Disco Music #LegaNerd

Buonasera a tutti gli insonni che ancora vagano per LN a questa tarda ora della notte.
Dato che vi voglio bene vi tengo svegli e su di morale con della buona musica.

La Disco Music nasce dalla musica Rhyhtm&Blues afroamericana, difatti molti indicano Respect di Aretha Franklin come la canzone capostipite di questo genere.
La Disco ha la caratteristica di essere fatta espressamente per il ballo, il testo e gli eventuali significati ad esso annessi scendono in secondo piano.
Ciò la separa nettamente dalle sue origini Rhyhtm&Blues, che comunque si prestava al ballo ma non era il suo scopo principale.

I locali, le disco, entrano in scena come i soli ed unici luoghi del divertimento, ma legati indissolubilmente alla musica.
Negli anni settanta, ci troviamo di fronte a un evidente mutamento della musica afroamericana. Gli arrangiamenti orchestrali diventano un luogo comune, i climi si fanno più romantici e leggeri, il kitsch assurge al ruolo di deus ex machina.
Tutto questo è il riflesso di un benessere sconosciuto nei decenni precedenti, che sembra quasi sedare le istanze di protesta sociale della comunità afroamericana.

Nella metà degli anni ’70 vediamo il passaggio del testimone con la Rhyhtm&Blues che lascia il posto al Funky.
In quel periodo si assiste anche all’ascesa delle future leggende Disco/Funky. Parliamo di personaggini del calibro di Barry White e la sua 20th Century Records, Teddy Pendergrass, K.C. & The Sunshine Band, Pointer Sisters, ecc ecc.

Fino al 1977 la Disco è vivamente apprezzata dal pubblico, ma non riscuote un grande successo in generale. Invece a partire dal 1978 divenne un successo planetario, invadeva la programmazione radiofonica, influenzava la produzione musicale di artisti decisamente rock (Rolling Stones, David Bowie ed Elton John in primis).
Qual era la causa di questo cambiamento repentino?
La stessa causa che portò al successo Elvis negli anni ’50. Affinché un fenomeno musicale afroamericano possa assurgere alla fama mondiale è necessario che dei musicisti bianchi si approprino di quel fenomeno.
E il ruolo di “Elvis degli anni ’70” ricadde sulle spalle dei Bee Gees.

I Bee Gees non erano nati con il fenomeno disco e non possono essere considerati immediatamente artisti Disco.
Fu nel ’75 che Robert Stigwood ebbe la grande idea: ingaggiò il produttore Arif Mardin che confezionò per i Bee Gees l’album Main Course, il singolo Jive Talking li portò in vetta alle classifiche USA.
L’album successivo fu quello dell’esplosione: si intitolava Children Of The World e conteneva il singolo You Should Be Dancing. Album e singolo vendettero milioni di copie in tutto il mondo consacrando la disco music come nuovo fenomeno in tutto il pianeta.

Nel 1978 i fratelli ebbero ben 5 canzoni, da loro scritte, prodotte e/o arrangiate, contemporaneamente nella top ten USA e per 4 settimane consecutive.
Un’impresa che, prima di loro, era riuscita solo ai Beatles e che nessuno è ancora riuscito a ripetere.

Nello stesso periodo Stigwood pensò a un film ispirato al fenomeno Disco. Per la colonna sonora convocò i musicisti disco che lui aveva portato a essere i più venduti al mondo: i Bee Gees. L’album della colonna sonora vendette oltre trenta milioni di copie.
Il film di cui stiamo parlando è -ovviamente- Saturday Night Fever.

Naturalmente i Bee Gees non furono l’unico fenomeno Disco della fine degli anni ’70, fecero la loro comparsa anche gli Earth Wind & Fire, The Ritchie Family, le Labelle, Gloria Gaynor, i Santa Esmeralda e i Village People.

In Europa la Disco music era legata principalmente alle produzioni realizzate, a partire dal 1974, in Germania da Pete Bellotte e Giorgio Moroder.
Vengono prodotti e lanciati sia artisti americani come Donna Summer, che cantanti tedeschi.
Altro produttore tedesco è Frank Farian, artefice del successo dei Boney M.
Dall’Inghilterra proviene invece Dee D. Jackson, dalla Spagna il duo delle Baccara, dall’Olanda gli Spargo e dalla Francia Patrick Hernandez.

Negli ’80 assistiamo all’esplosione della Italo Disco che porterà l’Italia a diventare il più grande esportatore di dance tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, quando la dance italiana influenzerà non solo i protagonisti della scena europea, ma persino i produttori americani.
Come non ricordarsi dei Matia Bazar, di Franco Battiato e degli intramontabili Righeira.

A partire dagli anni ’90 la Disco ha intrapreso inevitabilmente la strada del declino, non poteva reggere il confronto con i nuovi panorami musicali entrati in gioco -Grunge, house, pop- che avevano un effetto maggiore, e un successo maggiore, fra le nuove generazioni.
Qualche stolto dice che la Disco Music è morta, forse è morta la sua controparte terrena, ma il suo spirito non morirà mai.
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sabato 14 maggio 2011 - 5:18
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