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Il mais OGM uccide

9 anni fa

13 minuti

In females, all treated groups died 2–3 times more than controls, and more rapidly.

= Nelle femmine, tutti i gruppi trattati (con l’erbicida o il mais GM) morivano 2-3 volte più dei controlli (non alimentati con erbicida o mais GM), e più velocemente.

Cioè il Roundup e/o il mais NK603 R-tolerant permette la resurrezione per 2 o 3 volte E la migliora: morte più veloce, probabilmente dei 3 giorni canonici (dal venerdì alla domenica).
Ok, sappiamo che i francesi ci fanno concorrenza in quanto a pessimo inglese, però in una rivista peer-reviewed si spera sempre di non trovare strafalcioni simili, addirittura nell’abstract. Ma vabbè, il senso si capiva.

Background


Prima di raccontarvi l’esperimento, il suo scopo e la polemica sollevata è NECESSARIO avere ben chiaro di cosa stiamo parlando. Perché il 30% della popolazione crede che i pomodori GM abbiano i geni, mentre quelli “bio” no. E, quando si tiene la gente nell’ignoranza, si può fargli credere e supportare qualsiasi cavolata.

Si sta dibattendo la tossicità o meno di un tipo di mais GM (Geneticamente Modificato), il MON-OO6O3-6 (NK603), della Monsanto. La particolarità di questa varietà di mais è la resistenza verso un erbicida, il glifosate (in inglese glyphosate).
Il glifosate è un analogo aminofosforico della glicina, inibitore dell’enzima 5-enolopiruvil shikimato 3-fosfato sintasi (EPSP sintasi). In pratica il glifosate si lega a questo enzima inattivandolo. La EPSP sintasi è un enzima coinvolto nella sintesi di amminoacidi aromatici tirosina, fenilalanina e triptofano, presente quindi in tutti i batteri, funghi, piante, ma NON negli animali che non si producono quegli amminoacidi da soli, ma devono assorbirli dalla dieta. Di conseguenza il glifosate è un erbicida non selettivo, stermina tutte le piante senza pietà. Solo le piante perché l’enzima di batteri e funghi è leggermente diverso e il glifosate non riesce ad inattivarlo.
Il mais NK603 è stato geneticamente modificato sostituendo il suo gene della EPSP sintasi con l’equivalente del batterio Agrobacterium tumefaciens. A. tumefaciens è, incidentalmente, il batterio che viene usato per ingegnerizzare le piante, perché in grado di infettare la pianta, iniettare nelle cellule della pianta DNA e integrarlo nel genoma.

Il mais NK603 è quindi IDENTICO al “bio”, tranne per un gene sostituito da una versione batterica. Ricordo che abbiamo nell’intestino svariati miliardi di batteri e ne mangiamo a quintali, quindi sostenere che il gene della EPSP sintasi batterica sia tossico, cancerogeno, allergenico NON ha assolutamente senso.
Il glifosate, commercialmente chiamato Roundup (isopropilamina slifosato), è un erbicida molto usato in agricoltura. Monsanto ne possedeva il brevetto, scaduto nel 2000. La multinazionale, che aveva estese conoscenze del meccanismo d’azione del glifosate (commercializzato dagli anni ‘70), ha ben pensato di produrre questa varietà di mais. Come tutti gli erbicidi e pesticidi, anche il glifosate non fa bene alla salute. Studi sulla tossicità sostengono che abbia effetti dannosi sul sistema endocrino. Ma la concentrazione presente nei prodotti vegetali che arrivano sulle nostre tavole è talmente bassa da essere classificato come sicuro (bassa tossicità e non carcinogenico). Credo (ma noi europei amiamo il principio di precauzione) che dopo 40 anni di utilizzo esteso nella catena alimentare animale e umana, si possa considerare relativamente sicuro il suo utilizzo in agricoltura.

L’esperimento


Addentriamoci alla scoperta dell’esperimento di Seralini e colleghi dell’Università di Caen (Francia) appena pubblicato sulla rivista peer-reviewed Food and Chemical Toxicology.
E’ molto semplice (troppo). 200 ratti, maschi e femmine, sono stati divisi in 10 gruppi, 20 animali per gruppo, 10 maschi e 10 femmine. Un gruppo viene usato come controllo e viene alimentato con acqua pura e mais non GM. 3 gruppi vengono alimentati con mais non GM e acqua contenente concentrazioni crescenti di Roundup. 3 gruppi sono stati alimentati con acqua pura e mais GM da coltivazioni NON trattate con Roundup, a concentrazioni crescenti (11, 22, 33%). Gli ultimi 3 con mais GM trattato con Roundup a concentrazioni crescenti (11, 22, 33%).
La salute dei ratti è stata monitorata per 2 anni (è lo studio più esteso nel tempo sugli effetti a lungo termine di GMO su ratti), assieme a numerosi parametri, tipo ormoni, composizione dell’urina, sangue, comportamento, feci, ecc…

Analisi dei dati


L’analisi dei dati è invece molto complessa e, come in tutti gli studi che producono una mole di dati, si può tirar fuori mille considerazioni. Mi limito a riassumere le conclusioni più interessanti in maniera chiara.

E’ stata calcolata l’età media di sopravvivenza del controllo e considerate significative solo le morti avvenute prima. Quindi sono morti prima il 30% (3 su 10) dei maschi e il 20% (2 su 10) delle femmine del gruppo di controllo. Nei gruppi trattati fino al 50% (5 su 10) dei maschi e al 70% (7 su 10) delle femmine sono morti prima.

Fino qui cosa concludete? E’ chiaro no? Il mais GM o il Roundup fa schiattare prima i ratti! Un giornalista può fermarsi alla ottava riga del paper e scrivere l’articolo. Ma noi no. (O meglio, potremmo, come vedremo dopo, ma per ora andiamo avanti.)

Subito dopo si spiega che NON c’è sostanziale differenza di mortalità nei ratti trattati con differenti concentrazioni di mais GM, nè con il Roundup e neppure tra gruppi trattati con Roundup rispetto a quelli con mais GM e/o mais GM + Roundup.

Da ciò cosa possiamo estrapolare? E’ molto chiaro. 2 anni di studi da buttare nel cesso e tirare l’acqua. Perché? Una ricerca scientifica deve avere un’impostazione tale da poter escludere dalle conclusioni che i risultati siano frutto del caso. Questo studio non presenta tale requisito, ergo non stiamo parlando di scienza.

L’obiettivo di studiare gruppi trattati con concentrazioni crescenti della sostanza sotto investigazione è quello di verificare che l’effetto sia dosaggio-dipendente, condizione quasi essenziale (ma NON sufficiente) per dimostrare che l’effetto osservato è causato dalla sostanza.

Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto. (Paracelso, 1500equalcosa)

Un effetto non dipendente dal dosaggio porta a due conclusioni (entrambi fallimentari):
1) la dose più bassa è talmente alta che l’effetto è già al massimo e quindi non si notano differenze a dosaggi più alti;
2) l’effetto osservato NON è causato da quella sostanza, ma casuale o altri fattori che inficiano tutta la statistica degli esperimenti fatti.
L’ipotesi 1 è da escludere per 2 motivi: i dosaggi riflettono quelli presenti nella dieta umana e usati negli studi passati e, se fossero già a “saturazione”, avremmo visto effetti macroscopici e devastanti sulla salute umana e sugli animali, non solo nei precedenti studi scientifici, ma soprattutto nelle milioni di persone e animali alimentati con mais NK603 e Roundup negli ultimi 40 anni. Credo sarebbe abbastanza evidente un aumento del 50% dei tumori e danni letali a fegato e reni nella popolazione e nel bestiame (se le aziende sanitarie sono asservite al complotto mondiale della Monsanto, dubito che gli allevatori sarebbero così stupidi da allevare vacche con mais che ne ammazza la metà).

La grandinata di critiche


Ma questo non è il mio settore, quindi non possiedo le competenze necessarie per trovare ulteriori imprecisioni e mi affido alla grandinata di commenti di autorevoli professori.

Il Prof Tom Sanders, capo della divisione di ricerca di scienze nutrizionali del King’s College di Londra, avverte che il tipo di ratti impiegati è particolarmente soggetto a sviluppare tumori, specialmente se sottoposti ad alimentazione non controllata, e nel paper non c’è nessuna info su come e quanto sono stati alimentati.

Il Prof Anthony Trewavas, professore di Biologia Cellulare all’Università di Edimburgo, evidenzia che il gruppo di controllo è inadeguato per inferire qualsiasi conclusione. E come dargli torto? 10 ratti su uno studio di 2 anni non fanno statistica. 2-3 morti in più o in meno possono garantire una significatività statistica? Evidentemente no.

The statistical methods are unconventional… and it would appear the authors have gone on a statistical fishing trip.

L’intero impianto statistico, dal numero di ratti alle analisi successive, è stato messo in discussione da diversi ricercatori in giro per il Mondo (e da me). Con il risultato che non è possibile trarre conclusioni sul fatto che le diverse mortalità siano dovute al mais NK603, al Roundup, a entrambi o al caso.

Prof Maurice Moloney, del Rothamsted Research, centro che studia gli OGM in UK, sottolinea come la presentazione dei tumori, tramite foto piuttosto impressionanti (immagine sotto), non tenga conto dei tumori “naturali” dei controlli. Si dovrebbe infatti confrontare lo stesso tumore nel controllo e nel trattato per analizzare eventuali differenze, invece sembra che nel controllo tali tumori non si sviluppino.

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Ombre politiche


Gerry, mi fermo qui. Anzi no. Per quale motivo un team di ricercatori se ne esce con un un simile paper che ti stronca la carriera? Publish or perish? Vogliono forse intraprendere la carriera televisiva in qualche reality tipo “La Fattoria”?

E’ evidente che c’è qualcosa dietro ed è questo che mi fa inca22are come un’ape. L’incapacità viene facilmente smascherata e corretta (si ripeterà questo studio con un’impostazione scientifica e statistica migliore, smentendo questo paper) ma quando la ricerca è al servizio di interessi privati viene tradita tutta la comunità scientifica e l’umanità stessa.

Si esce dal campo della scienza e si entra nella politica. D’ora in poi si naviga a vista seguendo congetture e sensazioni.
Vorrei catalizzare l’attenzione sul profilo scientifico del capo della ricerca, l’”ultimo nome” del paper, tal Dr Joël Spiroux de Vendomois. Leggendo il suo profilo si evince che è Doctor of Medecine, Homeopathy and Acupuncture Diploma, bla bla bla.
Homeopathy… ti piace trollare facile? Bonsci bonsci bon bon bon.
Abbiamo uno studio che dimostra gli effetti di qualcosa (mais GM o erbicida?) dosaggio-INdipendente condotto da un omeopata. Possiamo concludere che se diamo ai ratti un kg di Roundup o una goccia diluita in una tonnellata d’acqua otteniamo la stessa incidenza di tumori… Vabbè questo era un’assist alla Pirlo.

E il “primo nome” (cioè il curatore materiale di tutta la ricerca)? Gilles-Eric Seralini. Tale personaggio è noto nell’ambiente per essere un agguerrito contestatore degli OGM, nonché per alcune sue visioni un po’ personali e di Voltaire, e del metodo statistico, per il quale è stato anche richiamato dall’EFSA:

The EFSA (2007) statistical assessment concluded that the assumptions underlying the statistical methodology employed by Séralini et al. (2007) did not hold and therefore would lead to an excess of spurious significant results; the Monod and EFSA analyses confirmed this.

Seralini è stato inoltre finanziato da Greenpeace in passato, e sappiamo che Greenpeace odia gli OGM come un cactus nelle mutande.
Tra i promotori di questo articolo si annovera invece la The Sustainable Food Trust, che è collegata alla Soil Association, l’associazione degli agricoltori biologici inglesi.

Dicevamo: politica.
Vi siete resi conto del polverone che questo pezzo di carta igienica ha sollevato? Subito dopo la pubblicazione di questo paper, senza nemmeno aspettare conferme indipendenti, è esploso un sussulto delle varie associazioni anti-OGM, soprattutto in Europa. In Europa nel 2009 il mais NK603 è stato dichiarato dalla European Food Safety Agency (EFSA) “as safe as conventional maize”, sulla base anche di oltre 300 studi scientifici. Di conseguenza può essere importato e commercializzato, ma non coltivato (in Europa SOLO il mais MON810 Monsanto e la patata Amflora BASF possono essere coltivati, anche se molti Paesi portano avanti una politica di ostruzionismo verso la coltivazione di varietà GM).

Questo studio è stato impugnato da diversi politici per fare pressioni sull’EU per inasprire ulteriormente le politiche di prevenzione verso gli OGM in Europa.
Ad esempio il ministro dell’agricoltura francese Stephane Le Foll, quello dell’ecologia Delphine Batho e della sanità Marisol Touraine hanno chiesto alla National Agency for Health Safety (ANSES) di portare avanti ulteriori studi per confermare/smentire questi dati, per prendere eventualmente provvedimenti al fine di tutelare la salute umana e animale. Mi sta bene.

Ma associazioni e politici citano questo studio come verità assoluta, in quanto peer-reviewed. Ora, sebbene il peer-reviewing sia sinonimo di garanzia di qualità di un paper, questo non è vero in assoluto e non garantisce al 100% l’affidabilità e la riproducibilità dei risultati (non sto qui a soffermarmi sulle falle del sistema, reti di amicizie, visioni politiche degli editori, ricerca di fama, favoritismi… Casi rari, ma purtroppo succede). E’ invece proprio la riproducibilità di un esperimento a garantirne l’affidabilità.
Quindi l’EFSA ha chiesto al gruppo di ricerca dell’Università di Caen tutti i dati (non pubblicati) per verificare i test statistici e le conclusioni e, possibilmente, ripetere l’esperimento (meglio, spero). “Sì, ovviamente, eccovi tutto il necessario, saremmo ben felici di collaborare a tutte le conferme sperimentali imparziali del caso, visto anche gli interessi milionari ad esso collegati.” sarebbe stata la risposta corretta. Invece NO. Seralini ha tuonato al Parlamento Europeo:

It’s out of the question that those who authorised (Monsanto’s) NK603 carry out a counter-study of our findings as there’d be a conflict of interest

traducibile liberamente con:

Col quarzo che vi do tutti i dati, perché il vostro (LOL) giudizio è viziato dal conflitto di interessi.

Allucinante. Cioè la Francia sta premendo per il bando di un mais GM sulla base di un pezzo di carta igienica che, nonostante i vizi di forma e la statistica pilotata, non riesce nemmeno a stabilire uno straccio di correlazione tra mais GM e patologie insorte! E NON vuole che l’EU controlli i dati o ripeta gli esperimenti!

Concludo con una nota del Laboratorio di Statistica dell’Uni di Cambridge:

I am grateful for the authors for publishing this paper, as it provides a fine case study for teaching a statistics class about poor design, analysis and reporting. I shall start using it immediately.

Ora, siccome ho speso un sacco di tempo per confezionarvi questo post, mi aspetto un accesissimo flame pieno di omeopati, complottisti, anti-OGM, anti-multinazionali, anti-francesi, anti-UE, anti-anti, ragazzini fuori dal mio prato OGM… Vado a farmi la polenta…

Le fonti sono tutte sparse nel testo.
Il paper non è open access, ma cercando su google lo si trova.
Tutto il post è stato ispirato da un articolo di Forbes, dal quale ho attinto a mani basse.

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