Una breve guida alla musica Klezmer, capitolo II

11 anni fa

7 minuti

Buongiorno, bischeri! Ecco qui il secondo capitolo della breve e superificale e tutto sommato non pretenziosa guida alla musica Klezmer!

Se qualcuno lo avesse perso, può trovare qui il primo articolo. Cosa dire? I commenti son stati favorevoli, l’interesse sembrava esserci, ed insomma una bella soddisfazione, come primo articolo. Potrei sentirmi commosso, ma son troppo pigro per muovermi adesso.

Orsù, andiamo a cominciare!

Musici erranti e strumenti “giusti”

Per chi volesse godersi con calma il testo, c’è questo simpatico link. Per chi invece volesse godersi una versione più godibile, c’è un video non embeddabile che però merita mooolto di più, nonostante questo qui sopra sia tratto dall'omonimo e “famoso” film, pietra miliare nella strada verso una moderna espressione della cultura degli ebrei in esilio.

I musicisti -detti klezmorim- in seno a questo popolo migrante, non potevano essere altro che migranti e pronti a spostarsi e a mutare le proprie abitudini, almeno in parte, per integrarsi ora in questa, ora in quella nuova realtà. Gli strumenti musicali in primis devono rispondere a tali necessità: in Ucraina, fino al diciannovesimo secolo, ai musicisti di strada erano proibiti strumenti troppo rumorosi. I primi klezmorim si specializzarono nell’uso del violino, accompagnato dal cimbalone o dulcimero a martelletti -o come cavolo si traduce in italiano tzimbl- mentre la sezione ritmica era affidata a piccole percussioni da tenere a tracolla. Più tardi, intorno al 1855, Alessandro II zar di molte o quasi tutte le russie eliminerà questo divieto, estendendo la propria bonomìa al punto tale che gli ebrei potevano essere arruolati nell’esercito. La cosa risultò talmente incredibile, per i poveri ed emarginatissimi ebrei russi, che molti di loro dovettero essere infilati a suon di botte nella divisa. Con tutto questo, i klezmorim aggiunsero alla propria strumentazione molte percussioni e gli ottoni, tipici delle bande militari.[more]

Il piccolo ebreo Schmuel è stato arruolato, come molti altri poveracci, nel glorioso esercito russo. Il partito non può pretendere meno che la vita da questi disperati, e ci si aspetta dunque che difendano col proprio corpo la santa madre Russia. Per assicurarsi il risultato, Schmuel e compagni sono stati mandati al fronte senza un briciolo di preparazione… Dopo aver trascorso due giorni infami in una trincea fangosa e malsana, giunge il segnale dalle sentinelle: il nemico attacca! «Fuoco, disgraziati! Fuoco! Fatela vedere a questi porci capitalisti di cosa è fatto un vero russo! Fuoco, fuoco, fuoco!». Schmuel allora si sporge timidamente dalla trincea, alza il fucile, e spara in aria mentre attorno a lui piovono piombo e sangue. Il sergente, già paonazzo per la concitazione, gli strappa di mano il fucile: «cosa combini, cretino? Come pensi che si usi un fucile?» e svelto spara due o tre colpi contro al nemico. «Tieni, cretino, imbraccia questo fucile con orgoglio e fai come me!». Il piccolo Schmuel è atterrito: «Ma, signor sergente… se sparo così basso… c’è il rischio -Dio ci scampi!- di colpire qualcuno in un occhio!»
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Se per forza i nostri musici da strada avevano imparato a usare gli ottoni, è vero che per amore avevano imparato a conoscere altre culture, ed in particolare avevano simpatizzato con gli altri pretendenti al titolo di popolo più bastonato d’Europa: i Rom. La musica tzigana è stata ed è un po’ una sorella della musica klezmer, pur mantenendo dei caratteri ben distinti e riconoscibili (ma magari ne riparliamo nella prossima parte, quella più “musicale”). Di certo c’è che entrambi questi generi hanno condiviso le fonti di ispirazione, il carattere nomade, la funzione di rafforzare un’identità a rischio di estinzione, anche violenta. Per capire quale sia il dialogo, basta tornare al primo video del primo capitolo di questo articolo: un’improvvisazione che ha la forma di un duello, dove le due “correnti”, dopo un inizio a botta e risposta, si fondono, portando non solo i ballerini, ma anche i musicisti a mescolarsi, con gran sorpresa per il povero rabbino. Tra l’altro: qualcuno sa mica che accidente di lingua parlano, nella versione da me linkata?

Ma uno degli amori più grandi, per i klezmorim, è stato il clarinetto!

Inizialmente bandito dai precursori dei decreti antirumore -con una sfumatura cinetico/razzista* della quale oggi abbiamo saputo fare a meno- -quasi sempre a meno- il calrinetto diventa lo strumento preferito da molti musici di strada: è leggero, non richiede nemmeno una tracolla, si può rappezzare con poco e molte parti sono sostituibili con un minimo di ingegno, è smontabile e non ha paura di viaggiare. E soprattutto, è in grado di piangere, di ridere e di singhiozzare, come il violino e forse più del violino. Andate al terzo minuto di questo video, e godetevi il vecchietto. Che volendo è Andy Statman, uno dei mostri sacri del genere, e che merita una menzione anche solo per la barba.

Spero che, là fuori, ci sia almeno un clarinettista che abbia pensato “il mio maestro mi ucciderebbe, se suonassi così”.

È Lamerica, figlio, Lamerica!

L’ultimo grande passo -che coincide col primo grande passo- della musica klezmer è stato quello, lungo e tormentato, col quale i musicisti hanno attraversato in massa l’altlantico, e si son ritrovati negli states. Nella terra di Colombo, come viene denominata in alcune canzoni, il klezmer fiorisce, trova una sua vera identità, e da musica di strada, popolare, diventa un genere vero e proprio. E un genere importante, non di meno. Tra gli inizi e la metà del 1900, l’attività di questi settori emarginati e poveri, con la voglia di emergere e una cultura tutta nuova da proporre, influenzerà moltissimi grandi musicisti (vi dicono niente nomi come Goodman e Gershwin?).

Ma non solo musica: negli States gli immigrati son trattati, come in altri paesi sedicenti evoluti, a pesci in faccia. Ed il pesce era tradizionalmente prerogativa delle classi povere (il che non significa certo che oggi come oggi si sia tutti poveri, nel caso passando davanti a un listino prezzi di ristorante specializzato veniste colti dal dubbio). Però, a suon di omega 3 dicasi 3, molti son riusciti ad emergere, e tra i molti sicuramente gli immigrati di origini ebraiche, come potete verificare chiedendo al vostro vicino di casa razzista e raffinato cultore di storia e storiografia. Ed emergendo, han potuto far conoscere alcune cosette qui e là, ed ogni tanto mettere a segno qualche bel colpaccio. E non parlo dei molti registi ed attori di hollywood dal nome o cognome bizzarro -ma se ne potrebbe parlare a lungo- parlo di un musical che ha fatto storia, e che viene puntualmente rappresentato in diverse lingue, paesi, teatri, eccetera eccetera: Fiddler on the Roof. Obbligatorio correre su youtube e cercarsi chicche come If I where a rich man! Anche i testi sono interessanti, e seppur molto “Brodway” per un’audience raffinata e cool come quella di noi altri d’oggi, resta molto bellino. Ne han fatto anche un film che potete scaricare, quindi non avete scuse.

In questo calderone la musica klezmer prende le sue ultime connotazioni “moderne”, e si prepara a tornare in gran spolvero in Europa, ma anche, come avete già visto nel secondo video, a raggiungere nuovi territori.

[more]Ci lasciamo con una curiosità importante per noi italiani: ricordate quella canzoncina che un tal Santoro canticchiava parecchio tempo fa in diretta tivvù? Beh, se non ve la ricordate, sentite se la riconoscete qui. A quanto pare, qualche bandista italiano di inizio secolo è tornato in patria, dopo aver condiviso le durezze della migrazione negli States con qualche amico di tal Mishka Ziganoff: fisarmonicista, cristiano, e non di meno klezmorim della prima ora.[/more]

Ci sentiamo per l’articolo più musicale: sonorità, testi, fonti originarie e parecchia musica da cliccare. A presto!

*qualcuno l’ha capita, la battuta sul divieto con sfumature cinetiche?

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