Vi sarete almeno una volta trovati a fantasticare e a discutere di apocalissi zombie, ipotizzando e analizzando quali possano essere le migliori strategie per salvare la pellaccia.

In questo articolo non voglio però parlare di situazioni, armi, virus strani che potrebbero risolvere o scatenare apocalissi, bensì di uno dei disturbi psichiatrici più rari e meno conosciuti: la Sindrome di Cotard.

La Sindrome di Cotard è annoverata tra le malattie più rare oggi conosciute, infatti in letteratura scientifica sono noti solo circa 100 casi.

Questa sindrome prende il nome dal suo primo osservatore, il neurologo francese dell’800, Jules Cotard, che descrivendola la chiamò ” le délire de négation” o “delirio di negazione”.

Infatti durante una delle sue lezioni il neurologo parlò di una tale “Mademoiselle X” che negava l’esistenza di Dio e del Demonio, negava l’esistenza di alcune parti del proprio corpo e negava la volontà di nutrirsi.

In pratica questa signora, in seguito, sviluppò la convinzione di essere dannata per l’eternità e di non poter morire di morte naturale, facendo così spazio anche ad ideazioni suicidarie e vivendo questo suo stato d’immortalità come una pena da scontare per le proprie colpe.

Dunque la Sindrome di Cotard è:

una sindrome psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere “morti”, di avere perso tutti gli organi vitali o tutto il proprio sangue.

 

 

 

La Patologia dal punto di vista medico

Sottoponendo uno dei pazienti alla TAC (tomografia assiale computerizzata) è stato riscontrato che una gran parte di cervello tra il lobo parietale e quello frontale presenta attività analoghe ad un paziente in stato di coma vegetativo.

Gran parte di cervello tra il lobo parietale e quello frontale presenta attività analoghe ad un paziente in stato di coma vegetativo.

In questa parte di encefalo sopra detta è compreso anche il sistema di “default mode network” un complesso sistema di attività di vitale importanza per la coscienza di sé e per la vita di relazione.

Questa rete è responsabile della nostra capacità di ricordare il passato, il presente e di pensare al futuro, di pensare a noi stessi, di creare un senso di sé, di ciò che ci circonda in relazione a noi stessi e di renderci conto che siamo l’agente responsabile di un’azione.

I pochi studi fatti su tale sindrome fanno pensare che sia dovuta ad una rarissima e grave complicanza della depressione.

Le persone affette infatti non riescono a provare più nessuno stato emozionale, non sono più attratte da nulla; addirittura qualcuno riferisce di non sentire più sapori e odori oltre che emozioni, e la cosa a cui si sentono più vicini è la morte.

La Sindrome di Cotard è una sindrome psichiatrica caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere “morti”, di avere perso tutti gli organi vitali o tutto il proprio sangue.

Naturalmente nella genesi soggettiva di tutte queste sensazioni sono coinvolte l’amigdala e il sistema limbico, in particolare i centri delle emozioni i cui circuiti, collegati alle aree sensoriali o di riconoscimento delle espressioni sono probabilmente interrotti o deteriorati.

Per spiegare meglio: i pazienti continuerebbero ad identificare le persone e i familiari che conoscono ma non proverebbero nessun tipo di emozione nei loro confronti.

Questo perché il sistema di riconoscimento è integro, ma il centro delle emozioni e dell’identificazione delle espressioni che è collegato ad esso è fuori gioco.

Questo implica anche il fatto che questi pazienti non riescono a distinguere su un volto, un espressione triste o felice, tranquilla o arrabbiata, riducendo tutto il vasto spettro delle emozioni esprimibili col corpo al nulla.

Questo li porta “logicamente” a pensare che l’unico motivo per cui ciò gli stia accadendo è che siano morti.

 

 

 

Possibili analogie con altre patologie

Alcuni psichiatri pensano che la Sindrome di Cotard possa accostarsi alla Sindrome di Capgras, altra curiosa sindrome delirante, in cui il paziente non crede di essere morto, ma pensa che i familiari o le persone vicine siano state sostituite da sosia impostori, da replicanti, alieni o qualsivoglia altri esseri che abbiano potuto prendere le loro sembianze.

Nella Sindrome di Capgras il paziente pensa che i familiari o le persone vicine siano state sostituite da sosia impostori.

Anche in questo caso le aree del cervello colpite sono analoghe, ma il danno sembrerebbe verificarsi al livello delle connessioni tra corteccia temporale e sistema limbico.

Nel primo centro vengono riconosciute le facce ed i particolari importanti per la discriminazione di oggetti; nel secondo centro si generano le emozioni correlate a tali facce e oggetti.

Per questo, le persone affette, ogni volta riconoscono la persona o l’oggetto che gli si presenti, ma avendo i circuiti fuori posto non riescono a ricollegarla all’emozione corrispondente e quindi la identificano come nuova (come sosia della vecchia persona).

Per capirsi è una dissociazione temporale tra memoria e sentimenti.

La differenza macroscopica tra le due malattie sta quindi nel fatto che nella Sindrome di Cotard il paziente attribuisce tutti gli eventi che accadono a sé stesso attribuendosene anche la colpa, mentre nella Sindrome di Capgras il paziente attribuisce tutto ciò che gli accade all’esterno e per cui, in un certo modo, non ne ha colpa essendo estraneo alle vicende e sentendosi ingannato.

 

 

 

Conclusioni

Ma che fine fanno i nostri cari Zombi? Di certo non sono quello che ci si aspetta.

Non sono in decomposizione, non sono sanguinanti, non puzzano di marcio, né si pappano cervelli, ma una cosa è certa… queste persone credono di essere morte abbastanza da farsi chiamare anche “morti che camminano” (ciò mi fa pensare ad una popolare serie tv americana).

La “Sindrome del morto che cammina”, nome volgare della Sindrome di Cotard, fino a qualche decennio fa portava al decesso.

Ciò accadeva perché il cervello andava via via deteriorandosi e portava le persone al suicidio. Non essendo capite né dai medici né dalla società questi pazienti non venivano tutelati.

Infatti in numerosi casi clinici sono riportate morti per inedia o per dissoluzione nell’acido (quello di darsi fuoco o di dissolversi infatti, pensano sia l’unico modo di potersi uccidere mettendo fine alla loro dannazione).

Questo tipo di disturbo può essere curato.

Negli ultimi anni invece le cose sono cambiate. Questo tipo di disturbo può essere curato fino alla guarigione grazie ai moderni farmaci antipsicotici, agli antidepressivi e grazie anche alla terapia psicologica con uno specialista.

 

In testa all’articolo: Volto della Guerra (1941) – Salvador Dalì