione del magma verso nord potrebbe fermarsi riducendo così la sismicità e la possibilità di ulteriori eruzioni.
  • L’intrusione potrebbe raggiungere la superficie terrestre fuori dal ghiacciaio non escludendo così fuoriuscite magmatiche ed esplosioni.
  • L’infiltrazione di lava potrebbe raggiungere la superficie sotto il ghiacciaio e portare ad una eruzione significativa. Questo produrrebbe copiose inondazioni delle aree di Jökulsá á Fjöllum.
  • Una eruzione a Bardarbunga causerebbe pesanti inondazioni di Jökulsá á Fjöllum. Skjálfandafljót, Kaldakvísl, Skaftá e Grímsvötn con possibili eruzioni vulcaniche esplosive.
  • Ulteriori scenario meno probabili non possono comunque essere esclusi come afferma il seguente comunicato ufficiale.

 

 

 

Fonti:

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venerdì 12 Settembre 2014 - 12:00
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