Recensione Il Guardiano degli Innocenti di Andrzej Sapkowski

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Un combattente implacabile, addestrato fin da bambino alle arti della guerra e della magia. Un amore impossibile per una maga misteriosa. Un gruppo di cavalieri che lo cerca per ucciderlo.

Leggendo la quarta di copertina de Il Guardiano degli innocenti uno pensa che se vuole morire annegando nei cliché può tranquillamente farlo con la Liciona nazionale.
Ma Sapkowski non è famoso per aver inventato qualcosa di nuovo, è famoso per aver preso i cliché di un genere abusato e  averli reinterpretati.

Dopo ore passate a seguire le stupende avventure del suo protagonista per ben due saghe di videogiochi (e salivando per la terza) mi sono deciso a leggere i romanzi da cui queste avventure sono state tratte.
Così ho messo le mani sul primo romanzo di Geralt za Rivia e, eccitato come una diciottenne al ballo delle debuttanti, mi sono immerso nelle terre di Temeria.

Scopriamo come è andata.

Molto male, come se il ballo si fosse concluso con uno stupro di gruppo.

 

L’Autore

Sapkowski è uno scrittore polacco che ha fatto fortuna grazie alla sua saga principale, The Witcher, trasposta in due videogiochi di successo.
La saga si compone di alcuni romanzi e diversi racconti.
L’onda lunga dei videogiochi ha fatto sì che i suoi lavori fossero tradotti fuori dalla Polonia in diverse lingue.
Protagonista delle sue storie è Gerlat za Rivia, uno Strigo, ossia un cacciatore di mostri a contratto.

 

 

Lo Stile

Iniziamo subito con il dire che Sapkowski non scrive male.
Scrive di merda.

Immagino che in parte possa essere dovuto alla traduzione, ma ci sono errori di stile che non sono imputabili a chi ha tradotto l’opera, ma proprio all’incapacità dell’autore.
Sapkowski riesce a commettere tutti gli errori dello scrittore incapace.

Show, don’t tell.

Sapkowski descrive tutto e lo descrive male, senza mostrare un bel niente: i boschi sono fitti, le strade polverose, le montagne imponenti, i castelli diroccati.
A parte un’iperaggettivazione che permea tutto il romanzo rendendolo pesante e totalmente anti-immersivo, Sapkowski descrive pure male.
Ci sono intere scene che inizialmente sono visualizzate in un modo, e a poco a poco si aggiungono particolari che le cambiano totalmente (e non scene in movimento, bensì descrizioni statiche).

Esempio: Geralt arriva in un villaggio con una Kikimora morta, il villaggio è descritto come un mucchio di stamberghe intorno a una locanda. Nella scena successiva scopriamo che nel villaggio ci sarà un grande mercato, in quella dopo che è cintato e protetto da una milizia combattente, insomma, in realtà si rivela una città vera e propria.

 

Il tutto con un uso eccessivo di spiegazioni, ovviamente.
Le narrazioni descrittive ci stanno, ma per velocizzare la trama, non per confondere il lettore.

Accetto che Swanwick mi confonda, ma lui scrive tutto in prima persona. Scegliere la prima persona fa sì che il mondo sia mediato dagli occhi del personaggio, il personaggio può essere confuso e questo può trasparire nelle descrizioni.

Sapkowski da il meglio di sé nei combattimenti che solitamente sono di questo livello: Geralt estrasse la spada, colpì talmente veloce che l’uomo sentì solo il sangue uscire dalla ferita…notate il gradevole salto di POV? Geralt fece una finta e poi affondò la sua lama… Che finta? Come ha fatto? Dove ha colpito?
Geralt si mosse rapidamente parando gli attacchi con facilità… Che tipo di attacchi? In che modo?

Ma anche nelle scene di sesso ci si mette d’impegno. Dopo un accenno a delle mutandine, Sapkowski chiude la scena con un “Geralt spense la luce” e lascia tutto al lettore.

 

 

Infodump

L’infodump è l’immondizia della letteratura, e il libro di Sapkowski è Napoli nei sui giorni peggiori.

Hai creato un bel mondo? Bravo sono contento per te, ma non me ne frega un cazzo se me lo racconti, ho i manuali di D&D per quello, se vuoi e se è utile nell’economia del romanzo, me lo mostri.

Per Sapkowski sembra importante che il lettore conosca gli ingredienti di una delle pozioni di Geralt, liste lunghe quanto un trattato di erboristeria, proprio mentre lo Strigo sta per iniziare un combattimento potenzialmente letale!

C’è poi un intero capitolo di “As you know Bob” in cui Geralt dialoga con una ragazza muta e gli racconta la rava e la fava dell’essere uno Strigo: “Sai abbiamo due spade perché e per come”, “Sai seguo un codice così e cosà”, “Sai l’addestramento consiste in questo e quest’altro”.

Vuoi dirmi che gli Strighi hanno un codice? Metti Geralt di fronte a un dilemma morale che lo porti di fronte a una scelta. Vuoi dirmi che hanno due armi? Fammi vedere Geralt in difficoltà perché non ha la spada d’argento. Tra l’altro queste informazioni sono superflue, perché in tutto il romanzo il codice degli Strighi non è mai menzionato.

L’infodump è inoltre presente in moltissimi dialoghi: o Geralt è così smart che capisce le cose e sente l’esigenza di spiegarle al suo interlocutore, o il suo interlocutore ha l’incontenibile desiderio di raccontargli tutto, anche i dettagli che non servono o non c’entrano ma fanno tanto fantasy.

 

 

POV

Sapkowski sceglie il narratore in terza persona, non discuto, ognuno sceglie quello che gli piace di più.

Ma il POV è ubriaco come Geralt dopo una gara di bevute.
Saltella dal protagonista, agli avversari, agli astanti presenti alla scena, una bambina che gioca, tutto senza soluzione di continuità.
Il top è raggiunto in un combattimento dove Geralt combatte contro un gruppo di mercenari e il POV passa attraverso 7 persone (sette!) in meno di due pagine.

 

 

Dialoghi

Nel mondo di Geralt ogni personaggio parla allo stesso modo: che sia una guardia, un contadino, un nobile, un’assassina, uno strigo, una maga o un locandiere, o persino un mostro umanoide, tutti si esprimono sempre con lo stesso linguaggio, lo stesso lessico e lo stesso tono.

Inoltre tutti sono sempre pronti a (poco credibili) schermaglie verbali. Interi capito di “teste parlanti” voci e frasi identiche dette da personaggi completamente diversi ma che nel dialogo sembrano un mucchio di teste che parlano con la stessa bocca.

 

 

Trama

La trama in breve: Geralt arriva da qualche parte dove c’è bisogno di uno Strigo e compie la missione propinandoci qualche pippone filosofico nel mentre.

In pratica Geralt è la Jessica Fletcher di Temeria.

C’è da dire che la trama è impostata come una serie di episodi, ricordi di Geralt, ma questo non li rende più credibili.

 

Alcuni esempi:

Geralt arriva in un castello diroccato (darci una descrizione era troppo faticoso Sapkowski?), incontra un uomo maledetto che vive lì da anni, e negli anni si è creato una certa routine (che, ricordiamo, va avanti da anni). Proprio quando arriva Geralt un pericoloso mostro disturba questa routine, meno male che c’è lo Strigo che passava di lì per caso proprio quel giorno (Geralt sta solo un giorno e una notte e proprio in quel momento accade che ci sia bisogno di lui).

Geralt arriva in un paese dove incontra un mago suo amico, costui è in fuga da anni inseguito da un’assassina.
L’assassina guarda caso è arrivata in città qualche giorno prima. Ottimo, c’è Geralt così se ne può occupare lui!

Geralt si trova in un regno X (sono tutti uguali, worldbuilding inesistente), in occasione del quindicesimo compleanno della principessa. E proprio in occasione del compimento dei suoi 15 anni scatta una specie di maledizione.. meno male che Geralt è lì per salvarla!

Sapkowski non crea una trama, crea una serie di eventi per permettere a Geralt di farci vedere quanto è figo, quanto è profondo e quando il mondo sia un posto brutto e cattivo (anzi, ce lo facesse vedere andrebbe pure bene, ma lui ce lo racconta).

I’m Geralt-Stu…

Geralt è un Gary Stu: imbattibile nella mischia, desiderato da ogni essere vivente che abbia più di una X nei cromosomi, tormentato da un passato misterioso (TM), profondo filosofo e rapido con la lingua, tutti i regnati lo trovano simpatico.

Può anche starmi bene (ma anche no), però questo mi toglie interesse: Geralt non è mai in pericolo, non c’è veramente una sfida per lui. Non compie mai errori, tutto quello che fa lo fa perché lui può ed è sempre la cosa giusta.

Se togli il conflitto cosa ti rimane per mandare avanti un romanzo d’avventura?

Geralt non è un personaggio credibile, non c’è un vero approfondimento psicologico o una maturazione del personaggio, è il classico eroe tormentato numero 23884, un cliché che viene a noia in fretta.

… e non so combattere.

Veniamo al comparto tecnico.
Esiste una regola in letteratura: scrivi di ciò che sai e se non sai informati.

Esempio: Geralt combatte in maniera inguardabile, chiunque combattesse così non sarebbe un combattente famoso in tutto il regno, sarebbe un cadavere in un vicolo. E me ne rendo conto persino io che di combattimento medievale ho poco più che un’infarinatura.

Geralt piroetta, cala fendenti sulle spade avversarie, para di lama, insomma si muove come se fosse in cartone animato, ignorando ogni regola della scherma e delle mischie medievali (e anche del buon senso).

Geralt devia le frecce con la spada (ok ci sta) e poi uccide 7 uomini da solo in meno di 30 secondi. Questa è una cazzata, ed è due volte cazzata dal momento in cui la racconti e non la mostri, ma qui capisco l’autore: mostrare una scena così retard sarebbe troppo anche per questo libro. Allora un combattente addestrato contro 3 combattenti addestrati è un uomo morto nella quasi totalità dei casi. Contro 4 non si discute nemmeno, ma contro 7?

Esiste, se non sbaglio, un solo caso documentato in cui un combattente ne abbia uccisi altri 7 ma aveva un sacco di vantaggi tattici (nota che sto parlando di combattenti addestrati, ovvio che un cavaliere uccide anche 5-6 contadini).

Vuoi che il tuo Geralt uccida 7 nemici? Ok, ma mostramelo almeno vedo come ha fatto, sono curioso.

Tralascio le altre cavolate (ragazze elfe con archi, gente che parla di “rotazione delle colture” ma non sa cosa sia, elfi che usano termini come “pitecantropo” etc.).

 

 

Personaggi non credibili

Ma sì, non facciamoci mancare nulla. I personaggi di Sapkowski agiscono con un unico obiettivo in mente: far fare bella figura a Geralt.

Faccio solo 2 esempi.

L’assassina di cui sopra vuole uccidere il mago, il mago chiede a Geralt di proteggerlo, l’assassina chiede a Geralt di ucciderlo.
Geralt dice picche a entrambi (con un bel pippone filosofico, evidentemente prima di essere Strigo Geralt serviva panini…), in ogni caso dice alla ragazza che le impedirà di uccidere il mago.

La notte si ritrova la ragazza in camera da letto che cerca di convincerlo (altre pippe filosofiche), Geralt non cede, la ragazza se lo porta a letto. La mattina dopo Geralt interviene per salvare il mago e impedire l’assassinio.

Allora, io sono un’assassina spietata, so che vuoi bloccarmi e che sei un combattente incredibile (nel senso di non-credibile), bevo vino e faccio sesso con te e non mi viene in mente di ucciderti o metterti fuori gioco?
Potevo avvelenare il vino, potevo ucciderti nel sonno o durante l’amplesso, potevo semplicemente drogarti.
No, non solo non lo faccio ma il giorno dopo ti tendo un agguato sacrificando tutti i miei uomini e poi ti combatto.
Non sono un’assassina, sono una ritardata mentale.

Esempio due.

Sempre relativo a ‘sta faida mago-assassina.
Il capitano delle guardie è disperato “Geralt cosa posso fare? Le mie guardie non possono nulla contro quei combattenti esotici, elfi con pugnali, gemelli con due spade e il resto della combriccola fantasy!”. (Intanto caro capitano da che mondo e mondo una squadra di alabardieri in armatura fa il culo a qualsiasi spadaccino, tanto più se siete in superiorità numerica, comunque facciamo finta che sia vero).

Finita la carneficina il capitano va da Geralt e gli dice “Conviene che lasci la città Strigo, e che non ti fai più vedere”.

Allora: Geralt > spadaccini > guardia cittadina.

Esattamente perché Geralt dovrebbe andarsene?
Il capitano avrebbe dovuto dire “Geralt non possiamo nulla contro di te, ti prego accetta tutto il nostro oro e le nostre donne e risparmia la città!!!”

 

 

Storia d’amore perché si

Un altro grande must del fantasy scritto male, l’eroe vede una donna e tra i due è subito amore tanto che venti pagine dopo l’eroe è pronto a sacrificare se stesso per la ragazza.

In questo caso è la storia d’amore tra Geralt e la maga Yennefer.

La maga inganna Geralt ipnotizzandolo e facendogli compiere una serie di azioni illegali (e anche stupide) e facendolo condannare a morte.
Com’è-come non è, 20 pagine dopo Geralt è lì a salvarle la vita da un genio malvagio, la ragazza si innamora subito di lui e lui di lei.
E vi assicuro che l’ho scritta meglio io di com’è nel libro.
Il tutto accade in un giorno e mezzo, nel quale il tempo trascorso insieme sarà di un paio d’ore circa.

 

 

Deus Ex

Quando le cose si mettono male scatta il deus ex a salvare la situazione. Geralt sta per essere ucciso dagli elfi? No problem ecco una maga dei boschi. Geralt sta per essere arrestato dalle guardie? Ecco un capitano nano che si mette contro gli ordini del conte per dar ragione a Geralt.

Non dico che sono cose che non possono accadere, anzi sono potenzialmente dei plot twist carini, ma a parte che sono troppi, poi non sono approfonditi né sfruttati.

Non c’è un motivo per cui devono succedere, succedono solo perché Sapkowski è troppo pigro per pensare una soluzione logica più complessa e quindi butta dentro la prima cosa che gli viene in mente per far proseguire la narrazione.

 

 

Tanto è Fantasy!

Diverse cose incredibili (proprio nel senso di non-credibili) avvengono a puro uso e consumo della trama, avvengono perché sì, tanto è fantasy e quindi ci si può scrivere dentro quello che si vuole.

Esempio: una principessa di 10-12 anni (non ricordo esattamente) viene portata nel bosco da un guardiacaccia per essere uccisa su ordine della regina (una rivisitazione di Biancaneve), ma il guardacaccia si intenerisce e decide invece di violentarla.

La ragazzina lo uccide.
Of course, una ragazzina di 12 anni che è vissuta in un castello viziata e coccolata viene stuprata da un omaccione che ha passato al sua vita a combattere mostri nei boschi e lei lo uccide, credibile.
Non me lo aspetto da Arya (e sarebbe comunque più credibile) figuriamoci qui.

Esempio: Geralt è chiamato a salvare una principessa maledetta, uno dei nobili della zona non vuole che questo succeda (la principessa maledetta fa apparire cattivo il re). A parte che questa bestia ha già ucciso 500 persone (e vabbé), il nobile raggiunge Geralt al castello per corromperlo dicendogli che lo avrebbe pagato se avesse lasciato la situazione così come è. Geralt rifiuta, il nobile lo minaccia e ovviamente Geralt lo sconfigge.

Allora sei il nobile che fa parte di un complotto contro il re, si presuppone che tu sia più intelligente di un bambino “speciale”.
Vai al castello? Dove c’è una bestia che ha ucciso 500 persone?
Perché non hai corrotto Geralt in taverna? Perché vai da solo? Manda un servo! Perché minacci Geralt che è uno spadaccino incredibile e tu sei da solo e anche se lo sconfiggessi il mostro ti mangerebbe?

Perché è fantasy! Così Geralt può far vedere che mondo sporco e cattivo è, dove i nobili fanno piani cattivi sacrificando i contadini e li raccontano al primo venuto!

 

 

Conclusioni

Concludiamo. C’è qualcosa di buono in questo romanzo?

Salvo un paio di cose.
Principalmente Sapkowski fa alcune rivisitazioni interessanti delle favole classiche (Biancaneve, la Bella e la Bestia, il Genio della Lampada etc.)

C’è un sistema magico originale ma sviluppato male e privo di qualsivoglia coerenza: la magia può fare tutto ma solo se serve alla trama.

Bella l’idea di un mondo che cambia, i mostri scompaiono e gli Strighi sono reliquie del passato, sarebbe stata un’ambientazione interessante se me l’avessero mostrata.

Ma null’altro.

Lo stile è squallido, la trama pessima, il worldbuilding inesistente, personaggi piatti e non funzionali che si comportano in maniera incomprensibile, un protagonista non credibile e tutto condito da una gestione approssimativa quando non palesemente stupida.
Ho iniziato a leggerlo dicendo “Vai Geralt, fammi sognare!” per passare a “Magari più avanti migliora” arrivando a “Bo’ magari ci trovo uno spunto per la mia campagna”.

Perché recensirlo quindi?
Per mettervi in guardia principalmente, non vale la spesa di leggerlo nemmeno se lo scaricate gratis.

Ci sono motivi per leggerlo?
Si, almeno due.

Se vi piace ogni tanto trastullarvi con il trash (a me non spiace), questo è un buon fanta-trash.
Se siete scrittori fantasy qui c’è un elenco esaustivo di errori da evitare quando scrivete un fantasy.
Oppure avete giocato a The Witcher, non avete letto recensioni e l’avete letto per sbaglio come è successo a me.

Per tutti gli altri lasciate stare.

La cosa più triste di questo libro è che mentre lo leggevo visualizzavo le scene come le ho viste in The Witcher (1 e 2) e se questo succede l’autore ha fallito.
La nostra mente monta un hardware grafico che non sarà mai eguagliato e se l’autore non riesce a sfruttarlo significa che il suo software (libro) fa schifo e la colpa è sua.

Quando uscirà The Witcher 3 compratelo, originale.
Una parte di quei soldi andrà agli sceneggiatori del videogioco, che si sono dovuti leggere tutti i romanzi di Sapkowski per tirare fuori le trame spettacolari a cui siamo abituati.
Credetemi, quelle persone hanno sofferto.

 

Voto 1.5 / 5

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lunedì 17 giugno 2013
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