Emigranti d’Italia

10 anni fa

4 minuti


Quella settimana l’Atlantico era stato tranquillo, le navi partite dall’Europa dopo il sette aprile avevano raggiunto quelle salpate ai primi del mese, rimaste intrappolate in giornate di tempesta. Così arrivarono tutte insieme, dando vita ad un ingorgo eccezionale, mai visto, creando la data simbolo dell’immigrazione americana: il 17 aprile 1907.

Stanno montando una tendopoli vicino casa mia.
La gente non sembra avere timore di questa novità, mi chiedo cosa direbbero a Preganziol.
Non capisco questo diffuso “razzismo inconsapevole” che serpeggia per l’Italia al sentir parlare di immigrazione. Noi che siamo i “più immigrati di tutti”.
E’ con questo pensiero che mi sono messo a cercare qualche informazione sul nostro passato da immigrati, c’ho messo due minuti.
La mia bocca si è spalancata ed io sono rimasto qualche istante inebetito davanti al monitor : dalla metà dell’ottocento alla meta del novecento 29 milioni di italiani sono emigrati all’estero. WTF!
Non mi immaginavo cifre del genere.
Il 17 aprile del 1907 sbarcarono a Ellis Island, ai piedi della Statuta della Libertà, 11747 persone. Record imbattuto per New York.
Quell’anno approdarono nella terra della libertà un milione e 300 mila persone, 250 mila solo ad aprile.
Ad aspettarli c’erano gli antenati dei nostri CPT. Nell’approfondimento trovate la “selezione” che dovevano affrontare allo sbarco.
Differenze ed analogie con i nostri giorni: adesso non c’è chi viaggia in prima classe.
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Quando le navi a vapore entravano nel porto di New York, i più ricchi passeggeri di prima e seconda classe venivano ispezionati a loro comodo nelle loro cabine e scortati a terra da ufficiali dell’immigrazione.Queste ispezioni erano molto più superficiali tanto da spingere alcuni emigranti, che temevano di non superare le visite più rigorose di Ellis Island, a pagare il più caro biglietto di seconda classe.

I passeggeri di terza classe venivano portati a Ellis Island per l’ispezione, che era più dura. Il traghetto storico Ellis Island veniva usato dal Servizio Immigrazione per trasportare gli immigrati che arrivavano e il personale del centro di immigrazione.Questi traghetti, noleggiati dalle compagnie di navigazione, erano di solito sovraffollati e, per le loro condizioni, potevano tenere a malapena il mare. Ma chi doveva passare per Ellis Island veniva tenuto su queste imbarcazioni senza acqua né cibo per ore.

Gelidi d’inverno e bollenti d’estate, nonché totalmente privi di servizi igienici, è stato calcolato che oltre il 30 per cento dei bambini arrivati a New York sofferenti di una qualche malattia negli anni a cavallo tra Otto e Novecento moriva a causa dell’esposizione al freddo subita durante il pur breve viaggio attraverso la baia.

Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute; (per esempio: pg per donna in cinta; k per ernia; x per problemi mentali) e quindi veniva ricoverato nell’ospedale dell’isola o in quelli di Manhattan e di Brooklyn.

Agli immigrati veniva assegnata una Inspection Card con un numero e c’era da aspettare anche tutto un giorno, mentre i funzionari di Ellis Island lavoravano per esaminarli.

I “marchiati” venivano esclusi dal flusso principale ed inviati in un’altra stanza per un esame più approfondito. In questi casi spesso venivano a separarsi dei nuclei familiari. La natura “industriale” del processo e le difficoltà linguistiche facevano si che non fossero date spiegazioni.

Secondo le registrazioni ufficiali tuttavia solo il due per cento veniva rifiutato, e molti di questi si tuffavano in mare e cercavano di raggiungere Manhattan a nuoto o si suicidavano, piuttosto che affrontare il ritorno a casa.
Fonte


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Col senno di poi:
[more]interessante metodo per capire cosa “l’altra Lega” pensa dell’immigrazione.
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