Agli albori della rete, quando si comunicava via email, newsgroup e IRC e il World Wide Web era solo uno dei tanti servizi di internet, poco e male utilizzato, furono i primi motori di ricerca e indici a rivoluzionarne l’uso e decretarne il successo planetario che oggi viviamo, tanto da identificare il web stesso con internet.

A Palo Alto, Paul Flaherty, uno dei dipendenti del Network Systems Laboratory della Digital Equipment Corporation stava cercando il modo di semplificare la ricerca di file all’interno delle reti dati create per i super computer che la Digital Equipment produceva.

Louis Monier scrisse il primo crawler e Michael Burrows il primo indexer: il 15 dicembre 1995 nasce Altavista, il primo moderno motore di ricerca.

 

 

 

1995

altavista1995

Altavista nasce quindi come progetto di ricerca della Digital Equipment che stava in pratica cercando un modo per incentivare la vendita e l’uso di super computer: quale modo migliore se non mostrare la possibilità di utilizzare questi enormi centri di elaborazione e stoccaggio dati per esplorare e archiviare internet e, conseguentemente, offrire a qualcuno la possibilità di ricercare questo archivio?

Altavista si presentò sul “mercato” con venti milioni di pagine indicizzate.

Mentre i “concorrenti” dell’epoca (Lycos, Excite, InfoSeek, etc) offrivano nei loro search engine circa due milioni di pagine internet “archiviate”, Altavista si presentò sul “mercato” con venti milioni di pagine indicizzate.

Chiaro che oggi è nulla (Google ha centinaia di miliardi di pagine indicizzate…) ma all’epoca l’annuncio fu incredibile nel settore e Altavista fu proprio uno dei primi prodotti/siti a creare “buzz” online.

Altavista

 

Il problema più grosso da risolvere era “trovare” i siti più interessanti

Il web stava nascendo ed era evidente a tutti che il problema più grosso da risolvere era “trovare” i siti più interessanti tra la montagna di merda che spuntava (e moriva) ad una velocità impressionante online.

Il servizio più diffuso e funzionale dell’epoca erano le directory (come Yahoo per intenderci) e cioè enormi indici di siti internet divisi per categorie: se cercavi la ricetta di qualcosa non cercavi la ricetta stessa, ma andavi nella categoria “cucina” e provavi ad aprire i vari siti presenti, sperando di trovare quello che cercavi esattamente.

 

alta_vista_shot

 

I primi motori di ricerca come Altavista rivoluzionarono il concetto stesso di web

Ecco che i primi motori di ricerca come Altavista rivoluzionarono il concetto stesso di web per l’epoca, proponendo un’interfaccia, appunto, di ricerca libera.

Nel 1995 andare su www.altavista.digital.com era molto figo.

 

 

 

 

 1999

Altavista1999

 

Compaq compra un dominio dedicato per il servizio.

Nel 1998 la Digital Equipment viene comprata da Compaq e Altavista finisce nel calderone del gigante dell’informatica, ma almeno Compaq compra un dominio dedicato per il servizio (si, sono serio) e nasce quindi altavista.com per la prima volta.

Nel 1999 Altavista viene comprato dalla società di investimenti CMGI che punta sul progetto cercando di “svecchiarlo” (si, sono ancora serio).

La veste grafica viene aggiornata di molto e compaiono le inevitabili “categories” in stile indice: come vi dicevo all’epoca era considerato ancora questo il modo migliore di “esplorare” il web e CMGI stava puntando a quotare in borsa Altavista per rientrare dell’investimento fatto.

Per farsi belli con il grande pubblico trasformare un “motore di ricerca” in un “indice” era la cosa migliore visto il successo che stava riscuotendo Yahoo.

Scelta a dir poco sbagliata: in quel periodo stava nascendo un certo Google e gli indici sarebbero “morti” a breve. Ma con il senno di poi sono bravi tutti, intendiamoci.

 

 

2001

altavista2000

L’evoluzione è costante, ma purtroppo arriva il fatidico 2001. Per chi all’epoca lavorava nel settore sa benissimo di cosa parlo: il dotcom crash, lo sboom, colpì tutte le aziende che da poco stavano nascendo e investendo sul nuovo media.

Come spesso accade la speculazione superò la concretezza del business e la quotazione di letteralmente decine di società che avevano in mano fondamentalmente solo promesse portò ad una svalutazione generale di tutto il settore.

 

altavista2002

 

Un anno prima investire su una società internet era la cosa migliore da fare, nel 2001 diventò “una follia”.

Nel gennaio del 2001 l’IPO di Altavista fu cancellata e cominciarono i licenziamenti.

Quello che fino ad un mese prima era un’azienda in forte crescita, che dava da lavorare a decine di tecnici e che stava per essere quotata in borsa con profitti milionari si trasformò improvvisamente in un dotcom nightmare che rischiava la chiusura.

 

 

 

2003

altavista2003
e a quel punto è davvero finita.

É nel 2003 che Altavista, o quello che ne rimane, viene venduto a Overture. A fine anno Overture viene venduta a Yahoo… e a quel punto è davvero finita.

La tecnologia di ricerca e i migliori tecnici confluirono nelle file di Yahoo e Altavista rimase un contenitore vuoto, un brand purtroppo destinato a morire entro breve.

Nel frattempo un certo “Google” era nato ed era letteralmente esploso

Nel frattempo un certo “Google” era nato ed era letteralmente esploso, con una storia molto simile ad Altavista: nato come esperimento (universitario, non corporate, ma poco cambia), evoluto come servizio per i pochi nerd dell’epoca, sta diventando sempre più “popular” e utilizzato, tanto da creare quello che è conosciuta come la “Google-AltaVista X”, un’immagine che si spiega da sola:

Google-AltaVista X

ComScore esisteva da poco, ma già forniva statistiche più o meno accurate sull’uso di internet e sopra vediamo la percentuale di naviganti che sceglieva un determinato motore di ricerca almeno una volta nel mese in questione (una o due ricerche al mese massimo ragazzi eh, non vogliamo certo esagerare con questa internet!)

Nella “X” si vede chiaramente come la nascita e l’ascesa di Google coincida proprio con il declino di Altavista.

L’esistenza stessa di Altavista ha contribuito alla nascita di Google e il suo declino alla sua ascesa: non tutto è una coincidenza, ma sicuramente gli “incastri” sono stati perfetti per Brin e Page, su questo non ci piove.

Usavo Altavista, ora uso Google.

Era la frase più ricorrente all’epoca. Il servizio che ci aveva accompagnato nei mitici anni di nascita e crescita del web stava lasciando la strada aperta ad un nuovo leader che offriva risultati migliori e che, giustamente, si impose sul mercato.

Ma ricordo bene la tristezza con la quale abbandonai Altavista all’epoca: fu uno dei tanti passaggi tecnologici che oggi vediamo come inevitabili e normali, ma che all’epoca non erano così frequenti e scontati.

Yahoo ha mantenuto accesa la macchina per la rianimazione per ben dieci anni prima di decidere quest’anno che il tempo di Altavista è finito per davvero.

 

 

 

Altavista 2013
I’8 luglio 2013 Altavista chiude i battenti e finalmente possiamo celebrare il suo funerale come è giusto che sia.

C’è voluta Marissa Mayer, che di motori di ricerca se ne intende, per chiudere finalmente il servizio e permettergli di entrare nella storia.

Grazie di tutto Altavista! :res:

 

 

Screenshots: influx.joueb.com