Quanto è grave la situazione nucleare in Giappone?

12 anni fa

5 minuti

Post su Gizmodo abbastanza interessante che fa un punto della situazione attuale in Giappone, presso gli impianti di Fukushima.

(Libera traduzione e adattamento dall’inglese)

Quanto è grave il problema delle radiazioni in Giappone?

Mentre le autorità sono al lavoro per evitare un crollo completo nello stabilimento di Fukushima Daiichi, una seconda esplosione è avvenuta questa mattina: tre dei quattro reattori nucleari sono ora in gravi problemi di raffreddamento e radiazioni potenzialmente nocive sono già state introdotte nell’ambiente circostante. C’è ancora un bel po’ di incertezza su come andrà a finire, ma così è come stanno le cose adesso.

Continua nell’approfondimento:
[more]Che cosa sta causando la perdita di radiazioni?

Lo tsunami di venerdì scorso ha superato facilmente le pareti dello stabilimento di Fukushima e ha causato l’allagamento dei generatori a nafta che alimentavano i sistemi di raffreddamento dell’impianto. Gli operatori hanno utilizzato acqua di mare per il raffreddamento del combustibile nucleare: questo ha portato ad un aumento di pressione con la necessità, da parte degli operatori, di dare sfogo al vapore in eccesso, con rilascio di radioattività nell’area circostante. La radioattività del vapore però rimane alquanto modesta e il materiale altamente radioattivo resta ancora nel nòcciolo del reattore. D’altro canto, le esplosioni di Fukushima derivano da un accumulo di idrogeno e non si pensa che abbiano liberato grandi quantità di radiazioni nell’atmosfera.

Chi è adesso a rischio?

Nello scorso fine settimana, circa 140 000 persone sono state evacuate dalle aree circostanti gli impianti interessati, circa 110 000 in un raggio di 13 miglia e 30 000 in un raggio di 6 miglia. Le evacuazioni continueranno se le autorità raccoglieranno maggiori prove su dove e come si sta diffondendo il materiale radioattivo. I più a rischio risultano chiaramente gli operatori degli impianti stessi in quanto il ripristino del sistema di raffreddamento costringerà i tecnici a lavorare in aree già altamente contaminate, esponendoli a forte radioattività.

Quanto è grave il problema?

Il problema potrebbe peggiorare molto velocemente se uno dei reattori si aprisse dopo un crollo completo: una notevole quantità di elementi radioattivi, come lo iodio-131, sarebbero rilasciati con una diffusione rapida in aria e acqua aumentando l’incidenza di malformazioni alla nascita (teratogenesi) e cancro alla tiroide. Gli esperti però sono cautamente ottimisti: a partire da questo fine settimana i livelli di radiazione nella sala di controllo dell’impianto sono risultati 1000 superiori al normale, ma nelle zone circostanti “solo” 8 volte. Secondo Ron Chesser, direttore del Center for Enviromental Radiation Studies presso la Texas Tech University, entrambi i livelli di radiazione sono da considerarsi sicuri per gli uomini che in media mostrano un assorbimento di 360 millirem di radiazione all’anno, provenienti da raggi cosmici e fonti artificiali. Eppure, tre elementi in particolare (Iodio-131, stronzio-90 e cesio-137) destano preoccupazioni per via della loro capacità di imitare sostanze naturalmente presenti nel corpo umano.

Cosa accade a coloro che sono stati esposti?

I modesti livelli di materiale radioattivo nel vapore fuoriuscito e la rapida evacuazione delle aree circostanti l’impianto danno buone probabilità di esposizione limitata alle radiazioni, senza conseguenze dannose.
Un’esposizione prolungata o più grave può causare malattie da radiazioni che si manifestano con nausea, vomito e febbre. Compresse di ioduro di potassio possono essere assunte per ovviare i sintomi e impedire l’assorbimento di iodio radioattivo proveniente dai reattori all’interno del corpo.

Dove si sta diffondendo la radiazione?

La speranza è che le modeste quantità di vapore già immesse nell’aria si diffondano verso il mare, anche se un cambiamento del vento potrebbe sospingerle verso le città giapponesi. Nonostante tutto, si stanno trovando evidenze che la diffusione della radioattività sia molto più veloce del previsto: elicotteri dotati di contatori di radioattività hanno rilevato piccole quantità di materiale radioattivo fino a 60 miglia dall’impianto di Fukushima.

Quanto siamo distanti da una risoluzione?

Questo resta ancora da vedere. Mentre il gestore degli impianti, la Tokyo Electric Power Co, rimane (almeno pubblicamente) fiducioso che un crollo possa essere evitato, i core dei reattori continuano a surriscaldarsi necessitando di sfoghi di vapore continui per non far aumentare la pressione. Questa continua fuoriuscita di vapore radioattivo impedirebbe alle popolazioni di far ritorno alle loro case quanto prima. Eppure, secondo il WSJ i livelli di radiazione stanno già scendendo, allontandosi dai massimi raggiunti nel fine settimana, il che è un buon segno.

Questa è la prossima Chernobyl?

Quasi certamente no. Mentre il materiale radioattivo è fuoriuscito, la contaminazione delle aree circostanti è molto lenta. Inoltre i reattori degli impianti di Fukushima sono fondamentalmente più sicuri di quelli di Chernobyl, sono ospitati in vasche di contenimento in acciaio. Inoltre, utilizzando acqua invece di carbonio per rallentare i neutroni si elimina la possibilità di diffusione di fuliggine radioattiva, come successo invece a Chernobl. Eppure, nonostante il raffreddamento con l’acqua di mare e gli sfoghi ripetuti di vapore, i core dei reattori continuano a surriscaldarsi e se uno di essi esploderà, la crisi nucleare diventerà molto più seria.[/more]

Articolo originale: gizmodo (en).

Altri approfondimenti:
Why I Am Not Worried About Japan Nuclear Reactors (en)
Nucleare, i dubbi dell’Europa.

Grazie a code2.

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