Hypnerotomachia Poliphili #LegaNerd
di
alc0r
5

Penso che pochi di voi conoscano questo libro, io personalmente l’ho conosciuto per caso, diversi anni fa, leggendo “Il codice del quattro” (”The Rule of Four” di Ian Caldwell e Dustin Thomason), in cui si indugia (romanzando molto) sul suo aspetto misterioso e “crittografico”.

Successivamente ne ho trovata un’edizione doppia (copia dell’originale + mattone di parafrasi/traduzione in due tomi separati, no il Kindle e gli ebook ancora non esistevano :trollface: ), per curiosità l’ho letto e approfondito (come fanno i verinerd™).

Hypnerotomachia Poliphili (dal greco ’hypnos' = sogno + ’eros' = amore + ’mache' = battaglia; letteralmente “Battaglia d’amore in sogno di Polifilo”) è il titolo di un romanzo allegorico scritto nel 1467 e stampato dal famosissimo tipografo Aldo Manuzio il Vecchio nel 1499.

Rappresenta, secondo i bibliofili e gli studiosi del settore, uno dei libri piu’ belli graficamente, a causa delle quasi 200 xilografie che lo decorano e del font Bembo utilizzato (altro che Comic Sans), piu’ complessi (per la cripticita’ delle allegorie e del linguaggio utilizzato) e misteriosi mai apparsi.

Trama


La storia del libro si svolge nel 1467 e consiste di preziose ed elaborate descrizioni di scene il cui protagonista è Polifilo (dal greco ’polú' = molto + ’philos' = amico/amante, letteralmente “amante di molte cose”), insonne perché la sua amata, Polia (in greco “molte cose”), si è allontanata da lui.

Polifilo viene trasportato in una foresta selvaggia, dove si perde (come Dante nella ben piu’ famosa “selva oscura”), incontra draghi, lupi (no, Targaryen e Stark non c’entrano niente…), fanciulle e meravigliose architetture (descritte minuziosamente), fugge e si riaddormenta di nuovo.

Si sveglia in un secondo sogno, sognato all’interno del primo (in pratica il precursore di “Inception”), durante il quale alcune ninfe lo portano al cospetto dalla loro regina e gli chiedono di dichiarare il suo amore per Polia.
Polifilo dichiara il suo amore e poi due ninfe lo conducono davanti a tre porte (il paradosso di Monty Hall?); Polifilo sceglie la terza e lì vince 1 milione di euro scopre la sua amata e i due sono condotti da altre ninfe in un tempio per la cerimonia del fidanzamento.

Lungo la strada passano attraverso cinque processioni trionfali che celebrano l’unione degli amanti.
Poi Polifilo e Polia sono trasportati all’isola di Citera su un’imbarcazione il cui nocchiero è Cupido; lì vedono un’altra processione trionfale che celebra la loro unione.

La narrazione è interrotta, si inserisce una seconda voce, quella di Polia, che descrive l’erotomachia dal suo punto di vista.

Quindi riprende il racconto di Polifilo.

Polia respinge Polifilo, ma Cupido le appare in sogno e la costringe a tornare da Polifilo, svenuto come morto ai suoi piedi, e riportarlo in vita con un bacio (“Il bello addormentato”?).
Venere benedice il loro amore e gli amanti finalmente sono uniti, ma quando Polifilo sta per prendere Polia tra le sue braccia, Polia si dissolve nell’aria e Polifilo si sveglia (citazione del mito di Orfeo ed Euridice).

Inizialmente anonimo, è stato attribuito a diversi autori tra cui lo stesso Manuzio, Leon Battista Alberti (per le architetture descritte minuziosamente), Giovanni Pico della Mirandola (per l’erudizione necessaria per le migliaia di citazioni presenti) e Lorenzo de Medici; le xilografie, anch’esse anonime, vengono attribuite ad Andrea Mantegna.

Successivamente si é scoperto che le iniziali di ogni capitolo (riccamente decorate) formano l’acrostico “POLIAM FRATER FRANCISCVS COLVMNA PERAMAVIT” (traduzione dal latino, “fratello Francesco Colonna amò intensamente Polia”), attribuendo lo scritto ad un tal Francesco Colonna e portando a restringere la ricerca ad un Francesco Colonna, frate domenicano vissuto a Venezia (quindi conterraneo di Manuzio), oppure ad un altro Francesco Colonna, principe romano (considerando anche il fatto che all’epoca stampare un libro non era economicamente una passeggiata), signore di Palestrina dal 1484, affiliato dell’Accademia di Pomponio Leto.

Il testo del libro è scritto in una lingua volutamente difficile, un misto di italiano e latino, ricco di parole coniate da radici greche e latine, oltre a termini ebraici, arabi e geroglifici (non autentici) presenti nelle illustrazioni.

Accennavo anche al mistero che circonda l’Hypnerotomachia.

In primo luogo c’è il mistero dell’autore, come già detto prima, tutt’altro che risolto.

Poi c’è la teoria secondo cui l’intera opera contenga un qualche messaggio cifrato (tesi portata avanti ne “Il codice del quattro”) da ricercare sia nelle xilografie, sia nel testo vero e proprio e la scoperta dell’acrostico suffraga questa ipotesi: ricordate che nel periodo in cui è stato scritto e pubblicato le idee “nuove” non erano ben viste da certe “caste” (religiose in particolar modo) e i pensatori dovevano trovare modi per sfuggire alla censura…

Curiosità:


– Lo psicologo Carl Jung ammirava il libro, pensando che le immagini oniriche in esso contenute precorressero la sua teoria degli archetipi.
– Ne “La Misteriosa Fiamma della Regina Loana” di Umberto Eco, il protagonista smemorato Giambattista “Yambo” Bodoni si é laureato con una tesi sull'”Hypnerotomachia Poliphili”.
– E’ citato all’inizio de “La Nona Porta”, di Roman Polanski con Johnny Depp, del 1999.

Link:
Versione pdf scaricabile
Versione txt scaricabile
Scan HD

Fonti:
– Wikipedia ENG e ITA
MIT Press
Per le xilografie

Aree Tematiche
Filosofia Grafica & Design Libri Storia
Tag
giovedì 12 gennaio 2012 - 10:32
Edit

Lega Nerd Podcast

Lega Nerd Live

LN Panic Mode - Premi "P" per tornare a Lega Nerd