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Albert Fish, il Dolore e la Pazzia

9 anni fa

15 minuti

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Autunno del 1934, New York City. Il detective William F. King studia ancora una volta tutti i particolari di un fascicolo aperto da sei anni, riguardante il rapimento di una bambina di 10 anni di nome Gracie Budd.

Ciò che io faccio è giusto, altrimenti Dio avrebbe mandato un angelo a fermare la mia mano, come fece a suo tempo con il profeta Abramo.

Tutti gli altri suoi colleghi hanno rinunciato da tempo, il caso è su un binario morto, eppure non demorde. Spinto dall’istinto, il 2 novembre fa pubblicare sul giornale un articolo che recita:

Il mistero del rapimento di Gracie Budd, otto anni, risalente a sei anni fa, sta per essere risolto dagli investigatori.

Accade l’incredibile, la mano misteriosa dietro al rapimento compie un gesto che lo tradisce: invierà una lettera alla famiglia della vittima.

Subito la speranza si riaccende, e ripartono le indagini: sulla busta è stampato un minuscolo marchio, recante le lettere N, Y, P, C, B, A, ovvero New York Private Chauffeur’s Benevolent Association.

Quando tutto sembra perduto, il custode si fa avanti.

Ci si precipita alla sede, si esegue un test della scrittura per trovare chi ha scritto il testo della lettera, ma non si otterrà nessun riscontro. Quando tutto sembra perduto, il custode si fa avanti, e confessa imbarazzato di aver rubacchiato delle buste anni addietro, e di averle successivamente lasciate al suo vecchio appartamento.

Ci siamo, la polizia continua ad indagare arrivando alla casa indicata dal custode: viene subito interrogata la padrona, che darà alla polizia il nome di un uomo che si fa chiamare Albert Fish. Ha soggiornato in quell’appartamento negli ultimi due mesi, e ha lasciato istruzioni alla padrona di ritirare la propria posta, attendendo del denaro dal proprio figlio, e di avvertirlo di conseguenza.

13 dicembre. La padrona di chiama avvisa la polizia del ritorno di Fish. Si precipita all’appartamento, la polizia fa irruzione, Fish reagisce, brandendo un rasoio per difendersi. In questi secondi, King e Fish si studiano, e la vista di quest’uomo anziano con grandi baffi grigi un po’ trascurato, fa sicuramente pensare alla sua storia, ai suoi crimini, alle nefandezze descritte nella lettera.

 

 

L’infanzia travagliata

Hamilton Howard Fish nasce il 19 maggio 1870 a Washington in una famiglia completamente disordinata: un fratello è un alcolizzato cronico, un altro è frenastenico, una sorella è colpita da un imprecisato morbo mentale e la madre ha spesso allucinazioni visive e uditive. Il padre, unico elemento che si distingue dal resto della famiglia, morirà nel 1875, lasciando i propri cari in gravi situazioni economiche. Hamilton verrà quindi messo in orfanotrofio, lasciato al suo destino.

Punito severamente con dure pene corporali, Fish inizierà a notare una strana sensazione di piacere pervaderlo nei momenti in cui il dolore si fa sempre più intenso.

Recuperato nel 1879 dalla madre, comincerà una nuova vita, ottenendo di cambiare il nome con quello di un suo defunto fratello, Albert, per evitare di essere preso in giro come in orfanotrofio ( Hamilton= Ham & Eggs, prosciutto e uova).

Albert Fish svilupperà personali inclinazioni sessuali, incominciando a frequentare un ragazzo nel 1882, ed a passare i fine settimana spiando i ragazzi nei bagni pubblici.

 

 

Finalmente uomo

Nel 1890 Fish si trasferisce a New York, dove per guadagnare qualcosa si scopre un bravo decoratore d’interni di giorno, e gigolò di notte. Nonostante tutti gli uomini che frequenta, nel 1898 la madre riuscirà a combinargli un matrimonio, con una ragazza di 19 anni da cui avrà ben sei figli. Ma qualcosa non funziona,perchè anni dopo la moglie fuggirà per amore portandosi via tutti i mobili di casa e lasciandolo solo con la propria prole.

Tentando di racimolare qualche soldo, commette qualche piccolo crimine, tra cui un’appropriazione indebita per cui verrà arrestato e condotto a Sing Sing, nel 1903. Fish inizia già a dare segni di cedimento mentale, voci riferiscono addirittura di una permanenza in un manicomio per un certo periodo.

Una volta fuori, viaggia spesso, alla ricerca di incarichi per il suo impiego. Senza una donna e senza famiglia, ricomincia a frequentare bordelli provando ancora attrazione per numerosi uomini, e sperimentando delle mortificazioni fisiche, identificando le proprie perversioni nel dolore, proprio od altrui.

Gia fin da prima del proprio matrimonio Fish ha passione per i fanciulli, avvicinandoli e a volte violentandoli. Il tutto passa genericamente inosservato, per la paura e l’imbarazzo dei piccoli di confessare.

Ma presto andrà oltre: nel 1910 uccise Thomas Bedden, un ragazzo di Wilmington, e nel 1919 a Georgetown accoltellò un altro ragazzo, un ritardato mentale.

 

 

Frank Howard e la famiglia Budd

Gli anni passano, come si accumulano gli scheletri nell’armadio, e nel maggio 1928 Fish noterà un’interessante inserzione sul giornale:

Giovane uomo, 18, desidera impiego nel paese. Edward Budd, 406 West 15th Street.

Il giovane disoccupato vive con la famiglia e non vede l’ora di poter contribuire al magro bilancio, e spera veramente di trovare un fretta un lavoro.

Il destino gli busserà alla porta, dove si presenterà Frank Howard, un coltivatore di Farmingdale, del Nord Island. Aspettando che Edward rincasi, spiega alla madre del ragazzo, Delia, il motivo della sua visita.

Le sue proprietà agricole hanno bisogno di nuovi braccianti, perchè i suoi dipendenti ormai sono vecchi e non più adatti ad un duro lavoro.

La donna è visibilmente colpita dall’eleganza e dal bell’aspetto dell’uomo, e si rasserena pensando che il figlio sia affidato a buone mani.

Di ritorno con un proprio amico, Willie, viene presentato al signor Howard che proporrà il lavoro anche all’amico, dopo aver posto ad entrambi qualche domanda e ad aver misurato la loro forza.

Il colloquio è positivo, e annuncia che qualche giorno dopo sarebbe tornato per portar con sè i due giovani a Farmingdale.

Il 3 giugno Frank Howard porta in regalo alla famiglia delle fragole e del formaggio fatto in casa, e i suoi ospiti lo convincono a fermarsi a pranzo.

A tavola scoprirà l’esistenza di una sorellina di 10 anni, Gracie, una graziosa bambina educata che colpirà Howard, al punto di rimandare il primo giorno di lavoro dei due giovanotti per portare la ragazzina alla festa di compleanno della nipotina; la famiglia inizialmente è riluttante, ma l’uomo li convince che saranno di ritorno per le 21, e poi potrà prendere i due giovani con sè.

Dopo pranzo, accordatisi per le 21, Frank Howard si congeda con a fianco la piccola Gracie Budd, per portarla alla festa della propria nipotina.

Nessuno avrà più loro notizie; Non è mai esistito nessun Frank Howard, nessuno soggiorna all’hotel indicato, e non esiste nessun proprietario terriero a Farmingdale.

Verrà arrestato, un tale Charles Edward Pope, su accusa della moglie mitomane, che sconterà 108 giorni di carcere fino al 22 dicembre 1930, quando verrà riconosciuto estraneo alla vicenda. Il caso è ancora aperto, e William F. King non si da per vinto, facendo pubblicare un articolo il 2 novembre 1934, sperando che il colpevole faccia un passo falso.

 

 

La cattura e le confessioni

E lo compie. Siamo di nuovo nella cucina dell’appartamento dove Fish stra tranquillamente prendendo il thè con la padrona di casa, che ha appena avvertito la polizia. L’irruzione, un’attimo di stupore, e poi il contrattacco: Fish brandisce un rasoio e minaccia gli agenti, ma ne usciranno tutti illesi.

In centrale, Fish crollerà, e confesserà senza emozione che il contenuto della lettera corrisponde alla sorte reale della piccola Gracie Budd.

Cara Signora Budd. Nel 1894 un mio amico, John Davis, s’imbarcò come addetto al ponte sulla Steamer Tacoma. La nave salpò da San Francisco per Hong Kong, Cina. Arrivati lui ed altri due sbarcarono e andarono a bere. Quando ritornarono la barca era partita. A quell’epoca c’era la carestia in Cina. Carne di ogni tipo per $1-3 a libbra. Era così grande la sofferenza tra le persone molto povere che tutti i bambini sotto i dodici anni venivano venduti per cibo allo scopo di evitare di far morire di fame gli altri. Un ragazzo o una ragazza sotto i quattordici non era al sicuro in strada. Potevate andare in qualsiasi negozio e chiedere una fetta, una braciola o uno stufato di carne. Parti del corpo nudo di un ragazzo o di una ragazza sarebbero state messe in evidenza e il pezzo che volevate sarebbe stato tagliato. Il posteriore di un ragazzo o di una ragazza è la parte più dolce del corpo ed era venduta come costoletta di agnello accompagnata dal prezzo più alto. John rimase lì così a lungo che acquisì il gusto della carne umana. Al suo ritorno a N.Y. rubò due bambini, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò a casa sua, li spogliò e li legò nudi in un armadio a muro. Poi bruciò ogni cosa avessero addosso. Molte volte, giorno e notte lui li sculacciava, li torturava, per rendere la loro carne buona e tenera. Uccise per primo il ragazzo di undici anni, perché aveva il culo più grasso e di certo più carne su di esso. Ogni parte del suo corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e le budella. Fu arrostito nel forno (riempito dal suo culo), bollito, grigliato, fritto e stufato. L’altro ragazzino fu il prossimo, andò allo stesso modo. All’epoca, vivevo al 409 E 100 St., lato destro. Lui mi disse così spesso quanto era buona la carne umana che decisi di provarla. La domenica del 3 giugno 1928 vi chiamai al 406 W 15 St. Vi portai delle conserve di formaggio e di fragole. Cenammo. Grace si sedette sul mio grembo e mi baciò. Immaginai nella mia mente di mangiarla. Con la pretesa di portarla ad una festa, diceste che poteva andare. La portai in una casa vuota a Westchester che io avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori da campo. Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l’avessi fatto il suo sangue sarebbe finito su di loro. Quando tutto fu pronto andai alla finestra e la chiamai. Allora mi nascosi in un armadio a muro fino a che non entrò nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù per le scale. L’afferrai e lei disse che l’avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei calciava, mordeva e graffiava. La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così potevo portare la carne nella mia stanza. La cucinai e la mangiai (N.B. in questa frase Fish si riferisce a Grace utilizzando la terza persona singolare “it”, di genere neutro nella lingua inglese: Cook and eat it). Il suo piccolo, dolce e tenero culo fu arrostito nel forno. Mi ci vollero nove giorni per mangiare il suo intero corpo. Non l’ho scopata anche se avrei potuto se lo avessi voluto. Morì vergine.

La polizia è shocckata, l’uomo che hanno davanti è un mostro. Cos’altro avrà dentro di sè?

La risposta giunge quando un uomo, notando la foto di Fish sul giornale, riconosce un uomo che vide qualche anno prima in compagnia di un ragazzo privo di giacca che continuava a piagnucolare in compagnia di quel vecchio. Il ragazzo venne indentificato come Bill Gaffney, scomparso l’11 febbraio 1927 mentre giocava con un proprio amico sulla veranda di casa: il suo piccolo amico venne ritrovato illeso sul tetto dell’appartamento, e quando gli chiesero che fine avesse fatto Billy, questi rispose

Boogeyman l’ha portato via.

Sotto pressione, Fish confessa anche questo delitto:

Lo accompagnai alle fosse di Riker Avenue. C’è una casa solitaria, non lontano da dove l’ho portato. Portai il corpo lì. Spogliatolo e legatogli mani e piedi e imbavagliatolo con uno sporco straccio scelsi la fossa. Poi bruciai i suoi vestiti. Gettai le sue scarpe nella fossa. Poi tornai indietro e presi il tram alla 59 Street delle 02:00 e andai a casa. Il giorno dopo verso le due del pomeriggio, presi gli strumenti, un gatto a nove code (un tipo di frusta). Fatto in casa. Manico corto. Tagliai una delle mie cinture a metà, incisi queste metà in sei strisce lunghe circa sei pollici. Frustai il suo nudo posteriore fino a che il sangue non scorse sulle sue gambe. Tagliai le sue orecchie, il naso, incisi la sua bocca da orecchio a orecchio. Estrassi i suoi occhi. Allora morì. Ficcai il coltello nel suo ventre e tenni la mia bocca vicino al suo corpo e bevvi il suo sangue. Scelsi quattro vecchi sacchi di patate e riunii una pila di pietre. Poi lo tagliai. Avevo una valigetta con me. Misi il suo naso, le sue orecchie e alcune fette del suo ventre nella valigetta. Poi lo tagliai a metà nel mezzo del suo corpo. Appena sotto l’ombelico. Poi le sue gambe, circa due pollici sotto il suo sedere. Misi questo nella mia valigetta con un sacco di carta.
Tagliai la testa, i piedi, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia. Misi questo nei sacchi pesati con pietre, legati alle estremità e gettati negli stagni di acqua melmosa che voi vedrete lungo la strada andando a North Beach. Tornai a casa con la mia carne. Avevo di fronte la parte del suo corpo che mi piaceva di più. Il suo pisellino e i testicoli e un bel piccolo grasso posteriore da arrostire nel forno e da mangiare. Feci uno stufato con le sue orecchie, il naso, pezzi della sua faccia e con il ventre. Misi cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono.

Poi spaccai le chiappe del suo sedere aperto, tagliai il suo pisellino e i testicoli e per prima cosa li lavai. Misi strisce di bacon su ogni chiappa del suo sedere e le misi nel forno. Poi presi quattro cipolle e quando la carne aveva arrostito per circa un quarto d’ora, versai circa una pinta di acqua su di essa per il sugo e misi le cipolle. Ad intervalli frequenti ungevo il suo sedere con un cucchiaio di legno. Così la carne sarebbe stata bella e succosa. Dopo circa due ore, era bella e scura, cucinata da parte a parte. Non ho mai mangiato un arrosto di tacchino buono la metà di quel suo dolce grasso piccolo didietro (“I never ate any roast turkey that tasted half as good as his sweet fat little behind did”). Mangiai ogni bocconcino della carne in circa quattro giorni. Il suo pisellino (little monkey) era una squisitezza come una nocciola, ma i suoi testicoli (pee-wees) non li ho potuti masticare. Li buttai nel gabinetto.

L’11 marzo del 1935 inizierà il processo a Fish. La difesa chiederà l’insanità mentale del proprio assistito, dichiarando che Fish seguiva una missione per conto del signore, che rivelatoglisi, gli diede l’incarico di uccidere dei bambini, per purificare la propria anima.

Nel frattempo, alcuni psichiatri evidenziarono in Fish varie forme di feticismo come coprofagia, urofilia, pedofilia, masochismo. Il medico della difesa, Fredric Wertham, studierà attentamente il caso di Fish, ascoltando impazientemente tutte le confessioni del suo paziente, dichiarando in seguito di non aver mai visto mai un caso disturbato come quello dei Albert Fish.

Dalle sue confessioni, verranno alla luce altri sconvolgenti infanticidi, come quello di Francis Mc Donnel, rapito e portato in un bosco, ritrovato in seguito sotto ad un albero, con le vesti strappate, strangolato dalle proprie bretelle e violentemente percosso prima e dopo la morte.

A Fish verrà negata l’infermità mentale, sua unica ancora di salvezza, e verrà condannato alla sedia elettrica per l’omicidio di una quindicina di persone.

 

 

Fine di un uomo

Quell’uomo con gli eleganti baffi pettinati non esiste più: è stato distrutto dal processo, e la sua figura diventa immediatamente famosa in tutto il continente per alcuni particolari morbosamente curiosi nell’immaginario del pubblico.

Oltre alla crudeltà dimostrata negli infanticidi, che una stima basata sui suoi racconti porta ad un centinaio di assassinii e a circa 400 vittime di molestie, agli episodi di cannibalismo e squartamento delle vittime, colpisce anche l’insana passione per il dolore di Fish: quando interrogheranno i parenti, una figlia racconterà di un gioco che facevano quando lei e i suoi fratelli erano più piccoli: dovevano salire sulle sue spalle, mentre lui era disposto in ginocchio, e fare un numero con una mano; se non avesse indovinato, avrebbero dovuto picchiarlo con un bastone. Fish non indovinava mai, ed esagerava addirittura sul numero delle dita.

I particolari della sua vita si sprecano, e non si sa che validità dare alla sua storia: racconta ininterrottamente di come da giovane fu colpito dalla statua che raffigurava la sezione di un pene eretto, al punto da tentare di castrare un suo amante dell’epoca, di come aveva raffinato il provocarsi continuamente dolore inserendo lunghi aghi nel proprio scroto e nella zona pelvica, fatto documentato in seguito da una radiografia degli increduli e sbigottiti medici.

E molto altro ancora ci sarebbe da dire, ma si sfocerebbe nell’inferno dei NSFW.

Il sadomasochismo di quest’uomo finirà il 16 gennaio 1936, con l’ultimo intenso piacere, da lui definita

la suprema emozione della mia vita.

la morte per la sedia elettrica. Circola la leggenda che gli aghi inseriti nel suo corpo, impossibili da rimuovere, abbiano creato un cortocircuito, obbligando la ripetizione della pena, ma i presenti dichiararono che non successe nulla di particolare.
Prima di morire, disse semplicemente

Non so ancora perché sono qui.

Non sappiamo se si riferisse al pubblico, ai suoi carcerieri o alle voci che lo hanno seguito per tutta la sua incredibilmente violenta vita.

 

Fonti:
Wiki
OcchiRossi

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