Guida al Flaming

10 anni fa

6 minuti

Il flaming è contrario alla netiquette, ed è uno degli strumenti utilizzati dai troll per attirare l’attenzione su di sé e disturbare l’interazione del gruppo.
– Wikipedia

Come scatenare un flame


[ovvero: “Come on baby, light my fire”]

In una qualsiasi comunità virtuale (forum, chat, blog, liveblog, facebook… non fa differenza) ci sono tantissime occasioni in cui è possibile accendere un flame, ma ce ne sono alcune che si ripetono con una frequenza talmente elevata da meritarsi un’attenzione tutta particolare; ecco quelle garantite dall’associazione T.R.O.L.L. (Terribilmente Rompicazzo e Orgogliosi di Ledere Liberamente):
– Tirare in ballo questioni facilmente infiammabili: religione, politica, etc…
– Tirare in ballo questioni in cui l’utente medio si identifica inevitabilmente O tra i fanboys, O tra gli haters: microsoft vs apple, vegetariani vs onnivori, etc…
– Far leva sull’annosa questione utente anziano vs utente niubbo: utilizzata indistintamente da entrambi gli schieramenti di utenza;
– Insultare un utente sul personale, deviando di punto in bianco la discussione su qualcosa che egli ha fatto/detto in passato all’interno della comunità;
– Firmare un articolo col nick “Abbo”;

Come evolve un flame


[ovvero: “Let it be”]

Normalmente un flame segue steps predefiniti, con davvero poche varianti:

1) Un utente (chiamiamolo X) pubblica/condivide qualcosa (un concetto, una frase, un video, un’immagine…)

2) Un altro utente (detto Y) esprime la sua opinione in merito (quasi sempre una critica) che può avere diversi gradi di disapprovazione. In ordine crescente di avversità sono frasi del tipo:

-1- Beh guarda, rispetto la tua opinione ma non credo che sia così semplice
-2- Oddio, forse la questione non è tutta qui.. ti pare?
-3- Secondo me non conosci l’argomento di cui parli
-4- Prima studia come si deve e informati a dovere, poi ne riparliamo
-5- NEIN NEIN NEIN!! (o un altro insulto qualunque: “Sei un coglione“, “Hai il cervello su per il culo“, “E’ arrivato lo Sgarbi de no’antri“, etc…)

Ora, a seconda di quale è il livello di partenza il flame segue strade diverse e traiettorie multiformi, arrivando a conclusioni che passano dal “volemose bbene” al “ti cancello dagli amici” ma in ogni caso le tappe per arrivare alla conclusione sono sempre le stesse: vediamole da vicino!

3) L’utente X risponde immancabilmente alla provocazione (più o meno volontaria) dell’utente Y e si aprono le danze: a seconda che partecipino solo i due diretti interessati o che, al contrario, anche altri utenti “joinino” la causa, la durata del flame varia da un minimo di un’oretta ad un massimo di un paio di giorni ma, immancabilmente, il carburante di un flame (cioè il fattore che determina quanto può andare avanti) è il livello di iterazioni reciproche scambiati tra i vari partecipanti: recenti ricerche delle maggiori università americane e coreane confermano che come stima accettabile si possano attribuire ad ogni partecipante al flame 100 punti e che, ad ogni sua “mossa” egli ne utilizzi da 1 a 5 a seconda del livello di risposta tirato in ballo: facendo riferimento ai 5 livelli precedenti (alcune università indiane e cinesi insistono che con 10 livelli si avrebbe un’accuratezza ancora maggiore, ma la sostanza resta la stessa) ogni utente ha a disposizione -prima di stancarsi- centinaia di combinazioni che variano da un massimo di 100 interventi pacati (da un punto l’uno) ad un minimo di 20 interventi pesanti (ognuno vale 5 punti).

A questo c’è da aggiungere un ultimo fattore dato dalla possibilità (che le università scandinave non prevedono) che un utente “ricarichi” i suoi colpi tramite l’approvazione degli altri partecipanti (lurker o meno): è una specie di circolo vizioso virtuoso originato dal plauso ricevuto da un utente, grazie ad un intervento particolarmente sagace e/o brillante, che a seconda della verve può ricaricare fino ad un massimo di 10 punti flaming all’utente che lo riceve.

E’ evidente quindi che la gaussiana del flame prevede, con una frequenza di 1 su 10.000, anche flame dalla durata di mesi e mesi: sono necessari però diversi fattori cruciali, quali ad esempio la presenza di un argomento “nuovo”, su cui nessun utente abbia il timore di dire una cosa trita e ritrita; inoltre sembra necessaria la presenza contemporanea di almeno due “capi-branco” (uno per schieramento) che contribuiscano a mantenere sempre alto il morale della propria fazione, anche quando questa subisca colpi pesanti da parte degli “avversari”; ultimo fattore (importante ma non necessario) è la presenza occasionale di qualche utente che mantenga viva l’attenzione sugli errori grammaticali, logici, sintattici, fungendo da catalizzatore per la rabbia collettiva.
(Da queste ultime righe dovrebbe risultare evidente il parallelismo, sottolineato per la prima volta dalla sociologia evolutiva, che intercorre tra il flaming e la guerra di logoramento)

Come si spegne un flame


[ovvero: “Don’t feed the trolls”]

Per smorzare i toni di un flame si può procedere nei modi seguenti:
– Far intervenire un moderatore/amministratore che chiuda la discussione o metta un freno ad essa
– Attendere che qualcuno nomini Adolf Hitler e tirare in ballo la legge di Godwin
– Distogliere l’attenzione di tutti linkando una bella foto/sito/video di tette (più sono sode/unte e maggiore è la possibilità di riuscita)
– Urlare “Al lupo al lupo” (anche se “Al troll al troll” sarebbe più adatto) e prendersi una valanga di insulti da tutti facendo la figura di quello che scaglia il sasso e nasconde la mano

(si noti che quelli appena elencati sono TUTTI i metodi riconosciuti validi dall’associazione T.R.O.L.L.: sembra infatti che escogitare un metodo nuovo per estinguere un incendio virtuale sia ricompensato col primo nobel per l’informatica, avente la dicitura “Per l’enorme contributo dato al progresso della solidarietà virtuale”)

Riflessioni Finali


[ovvero: “Don’t stop me now, I’m having such a good time.. I’m having a ball!”]

I flame sono parte integrante di una comunità virtuale:
– Un flame è una sorta di valvola di sfogo per tutte le tensioni virtuali che si accumulano tra gli utenti di una community;
– Essere il bersaglio di un flame è una sorta di “rito di iniziazione” che rende tanto più duraturo il legame ad una comunità virtuale quanto più è stato tremendo l’incendio (si osservi il parallelismo con i “riti di iniziazione” dei college americani e delle loro confraternite);
– Partecipare ad un flame on-line è un po’ come partecipare ad una tranquilla scazzottata in qualsiasi luogo reale: esserci stato vuol dire poterlo raccontare (al misero prezzo di un occhio nero);

Approfondimenti:
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