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La storia di Penna Bianca

8 anni fa

14 minuti

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Viet Nam del sud, 1966. Un movimento rapido attira l’occhio di un giovane Marine, inquadrato nella Polizia Militare, di guardia per individuare eventuali nemici. Controllando con attenzione riconobbe, nonostante la distanza, una figura accucciata, intenta ad armeggiare con qualcosa che da lì non si riusciva ad identificare. L’uomo indossava abiti civili, ma portava un fucile di traverso sulla schiena – il marchio inconfondibile di un guerrigliero Viet Cong.

Il soldato nemico continuava a svolgere il suo lavoro, inconsapevole del pericolo, mentre il Sergente Carlos Hathcock si preparava a sparare con il suo M14. La distanza era ad occhio e croce tra le 300 e le 400 yarde – un gioco da ragazzi per Hathcock, che proprio l’anno precedente aveva vinto la Coppa Wimbledon a Camp Perry, sparando a 1000 yard.

Un tiro a 400 yarde era un gioco da ragazzi per Hathcock, vincitore della coppa Wimbledon di tiro a 1000 yarde.

L’arma d’ordinanza che impugnava era anni luce dal fucile M1 da competizione che aveva usato in gara, ma era comunque più che sufficiente per questo colpo. Con il suo M-14 puntato contro la spalla, Hathcock controllò un’altra volta il suo bersaglio – si, decisamente armato – e corresse leggermente la sua posizione. Lasciò che il mirino si posizionasse naturalmente, centrato sul soldato accucciato, che pareva intento a piazzare una trappola anti-uomo.

Hathcock sentì il petto stringersi, ed il suo battito aumentare; infatti, nonostante fosse un tiratore da competizione, ed avesse già ottenuto riconoscimenti ufficiali nelle forze armate, era ancora nuovo al combattimento, e non aveva mai ucciso un altro uomo. Rimosse silenziosamente la sicura, mentre la sua mano destra si posizionava fermamente sul calcio.

M-14

Si trovava ora nella sua “bolla”, una zona di totale concentrazione. Espirò, ed il mirino era lì; sul bersaglio, preciso, a fuoco, e centrato con la tacca di mira. Il fucile era assolutamente immobile mentre preparava il grilletto al tiro, per poi applicare la pressione finale. La sua concentrazione era tale che fu solo vagamente consapevole del rinculo del fucile contro la sua spalla.

Quando sparava, Hathcock si ritirava in una “bolla” di totale concentrazione, in cui era cosciente di tutto ciò che si trovava tra lui e il bersaglio.

L’otturatore completò il suo ciclo, il bossolo vuoto rimbalzò a terra alla sua destra, e l’M-14 si riposizionò, armato e pronto ad un secondo colpo, che non fu però mai necessario. Il guerrigliero nemico era a terra, non più una minaccia. Il Sergente Carlos Hathcock aveva appena fatto la sua prima vittima. Ufficialmente, non era ancora confermata – una delle quattordici non confermate prima che iniziasse la sua carriera di cecchino dei Marines. Questo però non lo preoccupava; si trattava solo di un lavoro da fare, per lui. Con il suo gesto, Carlos Hathcock aveva sicuramente salvato le vite di diversi fratelli Marines che quel giorno sarebbero andati in pattuglia nella zona che il Viet Cong stava cercando di minare.

 

 

L’uomo

Il Sergente Artigliere (Gunnery Sergeant, GySgt, E-7) Carlos Norman Hathcock II nasce a Little Rock, in Arkansas, il 20 maggio del 1942. Cresce in area rurale, a casa di sua nonna, a seguito della separazione dei suoi genitori. Inizia a sparare e cacciare in giovane età, autodidatta, in parte a causa della necessità di sfamare la sua famiglia.

Si reca nei boschi, insieme al suo cane, immaginandosi di essere un soldato a caccia di immaginari nazisti nella sua “piccola Germania”. Va a caccia con un fucile Mauser che suo padre ha portato dall’Europa come trofeo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il giovane Carlos impara a sparare da solo, per poter sfamare la famiglia povera.

Carlos sogna tutta la vita di diventare un Marine, e a 17 anni, il 20 maggio del 1959, si arruola nel Corpo dei Marines degli Stati Uniti (United States Marine Corps, USMC).

Tre anni dopo, il 10 novembre del 1962, sposerà Jo Winstead, dalla quale avrà un figlio, Carlos Norman Hathcock III, che seguirà le orme del padre arruolandosi nel Corpo dei Marines.

 

 

Il soldato

Dopo l’arruolamento nei Marines, durante l’addestramento reclute, Carlos otterrà la qualifica di tiratore esperto con il fucile (Expert Rifle Qualification Badge), ai tempi ancora molto poco diffusa.

Dopo l’addestramento presta servizio nelle Hawaii, dove vince una competizione di tiro indoor, e viene selezionato dal Tenente E.J. Land per far parte della locale squadra fucilieri dei Marines. La sua partecipazione alle competizioni indette dalla National Rifle Association (NRA) lo porterà a specializzarsi con il fucile National Match M-1 Garand, variante da competizione del famoso fucile della Seconda Guerra Mondiale.

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Il fucile National Match M-1 Garand è ancora usato da diversi tiratori per le competizioni nazionali.

Nel 1962, al completamento del suo turno di servizio alle Hawaii, viene trasferito a Cherry Point, North Carolina, nella stazione aerea dei Marines (Marine Corps Air Station, MCAS, Cherry Point), dove insegnerà al poligono di tiro, e competerà come membro della squadra fucilieri del 2do Stormo. I fondi sono limitati, e Carlos viaggerà a proprie spese, pur di accumulare esperienza con la squadra di tiro.

Quando i giornalisti gli chiedono informazioni sulle cartucce che usa, l’addetto al munizionamento si intromette e dice “Non ne sa niente, lui spara e basta! Noi gliele diamo, lui le spara!”, cosa che Carlos conferma.

Sei anni dopo l’arruolamento, nel 1965, con il grado di Lance Corporal, vince la Coppa Wimbledon per il tiro a lunga distanza, a Camp Perry in Ohio, sparando ancora una volta con un National Match M-1 Garand.

Carlos non ha mai caricato le munizioni a mano, affermando: “Cielo, no!, Hanno gente nella stanza munizionamento che si occupa di questo macello, Io mi occupavo solo di spararle. Ricordo che quando vinsi la Coppa Wimbledon, i giornalisti mi si affollarono intorno chiedendomi questo e quello. L’artificiere addetto al munizionamento si avvicinò, e gli disse ‘Lui non ne sa niente, le spara e basta. Noi gliele diamo, lui le spara!’. Ed era la verità, non ho mai messo mani sul fucile o sulle munizioni. Il mio lavoro era solo di sparare al bersaglio.”

Nel 1966 parte per il suo primo turno di servizio in Viet Nam, come membro della Polizia Militare. Nello stesso periodo, il Capitano E.J. Land, proprio quello che prese Carlos nella squadra fucilieri alle Hawaii, esercita pressioni perché il Corpo dei Marines gli faccia istituire una scuola cecchini, ed inserisca nell’organico il ruolo di cecchino, affiancandone uno ad ogni plotone.

Dopo aver ricevuto il via libera dal Corpo, Land inizia a reclutare marines che hanno stabilito record di tiro, ed ovviamente tra questi anche Carlos, cui lui stesso aveva insegnato i primi rudimenti di cecchinaggio.

 

 

Turno di servizio in Viet Nam

Ai tempi della guerra in Viet Nam, l’uccisione doveva essere confermata da una terza persona, normalmente un ufficiale, oltre che dallo spotter. Questo portava ad avere spesso un valore inferiore alla realtà, a causa del gran numero di nemici uccisi dietro le linee (casistica molto frequente per un cecchino).

Durante il suo servizio in Viet Nam, Carlos Hathcock diventa una leggenda vivente, con 93 uccisioni confermate. I nord vietnamiti ed i Viet Cong ne erano terrorizzati, e lo battezzarono Lông Trắng, Penna Bianca, a causa della piuma che portava infilata nel suo boonie hat.

Laddove la taglia tipica sui cecchini era di 8 dollari, Carlos si ritrovò una taglia di 30,000!

L’esercito del Viet Nam del nord (NVA) era solito piazzare taglie sui cecchini americani. Laddove la taglia tipica era di 8 dollari, e le più alte si orientavano sui 2,000 dollari, Carlos si ritrovò una taglia di 30,000 dollari! Considerando che negli USA, negli anni ’60, un manager con un paio di centinaia di persone sotto di lui si ritrovava a guadagnare mediamente 1,000 dollari al mese, possiamo immaginare di quale fortuna si trattasse in Viet Nam.

 

 

Cecchini a caccia di Penna Bianca

L’NVA ad un certo punto inviò un plotone di cecchini a caccia di Penna Bianca, ma questa informazione arrivò alle orecchie degli americani, ed i Marines di stanza nell’area di operazioni di Carlos iniziarono ad indossare piume bianche per confondere il nemico. Consci dell’impatto che la sua morte avrebbe avuto sul morale di entrambe le fazioni, misero a rischio se stessi pur di preservarne la vita.

Carlos uccise la cecchina “Apache”, infliggendo un duro colpo al morale Viet Cong.

Un caso famoso è stato con una cecchina Viet Cong, soprannominata Apache per i suoi metodi di tortura nei confronti di americani e vietnamiti, lasciati lì a sanguinare fino alla morte. Quando Carlos la uccise, diede un duro colpo al morale dei guerriglieri, ed allo stesso tempo pompando il morale alleato, poiché Apache stava terrorizzando le truppe di stanza sulla Collina 55.

 

 

Il colpo da un milione di dollari

Un episodio del servizio prestato da Carlos Hathcock in Viet Nam è entrato nella storia, al punto da creare diverse controversie negli anni successivi.

Carlos ed il suo spotter, John Roland Burke (morto il 6 Giugno del 1967 a Keh Sanh), erano a caccia di un cecchino, noto solo come “il cobra”, che stava mietendo vittime intorno alla Collina 55. Si pensa che fosse stato inviato specificamente per ucciderlo, e lui decise di farla finita.

Durante la caccia in giungla, Carlos notò un breve lampo di luce tra i cespugli (probabilmente il riflesso del sole sulla lente dell’ottica) e sparò. Il proiettile passò l’ottica da parte a parte, colpendo il cecchino nemico all’occhio, e trapassandone il cervello, uccidendolo sul colpo.

Carlos si rese conto che l’unico motivo per cui questo colpo andò a segno in tal modo, fu che entrambi si stessero puntando, e che lui sparò prima dell’altro cecchino. Fu molto fortunato, dato che avrebbero potuto uccidersi a vicenda. Carlos recuperò il fucile nemico, per riportarselo in patria come trofeo, ma purtroppo fu trafugato dall’armeria della base, e sparì, non consentendogli di provare il colpo.

 

 

In azione senza penna

Verso la fine del suo turno di servizio in Viet Nam, Carlos accettò una missione ad alto rischio (i dettagli gli furono comunicati solo dopo averla accettata. Per questa missione rimosse per la prima volta la penna bianca dal suo cappello, e preparata la sua mimetica con foglie e fronde, inizia la missione dietro le linee nemiche.

Quando gli fu chiesto se utilizzasse una ghillie suit, Carlos rispose che la sua mimetica era piena di buchi, in quanto la preparava ogni volta con foglie e rami veri. Non avevano roba come le ghillie suit in Viet Nam.

Per raggiungere la posizione del nemico, Carlos dovette attraversare 1500 yarde di territorio, a rischio di essere avvistato dal nemico. Iniziò una trafila, durata quattro giorni e tre notti, durante i quali Carlos non dormì, e strisciò un palmo alla volta, per non farsi cogliere in movimento. Ad un certo punto, in campo aperto, nascosto solo dalla prateria, rischiò addirittura che i nemici gli camminassero sopra, ignari della sua presenza.

Il momento più pericoloso arrivò quando rischiò di essere morso da una vipera del bambù, un serpente molto velenoso; Carlos mantenne il sangue freddo, rimase immobile per non rivelare la sua posizione, ed attese che il serpente si allontanasse.

Raggiunta la posizione di tiro, Carlos eliminò un generale nemico con un colpo al petto, ma il ritorno a casa si svolse anch’esso strisciando, in quanto correre lo avrebbe rivelato subito ai soldati inviati a perlustrare l’area.

Successivamente Carlos si pentì di quell’azione, in quanto l’attività nordvietnamita nell’area raddoppiò, in ritorsione all’uccisione, portando alla morte di tanti uomini. Dopo questa missione, il turno di servizio di Carlos in Viet Nam terminò, e tornò negli Stati Uniti.

 

 

Volontario per un secondo giro

Nel 1969, Carlos sente la mancanza del Corpo dei Marines, e decide di ripartire volontario per un secondo turno di servizio.

Tornato in Viet Nam come Sergente, Carlos prende il comando di un plotone di cecchini dei Marines.

 

Ferito in azione

Nel settembre del 1969, sulla Route 1, a nord della LZ Baldy, il blindato su cui Carlos viaggiava passa sopra una mina anti-carro. L’esplosione lo scaraventa a terra e gli fa perdere conoscenza. Dopo qualche secondo, Carlos si riprende, e nota il veicolo in fiamme, ma non vede i suoi compagni.

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Incurante del pericolo, si lancia dentro il blindato, e porta in salvo ad uno ad uno sette Marines, che verranno evacuati verso una nave ospedale, per poi essere portati prima a Tokyo, e poi in Texas.

Durante questa azione di salvataggio, Carlos riporta ustioni sul corpo e sul viso, rimanendo sfigurato al punto da essere quasi irriconoscibile. Riceverà il Cuore di Porpora (Purple Heart) durante la convalescenza. Il suo ufficiale vuole nominarlo per la Medaglia d’Onore (Medal of Honor), ma Carlos rifiuta, dicendo di aver solo fatto il suo dovere.

Riceverà, quasi trenta anni dopo, la Stella d’Argento (Silver Star), la terza onorificenza militare americana in ordine di importanza.

 

 

Ritorno in patria e congedo

Le ferite riportate in Viet Nam lo pongono in una condizione di costante dolore, impedendogli di praticare il ruolo di cecchino. Viene assegnato al quartier generale dei Marines a Quantico, in Virginia, dove aiuta nella creazione della Scuola Cecchini del Corpo dei Marines.

La sua salute continua a peggiorare, e nel 1975 gli viene diagnosticata la sclerosi multipla. Cinquantacinque giorni prima di compiere 20 anni di servizio (necessari per ottenere la pensione massima, pari al 50% del suo salario), viene congedato dal Corpo, con il grado di Sergente Artigliere.

Carlos entra in depressione, sentendo che il Corpo lo ha cacciato, e quasi si separa dalla moglie Jo.

 

La morte

Il 23 febbraio del 1999, Carlos Norman Hathcock II muore, a Virginia Beach, in Virginia, a causa della sclerosi multipla.

 

 

 

Risultati ottenuti in servizio

Durante il servizio militare in Viet Nam, Carlos ottiene 93 uccisioni confermate, e diverse non confermate.

In diverse occasioni, Carlos impiega una mitragliatrice calibro .50 Browning M2, con un’ottica montata sopra, per colpire nemici a più di 1,000 yarde. Proprio in una di queste occasioni, Carlos stabilisce un record unico, colpendo ed uccidendo un guerrigliero a 2,500 yarde (2,286 metri). Questo record rimarrà imbattuto fino al 2002, quando un cecchino canadese in servizio in Afghanistan lo supererà di 26 yarde, sempre con un calibro .50.

feather-50L’uso, da parte di Carlos ed altri cecchini, della calibro .50 in ruolo da cecchino, farà sì che questo calibro venga sviluppato poi anche per questo scopo.

 

 

Riconoscimenti

Oltre al Cuore di Porpora ed alla Stella d’Argento, Carlos ha ricevuto altri riconoscimenti, di natura differente:

  • La Springfield Armory ha realizzato una versione estremamente precisa dell’M1A Supermatch, battezzata M-25 White Feather. Il fucile ha una riproduzione della firma di Carlos, e la sua penna bianca, marchiati sul castello.
  • La selleria Turner ha prodotto una linea di cinghie per fucili basate su un suo design. Le cinghie sono marchiate con la sua firma.
  • A Camp Lejeune, nella Carolina del Nord, un poligono di tiro per cecchini è stato intestato a suo nome.
  • Il complesso di tiro per pistola e fucile della Stazione Area del Corpo dei Marines di Miramar è stato ribattezzato il Carlos Hathcock Range Complex.
  • Ogni anno, il militare americano più attivo nella promozione del ruolo di cecchino riceve il Gunnery Sergeant Carlos Hathcock Award, premio creato quando Carlos era ancora in vita (evento incredibilmente raro).
  • Nel luglio del 1990, una squadra di 14 Marines arrivò correndo, fermandosi davanti a casa sua. L’arrivo segnava la fine di una corsa a tappe di 216 miglia, da Camp Lejeune fino a Virginia Beach, durante la quale i soldati raccolsero donazioni spontanee, consegnando a Carlos 5,000 dollari per il fondo locale per la lotta alla sclerosi multipla, ed offrendogli poi il saluto militare.

 

 

Fonti

evidenza

“Mi piace sparare, ed amo la caccia. Ma non ho mai goduto nell’uccidere qualcuno. Si tratta del mio lavoro. Se non prendo quei bastardi, allora loro uccideranno tanti di questi ragazzini vestiti da Marines. Io la vedo così”

 

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