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I Quattro Moschettieri di Nizza e Morbelli

7 anni fa

8 minuti

perugina

È domenica e siamo un una qualunque via di città o campagna d’Italia: all’una in punto le finestre delle case si aprono e le radio finiscono sui davanzali a tutto volume. Sta per cominciare I Quattro Moschettieri e nessuno vuole perdersi l’ultima puntata di questa fortunatissima rivista radiofonica.

È il 1934: la RAI ancora non esiste, ma al suo posto è l’EIAR a dare la “luce verde” ad Angelo Nizza (futuro ideatore del festival di Sanremo) e Riccardo Morbelli, due giovani autori che stregarono l’Italia intera per quasi tre anni, raggiungendo un successo mai visto prima, innovando con operazioni cross-mediali assolutamente impensabili per l’epoca e “avanti” ancora oggi ed entrando nella storia della pubblicità, dell’editoria, del teatro, del cinema e, naturalmente, della radio.

Morbelli, Nizza e il disegnatore Angelo Bioletto.

Morbelli, Nizza e il disegnatore Angelo Bioletto.

I Quattro Moschettieri era un varietà radiofonico basato sulla parodia dei ben più famosi Tre Moschettieri di Dumas,

con scenette comiche legate alla cultura popolare dell’epoca, intermezzi musicali, commenti all’attualità ed altro.

Vengono create tutta una serie di iniziative promozionali abbinate alla trasmissione che sfruttano e alimentano l’incredibile successo che I Quattro Moschettieri riscuotono in Italia.

Il tutto è stato ideato in realtà da un genio del marketing moderno, Aldo Spagnoli. Figlio di Luisa Spagnoli, fondatrice dell’omonima casa d’abbigliamento e della Perugina, inventa negli anni trenta quello che oggi è l’assoluta normalità: la moderna sponsorizzazione.

Il programma nasce quindi grazie ai fondi della BuitoniPerugina e il tutto non si limita certo ad uno più messaggi promozionali, ma vengono create tutta una serie di iniziative promozionali abbinate alla trasmissione che sfruttano e alimentano l’incredibile successo che I Quattro Moschettieri riscuotono in Italia.

 

Lo spettacolo ad Aramis, Porthos ed Athos aggiunse il Quarto Moschettiere, D’Artagnan, con il fido valletto Arlecchino.

Una delle chiavi del successo ottenuto fu sicuramente la capacità di ravvivare immaginario e personaggi d’appendice mescolandoli alle canzoni (era l’epoca della radio!), legando gli eroi di Dumas ad altri capisaldi della cultura popolare, da Amleto ad Ulisse, da Otello a Tarzan.

L’archeologia della RAI: l’ E.I.A.R. ed “I 4 Moschettieri” (PDF) 

Il programma ebbe inizio il 18 ottobre 1934 e durò quasi tre anni, fino al marzo del 1937.

Dalla trasmissione vengono tratti due volumi illustratrati da Angelo Bioletto: “I Quattro Moschettieri” (1935) e “Due anni dopo” (1937), oggi abbastanza rari e ricercati dagli appassionati collezionisti (ricerca su eBay)

Inizialmente il programma era stato pensato per i ragazzi, ma il successo raggiunse tutte le età, diventando un vero e proprio fenomeno collettivo.

 

I quattro moschettieri

 

Grazie al successo dello spettacolo gli abbonamenti alla radio esplosero in pochissimo tempo.

Le prime puntate erano trasmesse il giovedì, ma ben presto il programma fu spostato nel primo pomeriggio di domenica, arrivando addirittura a far spostare di un’ora l’inizio delle partite di calcio.

I Quattro Moschettieri influenzarono anche l’uso dei media degli italiani dell’epoca: grazie al loro successo gli abbonamenti alla radio esplosero in pochissimo tempo e si passò da poche migliaia ad un milione di abbonati.

 

 

Puntualmente ogni domenica, dopo il giornale radio, un milione di famiglie si teneva aggiornato sulle avventure dei 4 Moschettieri.

Si racconta che addirittura il Principe di Piemonte, si negò a Sua Maestà, per potere terminare l’ascolto di una puntata.

il primo esempio di utilizzo su più media di una proprietà intellettuale di successo.

Dalla trasmissione furono tratti spettacoli teatrali, raccolte di figurine, libri, fumetti e riviste dedicate, uscirono dischi con le colonne sonore, fu realizzato un film e tanto altro: davvero il primo esempio di utilizzo su più media di una proprietà intellettuale di successo, come mai si era visto prima.

 

 

 

Le Figurine

feroce saladinoNel ’35 viene anche un’altra idea geniale: realizzare una raccolta di figurine basata sulla trasmissione, con i personaggi illustrati da Bioletto.

Il primo esempio di raccolta di figurine in Italia

Si poteva trovare una singola figurina all’interno dei prodotti Buitoni e Perugina, per un totale di cento diverse figurine da raccogliere in un bell’album.

Per intenderci dovremo aspettare gli anni sessanta per vedere il successo delle figurine Panini: Quello de I Quattro Moschettieri è il primo esempio di raccolta di figurine in Italia e il successo è sbalorditivo.

Parte la febbre della raccolta delle figurine, con scambi e contrattazioni in tutto lo stivale.

La più ambita e ricercata, il rarissimo “Feroce Saladino” numero 20, viene scambiata per cifre folli ed entra velocemente nell’immaginario collettivo e nei modi di dire dell’epoca… oltre che ispirare un omonimo film del 1937.

 

Questa scena vi fa capire bene la follia dell’epoca:

 

L’interesse venne accentuato dal fatto che alcune figurine risultavano introvabili o erano rare, prima tra tutte quella del Feroce Saladino.

Il concorso legato alla raccolta delle figurine non fu un fatto circoscritto solo all’ambito pubblicitario, ma divenne un vero e proprio fatto di costume nazionale.

Se ne interessarono giornali e riviste, vennero girati film che prendevano spunto dall’evento, presso i negozi della Perugina verranno aperte vere e proprie “borse delle figurine”, si pubblicheranno giornali con le “quotazioni” delle stesse, che, in alcuni casi, verranno addirittura falsificate.

L’Italia, come allora si disse, fu attraversata da una “febbre moschettiera”.

 

Altro meccanismo “avanti” per l’epoca era l’idea di far scambiare album completi per altri premi, offerti chiaramente dagli sponsor:

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Oltre ai premi “normali” ce n’erano anche di speciali: ad esempio in cambio di 150 (!!!) album completi era possibile richiedere addirittura una Fiat Topolino:

Centocinquanta album completi consentivano di vincere una Topolino. Tra il luglio del 1936 e il marzo del 1937 ne furono distribuite ben 200.

Renato Covino, La pubblicità e l’evento: la “febbre moschettiera” in Teatro Stabile dell’Umbria – I Quattro Moschettieri, maggio 2004, pp. pag. 9.

 

Il successo strepitoso della raccolta fu anche quello che decretò la fine dei Quattro Moschettieri: nacquero una serie di imitazioni ed iniziative simili che portarono infine al divieto:

Il governo, nonostante le petizioni al Duce di Giovanni Buitoni, che era anche podestà di Perugia, fu costretto a vietare i concorsi con figurine associate ai prodotti, la terza serie della trasmissione rimase quindi solo un progetto. I primi segnali della II guerra mondiale fecero il resto.

Foto tratte da Il Museo Virtuale della Figurina.

 

 

Il Film

Nel 1936 viene realizzato un film dedicato ai quattro famosi moschettieri italiani, diretto dal regista Carlo Campogalliani in collaborazione con la storica compagnia italiana di marionettisti Carlo Colla.

Tanto per rimanere sempre “avanti”, la pellicola è il primo e unico lungometraggio di marionette realizzato in Italia.

I Quattro Moschettieri di Carlo Campogalliani - Lavorazione

I Quattro Moschettieri di Carlo Campogalliani – Lavorazione

 

Ho da poco assistito ad una conferenza dedicata al film durante l’ultimo Festival del Teatro di Santarcangelo in cui erano esposte le quattro marionette dei protagonisti e quelle di Stanlio e Ollio (anzi, Cric e Croc, così venivano chiamati in Italia in quegli anni) anche loro nel film, in puro stile pastiche.

Notare anche come D’Artagnan sia vestito in stile Grande Gatsby invece che da moschettiere: le allusioni alla cultura popolare dell’epoca erano infinite e radicate nell’identità stessa dei protagonisti.

Ho fatto, inevitabilmente, un paio di foto:

 

I quattro moschettieri - marionette

 

Era presente, tra gli altri, anche Eugenio Monti Colla che ha raccontato un po’ di aneddoti legati alla difficile produzione di questo film: furono realizzati decine di “ponti” (le strutture che consentono al marionettista di comandare le marionette dall’alto) sperimentali, a due facce, o anche montati in cerchio per consentire la realizzazione di carrellate continue tra diverse scenografie, altrimenti impossibili.

Per il film furono utilizzate migliaia di marionette, per la maggior parte provenienti dagli archivi della famiglia Colla:

Protagoniste sono 3.573 marionette della Compagnia Italiana Fratelli Colla del Teatro Gerolamo di Milano, manovrate da oltre 30 marionettisti.

 

Il film, neanche a dirlo, fu un successo:

Le marionette dei Quattro moschettieri, possono rappresentare benissimo l’equivalente italiano dei cartoni animati d’America, ma potrebbero anche superarli.

Questo film di avventure ci è piaciuto e ci ha divertiti, le scene specie quelle della nave e dell’osteria sono ben fatte.

Ottima la regia di Campogalliani vecchio ed espertissimo burattinaio, la quale regia ha il merito di aver soddisfatto le esigenze cinematografiche per uno spettacolo pensato per il teatro.

Anonimo su Cinema del 25 ottobre 1936.

 

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Esiste una sola copia originale della pellicola del film, purtroppo in mano ad un collezionista privato che, a quanto ho scoperto durante la conferenza, non vuole renderla pubblica se non in cambio di una cifra molto sostanziosa.

Abbiamo visto solo un paio di scene del film, spedite alla famiglia Colla in digitale (con timecode bello gigante in mezzo) per cercare di convincerli a comprare la pellicola e restaurarla.

Il lungometraggio «è considerato la risposta autarchica dell’epoca ai cartoni animati americani»: quando Walt Disney proponeva l’animazione per raggiungere plot e situazioni altrimenti impossibili, Campogalliani e i Colla rispondevano con le marionette.

 

 

A 80 anni dalla nascita de I Quattro Moschettieri non possiamo che rimanere stupefatti da questa storia.

Nonostante la sua eccezionalità, purtroppo online e offline si parla ben poco di Nizza e Morbelli e di come la loro opera ha influenzato la quotidianità dell’epoca, ponendo al tempo stesso le basi del moderno marketing pubblicitario.

Una storia legata alla cultura popolare italiana che non va dimenticata.

 

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