Elementary OS
di
ghizmo
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Elementary OS

Elementary OS è una distribuzione GNU/Linux basata sul celebre Ubuntu, in versione 12.04 LTS, che fornisce una UI/UX innovativa ed originale.

Ho incontrato questa distro parecchio tempo fa, sembrava una Ubuntu con su Mac4Lin e qualche tweak, quindi l’ho lasciata perdere senza nemmeno provarla, oggi posso dire che non avevo capito un cazzo, e lo dirò anche a quanti di voi lo affermeranno.

Elementary OS

Detto ciò, io sono il tipo di utente che pretende reattività, semplicità, un tocco di eyecandy e minimalismo, e questa distro mi calza a pennello.

Elementary OS logoFin dalla sua alba sono stato fedele ad XFCE, ma dopo varie peripezie mi sono imbattuto per caso nella homepage di elementary OS, spulciando il sito me ne innamoro.

I paradigmi sono semplicità, immediatezza, modernizzazione delle interfacce ed introduzione di concetti che solo in un SO free (speech/beer) si possono realizzare in maniera così immediata.

 

 

L’installazione

Non differisce molto da quella di una qualsiasi Ubuntu, semplice sia per chi non ha particolari esigenze sia per chi preferisce configurare alcune cose.

Notabile l’assenza delle inutili immagini illustrative durante il processo e la velocità, ci ha messo in tutto una 5/6 minuti boot escluso.

 

 

Il primo avvio

Essendo basata su Ubuntu fornisce tutta la preconfigurazione solita, tutto funzionante out of the box.

Per chi conosce MIUI, mi ha dato la stessa sensazione di quando la provai per la prima volta.

La sensazione che imprime al primo avvio è quella che solitamente si prova alla prima accensione di uno smartphone nuovo, il sistema è pulito, reattivo, ci sono solo le app essenziali (musica, mail, chat, editor, file manager, dock e pannello, impostazioni, calcolatrice, …) assolutamente niente bloatware, solo software che si sa tutti utilizzeranno, il resto te lo installi da te.

Per chi conosce MIUI, mi ha dato la stessa sensazione di quando la provai per la prima volta.

 

 

Tweaking

Non fornisce utilità per la personalizzazione, cosa strana ma capibile dati i principi su cui si basa, comunque è possibile installare dai repository ufficiali/comunitari cose come temi, tweak-tool, icone, etc..

Personalmente ho speso circa due ore per installare/configurare temi, icone, applet e vari tweak. Quasi tutto è configurabile da GUI, per il resto si usa l’ottimo dconf-tool.

 

 

Il Desktop Environment

La suite è denominata Pantheon, è semplice e reattiva e feature-packed, questi i suoi componenti:

 

I desktop virtuali

Sono gestiti in maniera ottimale, si possono anche visualizzare le preview con un effetto simile al multitask dell’iPhone, la dock si solleva ed è possibile scegliere/aggiungere/rimuovere spazi di lavoro.

 

Preview/Window switch

Ci sono le preview delle finestre in stile Mission Control e lo switch con ALT-TAB è fluido e mostra solo la finestra cui si da il focus, per poi far riapparire le altre alle sue spalle.

 

Gestione delle finestre

Non c’è il tasto minimizza.

Non c’è il tasto minimizza. Questo salta subito agli occhi, la “X” è a sinistra, a destra c’e il pulsante “Massimizza”.

Le motivazioni sono riassunte qui:

Qual’è il compito del tasto minimizza? Toglie dalle palle la finestra corrente, la stessa cosa che fa anche X, solo che minimizza lascia il processo attivo, X lo killa, ma per la maggior parte dei programmi non fa differenza!

I programmi di musica, chat, mail, download, sia se li chiudi sia se li minimizzi il risultato è lo stesso: la finestra scompare e continuano a fare quello che devono, le altre app quando le riapri riprendono da dove eri, gli editor di testo moderni salvano alla chiusura o preservano le modifiche, il terminale si riapre sullo stesso path, etc..

Quindi la differenza tra chiudi e minimizza non esiste più, datosi anche che questi programmi si aprono in un decimo di secondo.

Le uniche applicazioni che ne soffrono sono il browser (ricarica le pagine) e cose come gli editor di immagini/musica, ma si può sempre minimizzare dalla dock, con una shortcut, una gesture o con click destro -> minimizza ed il rapporto tra le app in cui è inutile e quelle in cui serve è di 20:1 (dato minuziosamente calcolato da me sulle basi di nulla). Link agli articoli che ne parlano in fondo.

Schermata del 2013-11-07 21:40:34

 

Si ma perchè uno a destra e uno a sinistra? Visto che i pulsanti sono 2 tenerli separati rende più immediato trovare quello che si voleva, inoltre il tasto più usato è sicuramente X, che essendo a sinistra, ed essendo che in occidente si legge da sinistra a destra è il primo che si vede quando si va sulla barra alla ricerca di un pulsante.

Il layout è poi relativo al linguaggio, quindi nei linguaggi RTL (Right To Left) la disposizione è invertita. Inoltre a mio avviso anche il tasto “massimizza” ha perso di senso, visto che TUTTI i window manager su tutti gli SO lo fanno di default con il doppio click sul titolo, ma serve un feedback grafico per i nabbi. Io personalmente lo sostituirò con “Sempre in primo piano” che uso spesso.

 

Finestre di dialogo

Sono delle finestre particolari, come quelle del launcher e dei menu, che si presentano come dei popup interattivi, molto carine ed efficienti, datosi che per loro un frame “a finestra” è inutile, queste scompaiono quando perdono il focus.

 

Animazioni

Sono decenti e configurabili, l’unica pecca è che non si possano cambiare in stile compiz, e alla lunga possono stufare. Personalmente le ho messe quasi al minimo della velocità.

 

Gestione della scrivania

Questo è facile, non esiste. Proprio come la vostra scrivania reale quella virtuale non è un posto dove mettere la roba alla rinfusa, ma uno spazio su cui poggiare il materiale su cui si sta lavorando.

Per i launcher c’è la dock, ed i files è meglio se ve li sistemate direttamente per categoria così poi non piangete passando ore a ripulire lo sfacelo, si può comunque abilitare tramite un hack che usa nautilus per gestire la cartella della scrivania.

 

Pannello

Quello di default si chiama Wingpanel, rapido, essenziale e bello da vedere. Lo si può sostituire con Wingpanel-slim, che permette di eliminare lo spazio inutilizzato e massimizzare al 100% le finestre, eliminando così la differenza tra massimizza/fullscreen (barra del titolo a parte) riservando gli spazi ai lati per accedere ai pulsanti.

 

 

File Manager

Era da tempo immemore che cercavo un file manager così, li ho provati tutti, e con tutti intendo tutti, e alla fine ero rimasto attaccato a Thunar, semplice e dritto allo scopo.

La feature che più mi mancava era quella della “cascata di cartelle” ovvero un elenco di cartelle dal quale puoi esplorare le sottocartelle, come in iFile.

Pantheon-files la implementa in maniera egregia, insieme ad altre molto utili, unica pecca la mancanza di “azioni configurabili”, che però sono in arrivo insieme all’integrazione con Dropbox.

Inoltre di default apre file e cartelle con un singolo click, cosa che con un po’ di abitudine (10 minuti) diventa molto comoda.

Pantheon-files

 

 

Plank

Una dock di tutto rispetto, manca delle features e della personalizzazione di AWN/Cairo, ma è questo il suo bello: fa quello che deve in maniera “Stupidamente semplice” come recita il suo claim.

Plank-dock

 

 

Chicche

“Ad aumentare il valore dell’opera” una serie di utilità come Cerbere, un watchdog che rilancia i processi killati, Slingshot, un launcher leggero e senza fronzoli, Midori, un browser pensato per le massime prestazioni, una marea di temi e mod, il supporto per il “Natural Scrolling” e altro su questa linea.

 

 

Filosofia

Come risulta dalla descrizione questi qua fanno sul serio. L’intero sistema è votato alla modernizzazione, all’utilizzabilità ed alla semplicità dell’estetica. Il non necessario diventa superfluo e viene eliminato, mentre tutto ciò che può realmente essere utile all’utente finale viene integrato in maniera compatta e solida. Le barre dei menu si trasferiscono sotto l’icona ad ingranaggio, lo spazio viene ottimizzato per offrire più contenuto ed in generale si viene a creare uno standard cui tutte le applicazioni possono rifarsi per risultare più semplici e dirette al semplice costo di una patch. Una cosa stupenda a mio avviso, e che poteva nascere solo su un sistema open.

 

Look

Riprende in alcuni casi quello di OSX/iOS senza però utilizzare finiture sbrilluccicanti ed eliminando lo skeumorphismo.

“Ruba” da gnome 3 il pannello superiore, inserisce degli originali popup interattivi ed il tutto è ovviamente personalizzabile in maniera più o meno semplice come da standard GNU/Linux.

 

 

Sviluppo, stabilità, prestazioni

L’intera idea non ha senso se si priva l’utente della stabilità che gli spetta, infatti se non si vanno a modificare le impostazioni di default (non quelle relative alla GUI, ma alle prestazioni) il sistema risulta abbastanza solido, fatta eccezione per qualche bug qui e la (davvero pochi fin ora).

Il tempo di boot non è eccellente (40 secondi), di rado avviene qualche freeze momentaneo, il che accade più spesso se si utilizzano governor più parsimoniosi e molti tweak, ma in generale la fluidità è ottima.

Il sito inoltre offre delle linee guida molto dettagliate, che analizzano UI, UX e strumenti e how-to per sviluppatori, nonché delle API apposite.

Il progetto ha avuto una buona riuscita fin ora, ed è previsto il rilascio di una nuova versione per l’anno prossimo.

 

 

In conclusione

Che dire, quello che era partito come un fork di gnome ed una manciata di patch, si è evoluto in un Desktop Environment a sé stante, rivoluzionario, pieno di ottime features e dall’aspetto ed usabilità eccezionali.

Consiglio l’installazione a chi ha in mente di cambiare distro, o anche solo voglia di provare qualcosa di nuovo e “fresco”, ne vale davvero la pena.

 

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venerdì 8 novembre 2013 - 11:21
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