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Il primo pc della storia: la Perottina

10 anni fa

5 minuti

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Il 26 Giugno su History Channel ci sarà l’anteprima mondiale del documentario “Programma 101 – Memory of the Future” realizzato da Alessandro Bernard e Paolo Ceretto, di cui vedete il promo nel video sotto.

Cos’è “Programma 101”? Il primo pc della storia, definito già allora “the first desk top computer”.

 

 

Come per la storia di Federico Faggin tutto nasce nell’Aprile del 1957 all’Olivetti. L’Ingegner PierGiorgio Perotto viene spedito a Barbaricina (PI) nel laboratorio di ricerca sull’elettronica dove si stava iniziando a costruire l'Elea 9003 e si mette a modellare la consolle di questo calcolatore con lima e martello. Vista la qualità del lavoro Mario Tchou, il capo del laboratorio, decide di metterlo a progettare un convertitore di schede perforate da presentare alla Fiera di Milano del 1958: questo progetto garantì in qualche modo l’esistenza del centro di ricerca, messo alle strette dalla scarsità di risultati.

Nel 1959 finalmente è pronto il calcolatore tanto atteso, ma, come una sorta di vendetta, quel piccolo laboratorio diventa la Divisione Elettronica e viene trasferito a sud di Milano, a Borgolombardo; nel 1962 un nuovo trasferimento a Pregnana Milanese, causato dalla morte di Adriano Olivetti; nel 1964 un accordo con la General Electric da’ il controllo della divisione elettronica a quest’ultima -e nel 1968 comprerà la quota dell’Olivetti- ma Perotto si oppone fermamente quando ne ha la possibilità e la nuova società lo molla alla Olivetti pur facendolo restare nel laboratorio di Pregnana: si crea così una cortina di ferro tra quei 4 o 5 dipendenti da Perotti e i restanti della GE.

Le realtà aziendali erano separate tra uffici e centri di calcolo.

In quegli anni i grandi calcolatori a transistor richiedevano una grande dedizione e specializzazione nell’utilizzo di quella macchina specifica, tanto che le realtà aziendali erano separate tra uffici e centri di calcolo: gli uffici consegnavano una richiesta di elaborazione e ricevevano i risultati. Per calcoli interattivi l’unica possibilità era quella di usare calcolatrici meccaniche e pregare di non fare errori (una calcolatrice meccanica ci metteva 50 secondi a fare una moltiplicazione).

Tra il 1962 e il 1964 prende forma l’idea di una macchina personale che eseguisse i calcoli ma richiedesse poche competenze specifiche all’utilizzatore e che fosse di dimensioni paragonabili ai prodotti da ufficio già disponibili.

Con i pochi collaboratori fidati a disposizione, la macchina iniziò a prendere forma: un antenato dei floppy disk, detto ‘cartolina magnetica’, fu usato come memoria permanente; i componenti, per i quali furono scelti i transistor- furono organizzati in ‘micromoduli’ per facilitare il montaggio; la memoria, non essendo ancora disponibili i semiconduttori, fu creata tramite tecnologie meccaniche e divenne la linea magnetorestrittiva. La stampa e la tastiera furono affidate a Franco Bretti, la struttura generale a Edoardo Ecclesia. Infine venne progettato il sistema di programmazione, costituito da 16 istruzioni (quattro operazioni fondamentali più la radice quadrata, due istruzioni per la stampa e varie istruzioni di salto).

Uno scoglio imponente fu la presentazione alla dirigenza: se Natale Capellaro, creatore della Divisumma 24, rimase convinto dall’esecuzione di un programma simile alla sua macchina, Roberto Olivetti non fu d’accordo sul design, che affidò all’architetto Marco Zanuso. Questo interpretò male i concetti di Perotto, appesantendo e rovinando la macchina: Perotto un’altra volta andò controcorrente e organizzò una soluzione alternativa con Mario Bellini, giovane architetto specializzato, presentando e dimostrando l’unicità di tale soluzione.

Il mondo si stava affacciando all’elettronica, mentre la casa italiana era ancorata alla meccanica

Il mondo si stava affacciando all’elettronica, mentre la casa italiana era ancorata alla meccanica, ed anche per questo la Programma 101, o Perottina, si guadagnò uno spazio sul fondo dello stand dell’olivetti alla fiera delle macchine per ufficio di New York, il BEMA show del 1965. Contro le previsioni del management, i visitatori si affollarono in quello spazietto, tanto da dover organizzare delle file regolate per consentire l’accesso a tutti quelli che volevano sapere come funzionava, quanto costava e quando sarebbe stata disponibile.

Era l’inizio di un successo che portò a venderne dal 1966 44 mila esemplari ad un costo di 3200 dollari americani o 2 milioni di lire di cui il 90% negli Stati Uniti e che fruttò anche 900 mila dollari di risarcimento dalla HP che tentò di copiare la macchina.
Perotti fu nominato direttore generale della Ricerca e Sviluppo solo l’anno dopo, il 1967, ma oramai il vantaggio sui concorrenti era sfumato, e l’Olivetti si trovò a dover rincorrere e solo grazie all’uscita della General Electric dall’informatica nel 1970 potè recuperare parzialmente lo svantaggio.

Ma quella è un’altra storia.

Se nel lontano 1965, alla fiera di New York, non si fosse formata quella coda di gente stupita davanti al piccolo box della Programma 101, forse oggi non ci sarebbe più un’industria informatica in Italia.

Giusto per concludere, diamo qualche numero e qualche informazione

Dimensione 48x61x19 cm
Peso 35.5 kg
Consumo 350 W
Display stampante a 30 colonne su carta di 9 cm
Precisione 22 cifre e fino a 15 decimali
Operazioni somma, sottrazione, moltiplicazione, divisione e radice quadrata
Memoria circa 240 byte
Archivio cartoline magnetiche

 

Funzionava in modalità manuale o automatica (imparava il programma e dopo bastava variare l’input), le cartoline potevano contenere programmi (si era formata una libreria vasta di applicazioni); i registri dati erano 8 da 22 cifre più virgola e segno, ma potevano essere riorganizzati in 11 da 16 cifre, i due registri delle istruzioni potevano contenere 48 istruzioni, ma sfruttando i registri dati si poteva arrivare a 120 istruzioni.

Fonte: Wikipedia, Programma 101 (il libro completo scritto dal Perotto), Wired

Bazinga di @massimognu che ha provato a scrivere l’articolo ma non ci è riuscito, così dovevi fare

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