Oh, Stevie!
COOLSTORYBRO

Oh, Stevie!

5
4 Novembre 2013

Spilled

 

MESE 7, GIORNO 5. ORE 17.33

C’era un piatto sbreccato con una salsiccia abbrustolita, e una forchetta che colpiva a vuoto tutto intorno. E c’era un bicchiere rovesciato, e mani che volevano afferrare, e dita che si paralizzavano ancora prima di stringere il bordo.

E c’era una figura, vicino al tavolo, che era stata un uomo. Aveva labbra che si muovevano incessantemente, e le guance bagnate di lacrime.

 

MESE 7, GIORNO 5. ORE 7.45 

– “Il cittadino Frankness Schwartzbacher ti invita rispettosamente alla sua festa di compleanno, domani.”

Joy smise di rimestare il porridge, e rimase col cucchiaino a mezz’aria.

– “Frankness?”
– “Vi siete conosciuti alla riunione del Coordinatore, il mese scorso.”
– “Non riesco a ricordarmelo.” Spostò lo sguardo a destra. Ecco il Cittadino Schwartzbacher, sorridente sulla spiaggia della sua ultima vacanza, la figura circondata dall’alone blu che la distingueva dai Cittadini Tangibili che affollavano la sala della colazione.
Joy bevve un altro sorso di orzo.
– “Non è quello che continuava a parlarmi della vita del Precursore?”
– “Altamente probabile. Ha scaricato il T-Book il mese 2 e il mese 5, quest’anno.”
– “Non sembra male, glielo dico dopo.”
Il porridge non sapeva di niente, stamattina. Allungò la mano verso la zuccheriera. Un 17° di secondo di paralisi alle dita, prima che potessero toccare il coperchio.
– “Il livello di glicemia è 100 mg/dl al momento.”
Joy ritrasse la mano.
– “Uh uh. Com’è il giro, oggi?”

 

MESE 7, GIORNO 5. ORE 4.10 

– “Ce l’hai quello che ti ho chiesto?”
– “È è è. Qui sotto. La giacca giacca.”
– “Mettila sul tavolo, mi stai sui coglioni, così agitato.”
– “Prima il. Il. Il. Drink che mi. Hai promesso promesso.”
Da non credere, il ragazzo era un disastro. Era tutta quella roba che aveva preso per stare momentaneamente scollegato.
– “Adesso te lo do, appena riesco ad alzarmi. Cazzo, non c’è una parte che non mi fa male.”
Frugò a fatica dietro alla pila di vestiti. Eccole, le 3 bottigliette. Gli ci era voluta una vita per distillarle dalla frutta della Razione Salute, ed era un peccato cederne una. Comunque gliene restavano abbastanza per una piccola festicciola personale, appena gli altri abitanti della Casa fossero usciti.

Il ragazzo buttò il pacchetto sul tavolo, e uscì come un fulmine stringendo la bottiglietta. L’uomo scosse la testa. Che coglione!
Con un po’ di fortuna non avrebbe più dovuto vederlo, lui e quelli come lui. I suoi valori erano tutti fuori parametro, volevano fargli una qualche operazione quadrupla. Che cazzo.

Lui, invece, sperava di farsi scoppiare il cuore prima di stasera. Bum!

Tanto, che cazzo ci stava a fare. Almeno sarebbe morto contento. E forse avrebbe rivisto Francis. Era troppo vecchio, e loro erano troppo stupidi. E non lo rispettavano. Li sentiva, gli insulti lasciati a metà, e sapeva quello che pensavano: Labbraferme, Craniovuoto. Staccato, Scollegato, Testazitta.
Zitta.

 

MESE 7, GIORNO 5. ORE 7.52 

– “C’è una sessione di manutenzione ordinaria alle prime 3 classi della scuola 17, e prima di pranzo una visita ad un Cittadino che vive da solo.”
– “Un craniov…” Un 30° di secondo di paralisi alla lingua, prima che potesse terminare l’insulto. “…o! Com’è che ne è rimasto ancora qualcuno?”
-“L’implementazione dei Servizi Thobias è stata lasciata a cura dei genitori dall’anno ’25 al ’28. Col Dispositivo del Ministero della Salute del  mese 1 del ’29, lo Stato ha deciso di  farsene carico. Il cittadino è nato nel mese 12 del ’28.”
– “Che storia! E che faccia ha?” Alla sua destra, l’alone blu racchiudeva un’immagine tremolante e di bassa qualità. “Non si può fare di meglio? Che cos’è questa roba?”
– “Come ho detto, il cittadino è nato nel ‘28. Sono 98 anni che vive da solo.”
Joy prese la valigetta, reprimendo un  tremito di disgusto. Oh, Stevie!  Da solo. Per 98 anni. Sempre da solo.

 

MESE 7, GIORNO 5. ORE 11.58

La griglia sul braciere illegale l’aveva costruita Francis, con un pezzo di ricambio non inventariato. Francis aveva sette anni più di lui, e ci teneva a fare il fratello maggiore.

Era riuscito a nascondere la parentela, e a farsi assegnare un cubicolo insieme, dato che lavoravano nella stessa fabbrica. Cazzo, Francis aveva sotto due coglioni così, non aveva paura di niente. Ma ormai, se n’era andato da un pezzo, in silenzio, come tutti gli altri. Gli mancavano.

Una bella botta alle sue arterie malconce, e una bella ninna nanna alcolica lo avrebbero spedito a dormire con loro. Con un po’ di fortuna.

 

MESE 7, GIORNO 5. ORE 12.13

Il tragitto fino alla Casa del cittadino non era stato lungo, ma l’agglomerato di cubicoli non poteva essere più distante dalle abitazioni dei dipendenti del Ministero. Qui era un vero squallore.

– “Sono alloggi adeguati e dignitosi.”
– “Certo, certo. Sono loro che li dovrebbero solo tenere un po’ più in ordine.”

Altrochè. C’erano oggetti disparati accatastati dovunque, provenienti da chissà dove. Il Ministero della Produttività ne era al corrente?

– “Buongiorno, cittadino. Sono un tecnico del Ministero della Salute.”
Il sorriso di Joy non riusciva a coprire il suo senso di disgusto. C’era un odore acre di fumo e bruciato, e la figura tremante e malferma davanti a lei aveva già l’aspetto di un cadavere. Era in momenti come questi che Joy sentiva tutta la responsabilità del proprio lavoro.
– “Dunque, la Legge Organica del ‘30 prevede che in casi di grave pericolo di vita si proceda all’implementazione dei Servizi Thobias anche senza il consenso esplicito della Cittadinanza.”

Mentre parlava, Joy preparava con mano esperta gli strumenti del suo lavoro. L’uomo cercò di allontanarsi barcollando, urtò uno scaffale, si sostenne allo schienale di una sedia sghemba, con gli occhi sbarrati. Era dovere di Joy rassicurarlo.

– “Sì, per ora possiamo solo implementare un collegamento standard, ma appena avremo interpretato i dati di risposta forniremo i Servizi Thobias completi, e ti sentirai davvero meglio!”

La pelle dell’uomo era pallida e umida, coperta a tratti di chiazze livide, ma piano piano i suoi muscoli si rilasciarono, e si mise seduto, con le labbra che cominciavano lentamente a muoversi.

Ecco, quel poveretto non era più solo. Era un onore essere un tecnico di IV classe.

– “Ho deciso che ci vado, da quel Frankness.”
– “Ho già accettato a nome tuo. E ti ho anche addebitato sul conto una bottiglia di centrifugato di carota da portare alla festa.”

La voce, di solito asettica, sembrava quasi gonfia di soddisfazione.
– “I Sistemi Thobias sono qui per servire. E lo saranno per sempre.”

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lunedì 4 novembre 2013 - 13:46
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